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22 Giugno 20203min

 

èVIVA TOSCANA

L’assemblea regionale del movimento politico èVIVA Toscana, riunitasi in video conferenza nella serata di venerdì 13 giugno, ha nominato Ilaria Fiori portavoce regionale.

Èviva, che ha come portavoce nazionale il Sen. Francesco Laforgia, è a livello regionale tra i promotori più convinti dell’appello da cui è nata l’idea di 2020 a sinistra ed ha sin da subito lavorato in modo fattivo alla costruzione di un progetto che riunisse a sé tutte le componenti, politiche e sociali , che fanno riferimento alla sinistra: soggetti politici, liste civiche e associazioni, tutti animati dalla convinzione che la strada “per tornare a vincere in Toscana” – come recita l’appello – passi da una coalizione larga e unitaria intorno ad un programma capace di rispondere alle esigenze di chi in questi anni è rimasto schiacciato dal peso crescente delle disuguaglianze.

“Abbiamo dato il nostro contributo sin da subito partecipando attivamente a tutti i tavoli in cui sino ad oggi si è lavorato all’elaborazione del programma e alla costruzione della coalizione.
L’avvicinarsi delle elezioni rende ancora più forte la necessità di lavorare tutti insieme per la riuscita del progetto di 2020 a sinistra, spendendo tutte le energie e avvalendosi di più risorse possibili; per questo motivo èviva sta partecipando ai lavori con un gruppo di comuncazione63 che, provenendo da tutta la regione, è in grado di portare le istanze di tutti i territori” afferma la neo-portavoce di èVIVA.

Ilaria Fiori è membro della sezione pisana dell’associazione che è tra i primi firmatari dell’appello “2020 a sinistra- per tornare a vincere in Toscana”.

 


 

 

 


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13 Maggio 20203min

Emilia Romagna

Il movimento politico èVIVA della regione Emilia-Romagna si è riunito in video conferenza nella serata di martedì 12 maggio, alla presenza dei Parlamentari Francesco Laforgia (portavoce nazionale di èViva) e Luca Pastorino.

La discussione, partecipata da aderenti da tutto il territorio, si è conclusa con la nomina di un coordinamento regionale composto da Renzo Rivalta e Silvia Prodi come due portavoce, Gessica Allegni, che ricopre il ruolo di coordinatore politico nazionale, Laura Gamberini con delega alla comunicazione e referente di Bologna, Giulio Marabini con delega all’iniziativa politica, e i referenti territoriali Roberto Pavarini di Reggio Emilia, Alessandro Perini di Ravenna, Mattia Rossi di Forlì, Gaetano Gerbino di Cesena.

Il coordinamento rimarrà aperto ad altre integrazioni.

èViva Emilia-Romagna, intende continuare a dare il proprio contributo a Emilia-Romagna Coraggiosa, di cui è stata tra i promotori e lavorare a tutti i livelli per giungere al superamento delle singole soggettività di una sinistra frammentata, che ha bisogno di ritrovarsi dentro a una casa comune.

In questo senso “intendiamo portare avanti un’elaborazione in termini di idee e contenuti su alcuni temi che ci stanno molto a cuore dalla sanità pubblica al welfare, al riordino istituzionale e all’autonomia differenziata, alla riconversione ecologica che insieme alla lotta alle diseguaglianze e per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori diventa uno dei principali terreni su cui si giocherà, anche nella nostra Regione l’uscita dalla crisi che ci ha travolti e ci impone di mettere in campo un nuovo modello di sviluppo” afferma in una nota il neo coordinamento.

 


 


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16 Aprile 20207min

Documento approvato dal Comitato Nazionale di èVIVA nella riunione in videoconferenza del 16 Aprile 2020.

 

Si è riunito oggi in videoconferenza il comitato nazionale di èVIVA, alla presenza dei parlamentari Francesco Laforgia e Luca Pastorino.

Nel corso dell’incontro è stato condiviso il sostegno alle misure prese dal Governo, insieme però alla preoccupazione per i numeri dell’emergenza sanitaria, per quanto in calo, ancora molto critici. Sono ancora troppe le vittime e addirittura si assiste ad accenni di rimonta del virus in alcune aree.

Esprimiamo una volta di più il nostro totale sconcerto per l’insipienza con cui la Regione Lombardia sta gestendo l’emergenza, che pone in grande risalto il tema di cosa sia diventato il “centralismo regionale” in questi anni e più di un dubbio sull’opportunità di proseguire la discussione sull’autonomia differenziata per come è stata impostata prima della crisi.

La condizione in cui versano le RSA, in particolare in Lombardia ma non solo, dimostra in modo lampante tutti i limiti di un modello privatistico che ha determinato difficoltà di coordinamento e di tempestività negli interventi che oggi richiedono un totale ripensamento del modello di assistenza agli anziani.

Alle difficoltà strutturali si sono sommate decisioni degli amministratori regionali, se fossero confermate, del tutto scellerate e irresponsabili, motivo per cui insieme ad altre forze politiche abbiamo chiesto  l’istituzione di un commissario ad acta per la sanità lombarda e seguiremo gli sviluppi della vicenda inquietante  del Pio Albergo Trivulzio .

Sentiamo la necessità di mettere in campo una strategia definita nei dettagli (tracciamento, test anticorpali, tamponi) che possa permettere la pianificazione delle riaperture.

Non possiamo chiedere alla scienza certezze che per sua stessa natura la scienza non può dare. Ma è necessario avere un quadro di informazioni chiaro che permetta di assumere scelte adeguate per entrare nella nuova fase senza il rischio di registrare in poco tempo un nuovo picco di contagi e per mettere in totale sicurezza i lavoratori.

L’assemblea si è conclusa con una proposta di 3 punti, per affrontare la “fase 2”:

1) Istituire un reddito di dignità universale e la patrimoniale sulle grandi ricchezze

C’è una positiva convergenza delle proposte sul tema del reddito, che attraversano il campo democratico e della sinistra, fino all’accorato appello del Papa.

Gli strumenti oggi disposizione (cassa ordinaria, in deroga, dis-coll, naspi, i 600 euro per le partite iva…) devono essere via via superati da misure universalistiche e strutturali che ci facciano entrare in un mondo nuovo e incerto come quello che stiamo imparando a conoscere.

Non ci sarà, infine, ricostruzione equa senza strumenti di redistribuzione, come una patrimoniale che agisca non sui piccoli risparmiatori ma sulle grandi ricchezze.

2) Battaglia su eurobond e BCE per un’Europa all’altezza della ricostruzione

Sull’Europa è in corso una discussione che rischia di diventare impropria. Vedremo le determinazioni del consiglio europeo ma è difficile che il Mes non abbia alcuna condizionalità, per la natura stessa del trattato.

Noi crediamo che la battaglia debba essere sugli eurobond, il grande tema della mutualizzazione del debito e il ruolo della BCE che deve diventare, senza se e senza ma, prestatore di ultima istanza, per ridare all’Europa e agli Stati un ruolo che sia all’altezza della ricostruzione.

3) Restituire al Parlamento il proprio ruolo

C’è un moltiplicarsi di livelli di governo, commissioni, task force, formati da personalità di altissimo profilo e che ringraziamo per la generosa disponibilità. Ma siamo preoccupati non solo perché non è chiaro quale sia il perimetro nel quale si muoveranno e con quali poteri, ma per il ruolo del Parlamento che rischia di restare in secondo piano. Bisogna ripartire dal confronto con le parti sociali e dalla riconquista di un ruolo primario del Parlamento come luogo della sovranità popolare e snodo cruciale per tutte le decisioni che riguarderanno la ripartenza e la vita delle persone.

Su questi temi assumeremo iniziativa dentro e fuori dalle istituzioni. Spingeremo perché questa possa essere sviluppata ricollegando i fili sparsi di una sinistra che deve assumere un ruolo e dandosi un coordinamento. E chiedendo a tante realtà e personalità, che già oggi si muovono sul terreno della solidarietà e dell’innovazione sociale e che difficilmente saranno coinvolte nelle task force ufficiali, di costruire con noi proposte e visione su come affrontare il mondo dopo la crisi.

Sarà un mondo nuovo, diverso. Richiederà da subito nuovi strumenti e nuove risposte. Crisi come questa potrebbero ripetersi e abbiamo il dovere di non farci trovare impreparati.

 

 


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3 Febbraio 20207min

 

Sintesi della riflessione fatta
nel corso dell’ultimo incontro del
comitato nazionale di èviva.

(Firenze, 31 Gennaio 2020)

 

Il risultato elettorale in Emilia-Romagna ha fatto tirare a tutti noi un sospiro di sollievo.
La vittoria schiacciante di Stefano Bonaccini e della coalizione che lo ha sostenuto è ossigeno puro, che mette un freno all’avanzata delle destre e fa fallire il tentativo di Salvini di trasformare la vicenda delle regionali in un banco di prova per il governo.

Ora però occorre non commettere l’errore di cedere ad un riflesso di autoconservazione e di rimozione degli enormi problemi che restano tutti davanti a noi, davanti al campo frastagliato dei progressisti di questo Paese.

Basta andare a fondo di quel voto per rendersi conto di quanto la Lega rappresenti la forza maggioritaria in molti comuni delle vallate e delle zone periferiche della regione, col centro-destra che in vari casi raggiunge la maggioranza dei consensi e dove spesso il risultato generale, che ha visto Stefano Bonaccini prevalere su Lucia Borgonzoni, è assolutamente ribaltato.

La destra è riuscita e riesce ancora ad interpretare un bisogno di protezione sociale e resta molto pericolosa, sebbene le boutade salviniane abbiano giocato un ruolo fondamentale nel provocare la reazione di un elettorato, quale quello emiliano-romagnolo, profondamente ancorato a valori di democrazia e di civiltà, del confronto politico e della convivenza tra le persone.

Insomma, le ragioni per cui occorrerebbe favorire e stimolare un processo di scomposizione-ricomposizione dell’attuale quadro a sinistra, compreso il travaglio attraversato dal M5S, sono per noi più che mai attuali.

E’ tempo di mettere in campo un progetto politico e culturale capace di incrociare un sentimento collettivo e che non si concentri, altro grave errore, nel contrasto cieco a misure come quota cento e reddito di cittadinanza che pur con tutti i loro limiti una risposta a quelle esigenze hanno provato a darla.

Come èVIVA abbiamo contribuito alla nascita della lista Coraggiosa, una scelta di cui siamo ancora più convinti oggi, alla luce del risultato conseguito, in particolare da Elly Schlein, che di quella lista è stata la capofila e che ha ricevuto un numero di preferenze mai eguagliato prima in Emilia-Romagna.

Nel processo di determinazione di un campo largo, della sinistra e dei progressisti, del civismo, dell’ecologismo, che riteniamo serva al Paese, diventa allora fondamentale non disperdere quelle energie e dare immediata continuità a quella esperienza che può essere da esempio anche per altre regioni che si avvicinano al voto.

La condizione di frammentazione e sfilacciamento della sinistra non è più sostenibile, allo stesso modo non è nemmeno pensabile di poterla ricomporre alla bisogna, solo in occasione di appuntamenti elettorali che rendono necessari cartelli unitari. Abbiamo già perso troppa credibilità in questi anni.

Non immaginiamo certo di riuscire a fare ora ciò che non ci è riuscito con Leu, anche se ci sentiamo di rivendicare di essere stati tra quelli che hanno spinto, più di altri, per fare di LeU un soggetto politico. Ma in ogni caso ora dobbiamo metterci tutti al lavoro per svolgere una funzione di asciugatura, di ricomposizione di sigle e comunità politiche che da sole non vanno lontano.

Dobbiamo stimolare un processo politico che parta dal Paese e che abbia anche un riferimento parlamentare che, per ora, può tradursi in un coordinamento tra parlamentari anche di gruppi diversi su battaglie comuni. Per poi aspirare a qualcosa di più ambizioso.

E’ un processo che deve naturalmente coinvolgere tutti gli attori che hanno dato vita a coraggiosa in E.R., ma che punti ad ampliarne soggetti e confini e lo si può fare solo a partire da una piattaforma comune.

Ecco perché, a fine 2019, avevamo lanciato la suggestione delle “5 R”: reddito, redistribuzione, riduzione dell’orario di lavoro, rivoluzione verde, riforma della democrazia. Per ricostruire intorno a questi nodi un dibattito, un pensiero e una proposta.
èVIVA, che non è mai nata per rappresentare l’ennesimo partitino a sinistra, continua a lavorare in quella direzione.

Per questo abbiamo costruito, tra le altre, una iniziativa su “riduzione dell’orario di lavoro e questione salariale” che si terrà a Roma il 27 febbraio (dalle 14:00 alla Sala Isma di Piazza Capranica) a cui parteciperanno esponenti del Governo e rappresentanti del mondo del lavoro, delle istituzioni, del sindacato e a partire dal quale lanceremo una proposta politica su cui lavorare.

Siamo ovviamente interessati alla discussione su nuovi soggetti e contenitori ma riteniamo che non si possa più prescindere dalle idee su cui questi devono fondarsi.

Nei prossimi giorni lanceremo una campagna di adesioni. Un tesseramento non a un partito ma a un progetto che ha nell’apertura, nella ricerca di strade nuove e nella radicalità della proposta la sua cifra distintiva.

Vi terremo aggiornati su tutto.

 


 


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23 Gennaio 20209min

A pochi giorni da elezioni regionali che hanno assunto una connotazione nazionale e che possono determinare un cambiamento dello scenario politico, diventa fondamentale attivarsi, mobilitarsi, cercare di connettersi con ciò che si muove nel Paese.

In queste settimane abbiamo assistito ad una grande reazione civica, anche generazionale, che ha invaso le piazze di tutta Italia e che oggi rappresenta un argine all’avanzata di Salvini in Emilia-Romagna, nella regione che la destra più retrograda e reazionaria degli ultimi decenni ha scelto come vera e propria terra di conquista, con l’intenzione di legare a quel risultato le sorti del Governo.

Per questo, le 40.000 sardine che si sono riversate a Bologna solo pochi giorni fa – così come le migliaia che si sono mobilitate dal nord al sud del paese fino ad oggi – sono una vera e propria boccata d’ossigeno, per le parole d’ordine che le caratterizzano, per aver saputo aggregare una marea umana intorno innanzitutto a un’idea di inclusione e di convivenza civile.

C’è in giro una grande domanda di cambiamento e di rappresentanza da parte di chi continua a non avere una casa politica ma rifiuta di arrendersi all’ineluttabilità di una deriva reazionaria del Paese. Come sempre è la politica che ha il dovere di dare le risposte.

Anche le scosse che stanno attraversando il M5S, l’apparente volontà di aprire una fase nuova del PD di Zingaretti, ci confermano una volta di più che l’esistente non è più sufficiente a riempire quello spazio. Ma per costruire un campo nuovo occorre cultura politica, servono idee, visione e la giusta dose di radicalità nella proposta.

Noi ci eravamo lasciati nel corso della nostra ultima assemblea nazionale con l’impegno di costruire appuntamenti su alcuni grandi temi che riguardano da vicino la vita delle persone. Con un gioco di parole abbiamo chiamato questa proposta “le cinque erre”: reddito, redistribuzione, riduzione dell’orario di lavoro, rivoluzione verde, riforma della democrazia. E’ attorno a questi nodi che va ricostruito un dibattito, un pensiero e una proposta. Certo, contestualmente alla discussione sui nuovi soggetti e contenitori. Ma non è più possibile prescindere dalle idee che devono guidare questi processi.

Il rapporto Oxfam uscito in queste giorni ci racconta di un’Italia ferma, in cui i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, dove il 30% degli occupati guadagna meno di 800 euro al mese e il 13% degli under 29 versa in condizioni di povertà lavorativa.


 

Di questo, di come tutelare salari e diritti dei lavoratori, parleremo SABATO 25 GENNAIO a MILANO (ore 16:00, Fabbrica dell’esperienza, Via Brioschi 60) nel corso della presentazione del libro “basta salari da fame” di Simone e Marta Fana, dove insieme agli autori si confronteranno la Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo e il Sen. e portavoce nazionale di èVIVA Francesco Laforgia.

 


 

GIOVEDI’ 27 FEBBAIO a Roma terremo invece un importante appuntamento nazionale su “Riduzione dell’orario di lavoro e questione salariale”, a cui hanno già confermato la propria presenza il Presidente di INPS prof. Pasquale Tridico, il prof. Piergiovanni Alleva, in consigliere regionale del Piemonte Marco Grimaldi, il coordinatore della consulta delle politiche industriali e dell’innovazione di CGIL nazionale Fausto Durante, l’esperto di politiche del lavoro e relazioni industriali Simone Fana.

Siamo in attesa di altre conferme che vi comunicheremo presto (nel frattempo potete chiedere di essere accreditati all’evento che si terrà a partire dalle 14:00 nella sala ISMA del Senato, in Piazza Capranica 72.   Potete iscrivervi scrivendo a eviva.movimentopolitico@gmail.com).


 

Vi lasciamo con un APPELLO AL VOTO, quanto mai importante per le ragioni che abbiamo provato a sintetizzare in questo post.

Come già saprete in Emilia-Romagna èVIVA è tra i principali promotori, insieme ad Elly Schlein, Sinistra Italiana, Articolo Uno, della lista “Emilia-Romagna coraggiosa ecologista e progressista”, che ha saputo coinvolgere tante realtà civiche e associative in un progetto di cambiamento, che tiene insieme questione sociale e riconversione ecologica, a sostegno di Stefano Bonaccini.

Possiamo essere determinanti non solo per fermare la destra, ma per portare in Consiglio regionale personalità che possano spostare a sinistra l’asse di governo, mettendo al centro la lotta alle diseguaglianze, il lavoro dignitoso, il rafforzamento dei servizi alle persone, la valorizzazione dei beni comuni.

Nelle ore che ci separano dal voto facciamo tutto ciò che serve per dare forza a questo progetto!   èVIVA

Video

Per saperne di più

 


 

 

 


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12 Dicembre 201912min
DA CHE PARTE STIAMO
Resoconto dell’Assemblea Nazionale èViva del 23 Novembre 2019 a Bologna

 

È stata una giornata intensa e profonda quella di sabato 23 novembre a Bologna. Abbiamo riportato la politica al centro del dibattito nel campo di una sinistra che resta colpevolmente frammentata, ma in cui sui grandi temi che riguardano la vita delle persone e il futuro del Paese ci sono tutte le condizioni per una iniziativa comune, capace anche di condizionare l’agenda di governo.

Vogliamo ringraziare Elly Schlein, Marilena Grassadonia, Andrea Ventura, Massimo Villone, Massimo Amato, Marco Grimaldi, Nicola Fratoianni, Cecilia Guerra, Stefano Fassina, Federico Martelloni, Riccardo Mancuso, Paolo Paticchio, che insieme al Portavoce nazionale di èVIVA Francesco Laforgia, a Serena Spinelli, Silvia Prodi, Luca Pastorino, Filippo Fossati e Nicola Palombo hanno consentito che si sviluppasse un confronto largo e pieno di sostanza.

Intervenendo, chi direttamente in assemblea, chi attraverso un video-messaggio o un testo scritto  ci hanno consentito di andare a fondo delle 5R che hanno rappresentato il filo conduttore dell’intera giornata: reddito, riduzione dell’orario di lavoro, rivoluzione verde, riforma della democrazia, redistribuzione della ricchezza.

Grazie anche a Marta Fana che a causa di un impedimento dell’ultimo minuto non ha potuto essere dei nostri. Nei prossimi mesi continueremo a proporre una discussione, che vorremmo fosse permanente, su queste ed altre questioni, da declinare in proposte di legge e che saranno al centro di ulteriori di iniziative promosse da èVIVA su tutto il territorio nazionale.

Nello scompaginamento dei grandi e piccoli partiti che caratterizza questa fase, nel rischio di irrilevanza di una sinistra che ha il bisogno vitale di riallacciare i fili con i pezzi di società che dovrebbe e non sa più rappresentare, c’è nuovo ossigeno che arriva dalle piazze di tutta Italia: dalle sardine, ai ragazzi di Fridays for future, alle donne e ai movimenti che si battono per i diritti civili e contro la violenza di genere.

Saremmo matti a non vedere tutto questo e a non incrociarlo ma saremmo miopi a pensare che queste mobilitazioni possano sopperire alla mancanza di una politica e di una casa politica, capace di dare a quelle istanze la giusta rappresentanza.

Anche per questo noi, che siamo nati con l’intento di ricomporre le divisioni, continueremo a batterci e strutturarci per dare forza al nostro progetto. Continueremo a lavorare per essere il lievito di un processo più largo e inclusivo che dovrà per forza determinarsi pena una consolidata marginalità del nostro campo.

Lo stiamo facendo in Emilia-Romagna, dove siamo tra i principali promotori della lista “Emilia-Romagna coraggiosa, ecologista e progressista” che tiene insieme le più significative forze della sinistra e diverse rappresentanze di civismo e associazionismo.

Allo stesso modo in Toscana, con “2020 a sinistra”, vogliamo dare il nostro contributo per una proposta che non si accontenti di costruire un indistinto fronte comune contro le destre, ma capace di mettere in campo la necessaria discontinuità, nelle proposte, nei metodi e nei volti.

Come abbiamo sempre sostenuto le alleanze non si costruiscono in raffazzonati esperimenti di laboratorio ma sulla condivisione delle idee e del progetto che insieme si intende realizzare.

Naturalmente, perché tutto questo possa avere prospettiva, rimane fondamentale uscire da determinate ambiguità e avere tutti il coraggio di prendere delle decisioni.

Resta per noi aperto il dibattito sulla funzione del gruppo parlamentare di LEU, che esprime ruoli di governo, ma non ha ad oggi una piattaforma comune e un coordinamento politico.

Lungi da noi riproporre un progetto che non si è saputo o voluto fare, rimane però da capire che senso abbia continuare a muoversi in questa confusione, che per altro non fa che farci perdere credibilità agli occhi di chi ci osserva.

Per quanto riguarda il percorso di èVIVA, intendiamo rafforzare la nostra struttura, sia a livello nazionale che sui territori, dandoci una road map per la costituzione dei comitati regionali. A gennaio, dopo la legge di bilancio, organizzeremo appuntamenti in giro per l’italia, a partire dalle 5R di Bologna e coinvolgendo altri interlocutori.

Il nostro orizzonte rimane sempre lo stesso: no all’ennesimo partitino, no a percorsi dal respiro corto di una campagna elettorale e di stampo verticistico. La costruzione di una casa comune della sinistra ha bisogno di essere guidata dalla politica.

Da un movimento 5 stelle in forte crisi di identità, ad un Partito Democratico che prova a cambiare le proprie parole d’ordine senza però dimostrare una reale volontà di cambiare sé stesso radicalmente, ci sono milioni di elettori in cerca di riferimenti, sindaci e amministratori che non si sentono rappresentati dall’attuale offerta politica.

Dobbiamo stare dentro a questo processo, nell’ambito di una nuova alleanza sociale che rimette al centro i lavoratori, i precari, le persone che vivono di servizi pubblici e non possono permettersi nient’altro.

Se questo campo sarà destinato a mutare nei prossimi anni, l’unico modo per determinare un cambiamento nella sinistra è svolgere una funzione dentro a questo processo senza rimanere paralizzati in attesa dei movimenti altrui. Chiederci e dirci DA CHE PARTE STIAMO è una parte fondamentale del cammino che dobbiamo compiere.

 


 


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17 Novembre 20194min

DA CHE PARTE STIAMO.

Sabato 23 novembre a Bologna, assemblea nazionale èVIVA.

 


PROGRAMMA

 

Sabato 23 novembre a Bologna, dalle 10:00 alle 15:00 al Cinema Odeon (Via Mascarella, 3) si terrà l’assemblea nazionale di èVIVA “Da che parte stiamo. 5 temi per una svolta radicale sul lavoro e la vita delle persone”.

I lavori saranno aperti dalla relazione di Francesco Laforgia, portavoce nazionale di èVIVA.

Interverranno Luca Pastorino, Silvia Prodi, Serena Spinelli, Filippo Fossati, rappresentanti dei comitati di èVIVA da tutto il territorio nazionale e un insieme di personalità politiche, civiche, intellettuali che ci consentiranno di entrare nel merito dei grandi temi che abbiamo messo al centro del nostro incontro:

Reddito
Riduzione dell’orario di lavoro
Redistribuzione della ricchezza
Rivoluzione verde
Riforma della democrazia.

Saranno con noi:
Marta Fana, Massimo Villone, Elly Schlein, Marco Grimaldi, Massimo Amato, Andrea Ventura, Marilena Grassadonia, Federico Martelloni, Maria Cecilia Guerra, Nicola Fratoianni.
E poi Riccardo Mancuso, militante di Riders Union Bologna e Paolo Paticchio, presidente nazionale del Treno della memoria.

Abbiamo costruito questa assemblea col principale obiettivo di favorire una discussione pubblica dentro al campo di una sinistra sempre più frammentata.

Capire, anche alla luce di una inaspettata reviviscenza di LeU nella nuova fase, se vogliamo, anche da lì, esercitare una funzione politica e non solo di governo.

Le piazze di questi giorni ci danno ossigeno e fanno ben sperare. Ma sono piazze orfane di una rappresentanza e che chiedono una casa politica che oggi non hanno.

Confrontarci sul ruolo che intendiamo svolgere, chi vogliamo rappresentare.

Se vogliamo essere protagonisti nel processo di scomposizione-ricomposizione in atto nel campo democratico e progressista, che è destinato a mutare profondamente, è necessario rimettere al centro la politica.

È tempo di dire e di dirci DA CHE PARTE STIAMO.

 


 



5 Novembre 20196min

 

Da che parte stiamo.

Chi vogliamo rappresentare.
Qual è il rapporto tra la sinistra al governo e un elettorato sempre più sfiancato dalle nostre continue frammentazioni.
Quali le priorità che immaginiamo per il Paese e per le quali ci vogliamo battere.

Quali i processi politici e i temi per cui intendiamo spenderci in vista delle elezioni regionali alle porte e che in Emilia-Romagna come in Toscana ci vedono protagonisti di percorsi unitari non semplici, che proprio sui contenuti misureranno la propria credibilità.

Di tutto questo vogliamo discutere sabato 23 novembre all’assemblea nazionale di èVIVA a Bologna e non intendiamo farlo da soli.  C’è un nuovo campo politico che può determinarsi. Non lo si fa in laboratorio né con le foto di rito che durano il tempo di una tornata elettorale.

Noi vogliamo provare a farlo mettendo in campo la giusta dose di ambizione e coraggio, lanciando una sfida a tutte le forze interessate ad aprire una discussione che deve essere pubblica e collettiva.

Solo con la chiarezza della proposta politica possiamo capire se la reviviscenza di LeU, che oggi è rappresentata al Governo e nei gruppi parlamentari, può portarci a superare il nostro insopportabile frazionamento.

Solo così possiamo verificare la disponibilità del PD a ripensarsi radicalmente e del M5S a compiere una definitiva scelta di campo, dopo la parentesi con la destra reazionaria.

Per noi ci sono cinque questioni, 5″R” che possono definire il perimetro, la possibilità di alleanze e di rimescolamento per una nuova offerta politica.

REDDITO, perchè le diseguaglianze aumentano e dobbiamo lottare per salari più alti e lavori sicuri, per un salario minimo adeguato, per un reddito di dignità;

RIDUZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO a parità di salario, perchè l’innovazione tecnologica per migliorare davvero le nostre vite deve servire prima di tutto a liberare tempo di lavoro, per redistribuirlo;

RIVOLUZIONE VERDE, per contrastare la crisi climatica attraverso la riconversione ecologica verso un nuovo modello di sviluppo, partendo dal ridurre le diseguaglianze di classe che dividono il paese;

REDISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA, perchè si torni a parlare di patrimoniale sulle grandi ricchezze, in particolare delle multinazionali con sede nei paradisi fiscali, per smantellare i monopoli privati;

RIFORMA DELLA DEMOCRAZIA, perchè non se ne può più di riforme che inseguono la demagogia dei “tagli” (dei parlamentari, della rappresentanza) e intanto tagliano fuori i cittadini dalle decisioni che riguardano le loro vite.

Vogliamo parlarne, discutere, far derivare da questo confronto una serie di iniziative concrete a livello parlamentare e di mobilitazione sui territori.

Lo faremo con vari interlocutori della politica, della società civile, di mondi e realtà che vivono sulla propria pelle le conseguenze di queste scelte.

Lo faremo continuando a dire, come già avevamo fatto nella nostra due giorni di Luglio, che quel che servirebbe in questo campo politico, è un “congresso” a tesi, sul Paese e per il Paese.

Che per arrivare a costruire un grande soggetto della sinistra, dobbiamo tutti rimetterci in discussione.
Che la sinistra non può essere ostaggio di strategie tra vertici di partito. Sempre più deboli, sempre più ristretti.

È tempo di dire e di dirci da che parte stiamo.
Cominciamo.

Ci vediamo a Bologna!

 


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30 Ottobre 20198min

 

 

 

Articolo de Il Manifesto

 

30 Ottobre 2019

Intervista di Daniela Preziosi de IL MANIFESTO al portavoce nazionale di èViva Francesco Laforgia.

Il senatore di Liberi e uguali: ciascuno di noi vaga in parlamento con una maglietta che non ha voglia di indossare, compresi i compagni di Art.1.   I nostri al governo rischiano di parlare poco più che a nome di se stessi.


 

Da un gruppo parlamentare in crisi di identità a protagonista di governo, nel giro di una notte di mezza estate. Francesco Laforgia descrive così la parabola discendente e poi di nuovo ascendente di Liberi e uguali.

«Noi di Leu da due mesi siamo catapultati in una vicenda politica inaspettata. Dopo il 4 marzo eravamo uno sbrindellato gruppo di opposizione, fatto di persone perbene che però dal giorno del voto hanno deciso di fare strade diverse. Volevamo trasformarci in un partito, non l’abbiamo fatto».

Laforgia, era meglio non far nascere il governo con Pd e M5S?

Non dico questo. Il paese rischiava un deriva reazionaria, abbiamo contribuito a evitarlo. Però oggi noi eletti di Leu improvvisamente ci troviamo a svolgere una funzione nella nuova maggioranza e abbiamo persino donne e uomini al governo. Così assistiamo al miracolo della resurrezione politica e mediatica di Leu.

Ma possiamo continuare a non chiederci chi siamo, qual è il vincolo che ci tiene in un gruppo parlamentare, a quale programma rispondiamo tanto più oggi che abbiamo la possibilità reale di modificare e proporre provvedimenti?

Una situazione pirandelliana: Leu c’è perché c’è al governo, altrimenti non ci sarebbe.

Come si fa a pensare di continuare la finzione ipocrita per cui non siamo riusciti a fare di Leu l’innesco di un processo ma almeno siamo un gruppo parlamentare, se poi anche lo stesso gruppo inizia a sgretolarsi con l’uscita di due parlamentari (due donne, Boldrini al Pd, Occhionero a Italia Viva, ndr)?

Non so se siano i primi abbandoni di una serie. Ma gli argomenti utilizzati per lasciare il gruppo umiliano tutti. E tanto più chi tra noi è più esposto nel portare sul petto l’etichetta di Leu.

Cosa propone?

Ci sono due strade. O si prende atto della situazione e si certifica la chiusura anche formale di Leu, sciogliendo i gruppi parlamentari. Mettendo fine a una condizione per la quale ciascuno di noi vaga, sul piano dell’attività parlamentare, senza un disegno e indossando una maglietta che non ha voglia di indossare, compresi i compagni di Art.1. Con il rischio che gli stessi nostri al governo rappresentino poco più che se stessi.

Oppure si percorre la strada della politica. Che non vuol dire fare quello che non abbiamo saputo o voluto fare in questi mesi. Ma almeno farci la domanda sulla rappresentanza che vogliamo portare nella sfida del Governo.

Quella domanda che non ci siamo fatti al momento della formazione del governo. Non so nulla di come Leu – perché tutti i giorni parlano di noi chiamandoci Leu – dovrebbe cambiare per esempio il reddito di cittadinanza. Non so cosa pensiamo del salario minimo, che giudizio diamo delle scelte sulle questioni ambientali (per me troppo timide), se abbiamo smesso di chiedere la cancellazione di parti del jobs act e la reintroduzione delle tutele contro i licenziamenti illegittimi.

Così come ignoro le ragioni per cui abbiamo votato, senza elementi di distinzione, la riduzione dei parlamentari e che idea abbiamo della legge elettorale.

Insomma all’opposizione non ce l’avete fatta , ma oggi al governo dovreste fare Leu. E lo chiede proprio che lei aveva rotto e fondato un “movimento” autonomo?

Chiedo di affrontare queste domande con una discussione aperta, a tappe, che coinvolga non solo noi parlamentari ma personalità, intellettuali, esponenti del mondo sindacale e delle professioni.

E con un coordinamento tra le componenti di cui ormai sono costituiti i gruppi di Leu. Perché nessuno possa dire: ma voi chi siete? Lo dobbiamo anche ai militanti ed elettori generosi che abbiamo sballottato di qua e di là senza indicare una strada.

Se il campo democratico e progressista è destinato a mutare profondamente l’unico modo per svolgere una funzione è tornare alla politica. La sinistra è qualcosa di molto più grande di noi. Non abbiamo diritto di tenerla in ostaggio.

La sinistra non è vostro ostaggio: vi hanno votato in pochi, come dice lei, generosi.

Se penso al milione e trecento mila voti di Salvini nel 2013 e al milione e centomila di Leu nel 2018, fa rabbia l’idea di averli cestinati quei voti. Si può essere piccoli ma ragionare in grande. È l’unico modo per diventare grandi davvero.

L’impressione è che le componenti di Leu stiano aspettando un big bang del Pd, per entrarci. O almeno allearsi. Impressione sbagliata?

La vicenda umbra dimostra che non basta una posa a favore di telecamera a far riappassionare le persone alla causa. Nel processo di scomposizione e ricomposizione che interesserà, ne sono convinto, sia il Pd che il M5S, puoi svolgere un ruolo se non continui ad essere inerte e afono come siamo noi in tutto questo tempo. Ma se rimetti al centro la politica. A quel punto torneranno anche gli elettori.

 


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26 Ottobre 20193min

 

25 Ottobre 2019

 

 

 

 


Liberazione di Predappio, èViva: “Riconoscere il reato di apologia del fascismo”

 

èViva Forlì parteciperà alla giornata organizzata dall’Anpi a Predappio nel pomeriggio e nella serata di domenica, per festeggiare la liberazione della città dal nazifascismo avvenuta il 28 ottobre 1944

 


 

“La riapertura della cripta di Mussolini in occasione dell’infausto anniversario della marcia su Roma e l’attenzione mediatica sull’evento sono il segno di una volontà di minimizzare, di “normalizzare” l’esaltazione del dramma del fascismo che in Italia ed in Europa ha sacrificato Libertà e Pace e per il quale il nostro territorio ha pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane” – affermano Mattia Rossi, coordinatore èViva Forlì, e Gessica Allegni, coordinamento nazionale èViva – “Noi vogliamo  mantenere viva la coscienza civile e democratica sul tema.

Già lo scorso anno attraverso il nostro portavoce nazionale e senatore Francesco Laforgia siamo intervenuti a seguito delle vergognose manifestazioni nostalgiche, presentando una interrogazione al Ministro degli interni.

Ancora oggi continuiamo a chiedere e a pretendere che il reato di apologia del fascismo sia effettivamente riconosciuto e punito, applicando la legge, e che vengano rispettati i principi costituzionali”.

 


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