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20 Maggio 20205min

Huffingtonpost

articolo del 20.05.2020

 

Autore: Francesco Laforgia
senatore Liberi e Uguali – èVIVA

Cinquant’anni fa veniva approvato, con la legge 300 del 1970, lo Statuto dei lavoratori.

E’ stato il frutto di una lotta che ha tenuto insieme la sfera dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, la riforma della società e la sua democratizzazione. Da allora in tanti hanno provato a smontare l’architrave delle rivendicazioni del mondo operaio, fino all’ultimo assalto compiuto attraverso la brutta pagina del jobs act.

A noi sta il compito di impedire che questo processo di precarizzazione dei diritti dei lavoratori si compia del tutto e di rilanciare, allargando quello del ’70, un nuovo Statuto dei lavoratori, che comprenda tutte le forme del lavoro, fino a quello subordinato, parasubordinato e autonomo.

Per comprendere di che tipo di tutele avrebbero bisogno oggi lavoratori e cittadini, bisogna compiere lo sforzo di tenere insieme lo sguardo sul mondo del lavoro e le condizioni di povertà che rischiano di dilagare nella società. Da una parte, dunque, il mondo del lavoro, stremato da decenni di attacchi ai diritti conquistati e, dall’altra, milioni di cittadini e lavoratori che vivono in una condizione di povertà, gravati da anni di crisi economica e incertezza sulle prospettive future.

Con la conseguenza di un solco profondo sul piano delle disuguaglianze, tanto nella società quanto nel mondo del lavoro. Bisogna ripartire da qui, per restituire dignità ai lavoratori e sostanza ai diritti, che vanno allargati e rafforzati.

Il lavoro va valorizzato nella sua funzione sociale oltre che economica e i lavoratori messi in condizione di lavorare per vivere, non il contrario. Molte sono le proposte per realizzare questi obiettivi, a partire da almeno tre cose urgenti: contrattazione collettiva, salario minimo e riduzione dell’orario di lavoro. 

I lavoratori devono avere il diritto di poter decidere tutte le condizioni del proprio lavoro e questo significa restituire centralità ai sindacati, attraverso una legge sulla rappresentanza, per consentire ai lavoratori di controllare e partecipare direttamente alle scelte sulla vita economica delle imprese. Altrettanto importanti sono il tema del salario e dell’orario.

È necessario che si comprenda che senza una soglia sotto la quale nessun lavoratore può essere retribuito, complementare alla contrattazione collettiva nazionale, continueremo ad avere lavoratori sempre più divisi e soli, sempre meno organizzati e meno rilevanti in quelli che sono i rapporti di forza coi datori di lavoro. Contestualmente a ciò, il tempo di vita di chi lavora va liberato.

Ridurre l’orario di lavoro è necessario se vogliamo riorganizzare la nostra società in senso più paritario, liberando posti di lavoro per potenziare l’impiego femminile e realizzare le condizioni affinché sia possibile un riequilibrio nei carichi di cura della famiglia, e in senso maggiormente redistributivo, sia per quanto riguarda la disponibilità del lavoro sia rispetto alla ricchezza prodotta.

Erano temi urgenti nell’Italia prima della pandemia. Diventano questioni vitali in un Paese che dovrà affrontare una tempesta economica e sociale spaventosa.

 


 

 

 



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