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16 Settembre 202012min
Recovery Plan: per i parlamentari ed amministratori ecologisti e della sinistra,
ai progetti italiani manca ancora un’idea di Paese e di cambiamento

Roma, Mercoledì 16 Settembre 2020

Domenica scorsa, come rete di parlamentari della sinistra ed ecologisti, ci siamo riuniti a porte chiuse con decine di amministratori comunali e regionali e rappresentanti del mondo della società civile per valutare proposte da avanzare comunemente al Governo in merito ai fondi del Recovery Plan.

E’ un nuovo passo, dopo l’assemblea online “Il Futuro Insieme” del 24 luglio, per dare continuità al nostro lavoro. Il Governo ha gestito bene la fase più critica della pandemia, ma oggi ha urgente bisogno di trovare uno slancio diverso, priorità chiare e il coraggio di cambiare davvero questo Paese.

In tanti hanno detto in questi mesi che l’Italia non può e non vuole ‘tornare come era prima’, ma occorre lavorare bene per trasformarla in un Paese avanzato, in cui si sperimentino politiche ad alto tasso di innovazione tecnologica, sociale, ambientale.
In questo senso, esprimiamo alcune perplessità sull’impostazione del Governo nella selezione dei progetti da finanziare con il Recovery Fund: perplessità di metodo e perplessità di merito.

Le prime riguardano la limitata partecipazione delle realtà sociali (dai sindacati alle associazioni ambientaliste, passando per il mondo del terzo settore), del Parlamento e delle Istituzioni Locali, alla definizione di una strategia solida e organica.

L’Italia ha bisogno di una vera e propria opera di ‘ricostruzione’: non si può pensare di operare in assenza di dialogo, o si rischia di mortificare l’occasione di valorizzare competenze, idee e analisi più innovative di quelle che possono emergere dal pur lodevole lavoro dei ministeri.

Le perplessità di merito invece si concentrano sul rischio che il nostro Recovery Plan possa trasformarsi in una collezione di progetti e di piccole azioni di potenziamento degli strumenti già in campo, indebolendo quelle misure che potrebbero risolvere i problemi strutturali che, da decenni, pregiudicano il nostro sviluppo.

Le diseguaglianze sociali insopportabili, gli ostacoli alla conversione ecologica dell’economia, l’arretratezza di una società incapace di valorizzare l’autonomia e il contributo delle donne sono, per quanto ci riguarda, i tre mali da estirpare prioritariamente e con più decisione.

Non solo perché si tratta di distorsioni che hanno effetti pesanti sulla qualità della vita di milioni di persone, ma anche perché sono un ostacolo alla ripresa economica del Paese.
Si tratta quindi di mettere questi obiettivi – accanto a quello della tutela della salute, ovviamente fondamentale in un momento come questo – al centro di un ripensamento complessivo del sistema economico e degli strumenti di welfare, e in questa cornice guardare in maniera innovativa e audace oltre i progetti incompiuti o mai realizzati che giacciono nei cassetti di tanti uffici italiani.

Si può fare, concentrando gli investimenti sulle reti tecnologiche e sullo sviluppo degli applicativi che ne consentono un utilizzo al servizio delle persone: dalla telemedicina al tema delle piattaforme.

Pianificando un robusto intervento sulla mobilità sostenibile, e uno di nuova generazione sull’edilizia residenziale pubblica, orientato alla bioedilizia, al risparmio energetico e alla rigenerazione urbana a consumo di suolo zero, finalizzato a mettere Sindaci e Consigli Comunali in condizione di dare risposte alla drammatica crisi abitativa che segna molte grandi città.

Progettando un grande piano di politiche industriali, energetiche ed agricole che guidi la conversione ecologica della nostra produzione attraverso interventi di decarbonizzazione dei siti produttivi, di produzione di energie rinnovabili ad emissioni zero e un piano pubblico di gestione della risorsa idrica e del territorio. Piani basati necessariamente sul lavoro di qualità, tema particolarmente sensibile nelle filiere agricole.

E ancora intervenendo con forza per garantire che il ciclo di istruzione rivolto ai bambini tra gli 0 e i 6 anni sia accessibile (anche anticipando l’obbligo formativo a 3 anni), attraverso l’offerta pubblica, a tutte le famiglie e in particolare a quelle del Sud che oggi sono drasticamente penalizzate.

Investendo adeguatamente nel settore dell’educazione, con scuole di prossimità distribuite sui territori e connesse tra loro, il superamento del precariato e una didattica innovativa e stimolante.

Finanziando la formazione superiore e la ricerca, al fine di valorizzare il capitale umano, vero volano di sviluppo e di crescita.
Vanno inoltre definiti piani operativi e riforme di supporto che abbiano il coraggio di aggredire lo scoglio del gender gap e quello dell’arretratezza del sistema del welfare, con particolare attenzione alla precarietà delle giovani generazioni, al tema della nonautosufficienza e del sostegno ad uno sviluppo più compiuto di forme di ‘silver economy‘.

Partendo da qui possiamo vedere l’orizzonte del futuro che vogliamo, e il Governo che sosteniamo potrà mantenere salda quella relazione virtuosa con milioni di persone che in questi mesi ha rappresentato la vera grande risorsa dell’Italia.

Il nostro percorso di discussione continuerà nei prossimi giorni: alla fine presenteremo al Presidente del Consiglio le nostre proposte, e faremo la nostra parte, nella discussione parlamentare e nel confronto con il governo, perché questa
impostazione e le proposte conseguenti possano trovare piena cittadinanza.

 

Firmatari:

ANDREA CECCONI – Deputato, Gruppo Misto
LOREDANA DE PETRIS – Senatrice, Liberi e Uguali e Presidente del Gruppo Misto
LORENZO FIORAMONTI – Deputato, Gruppo Misto
NICOLA FRATOIANNI – Deputato, Liberi e Uguali
FRANCESCO LAFORGIA – Senatore, Liberi e Uguali
PAOLO LATTANZIO – Deputato, Gruppo Misto
PAOLA NUGNES – Senatrice, Gruppo Misto
ERASMO PALAZZOTTO – Deputato, Liberi e Uguali
LUCA PASTORINO – Deputato, Liberi e Uguali
SANDRO RUOTOLO – Senatore, Gruppo Misto
MASSIMILIANO SMERIGLIO – Parlamentare Europeo – Alleanza progressista di Socialisti e Democratici

FRANCESCO AGUS – Consigliere Regionale Sardegna – Gruppo Progressisti
MONICA BARNI – Vicepresidente Regione Toscana
LAURA CADDEO – Consigliere Regionale Sardegna – Gruppo Progressisti
DIEGO LOI – Consigliere Regionale Sardegna – Gruppo Progressisti
MARCO GRIMALDI – Consigliere Regionale Piemonte – Liberi Uguali Verdi
MARIA LAURA ORRÙ – Consigliere Regionale Sardegna – Gruppo Progressisti
GIANNI PASTORINO – Consigliere Regionale Liguria
ANTONIO PIU – Consigliere Regionale Sardegna – Gruppo Progressisti
SERENA SPINELLI – Consigliera Regionale Toscana
MASSIMO ZEDDA – Consigliere Regionale Sardegna – Progressisti di Sardegna
DOMENICO SANTORSOLA – Consigliere Regionale Puglia
GIANFRANCO SATTA – Consigliere Regionale Sardegna – Gruppo Progressisti
MARCO CACCIATORE – Consigliere Regionale Lazio
DAMIANO COLETTA – Sindaco di Latina
ROBERTO COLOMBO – Sindaco di Canegrate
LORENZO FALCHI – Sindaco di Sesto Fiorentino
GREGORIO GALLELLO – Sindaco di Gasperina e Consigliere Provincia Catanzaro
ALESSIO PASCUCCI – Sindaco di Cerveteri
PAOLO PERENZIN – Sindaco di Feltre
SIMONE ZUIN – Sindaco di San Felice del Benaco
AMEDEO CIACCHERI – Presidente VIII Municipio di Roma
NICOLA SCHINGARO – Presidente Municipio San Paolo di Bari
IVO POGGIANI – Presidente del Municipio Napoli 3
GESSICA ALLEGNI – Assessora Comune di Bertinoro
FABRIZIO CROCE – Consigliere comunale Perugia
GIACOMO BARELLI – Consigliere comunale Viterbo
NUNZIO BELCARO – Consigliere comunale Catanzaro
GAETANO CAPUANO – Consigliere comunale Colfelice
EMILY CLANCY – Consigliera comunale Bologna
MARCO DURIAVIG – Consigliere comunale Tavagnacco
FERNANDO FIORAMONTI – Consigliere Comunale Anagni
SANDRO FUCITO – Presidente Consiglio Comunale di Napoli
FRANCESCO GIUZIO – Consigliere Comunale di Potenza
ANDREA LICARI – Consigliere Provinciale La Spezia
LUCIA MADDOLI – Consigliera comunale Perugia
FEDERICO MARTELLONI – Consigliere comunale Bologna
PIETRO MEZZI – Consigliere Area Metropolitana di Milano
ANTONELLA PANCALDI – Assessora Comune di Monterotondo
NICOLA PALOMBO – Consigliere comunale Montenero di Bisaccia
SIMONE PETRANGELI – Consigliere comunale Rieti
ANITA PIROVANO – Consigliera comunale Milano
AGNESE SANTARELLI – Consigliera Comunale di Jesi
VALERIO TRAMUTOLI – Consigliere comunale Potenza
JACOPO ZANNINI – Consigliere comunale di Trento


 

Stanno arrivando in queste ore numerose adesioni di consiglieri comunali, e purtroppo per ragioni di tempo non riusciremo a pubblicarle tutte. In ogni caso continueremo a raccogliere proposte, sottoscrizioni, per contattare la rete si può usare questo indirizzo mail: insiemeilfuturo@gmail.com


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31 Agosto 20203min

Intervista al senatore

Francesco Laforgia

30 Agosto 2020

 

 

 

 

Dal Servizio de La Repubblica del 30 Agosto 2020: “Il partito trasversale che vuole Draghi per l’emergenza

Francesco Laforgia intervistato da Matteo Pucciarelli


 

Dice Francesco Laforgia, Senatore di Leu, che “c’è qualcosa di adolescenziale nel maturare un innamoramento per un leader ogni sei mesi”

𝐃𝐫𝐚𝐠𝐡𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐞 𝐩𝐢𝐚𝐜𝐞?
“Penso che sarebbe un errore ipotizzare oggi un cambio di scenario. Il lavoro di Conte fatto finora è stato fondamentale e non va sprecato anche se ora c’è bisogno di un colpo d’ali”

𝐃𝐫𝐚𝐠𝐡𝐢 𝐚𝐥 𝐂𝐨𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞?
“E’ vero che servono riferimenti alti, al riparo dalla dialettica politica tra partiti. Ma parlarne oggi è parlare del nulla”.

𝐈𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐑𝐢𝐦𝐢𝐧𝐢 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞 𝐥𝐞 𝐞̀ 𝐩𝐢𝐚𝐜𝐢𝐮𝐭𝐨?
“La divisione tra debito buono e debito cattivo si presta ad ambiguità. Un reddito universale è debito buono o cattivo? Forse una discussione per ripensare il capitalismo dovrebbe appassionare anche un banchiere centrale come lui.
E non vorrei che le sue parole venissero strattonate da chi pensa che ciò che si fa per sostenere le persone sia assistenzialismo.
Io credo nel lavoro, ma se viene distrutto allora ti devi occupare della dignità delle persone”.

𝐄 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐢𝐩𝐨𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚?
“Sinistra e governi tecnici sono un connubio innaturale che non ha mai funzionato. La sinistra è uno sguardo sul mondo, i tecnici pensano che ci siano cose da fare a prescindere da quello. Invece devi avere in testa quale parte di società vuoi emancipare e agire di conseguenza”.

 


 
 
 

 


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20 Luglio 20203min

Ci saremo. Per un progetto innovativo, che dia rappresentanza politica e sociale alla sinistra ecologista di questo Paese” così i parlamentari di Leu e fondatori del movimento politico èVIVA Francesco Laforgia e Luca Pastorino annunciano la loro partecipazione all’assemblea “Il futuro insieme. Per una rinascita eco-solidale dell’italia” prevista per venerdì 24 luglio (in diretta sui siti del Manifesto, Left e Radio Radicale).

Da tempo lavoriamo insieme ad altri parlamentari, amministratori locali, personalità provenienti da esperienze civiche e al di fuori dei partiti, uniti da valori comuni, per superare una frammentazione non più sostenibile nel nostro campo.

Per occupare uno spazio politico lasciato colpevolmente scoperto a vantaggio di chi oggi ha più che mai interesse ad uscire dalla grave emergenza sanitaria, economica e sociale peggio di come ci siamo entrati, dal lato dei diritti, della dignità della persona, di un modello di sviluppo che avrebbe invece bisogno di essere radicalmente ripensato”.

Serve un fatto nuovo, serve un cambio di passo, parlare con una sola voce e agire insieme a partire dalle aule parlamentari per dare più forza alle nostre battaglie, smettere di stare fermi nell’attesa di un cambiamento di cui abbiamo il dovere di essere noi gli artefici

Venerdì inizieremo un percorso comune, proponendo di dare vita a una “rete” che vogliamo il più possibile aperta e diffusa su tutto il territorio nazionale. Dove riconversione ecologica, lotta alle diseguaglianze e innovazione, a partire dai modelli partecipativi, siano l’asse portante di un progetto che col tempo, ci auguriamo possa declinarsi in una vera e propria soggettività politica”.

Quell’obiettivo che per troppo tempo abbiamo disatteso, ma che noi vogliamo ancora testardamente realizzare”.

 

 


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2 Luglio 20204min

E’ stata presentata questa mattina la lista Toscana Sinistra Civica Ecologista che correrà alle prossime elezioni regionali, a sostegno del candidato del centro sinistra Eugenio Giani, ma con un proprio autonomo programma.

“La lista è il risultato di un progetto a cui lavoriamo da giugno scorso e che ci ha visti tra i primi firmatari di “2020 Toscana a sinistra” sottoscritto da tanti soggetti, politici, civici, associativi convinti della necessità che per vincere in toscana servisse una coalizione larga e unitaria ma con al suo interno una sinistra dalla forte matrice ambientalista e sociale capace anche di marcare una discontinuità rispetto al passato” spiega la coordinatrice regionale di èVIVA Ilaria Fiori.

“èVIVA intende svolgere una duplice funzione: impedire che una destra estrema, populista e violenta possa conquistare la Toscana e proporre nella campagna elettorale i nostri contenuti, per poi condizionare, ci auguriamo, le future scelte del governo regionale” conclude.

Della compagine fa parte anche Serena Spinelli, consigliera regionale uscente, per la quale “c’è la necessità di un cambio di passo, a maggior ragione dopo un’emergenza sanitaria che ci impone di investire in un nuovo modello di sviluppo.

Saremo in campo con la nostra autonomia e senza cedimenti rispetto sui punti cardine del nostro progetto. Dal consumo di suolo zero al al diritto alla casa, alla ripubblicizzazione del servizio idrico fino alla sanità pubblica con particolare attenzione a quella territoriale e ad un welfare che ripensi i suoi modelli di assistenza.

Tanti sono i temi su cui intendiamo immaginare e costruire la toscana dei prossimi 10 anni”.

Sostegno convinto alla lista arriva anche dai parlamentari Francesco Laforgia – portavoce nazionale di èVIVA e Luca Pastorino per i quali “è importante lavorare per unire il campo frammentato della sinistra, un impegno che rimarchiamo anche a livello nazionale.

Ma non basta essere uniti contro le destre, l’unità ha senso se fondata su un reale progetto di cambiamento, quello che èViva intende portare avanti con coraggio, per il futuro della Toscana”.

 



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26 Ottobre 20193min

 

25 Ottobre 2019

 

 

 

 


Liberazione di Predappio, èViva: “Riconoscere il reato di apologia del fascismo”

 

èViva Forlì parteciperà alla giornata organizzata dall’Anpi a Predappio nel pomeriggio e nella serata di domenica, per festeggiare la liberazione della città dal nazifascismo avvenuta il 28 ottobre 1944

 


 

“La riapertura della cripta di Mussolini in occasione dell’infausto anniversario della marcia su Roma e l’attenzione mediatica sull’evento sono il segno di una volontà di minimizzare, di “normalizzare” l’esaltazione del dramma del fascismo che in Italia ed in Europa ha sacrificato Libertà e Pace e per il quale il nostro territorio ha pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane” – affermano Mattia Rossi, coordinatore èViva Forlì, e Gessica Allegni, coordinamento nazionale èViva – “Noi vogliamo  mantenere viva la coscienza civile e democratica sul tema.

Già lo scorso anno attraverso il nostro portavoce nazionale e senatore Francesco Laforgia siamo intervenuti a seguito delle vergognose manifestazioni nostalgiche, presentando una interrogazione al Ministro degli interni.

Ancora oggi continuiamo a chiedere e a pretendere che il reato di apologia del fascismo sia effettivamente riconosciuto e punito, applicando la legge, e che vengano rispettati i principi costituzionali”.

 

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12 Ottobre 20194min

 

AskaNews

Agenzia d’informazione

12 Ottobre 2019

 

 

 

 


Alleanza larga per battere le destre

 


 

 “Vogliamo contribuire a formare un’alleanza larga per battere le destre, certamente, ma anche per dare un governo alla Regione Toscana che non sia la semplice continuità con quanto si è fatto fin qui e che segni un rinnovamento vero anche nella capacità della sinistra di aprirsi ad altre realtà che si battono per i nostri stessi obiettivi.

Bene quindi il rapporto costruttivo con Comunità Civica Toscana e il dialogo aperto con i Verdi, ai quali ci accomuna l’esigenza di mettere al centro del programma di governo un nuovo modello di sviluppo.

È necessario costruire un progetto per la Toscana in grado incrociare le esperienze positive di amministratori, movimenti e associazioni e che sia in grado di costruire una coalizione ampia dei progressisti come affermato anche da Simone Siliani a nome del comitato promotore “2020 a Sinistra”. Lo hanno dichiarato i Parlamentari di Leu esponenti del movimento Politico èViva Francesco Laforgia e Luca Pastorino.

“Per questo- proseguono- come èVIVA siamo pienamente protagonisti di questo progetto, che non intende essere la stampella sinistra del Partito Democratico ma sfidare tutte le forze del nostro campo ad avanzare proposte coraggiose che non si limitino al mero tentativo di mantenere le redini del governo della regione.

Le ultime tornate elettorali ci hanno dimostrato che nulla è più scontato e che i nostri elettori non sono interessati ad operazioni di facciata o semplici operazioni di restyling del centrosinistra”.

“Dalla salute al welfare, alla mobilità e alle infrastrutture, fino alla transizione ecologica – ha concluso- tante sono le questioni su cui si gioca la possibilità di migliorare concretamente la vita dei cittadini anche rinunciando a vecchie convinzioni.

Noi ci battiamo per questo e ci saremo per questo. In Toscana, come in tutta Italia, èViva vuole essere uno strumento di ricomposizione e costruzione di un nuovo pensiero per una sinistra moderna, capace di riconquistare fiducia e credibilità”.


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10 Ottobre 20195min

 

 

BrindisiCronaca.it

10 Ottobre 2019

 

 

 

 


È nata “L’Agorà della Sinistra” a Brindisi: stretto legame con l’assessore D’Errico e la Consigliere Dell’Anna

 


 

Mercoledì 9 ottobre si è costituito a Brindisi il Circolo “l’Agorà della Sinistra” che fa riferimento alla organizzazione provinciale della Sinistra Italiana. La riunione è stata molto partecipata con il contributo anche di compagne e compagni della provincia, di Leo Caroli, Responsabile della Task Force regionale per il Lavoro, Marilina Nocco della CGIL prov.le e Nico Bavaro, Segretario Regionale di Sinistra Italiana.

 

Il Circolo rappresenta la realizzazione dello stretto intreccio politico ed organizzativo degli iscritti e simpatizzanti del Movimento “èViva”, impegnato a livello nazionale nello sforzo della costruzione di una Sinistra unita, e degli iscritti e simpatizzanti di Sinistra Italiana, partito strutturato della Sinistra.

Il Circolo vuole essere un coraggioso esempio di come si possono mettere insieme le disperse forze della Sinistra ed una scommessa sulla più ampia interrelazione con  i soggetti collettivi (tra cui in primis la CGIL ed i Sindacati Confederali) ed i cittadini per rispondere alle domande che sorgono drammatiche dal tessuto urbano, dalle condizioni ambientali e dal mondo del lavoro  nonché per proporre, nel modo più ampio e partecipato, dibattito e proposte di risoluzione.

Un impegno importante che si vuole affrontare insieme alle compagne ed ai compagni di Rifondazione Comunista con cui è condivisa una lunga storia di impegno comune e la sede in Via porta Lecce 134  ma anche insieme alle forze del Centro Sinistra con cui si partecipa al governo della Città, specie con quelle con cui vi è significativa comunanza di visione sullo sviluppo di Brindisi.

Nella riunione è stato confermato il convinto appoggio e contributo al Sindaco Rossi ed alla Giunta di Centro Sinistra, come è stato confermato lo stretto legame politico con l’Assessore Cristiano D’Errico e la Consigliera Livia Dell’Anna.

Il  Circolo avvierà una prima fase di confronti sulle tematiche sociali ed ambientali di Brindisi nonché di organizzazione interna.

Per questo lavoro iniziale e facendosi forti dei quattro anni di impegno comune già sviluppato, è stata affidata ad Enzo Casone la funzione di Coordinatore, il quale continuerà ad interagire col Segretario Provinciale di Sinistra Italiana Pasquale Barba e promuoverà la più ampia partecipazione nonchè la individuazione di specifici gruppi di studio e lavoro.

I valori e la rappresentanza della Sinistra esistono; bisogna avere la forza di renderli concreti e vivi nella società moderna utilizzando forme nuove di partecipazione ed unità.

 


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3 Ottobre 201913min

 

 

 

Articolo di Lionello Fittante

 

2 Ottobre 2019

L’immeritato e inaspettato neo protagonismo della sinistra, di LeU in particolare, al termine della lunga estate politica, pone in maniera urgente una rinnovata necessità di riflessione su cos’è e cosa dovrebbe e potrebbe essere la sinistra in Italia, anche alla luce degli elementi di chiarificazione del quadro politico generale emersi nella stagione della nascita del nuovo governo, con le sue modalità, con la fuoriuscita di Renzi dal Pd e la nascita di Italia Viva.

A tale proposto, al di là delle infinite considerazioni che si possono fare sul cinismo di Renzi, sulla tempistica, sui calcoli di convenienza, che qui non si vogliono analizzare, la nascita Italia Viva chiarisce una volta per tutte, la natura della visione di Renzi e delle sue intenzioni (vedi l’intervista a La Repubblica): creare una forza dichiaratamente di centro, un nuovo partito personale, basato sul leader, all’americana. Con ciò facendo piazza pulita di molte ambiguità ed equivoci.

Al Pd, con la nascita di Italia Viva, viene meno quindi l’alibi renziano, e si presenta a Zingaretti un’occasione finora inedita: chiarire a sua volta la natura del suo partito, cosa vuole essere, chi vuole rappresentare, potendo partire persino dall’immagine che si era dato alle vittoriose primarie, e cioè del candidato segretario di sinistra: avrebbe cioè la possibilità di proporre (riproporre?) il Pd finalmente quale principale partito della sinistra, non dovendo più fare i conti con la “risorsa” Renzi.

L’occasione è stata spazzata via velocemente, viaggiando in direzione esattamente opposta, il segretario di “sinistra” del Pd sposa e certifica la scelta centrista e moderata.

Dapprima tessera l’ex-ministra Lorenzin (fatto solo in apparenza marginale) convocando una conferenza stampa in cui si premura di sottolineare che quella tessera è “esattamente” il segno di quello che vuole essere il Pd; poi, con un tempismo casuale ma non innocente, votando con i suoi parlamentari europei, insieme alla destra di Orban e alla Lega salviniana, la scandalosa risoluzione in cui, con una buona dose di faciloneria e ignoranza, ma evidentemente secondo un preciso modello, si equipara il nazismo al comunismo; infine alla prima direzione nazionale si precisa che il Pd si identifica ancora e testardamente con la “vocazione maggioritaria”.

Il Pd quindi, pur al netto di Renzi, non rivendica la sua natura di sinistra, ma riafferma la sua scelta moderata e liberista.
Cosa altro è necessario perché il Pd sia definitivamente, e persino legittimamente, individuato come una compiuta forza di centro, magari con al suo interno qualche sensibilità di sinistra, quasi suggestione, un rimpianto giovanile, un vezzo, ma che ha ormai definitivamente reciso quelle poche radici che lo legavano alla sua storia?

Sarà anche per questo che ora nessuno pare interessato a riaccogliere i fuoriusciti di Art1 (poco segretamente tentati), scelta che con Renzi dentro poteva avere l’utilità di contrappeso, ma senza il quale appannerebbe l’immagine di partito di centro?
In questo quadro anche la proposta bersaniana, che ipotizza la costruzione di un nuovo soggetto largo di sinistra che tenga assieme il Pd e i vari cespugli della sinistra, appare irrealistica, perché parla di un Pd che non esiste.

Da questo punto di vista dobbiamo allora esser grati a questa pazza estate, per aver finalmente chiarito che il centrismo ed il moderatismo non erano appannaggio renziano, ma intrinsechi al progetto Pd fin dal suo nascere, appunto nell’idea veltroniana di partito a vocazione maggioritaria e quindi anche coerentemente legato al sistema maggioritario.

Non è chiarimento da poco: risulta conclamato quindi che nel Paese esistono, riconoscibili: una grande destra (Lega e FdI), un grande centro sempre più affollato e in concorrenza (Forza Italia che guarda a destra, Pd che occhieggia a sinistra, Italia Viva che guarda se stessa, persino Siamo Europei di Calenda, che guarda e basta), un M5S in caduta libera almeno finché non scioglierà i suoi nodi interni (“destra e sinistra sono concetti superati”) e infine una sinistra, ora spacciata come coincidente con Leu parlamentare, e che però rimane ancora ridotta e frammentata.

Un panorama più chiaro, quindi, se pure sconcertante, un’infinita corsa al centro, ombelico del mondo, la cui conquista pare esaurire gli orizzonti.

Ma bisogna riflettere sull’altra accennata novità dell’estate, questo apparente nuovo protagonismo di LeU, perché pur partecipando alla formazione del Governo “giallo-rosso”, ciò non giustifica la definizione, strumentale, di governo più rosso di sempre.

Facciamo chiarezza anche qui: LeU è solo la denominazione dello sparuto numericamente Gruppo parlamentare, cui non corrisponde, come avrebbe dovuto, un partito, ma l’insieme, anche se appare incredibile e per molti versi ridicolo, di tanti soggetti, vecchi e recenti (il presidente Grasso, Possibile, MdP-Art1, Sinistra Italiana, èViva, personalità esterne, fino a ieri l’altro la Boldrini, ecc), e inoltre se al Senato la nuova maggioranza avesse avuto la stessa forza numerica di cui dispone alla Camera, LeU non sarebbe neanche stata invitata a prendere un caffè.

Il coinvolgimento di Leu è pertanto un’esigenza aritmetica e non corrisponde ad una scelta “strategica” ma legata a necessità involontarie, non al proprio peso politico e programmatico o all’azione parlamentare o sociale.
Questi elementi sono chiari a tutti, nel ristretto ambito delle segreterie, non nella percezione nel Paese, anche perché talora si gioca sull’ambiguità e l’indeterminatezza, con un’affannosa e, per quanto sterile, rincorsa al posizionamento, a mettere cappello, a presentarsi come depositari primi e originali dell’unità. MdP in particolare, forte del ministero ottenuto, si propone non come parte ma come il tutto (MdP Art1=LeU), nel silenzio (complice? stupido? interessato?) degli altri soggetti.

Infatti tutti i componenti di quella che doveva essere Leu, si affrettano candidamente, a dichiarare la necessità di andare oltre la frammentazione, a superare le divisioni.
Colga allora la sinistra tutta questa inaspettata e non conquistata nuova visibilità, questa immeritata opportunità, per procedere, per l’ennesima volta, ad una riflessione critica sul proprio ruolo e funzione, perché la necessità di superare la frammentazione della sinistra è e resta il nodo irrisolto.

Prendere davvero consapevolezza della necessità di costruire un campo unico e unitario di tutte le forze di sinistra che, al netto di sofismi e interessi di segreterie, possa rappresentare un’altra visione di mondo e proporsi finalmente come riferimento a quel vasto mondo di cittadini che restano senza rappresentanza, è la questione prioritaria da porsi.

Per fare ciò è necessario capire, una volta per tutte, che la necessità di unità è una scelta strategica, di lungo respiro e lunga durata. Non può essere legata all’agenda contingente: unità come progetto e prospettiva, quindi, non quale formula elettorale.

Se si è consapevoli di questo, c’è bisogno che ci si sieda attorno un tavolo, senza pregiudizi, senza pretese egemoniche, senza supponenze, ma con la più ampia e sincera disponibilità politica e culturale.
Fare un partito di sinistra, perlopiù unitario e aperto, è cosa un po’ più difficile che fondare un partito personale, dove basta avere un leader forte cui affidare messianicamente il proprio destino.

Un partito di sinistra ha ben altra genesi, comporta riflessione, confronto, analisi, dibattito, scontro, abituati, anche giustamente, a dividersi persino sull’interpretazioni delle singole parole, però va fatto, e per riuscire bisogna che tutti i soggetti superino le proprie “identità”, per quanto gloriose, consci che i tempi richiedono questo sforzo, ciascuno assumendo la propria buona dose di rinunce.

Ma è del tutto evidente, e non per ripicca ma quale condizione e conseguenza ovvia in politica anche se difficile da ingoiare, che è necessario si riscoprano almeno tre esercizi da tempo non più frequentati dalla sinistra: autocritica – seria, vera, profonda, sincera, non di facciata, collettiva, comune; umiltà – abbandonare ciascuno la presunzione di possedere la verità; infine, la più importante, la credibilità – perché su questo si gioca, in fondo, gran parte del futuro a sinistra.

Ma quale credibilità possono avere gruppi dirigenti che hanno più volte proposto percorsi unitari (LeU, La Sinistra) dichiarando convintamente “mai più divisi”, per poi fare immediatamente marcia indietro?
Quale credibilità possono avere gruppi dirigenti che avranno anche avuto il merito di “resistere” alla barbarie montante, ma anche la colpa di non avviare davvero un percorso unitario credibile, imprigionati in veti reciproci, alchimie di segreterie, distinzioni incomprensibili, persino antipatie personali, piccoli interessi di partito?

Gruppi dirigenti che sono risultati nei fatti, purtroppo, inadeguati a interpretare i cambiamenti in atto, a mantenere o costruire un rapporto vero e continuativo con le tante realtà sociali che pure esistono nel Paese ma che non si riconoscono in nessun soggetto politico?

Allora bisogna ripartire abbandonando pregresse posizioni e identità ormai superate, confrontarsi da pari a prescindere dall’attuale, spesso ipotetico, peso politico nel Paese o in Parlamento, mettersi a disposizione del progetto e non volerne pervicacemente assumere la conduzione, lasciare spazio a nomi nuovi, spendibili, non logorati, non per tutte le stagioni.

Queste solo le condizioni minime necessarie. Ma saprà farlo questa sbandata sinistra? I segnali che arrivano sono contraddittori, perché è sempre più facile restare attaccati al proprio ramoscello, anche quando è evidente si stia rompendo, che scendere e piantare un albero nuovo, con la capacità e voglia di guardare in prospettiva.


 

Lionello Fittante è cofondatore dell’associazione politico-culturale #perimolti
Componente Comitato Nazionale èViva

 


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2 Ottobre 20196min

 

 

 

èViva – Comitato Roma Capitale

COMUNICATO STAMPA

2 Ottobre 2019

 

 

èViva Roma: Siamo al settimo cambio di vertice in AMA in 3 anni. E i rifiuti?


 

Ieri si è dimesso il CdA AMA insediatosi appena 104 giorni prima. Denunciando l’assoluta inerzia del Comune.

In 3 anni l’Amministrazione comunale non ha dotato la città di un piano per la realizzazione degli impianti necessari al trattamento dei rifiuti. Ha però cacciato tutti gli amministratori di AMA (siamo al settimo giro), nominati dallo stesso Comune, perché tutti hanno chiesto di realizzare gli impianti necessari.

Ma il Comune non è stato in grado o non ha voluto affrontare il problema della gestione del ciclo dei rifiuti. Eppure ben gestiti i rifiuti diventano una risorsa come dimostrato in molte città italiane ed europee. Invece a Roma sono solo un costo per i cittadini e fonte di continuo degrado e problemi sanitari.

Che si voglia dare ai privati la parte che genera profitti del ciclo dei rifiuti lasciando ai cittadini solo i costi della raccolta?

Eppure già nel 2014, giunta Marino, era stato approvato dal Comune il piano “Roma verso rifiuti zero” che tra le altre cose prevedeva la raccolta differenziata al 65% entro il 2016 e al 75% entro il 2020. Ebbene è rimasto del tutto inattuato. La raccolta differenziata ristagna intorno a quel 40% o poco più già raggiunto nel 2015 dalla precedente Amministrazione.

Ricordiamo che, visto per l’immobilismo del Comune, èViva ha partecipato alla stesura della delibera d’iniziativa popolare depositata in Campidoglio prima dell’estate e firmata da oltre 9.000 cittadini, che prevede:

  • Un Piano industriale AMA basato su raccolta differenziata spinta e la titolarità pubblica dell’intero ciclo di gestione dei rifiuti, con la realizzazione di impianti di compostaggio, di trattamento per il recupero, il riuso, il riciclo, il recupero di materia, in modo da generare ricchezza dal ciclo dei rifiuti a vantaggio della collettività: i rifiuti da problema possono diventare risorsa e i vantaggi devono essere di tutti, tramite riduzione delle tariffe TARI, e non di pochi privati che possiedono gli impianti.
  • Partecipazione popolare nella definizione di strategie, obiettivi, strumenti, attivando in ciascun Municipio un Osservatorio Rifiuti per ridurre al minimo la frazione di rifiuti da smaltire in discarica o da incenerire. Rispetto dell’obiettivo di raccolta differenziata europeo.
  • L’individuazione di presidi istituzionali, a livello municipale, in modo da portare l’organizzazione AMA più vicino ai cittadini e ai problemi da risolvere.

Ad oggi nessuna notizia dal  Comune di Roma. Verrà discussa la delibera popolare? O anche in questo caso verrà taciuta la volontà popolare?

Continueremo la battaglia  per portare le richieste dei cittadini in assemblea capitolina e farle approvare. Verificheremo nei fatti la volontà delle forze politiche del Campidoglio, di maggioranza e di opposizione, di trasformare ciò che ora è un danno per l’ambiente e per le tasche dei cittadini in una risorsa a impatto zero sull’ambiente e che porti vantaggi economici per la collettività. È finita l’epoca dei “signori dei rifiuti” che guadagnavano sulle spalle di tutti.

 

                                                                                             

 

 


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21 Settembre 20193min

 

 

 

Luca Pastorino

Francesco la Forgia

Parlamentari LeU – èViva

 

Nota Agenzia stampa

21Settembre 2019

Notizia agenzia stampa ASKENEWS – 21 Settembre 2019

 


“Queste distorsioni sono riletture pericolose”. “Comunismo e nazismo sono stati posti sullo stesso piano. Una falsificazione ignobile quella della risoluzione votata dal Parlamento europeo. Come è ignobile che a votarla siano stati tanti sedicenti democratici nostrani”.

Lo dichiarano Francesco Laforgia e Luca Pastorino, rispettivamente senatore e deputato di Liberi e Uguali.

“In un momento storico in cui avanzano gli estremismi di destra – aggiungono Laforgia e Pastorino – bisognerebbe porre maggiore attenzione alle verità storiche. Queste distorsioni sono una pericolosa rilettura che finiscono per sdoganare ideologie neo-fasciste. È una deriva che va contrastata. E in ogni caso, una discussione così complessa non può essere affrontata attraverso una risoluzione parlamentare”.

 

 



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