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26 Ottobre 20193min

 

25 Ottobre 2019

 

 

 

 


Liberazione di Predappio, èViva: “Riconoscere il reato di apologia del fascismo”

 

èViva Forlì parteciperà alla giornata organizzata dall’Anpi a Predappio nel pomeriggio e nella serata di domenica, per festeggiare la liberazione della città dal nazifascismo avvenuta il 28 ottobre 1944

 


 

“La riapertura della cripta di Mussolini in occasione dell’infausto anniversario della marcia su Roma e l’attenzione mediatica sull’evento sono il segno di una volontà di minimizzare, di “normalizzare” l’esaltazione del dramma del fascismo che in Italia ed in Europa ha sacrificato Libertà e Pace e per il quale il nostro territorio ha pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane” – affermano Mattia Rossi, coordinatore èViva Forlì, e Gessica Allegni, coordinamento nazionale èViva – “Noi vogliamo  mantenere viva la coscienza civile e democratica sul tema.

Già lo scorso anno attraverso il nostro portavoce nazionale e senatore Francesco Laforgia siamo intervenuti a seguito delle vergognose manifestazioni nostalgiche, presentando una interrogazione al Ministro degli interni.

Ancora oggi continuiamo a chiedere e a pretendere che il reato di apologia del fascismo sia effettivamente riconosciuto e punito, applicando la legge, e che vengano rispettati i principi costituzionali”.

 

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12 Ottobre 20194min

 

AskaNews

Agenzia d’informazione

12 Ottobre 2019

 

 

 

 


Alleanza larga per battere le destre

 


 

 “Vogliamo contribuire a formare un’alleanza larga per battere le destre, certamente, ma anche per dare un governo alla Regione Toscana che non sia la semplice continuità con quanto si è fatto fin qui e che segni un rinnovamento vero anche nella capacità della sinistra di aprirsi ad altre realtà che si battono per i nostri stessi obiettivi.

Bene quindi il rapporto costruttivo con Comunità Civica Toscana e il dialogo aperto con i Verdi, ai quali ci accomuna l’esigenza di mettere al centro del programma di governo un nuovo modello di sviluppo.

È necessario costruire un progetto per la Toscana in grado incrociare le esperienze positive di amministratori, movimenti e associazioni e che sia in grado di costruire una coalizione ampia dei progressisti come affermato anche da Simone Siliani a nome del comitato promotore “2020 a Sinistra”. Lo hanno dichiarato i Parlamentari di Leu esponenti del movimento Politico èViva Francesco Laforgia e Luca Pastorino.

“Per questo- proseguono- come èVIVA siamo pienamente protagonisti di questo progetto, che non intende essere la stampella sinistra del Partito Democratico ma sfidare tutte le forze del nostro campo ad avanzare proposte coraggiose che non si limitino al mero tentativo di mantenere le redini del governo della regione.

Le ultime tornate elettorali ci hanno dimostrato che nulla è più scontato e che i nostri elettori non sono interessati ad operazioni di facciata o semplici operazioni di restyling del centrosinistra”.

“Dalla salute al welfare, alla mobilità e alle infrastrutture, fino alla transizione ecologica – ha concluso- tante sono le questioni su cui si gioca la possibilità di migliorare concretamente la vita dei cittadini anche rinunciando a vecchie convinzioni.

Noi ci battiamo per questo e ci saremo per questo. In Toscana, come in tutta Italia, èViva vuole essere uno strumento di ricomposizione e costruzione di un nuovo pensiero per una sinistra moderna, capace di riconquistare fiducia e credibilità”.


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10 Ottobre 20195min

 

 

BrindisiCronaca.it

10 Ottobre 2019

 

 

 

 


È nata “L’Agorà della Sinistra” a Brindisi: stretto legame con l’assessore D’Errico e la Consigliere Dell’Anna

 


 

Mercoledì 9 ottobre si è costituito a Brindisi il Circolo “l’Agorà della Sinistra” che fa riferimento alla organizzazione provinciale della Sinistra Italiana. La riunione è stata molto partecipata con il contributo anche di compagne e compagni della provincia, di Leo Caroli, Responsabile della Task Force regionale per il Lavoro, Marilina Nocco della CGIL prov.le e Nico Bavaro, Segretario Regionale di Sinistra Italiana.

 

Il Circolo rappresenta la realizzazione dello stretto intreccio politico ed organizzativo degli iscritti e simpatizzanti del Movimento “èViva”, impegnato a livello nazionale nello sforzo della costruzione di una Sinistra unita, e degli iscritti e simpatizzanti di Sinistra Italiana, partito strutturato della Sinistra.

Il Circolo vuole essere un coraggioso esempio di come si possono mettere insieme le disperse forze della Sinistra ed una scommessa sulla più ampia interrelazione con  i soggetti collettivi (tra cui in primis la CGIL ed i Sindacati Confederali) ed i cittadini per rispondere alle domande che sorgono drammatiche dal tessuto urbano, dalle condizioni ambientali e dal mondo del lavoro  nonché per proporre, nel modo più ampio e partecipato, dibattito e proposte di risoluzione.

Un impegno importante che si vuole affrontare insieme alle compagne ed ai compagni di Rifondazione Comunista con cui è condivisa una lunga storia di impegno comune e la sede in Via porta Lecce 134  ma anche insieme alle forze del Centro Sinistra con cui si partecipa al governo della Città, specie con quelle con cui vi è significativa comunanza di visione sullo sviluppo di Brindisi.

Nella riunione è stato confermato il convinto appoggio e contributo al Sindaco Rossi ed alla Giunta di Centro Sinistra, come è stato confermato lo stretto legame politico con l’Assessore Cristiano D’Errico e la Consigliera Livia Dell’Anna.

Il  Circolo avvierà una prima fase di confronti sulle tematiche sociali ed ambientali di Brindisi nonché di organizzazione interna.

Per questo lavoro iniziale e facendosi forti dei quattro anni di impegno comune già sviluppato, è stata affidata ad Enzo Casone la funzione di Coordinatore, il quale continuerà ad interagire col Segretario Provinciale di Sinistra Italiana Pasquale Barba e promuoverà la più ampia partecipazione nonchè la individuazione di specifici gruppi di studio e lavoro.

I valori e la rappresentanza della Sinistra esistono; bisogna avere la forza di renderli concreti e vivi nella società moderna utilizzando forme nuove di partecipazione ed unità.

 


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3 Ottobre 201913min

 

 

 

Articolo di Lionello Fittante

 

2 Ottobre 2019

L’immeritato e inaspettato neo protagonismo della sinistra, di LeU in particolare, al termine della lunga estate politica, pone in maniera urgente una rinnovata necessità di riflessione su cos’è e cosa dovrebbe e potrebbe essere la sinistra in Italia, anche alla luce degli elementi di chiarificazione del quadro politico generale emersi nella stagione della nascita del nuovo governo, con le sue modalità, con la fuoriuscita di Renzi dal Pd e la nascita di Italia Viva.

A tale proposto, al di là delle infinite considerazioni che si possono fare sul cinismo di Renzi, sulla tempistica, sui calcoli di convenienza, che qui non si vogliono analizzare, la nascita Italia Viva chiarisce una volta per tutte, la natura della visione di Renzi e delle sue intenzioni (vedi l’intervista a La Repubblica): creare una forza dichiaratamente di centro, un nuovo partito personale, basato sul leader, all’americana. Con ciò facendo piazza pulita di molte ambiguità ed equivoci.

Al Pd, con la nascita di Italia Viva, viene meno quindi l’alibi renziano, e si presenta a Zingaretti un’occasione finora inedita: chiarire a sua volta la natura del suo partito, cosa vuole essere, chi vuole rappresentare, potendo partire persino dall’immagine che si era dato alle vittoriose primarie, e cioè del candidato segretario di sinistra: avrebbe cioè la possibilità di proporre (riproporre?) il Pd finalmente quale principale partito della sinistra, non dovendo più fare i conti con la “risorsa” Renzi.

L’occasione è stata spazzata via velocemente, viaggiando in direzione esattamente opposta, il segretario di “sinistra” del Pd sposa e certifica la scelta centrista e moderata.

Dapprima tessera l’ex-ministra Lorenzin (fatto solo in apparenza marginale) convocando una conferenza stampa in cui si premura di sottolineare che quella tessera è “esattamente” il segno di quello che vuole essere il Pd; poi, con un tempismo casuale ma non innocente, votando con i suoi parlamentari europei, insieme alla destra di Orban e alla Lega salviniana, la scandalosa risoluzione in cui, con una buona dose di faciloneria e ignoranza, ma evidentemente secondo un preciso modello, si equipara il nazismo al comunismo; infine alla prima direzione nazionale si precisa che il Pd si identifica ancora e testardamente con la “vocazione maggioritaria”.

Il Pd quindi, pur al netto di Renzi, non rivendica la sua natura di sinistra, ma riafferma la sua scelta moderata e liberista.
Cosa altro è necessario perché il Pd sia definitivamente, e persino legittimamente, individuato come una compiuta forza di centro, magari con al suo interno qualche sensibilità di sinistra, quasi suggestione, un rimpianto giovanile, un vezzo, ma che ha ormai definitivamente reciso quelle poche radici che lo legavano alla sua storia?

Sarà anche per questo che ora nessuno pare interessato a riaccogliere i fuoriusciti di Art1 (poco segretamente tentati), scelta che con Renzi dentro poteva avere l’utilità di contrappeso, ma senza il quale appannerebbe l’immagine di partito di centro?
In questo quadro anche la proposta bersaniana, che ipotizza la costruzione di un nuovo soggetto largo di sinistra che tenga assieme il Pd e i vari cespugli della sinistra, appare irrealistica, perché parla di un Pd che non esiste.

Da questo punto di vista dobbiamo allora esser grati a questa pazza estate, per aver finalmente chiarito che il centrismo ed il moderatismo non erano appannaggio renziano, ma intrinsechi al progetto Pd fin dal suo nascere, appunto nell’idea veltroniana di partito a vocazione maggioritaria e quindi anche coerentemente legato al sistema maggioritario.

Non è chiarimento da poco: risulta conclamato quindi che nel Paese esistono, riconoscibili: una grande destra (Lega e FdI), un grande centro sempre più affollato e in concorrenza (Forza Italia che guarda a destra, Pd che occhieggia a sinistra, Italia Viva che guarda se stessa, persino Siamo Europei di Calenda, che guarda e basta), un M5S in caduta libera almeno finché non scioglierà i suoi nodi interni (“destra e sinistra sono concetti superati”) e infine una sinistra, ora spacciata come coincidente con Leu parlamentare, e che però rimane ancora ridotta e frammentata.

Un panorama più chiaro, quindi, se pure sconcertante, un’infinita corsa al centro, ombelico del mondo, la cui conquista pare esaurire gli orizzonti.

Ma bisogna riflettere sull’altra accennata novità dell’estate, questo apparente nuovo protagonismo di LeU, perché pur partecipando alla formazione del Governo “giallo-rosso”, ciò non giustifica la definizione, strumentale, di governo più rosso di sempre.

Facciamo chiarezza anche qui: LeU è solo la denominazione dello sparuto numericamente Gruppo parlamentare, cui non corrisponde, come avrebbe dovuto, un partito, ma l’insieme, anche se appare incredibile e per molti versi ridicolo, di tanti soggetti, vecchi e recenti (il presidente Grasso, Possibile, MdP-Art1, Sinistra Italiana, èViva, personalità esterne, fino a ieri l’altro la Boldrini, ecc), e inoltre se al Senato la nuova maggioranza avesse avuto la stessa forza numerica di cui dispone alla Camera, LeU non sarebbe neanche stata invitata a prendere un caffè.

Il coinvolgimento di Leu è pertanto un’esigenza aritmetica e non corrisponde ad una scelta “strategica” ma legata a necessità involontarie, non al proprio peso politico e programmatico o all’azione parlamentare o sociale.
Questi elementi sono chiari a tutti, nel ristretto ambito delle segreterie, non nella percezione nel Paese, anche perché talora si gioca sull’ambiguità e l’indeterminatezza, con un’affannosa e, per quanto sterile, rincorsa al posizionamento, a mettere cappello, a presentarsi come depositari primi e originali dell’unità. MdP in particolare, forte del ministero ottenuto, si propone non come parte ma come il tutto (MdP Art1=LeU), nel silenzio (complice? stupido? interessato?) degli altri soggetti.

Infatti tutti i componenti di quella che doveva essere Leu, si affrettano candidamente, a dichiarare la necessità di andare oltre la frammentazione, a superare le divisioni.
Colga allora la sinistra tutta questa inaspettata e non conquistata nuova visibilità, questa immeritata opportunità, per procedere, per l’ennesima volta, ad una riflessione critica sul proprio ruolo e funzione, perché la necessità di superare la frammentazione della sinistra è e resta il nodo irrisolto.

Prendere davvero consapevolezza della necessità di costruire un campo unico e unitario di tutte le forze di sinistra che, al netto di sofismi e interessi di segreterie, possa rappresentare un’altra visione di mondo e proporsi finalmente come riferimento a quel vasto mondo di cittadini che restano senza rappresentanza, è la questione prioritaria da porsi.

Per fare ciò è necessario capire, una volta per tutte, che la necessità di unità è una scelta strategica, di lungo respiro e lunga durata. Non può essere legata all’agenda contingente: unità come progetto e prospettiva, quindi, non quale formula elettorale.

Se si è consapevoli di questo, c’è bisogno che ci si sieda attorno un tavolo, senza pregiudizi, senza pretese egemoniche, senza supponenze, ma con la più ampia e sincera disponibilità politica e culturale.
Fare un partito di sinistra, perlopiù unitario e aperto, è cosa un po’ più difficile che fondare un partito personale, dove basta avere un leader forte cui affidare messianicamente il proprio destino.

Un partito di sinistra ha ben altra genesi, comporta riflessione, confronto, analisi, dibattito, scontro, abituati, anche giustamente, a dividersi persino sull’interpretazioni delle singole parole, però va fatto, e per riuscire bisogna che tutti i soggetti superino le proprie “identità”, per quanto gloriose, consci che i tempi richiedono questo sforzo, ciascuno assumendo la propria buona dose di rinunce.

Ma è del tutto evidente, e non per ripicca ma quale condizione e conseguenza ovvia in politica anche se difficile da ingoiare, che è necessario si riscoprano almeno tre esercizi da tempo non più frequentati dalla sinistra: autocritica – seria, vera, profonda, sincera, non di facciata, collettiva, comune; umiltà – abbandonare ciascuno la presunzione di possedere la verità; infine, la più importante, la credibilità – perché su questo si gioca, in fondo, gran parte del futuro a sinistra.

Ma quale credibilità possono avere gruppi dirigenti che hanno più volte proposto percorsi unitari (LeU, La Sinistra) dichiarando convintamente “mai più divisi”, per poi fare immediatamente marcia indietro?
Quale credibilità possono avere gruppi dirigenti che avranno anche avuto il merito di “resistere” alla barbarie montante, ma anche la colpa di non avviare davvero un percorso unitario credibile, imprigionati in veti reciproci, alchimie di segreterie, distinzioni incomprensibili, persino antipatie personali, piccoli interessi di partito?

Gruppi dirigenti che sono risultati nei fatti, purtroppo, inadeguati a interpretare i cambiamenti in atto, a mantenere o costruire un rapporto vero e continuativo con le tante realtà sociali che pure esistono nel Paese ma che non si riconoscono in nessun soggetto politico?

Allora bisogna ripartire abbandonando pregresse posizioni e identità ormai superate, confrontarsi da pari a prescindere dall’attuale, spesso ipotetico, peso politico nel Paese o in Parlamento, mettersi a disposizione del progetto e non volerne pervicacemente assumere la conduzione, lasciare spazio a nomi nuovi, spendibili, non logorati, non per tutte le stagioni.

Queste solo le condizioni minime necessarie. Ma saprà farlo questa sbandata sinistra? I segnali che arrivano sono contraddittori, perché è sempre più facile restare attaccati al proprio ramoscello, anche quando è evidente si stia rompendo, che scendere e piantare un albero nuovo, con la capacità e voglia di guardare in prospettiva.


 

Lionello Fittante è cofondatore dell’associazione politico-culturale #perimolti
Componente Comitato Nazionale èViva

 


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2 Ottobre 20196min

 

 

 

èViva – Comitato Roma Capitale

COMUNICATO STAMPA

2 Ottobre 2019

 

 

èViva Roma: Siamo al settimo cambio di vertice in AMA in 3 anni. E i rifiuti?


 

Ieri si è dimesso il CdA AMA insediatosi appena 104 giorni prima. Denunciando l’assoluta inerzia del Comune.

In 3 anni l’Amministrazione comunale non ha dotato la città di un piano per la realizzazione degli impianti necessari al trattamento dei rifiuti. Ha però cacciato tutti gli amministratori di AMA (siamo al settimo giro), nominati dallo stesso Comune, perché tutti hanno chiesto di realizzare gli impianti necessari.

Ma il Comune non è stato in grado o non ha voluto affrontare il problema della gestione del ciclo dei rifiuti. Eppure ben gestiti i rifiuti diventano una risorsa come dimostrato in molte città italiane ed europee. Invece a Roma sono solo un costo per i cittadini e fonte di continuo degrado e problemi sanitari.

Che si voglia dare ai privati la parte che genera profitti del ciclo dei rifiuti lasciando ai cittadini solo i costi della raccolta?

Eppure già nel 2014, giunta Marino, era stato approvato dal Comune il piano “Roma verso rifiuti zero” che tra le altre cose prevedeva la raccolta differenziata al 65% entro il 2016 e al 75% entro il 2020. Ebbene è rimasto del tutto inattuato. La raccolta differenziata ristagna intorno a quel 40% o poco più già raggiunto nel 2015 dalla precedente Amministrazione.

Ricordiamo che, visto per l’immobilismo del Comune, èViva ha partecipato alla stesura della delibera d’iniziativa popolare depositata in Campidoglio prima dell’estate e firmata da oltre 9.000 cittadini, che prevede:

  • Un Piano industriale AMA basato su raccolta differenziata spinta e la titolarità pubblica dell’intero ciclo di gestione dei rifiuti, con la realizzazione di impianti di compostaggio, di trattamento per il recupero, il riuso, il riciclo, il recupero di materia, in modo da generare ricchezza dal ciclo dei rifiuti a vantaggio della collettività: i rifiuti da problema possono diventare risorsa e i vantaggi devono essere di tutti, tramite riduzione delle tariffe TARI, e non di pochi privati che possiedono gli impianti.
  • Partecipazione popolare nella definizione di strategie, obiettivi, strumenti, attivando in ciascun Municipio un Osservatorio Rifiuti per ridurre al minimo la frazione di rifiuti da smaltire in discarica o da incenerire. Rispetto dell’obiettivo di raccolta differenziata europeo.
  • L’individuazione di presidi istituzionali, a livello municipale, in modo da portare l’organizzazione AMA più vicino ai cittadini e ai problemi da risolvere.

Ad oggi nessuna notizia dal  Comune di Roma. Verrà discussa la delibera popolare? O anche in questo caso verrà taciuta la volontà popolare?

Continueremo la battaglia  per portare le richieste dei cittadini in assemblea capitolina e farle approvare. Verificheremo nei fatti la volontà delle forze politiche del Campidoglio, di maggioranza e di opposizione, di trasformare ciò che ora è un danno per l’ambiente e per le tasche dei cittadini in una risorsa a impatto zero sull’ambiente e che porti vantaggi economici per la collettività. È finita l’epoca dei “signori dei rifiuti” che guadagnavano sulle spalle di tutti.

 

                                                                                             

 

 


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21 Settembre 20193min

 

 

 

Luca Pastorino

Francesco la Forgia

Parlamentari LeU – èViva

 

Nota Agenzia stampa

21Settembre 2019

Notizia agenzia stampa ASKENEWS – 21 Settembre 2019

 


“Queste distorsioni sono riletture pericolose”. “Comunismo e nazismo sono stati posti sullo stesso piano. Una falsificazione ignobile quella della risoluzione votata dal Parlamento europeo. Come è ignobile che a votarla siano stati tanti sedicenti democratici nostrani”.

Lo dichiarano Francesco Laforgia e Luca Pastorino, rispettivamente senatore e deputato di Liberi e Uguali.

“In un momento storico in cui avanzano gli estremismi di destra – aggiungono Laforgia e Pastorino – bisognerebbe porre maggiore attenzione alle verità storiche. Queste distorsioni sono una pericolosa rilettura che finiscono per sdoganare ideologie neo-fasciste. È una deriva che va contrastata. E in ogni caso, una discussione così complessa non può essere affrontata attraverso una risoluzione parlamentare”.

 

 


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18 Settembre 20196min

 

 

 

Comitato Nazionale

 

Documento del

18 Settembre 2019

Documento del Comitato Nazionale di èViva. – 18 Settembre 2019

 


 

Le settimane che abbiamo alle nostre spalle sono quelle in cui abbiamo sventato il rischio di una destra reazionaria al governo del Paese e all’indomani della formazione del Governo Conte bis anche nel nostro campo sono ore di grande fermento.

Lo strappo annunciato di Renzi dal PD non ci fa smettere di pensare che resti nel Paese lo spazio e la necessità della sinistra. Quel che sta accadendo non ci lascia indifferenti e può contribuire a fare chiarezza in un quadro politico in cui tutto sembra rimescolarsi.

Non siamo interessati però ad operazioni di ricomposizione da ceto politico, in particolare alla luce di un declino e di un distacco che la sinistra ha consumato col proprio popolo nel corso di anni e di scelte sbagliate che non sono unicamente legate alla stagione del renzismo.

Non si pensi al “fuori Renzi, dentro gli altri”, il punto non è rimettere assieme i cocci.

La sinistra per noi non è un albergo.

Per questo continuiamo a credere nel percorso che abbiamo messo in campo come èVIVA e che oggi intendiamo rilanciare con forza e convinzione. Crediamo che abbia ancora senso interrogarsi su cosa deve essere la sinistra del nuovo secolo in un paese come il nostro e mobilitarsi per costruirla.

Ci sono questioni urgenti che rappresentano il banco di prova della nuova maggioranza, su cui vogliamo fare un investimento, consapevoli che in questa esperienza di governo e in questa maggioranza entriamo anche grazie ad una inaspettata reviviscenza di Liberi e Uguali.

Certi che avremmo avuto molta più forza e protagonismo politico se avessimo preso la decisione, un anno fa, di trasformare LeU in un nucleo di soggetto politico della Sinistra, entriamo tuttavia nella nuova fase con lealtà ma senza rinunciare alla nostra autonomia e con capacità critica verso un Governo che su quelle scelte si gioca tutta la sua credibilità. 

Vogliamo affrontare battaglie per noi fondamentali che mettano al centro di tutto la lotta alle diseguaglianze e il tema ambientale, per un nuovo modello di sviluppo con la persona e la sua dignità al centro di ogni politica.

La reintroduzione delle tutele contro i licenziamenti illegittimi, una vera progressività fiscale, investimenti ingenti nella scuola e nella pubblica amministrazione, la garanzia di una sanità pubblica, universale e gratuita, sono solo una parte dell’impegno che caratterizzerà il nostro lavoro in Parlamento e fuori, con la consapevolezza di non essere sufficienti a realizzarle e di non essere sufficienti a noi stessi.

Da sempre perseguiamo l’idea di coltivare questo orizzonte culturale e politico dentro a un partito, uno solo, della sinistra oggi frammentata e vittima delle proprie presunzioni e contraddizioni, figlie di insopportabili personalismi che hanno impedito fin qui la realizzazione di un’unità necessaria.

Noi non abbiamo mai rinunciato a quell’obiettivo.

Sono interessate le altre forze politiche, grandi o piccole, della Sinistra a mettere in discussione sé stesse  (ci rivolgiamo anche al M5S) fino ad innescare il processo costituente di un intero campo politico?

Noi non sappiamo se questa cosa accadrà.  Ma nell’attesa che il quadro politico in continua scomposizione e ricomposizione metta il PD, il M5S e la galassia della Sinistra davanti ai propri limiti e alle proprie responsabilità, noi non intendiamo fermarci.

Vogliamo fare politica, vogliamo costruire, aggregare, essere il lievito capace di far crescere e concretizzare quel progetto.  

Nelle prossime settimane organizzeremo assemblee aperte in tutta Italia, continueremo nella costruzione dei comitati di èVIVA e raccoglieremo adesioni, ci daremo un grande appuntamento nazionale ad Ottobre, dove mettere al centro del nostro dibattito le priorità per il Paese da declinare in proposte nella prossima Legge di Bilancio.

Saremo una forza aperta, attenta a tutto ciò che accade intorno a noi ma strutturata, organizzata, presente nel dibattito pubblico e sui territori dove si giocheranno importanti partite elettorali a stretto giro, a partire dalle regionali.

Facciamo tornare la politica. Non c’è più tempo da perdere.


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20 Agosto 20194min

 

 

 

Fabio Vander

 

 

 

9 Agosto 2019

 

 

 

 

 

Sul Manifesto del 7 agosto Pietro Folena e Simone Oggionni ragionando dell’Europa, pongono infine il problema di una “nuova sinistra” italiana.

Ritengono infatti necessario un “punto di vista autonomo della sinistra”, che rivaluti “le ragioni dell’eguaglianza e del lavoro” e sostenga un nuovo “grande disegno” europeo. Fin qui d’accordo. Condivisibile anche il ripudio di un PD “in balia di nodi irrisolti che si trascinano sin dalla sua fondazione”, come delle piccole formazioni della sinistra radicale “ciascuna figlia di un diverso fallimento”. Quindi né con il PD, né con Articolo 1 e Sinistra italiana.

Va ricordato però che il 25 giugno, sempre sul Manifesto, Oggionni con Stefano Quaranta aveva firmato un altro articolo in cui scriveva che un “passo coraggioso e radicale”, per rilanciare la sinistra e l’alternativa, “lo chiediamo a Zingaretti”. Dunque nel giro di poco tempo la fiducia nel “nuovo PD” pare svanita.

Ma è davvero così? Perché in verità il nuovo articolo si conclude intanto con un ingenuo appello alla “generosità” delle classi dirigenti” di PD e sinistra, perché smettano di intralciare il nostro futuro. Se davvero ne fossero capaci non saremmo al punto in cui siamo.

D’altra parte l’appello finale è per un “campo democratico e progressista nuovo, intelligente, credibile”. Gira gira si torna alla casella di partenza: un PD ‘rinnovato’ e una sinistra radicale che faccia da cespuglio. Esattamente la formula che dall’Ulivo a Italia Bene Comune, a mille fallimentari esperienze locali ci ha portato nelle mani di Salvini e Di Maio.

Spero che l’autunno della sinistra veda in campo due ipotesi alternative: un nuovo centro-sinistra versus un nuovo partito della sinistra italiana.



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