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19 Marzo 202111min

Documento di sintesi dell’assemblea nazionale di èVIVA tenutasi in video conferenza il 17/03/2021

 

Il Paese vive un momento di grande difficoltà. Siamo entrati nella terza ondata della pandemia che da oltre un anno condiziona le nostre vite e, sebbene sia finalmente partita la campagna vaccinale, coi limiti ad essa legata (dalla vicenda brevetti agli stop dovuti a verifiche sulla sicurezza), tanti continuano ad essere i timori e le preoccupazioni dei cittadini verso un’emergenza sanitaria che ci consegna numeri di ricoveri e decessi ancora allarmanti.

Accanto a questo, la condizione socio-economica determina un’ansia crescente in chi vede legato il proprio destino alla possibilità di proroga del blocco dei licenziamenti come in chi non ha fin qui trovato risposte adeguate, alle proprie esigenze e difficoltà, nei provvedimenti che si sono succeduti.
Una miscela di aspettative e disagio sociale che condiziona e ha condizionato profondamente anche l’evolversi del quadro politico.

Il Governo Conte aveva faticosamente costruito un impianto che andava nella direzione di dare centralità alle politiche sociali, al contrasto alle diseguaglianze che la pandemia ha acuito. Anche per questo avremmo preferito un esito diverso di quella vicenda e che si potesse proseguire sulla strada tracciata.
Purtroppo le cose non sono andate come speravamo, ma oggi siamo di fronte ad uno scenario di grande trasformazione e dai risvolti inediti, che non possiamo permetterci di vivere da semplici spettatori.

Il processo di scomposizione-ricomposizione del quadro politico, già da tempo in divenire, è esploso con l’insediamento del Governo Draghi e interessa in modo particolare il nostro campo di riferimento, rappresentato in Parlamento dall’asse PD – M5S – Leu, ma più in generale da un’area ecologista e di sinistra che deve riorganizzarsi e dare vita ad un processo aggregativo, sulla base di un terreno comune, politico, simbolico e culturale, per essere pronta alla sfida con le destre.

èVIVA si è sempre mossa in funzione di quella aggregazione. Lo abbiamo fatto anche nel dare un sostegno sofferto al Governo Draghi, che riteniamo non vincolato a sostenere alcun provvedimento che stia al di fuori dei valori Costituzionali, della giustizia sociale, della progressività fiscale, del rispetto dei diritti umani, della difesa di scuola e sanità pubbliche.
Con quel voto, oltre ad un gesto di responsabilità verso il Paese, abbiamo scelto di difendere e rafforzare l’asse politico su cui si reggeva l’ultimo Governo Conte e che, con una crisi del tutto strumentale, si è cercato di destabilizzare, nel tentativo di impedire che diventasse un’alleanza strutturale.

La nascita degli intergruppi PD-M5S-Leu è un primo risultato positivo, come lo sono i segnali che provengono da alcune realtà importanti (dalla regione Lazio alle dichiarazioni della Sindaca di Torino) che vanno nella direzione di declinare localmente quell’alleanza in vista delle prossime amministrative.

Si pone per noi l’esigenza di fare chiarezza dentro a Liberi e Uguali, che pur essendo “solo” un gruppo parlamentare esiste nello spazio pubblico-mediatico.
Non è certo questo il momento per parlare del “partito di LEU”, questione ormai superata dall’evolversi dei fatti (non ultimo la scelta di Sinistra Italiana di stare all’opposizione) ma è evidente, dal momento che LEU è un pezzo riconosciuto della nuova maggioranza e dell’alleanza che intendiamo favorire sui territori, che servano strumenti di coordinamento e  occorra darsi una soggettivazione politica minima, a partire da un’agenda condivisa, utile a giocare un ruolo Parlamentare nel rapporto col Governo e allo stesso modo a fornire strumenti di lavoro comune a livello locale verso le amministrative.

Intendiamo attivarci per favorire questa discussione che riteniamo non più rinviabile.
Dire questo non significa essere ciechi e sordi verso ciò che accade intorno a noi e che ci interessa, perché da sempre riteniamo necessario favorire e incrociare percorsi più larghi ed evitare ulteriori frammentazioni.

Guardiamo con rispetto e attenzione alla vicenda del Partito Democratico, dove l’elezione unanime di Enrico Letta, a cui vanno i nostri migliori auguri di buon lavoro e le cui qualità e autorevolezza sono ampiamente riconosciute, ha per l’ennesima volta rinviato un chiarimento politico necessario.
In un mondo che cambia il PD rischia di rimanere uguale a se stesso e alle parole apprezzabili di Letta, sullo Ius Soli, come su una politica di alleanze da rilanciare, continua a mancare un giudizio netto su una stagione di riforme (dal Jobs Act alla Buona Scuola) che si è abbattuta su cittadini e lavoratori, così come manca la definizione di un perimetro programmatico e valoriale dentro al quale quelle alleanze dovrebbero comporsi. Il PD resta per noi una forza fondamentale con cui costruire percorsi condivisi, ma ci pare del tutto insufficiente a rispondere al bisogno di rappresentanza di una larga fetta di società che continua ad esserne priva.

Ampliando lo sguardo, ci troviamo di fronte a un M5S in fase di riorganizzazione e forse di vero e proprio ripensamento. Determinante sarà il ruolo che intenderà giocare Giuseppe Conte, uscito dalla vicenda del Governo con un patrimonio di consenso largo e trasversale nel Paese. Se l’intento dell’ex Presidente del Consiglio sarà quello di aprire un percorso di reale e radicale trasformazione, capace di incrociare le istanze civiche ed ecologiste, allora dovremo necessariamente misurarci con quella proposta.

Nel mondo ecologista, d’altro canto, si è registrata in questi giorni l’adesione del Sindaco di Milano Beppe Sala ai Verdi Europei, nella consapevolezza che sulla transizione ecologica si gioca la vera sfida di questo tempo. Le forze che hanno intenzione di raccoglierla hanno anche il dovere di costruire un terreno di discussione comune.
Abbiamo ricevuto in queste ore la lettera di Roberto Speranza  “Idee per una sinistra plurale e per un’agenda progressista”, una serie di proposte promosse da Articolo Uno con cui intendiamo misurarci volentieri e che accogliamo come ulteriore elemento di costruzione comune. Cogliamo l’occasione per ringraziare il Ministro per l’encomiabile lavoro fin qui svolto nella gestione dell’emergenza sanitaria sapendo essere un riferimento credibile e affidabile quando il Paese ne aveva più bisogno.

Tutto questo per dire che, nel contesto caotico e al tempo stesso “creativo” in cui ci muoviamo, è impossibile vincolarsi a scenari predeterminati: ci sono percorsi che potrebbero incontrarsi determinando finalmente processi aggregativi capaci di tenere insieme una forte vocazione ecologista e lotta alle diseguaglianze. 
In questi anni abbiamo percorso strade che andavano esattamente in quella direzione, con coerenza, anche quando per interessi di parte non hanno portato al raggiungimento dell’obiettivo, come accaduto con Equologica alla cui realizzazione abbiamo fortemente creduto e contribuito. 
La direzione, in ogni caso, rimane quella giusta.

Dispositivo finale 

èVIVA intende stare in questa nuova fase, impegnandosi a:
•    Rafforzare l’asse PD – M5S – Leu, che ha bisogno di promuovere un “congresso del campo”, come momento largo che veda protagonisti  movimenti, realtà civiche, personalità, che si richiamano ai valori democratici, dell’ecologismo e della sinistra. Per ricomporre pezzi di società, darsi una funzione comune per guidare la ripresa dopo la drammatica emergenza sanitaria e la crisi economica e sociale che stiamo ancora attraversando. Non fare questo significherebbe rinunciare alla costruzione un progetto politico per dare vita all’ennesimo cartello elettorale.

•    Chiedere una discussione immediata dentro Leu, che non può limitarsi ad essere una semplice sigla, ma deve assumere un ruolo politico in parlamento e fuori (in previsione delle amministrative), dotandosi di strumenti di coordinamento e di priorità programmatiche da far valere dentro alla nuova maggioranza: transizione ecologica, progressività fiscale, lotta ai paradisi fiscali, tassazione delle grandi multinazionali del web, patrimoniale sulle grandi ricchezze.
E’ un’esigenza che proviene in particolare dai territori che andranno al voto e che vogliono poter contare su un solido e riconoscibile riferimento nazionale.

•    Stare dentro al processo di scomposizione-ricomposizione in atto, con curiosità e spirito aggregativo, consapevoli che la sfida è uscire dalla pandemia mettendo in campo una nuova proposta politica che tenga insieme giustizia sociale e giustizia ambientale. In funzione di questo obiettivo ci faremo promotori di iniziative pubbliche che possano essere luogo di confronto tra personalità e realtà politiche impegnate nella nostra stessa direzione. 
Non siamo interessati a chiuderci in recinti identitari sempre più stretti, vogliamo stare con coraggio dentro al cambiamento in atto.

 

 

 


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30 Ottobre 20198min

 

 

 

Articolo de Il Manifesto

 

30 Ottobre 2019

Intervista di Daniela Preziosi de IL MANIFESTO al portavoce nazionale di èViva Francesco Laforgia.

Il senatore di Liberi e uguali: ciascuno di noi vaga in parlamento con una maglietta che non ha voglia di indossare, compresi i compagni di Art.1.   I nostri al governo rischiano di parlare poco più che a nome di se stessi.


 

Da un gruppo parlamentare in crisi di identità a protagonista di governo, nel giro di una notte di mezza estate. Francesco Laforgia descrive così la parabola discendente e poi di nuovo ascendente di Liberi e uguali.

«Noi di Leu da due mesi siamo catapultati in una vicenda politica inaspettata. Dopo il 4 marzo eravamo uno sbrindellato gruppo di opposizione, fatto di persone perbene che però dal giorno del voto hanno deciso di fare strade diverse. Volevamo trasformarci in un partito, non l’abbiamo fatto».

Laforgia, era meglio non far nascere il governo con Pd e M5S?

Non dico questo. Il paese rischiava un deriva reazionaria, abbiamo contribuito a evitarlo. Però oggi noi eletti di Leu improvvisamente ci troviamo a svolgere una funzione nella nuova maggioranza e abbiamo persino donne e uomini al governo. Così assistiamo al miracolo della resurrezione politica e mediatica di Leu.

Ma possiamo continuare a non chiederci chi siamo, qual è il vincolo che ci tiene in un gruppo parlamentare, a quale programma rispondiamo tanto più oggi che abbiamo la possibilità reale di modificare e proporre provvedimenti?

Una situazione pirandelliana: Leu c’è perché c’è al governo, altrimenti non ci sarebbe.

Come si fa a pensare di continuare la finzione ipocrita per cui non siamo riusciti a fare di Leu l’innesco di un processo ma almeno siamo un gruppo parlamentare, se poi anche lo stesso gruppo inizia a sgretolarsi con l’uscita di due parlamentari (due donne, Boldrini al Pd, Occhionero a Italia Viva, ndr)?

Non so se siano i primi abbandoni di una serie. Ma gli argomenti utilizzati per lasciare il gruppo umiliano tutti. E tanto più chi tra noi è più esposto nel portare sul petto l’etichetta di Leu.

Cosa propone?

Ci sono due strade. O si prende atto della situazione e si certifica la chiusura anche formale di Leu, sciogliendo i gruppi parlamentari. Mettendo fine a una condizione per la quale ciascuno di noi vaga, sul piano dell’attività parlamentare, senza un disegno e indossando una maglietta che non ha voglia di indossare, compresi i compagni di Art.1. Con il rischio che gli stessi nostri al governo rappresentino poco più che se stessi.

Oppure si percorre la strada della politica. Che non vuol dire fare quello che non abbiamo saputo o voluto fare in questi mesi. Ma almeno farci la domanda sulla rappresentanza che vogliamo portare nella sfida del Governo.

Quella domanda che non ci siamo fatti al momento della formazione del governo. Non so nulla di come Leu – perché tutti i giorni parlano di noi chiamandoci Leu – dovrebbe cambiare per esempio il reddito di cittadinanza. Non so cosa pensiamo del salario minimo, che giudizio diamo delle scelte sulle questioni ambientali (per me troppo timide), se abbiamo smesso di chiedere la cancellazione di parti del jobs act e la reintroduzione delle tutele contro i licenziamenti illegittimi.

Così come ignoro le ragioni per cui abbiamo votato, senza elementi di distinzione, la riduzione dei parlamentari e che idea abbiamo della legge elettorale.

Insomma all’opposizione non ce l’avete fatta , ma oggi al governo dovreste fare Leu. E lo chiede proprio che lei aveva rotto e fondato un “movimento” autonomo?

Chiedo di affrontare queste domande con una discussione aperta, a tappe, che coinvolga non solo noi parlamentari ma personalità, intellettuali, esponenti del mondo sindacale e delle professioni.

E con un coordinamento tra le componenti di cui ormai sono costituiti i gruppi di Leu. Perché nessuno possa dire: ma voi chi siete? Lo dobbiamo anche ai militanti ed elettori generosi che abbiamo sballottato di qua e di là senza indicare una strada.

Se il campo democratico e progressista è destinato a mutare profondamente l’unico modo per svolgere una funzione è tornare alla politica. La sinistra è qualcosa di molto più grande di noi. Non abbiamo diritto di tenerla in ostaggio.

La sinistra non è vostro ostaggio: vi hanno votato in pochi, come dice lei, generosi.

Se penso al milione e trecento mila voti di Salvini nel 2013 e al milione e centomila di Leu nel 2018, fa rabbia l’idea di averli cestinati quei voti. Si può essere piccoli ma ragionare in grande. È l’unico modo per diventare grandi davvero.

L’impressione è che le componenti di Leu stiano aspettando un big bang del Pd, per entrarci. O almeno allearsi. Impressione sbagliata?

La vicenda umbra dimostra che non basta una posa a favore di telecamera a far riappassionare le persone alla causa. Nel processo di scomposizione e ricomposizione che interesserà, ne sono convinto, sia il Pd che il M5S, puoi svolgere un ruolo se non continui ad essere inerte e afono come siamo noi in tutto questo tempo. Ma se rimetti al centro la politica. A quel punto torneranno anche gli elettori.

 



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