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16 Aprile 20207min

Documento approvato dal Comitato Nazionale di èVIVA nella riunione in videoconferenza del 16 Aprile 2020.

 

Si è riunito oggi in videoconferenza il comitato nazionale di èVIVA, alla presenza dei parlamentari Francesco Laforgia e Luca Pastorino.

Nel corso dell’incontro è stato condiviso il sostegno alle misure prese dal Governo, insieme però alla preoccupazione per i numeri dell’emergenza sanitaria, per quanto in calo, ancora molto critici. Sono ancora troppe le vittime e addirittura si assiste ad accenni di rimonta del virus in alcune aree.

Esprimiamo una volta di più il nostro totale sconcerto per l’insipienza con cui la Regione Lombardia sta gestendo l’emergenza, che pone in grande risalto il tema di cosa sia diventato il “centralismo regionale” in questi anni e più di un dubbio sull’opportunità di proseguire la discussione sull’autonomia differenziata per come è stata impostata prima della crisi.

La condizione in cui versano le RSA, in particolare in Lombardia ma non solo, dimostra in modo lampante tutti i limiti di un modello privatistico che ha determinato difficoltà di coordinamento e di tempestività negli interventi che oggi richiedono un totale ripensamento del modello di assistenza agli anziani.

Alle difficoltà strutturali si sono sommate decisioni degli amministratori regionali, se fossero confermate, del tutto scellerate e irresponsabili, motivo per cui insieme ad altre forze politiche abbiamo chiesto  l’istituzione di un commissario ad acta per la sanità lombarda e seguiremo gli sviluppi della vicenda inquietante  del Pio Albergo Trivulzio .

Sentiamo la necessità di mettere in campo una strategia definita nei dettagli (tracciamento, test anticorpali, tamponi) che possa permettere la pianificazione delle riaperture.

Non possiamo chiedere alla scienza certezze che per sua stessa natura la scienza non può dare. Ma è necessario avere un quadro di informazioni chiaro che permetta di assumere scelte adeguate per entrare nella nuova fase senza il rischio di registrare in poco tempo un nuovo picco di contagi e per mettere in totale sicurezza i lavoratori.

L’assemblea si è conclusa con una proposta di 3 punti, per affrontare la “fase 2”:

1) Istituire un reddito di dignità universale e la patrimoniale sulle grandi ricchezze

C’è una positiva convergenza delle proposte sul tema del reddito, che attraversano il campo democratico e della sinistra, fino all’accorato appello del Papa.

Gli strumenti oggi disposizione (cassa ordinaria, in deroga, dis-coll, naspi, i 600 euro per le partite iva…) devono essere via via superati da misure universalistiche e strutturali che ci facciano entrare in un mondo nuovo e incerto come quello che stiamo imparando a conoscere.

Non ci sarà, infine, ricostruzione equa senza strumenti di redistribuzione, come una patrimoniale che agisca non sui piccoli risparmiatori ma sulle grandi ricchezze.

2) Battaglia su eurobond e BCE per un’Europa all’altezza della ricostruzione

Sull’Europa è in corso una discussione che rischia di diventare impropria. Vedremo le determinazioni del consiglio europeo ma è difficile che il Mes non abbia alcuna condizionalità, per la natura stessa del trattato.

Noi crediamo che la battaglia debba essere sugli eurobond, il grande tema della mutualizzazione del debito e il ruolo della BCE che deve diventare, senza se e senza ma, prestatore di ultima istanza, per ridare all’Europa e agli Stati un ruolo che sia all’altezza della ricostruzione.

3) Restituire al Parlamento il proprio ruolo

C’è un moltiplicarsi di livelli di governo, commissioni, task force, formati da personalità di altissimo profilo e che ringraziamo per la generosa disponibilità. Ma siamo preoccupati non solo perché non è chiaro quale sia il perimetro nel quale si muoveranno e con quali poteri, ma per il ruolo del Parlamento che rischia di restare in secondo piano. Bisogna ripartire dal confronto con le parti sociali e dalla riconquista di un ruolo primario del Parlamento come luogo della sovranità popolare e snodo cruciale per tutte le decisioni che riguarderanno la ripartenza e la vita delle persone.

Su questi temi assumeremo iniziativa dentro e fuori dalle istituzioni. Spingeremo perché questa possa essere sviluppata ricollegando i fili sparsi di una sinistra che deve assumere un ruolo e dandosi un coordinamento. E chiedendo a tante realtà e personalità, che già oggi si muovono sul terreno della solidarietà e dell’innovazione sociale e che difficilmente saranno coinvolte nelle task force ufficiali, di costruire con noi proposte e visione su come affrontare il mondo dopo la crisi.

Sarà un mondo nuovo, diverso. Richiederà da subito nuovi strumenti e nuove risposte. Crisi come questa potrebbero ripetersi e abbiamo il dovere di non farci trovare impreparati.

 

 


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5 Aprile 20209min

Viviamo un tempo nuovo e difficile.

Tutto il Paese è chiamato a rispondere ad un’emergenza sanitaria che ci impone di cambiare radicalmente i nostri stili di vita, per salvaguardare la nostra salute e quella di chi ci è vicino. Un cambiamento che riguarderà anche il nostro futuro.

L’epidemia del coronavirus è arrivata in Italia con un impatto più forte di quel che ci aspettavamo e speravamo, col rischio di mettere in ginocchio il sistema sanitario nazionale per anni depauperato di risorse e personale e ai cui medici, infermieri, operatori, va una volta di più tutta la nostra gratitudine.

Anche se in questi giorni la curva epidemiologica ha dato i primi segnali di discesa non possiamo nasconderci di avere davanti una strada ancora molto lunga da percorrere, verso l’azzeramento dei contagi e in particolare di quel numero così doloroso di morti che ogni giorno riempiono i “bollettini di guerra” della Protezione Civile.

Come sapete le misure di contenimento sono state estese fino al 13 aprile e non è detto che non ci saranno ulteriori proroghe. Un virus non lo si sconfigge per decreto e molto dipenderà  dai comportamenti di ognuno di noi.

Mentre conduciamo questa poderosa battaglia però non possiamo esimerci dall’iniziare a preparare e immaginare il dopo, il momento in cui ci sarà da rimettere insieme in pezzi di un paese più debole, povero e insicuro.

La grave crisi sanitaria ne prefigura una economica gravissima e ci impone di mettere in discussione un intero modello di sviluppo, per provare ad uscire da questa crisi più forti di come ci siamo entrati, a partire dall’aggredire il tema del reddito.

In questo senso, come gruppo parlamentare, abbiamo presentato diversi emendamenti al “Cura Italia” e altri ne presenteremo in occasione del nuovo decreto.

Su una proposta in particolare non intendiamo arretrare di un millimetro. Quella per l’introduzione di un “reddito di dignità universale”, che abbiamo immaginato come estensione del reddito di cittadinanza, senza alcune delle condizioni attualmente previste.

Sulle forme siamo aperti ad ogni tipo di altra considerazione e a confrontarci su proposte alternative, quello che però riteniamo ineludibile è aprire il prima possibile una discussione in Parlamento su questo tema.

Sono state prese misure urgenti e necessarie, che sosteniamo, per dare un segnale alle persone in difficoltà, come i contributi di solidarietà alimentare, che consentiranno a chi a causa di questa emergenza non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena di avere almeno un po’ di respiro. Ma non può bastare.

Contestualmente, i nostri parlamentari Francesco Laforgia e Luca Pastorino hanno rilanciato la necessità di una patrimoniale sulle grandi ricchezze per finanziare sanità e scuola pubblica.

Se da una parte l’elogio al nostro Sistema sanitario nazionale, universale e pubblico, è sacrosanto, non si può evitare di dire che quel sistema ha subito troppi intollerabili tagli in questi anni.

Servono assunzioni, stipendi, formazione, infrastrutture adeguate. Serve investire sulla ricerca, di cui non possiamo riconoscere l’importanza solo nei momenti emergenziali.

In questi giorni assistiamo a numerose donazioni per l’acquisto di macchinari e dispositivi per la sicurezza, ma non possiamo fare affidamento, soprattutto per il futuro, sulla volontà dei singoli. Serve un meccanismo fiscale per finanziare la sanità, per consentire a chi ci lavora di poterlo fare in sicurezza.

Di questi giorni drammatici di certo ricorderemo il grande numero di personale sanitario, di infermieri e medici che hanno contratto il virus lavorando in prima linea e che in troppi casi  hanno perso la vita.

77 il numero dell’ultimo aggiornamento al momento in cui scriviamo. Morti sul lavoro.

Anche per questo abbiamo presentato un emendamento del gruppo per limitare la responsabilità dei medici, in relazione al periodo di emergenza. Perché chi è stato in trincea a cercare di salvare vite umane non può subire anche l’umiliazione di passare anni nelle stanze dei tribunali.

Siamo al fianco del Governo Conte in questa battaglia dura e per tanti versi imprevedibile, ma non vogliamo nasconderci le criticità di questa emergenza, la necessità di andare a fondo rispetto a situazioni in cui evidentemente qualcosa è mancato. Dal lato dei controlli e della tempestività dei provvedimenti.

Accanto al dato dei medici quello che più sconvolge della strage provocata dall’epidemia riguarda la scomparsa di un’intera generazione. Gli anziani sono i più colpiti dalla malattia e anche quelli che più spesso non riescono a sopravviverle. Le case di riposo sono in tutta Italia i principali luoghi di diffusione del contagio, veri e propri focolai dove si infettano pazienti e OSS che hanno lavorato a lungo senza le dovute protezioni.

Il nostro portavoce nazionale Francesco Laforgia ha presentato una interrogazione al Ministro della Salute su un caso simbolo del dramma che riguarda le Rsa, chiedendo un’indagine ispettiva nella Rsa di Medaglia, nella frazione di Mombretto (Milano) in cui, su circa 150 ospiti, sono morti più di 60 anziani.

Siamo presenti e vigili su tanti fronti e continueremo a farlo, consapevoli che la battaglia più dura è quella che dobbiamo ancora combattere.

Sarebbe più facile farlo non da soli: su questo terreno si gioca la stessa sopravvivenza dell’Unione Europea che deve sciogliere le ambiguità e rinunciare agli egoismi dei singoli stati, o una volta di più avranno vinto i populisti e le destre che anche in queste ore così complicate cercano di diffondere paura, incertezza e disorientamento.

Per noi è finito il tempo di pensare a come derogare o sforare le regole che l’Europa si è data, bisognerebbe piuttosto mettere mano a quelle regole per cambiarle, insistere per gli Eurobond, per consentire politiche espansive e investimenti.

Anche di questo e di altre iniziative che il Governo dovrebbe mettere in campo si parla nel documento “Tre priorità per uscire dalla crisi” sottoscritto da parlamentari, consiglieri regionali, amministratori da tutta Italia che noi sosteniamo convintamente e che trovate a questo link.

Vi inviamo a leggere anche il pezzo di Francesco Laforgia per Left I bambini ci guardano, perché accanto alla fragilità dei nostri nonni abbiamo il dovere di non dimenticarci dei più piccoli, che vivono oggi e subiranno domani gli effetti dei cambiamenti in atto.

Usiamo questo tempo di transizione per immaginare il futuro che comunque arriverà. Perché l’Italia ce la farà, anche questa volta, trovando nella crisi più profonda le risorse e il coraggio per ripartire.

Buona Pasqua a tutte e tutti, in attesa di un 25 Aprile che mai come oggi abbiamo bisogno di celebrare.

Troveremo un modo per farlo anche in questo tempo sbagliato.

 

 


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5 Aprile 202010min
Parlamentari, consiglieri regionali, amministratori hanno firmato un appello su tre priorità. Perché anche la gestione della crisi e del dopo ha bisogno di un punto di vista ecologista e di sinistra.
Su questo metteremo in campo iniziativa politica dentro e fuori dalle istituzioni nei prossimi mesi.

TRE PRIORITÀ PER USCIRE DALLA CRISI

Stiamo vivendo un momento drammatico della storia del nostro Paese e del mondo. Il peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale. C’è bisogno di remare tutti nella medesima direzione. Con la consapevolezza che la pandemia cambia tutto e che, con essa, dobbiamo cambiare noi e la politica.

Il nostro pensiero in questo momento va a chi ha perso la vita, al dolore dei loro cari, ai malati. Il ringraziamento va ai più esposti, a chi si batte negli ospedali, ai medici, agli infermieri, al personale socio-sanitario, volontario e ausiliario, alla protezione civile, alle forze di sicurezza.

Vogliamo, con la nostra iniziativa, aiutare l’azione del Governo, ma suggerendo tre priorità per uscire dall’emergenza sanitaria ed evitare di ritrovarci con una crisi economica e sociale senza precedenti. Bisogna fare in fretta, garantendo liquidità immediata alle imprese e ai cittadini e alle cittadine che vedono eroso il potere di acquisto.

Sono molte le cose da affrontare in tempi celeri, a partire da un ritorno forte agli investimenti pubblici in sanità, scuola, università e ricerca, innovazione ambientale, da sempre trascurati, ma che sono la linfa vitale di una nazione. Così come sarebbe letale permettere al virus di uccidere anche il clima, favorendo politiche espansive che tornino a considerare la sostenibilità ambientale un tema secondario, negando ancora una volta l’urgenza che ci pone la scienza.

Proprio perché ci aspettano sfide epocali, intendiamo proporre tre priorità per un rinnovamento radicale:

1) Partecipazione: la democrazia e il confronto sono pratiche da valorizzare anche durante lo stato di eccezione. A partire dal massimo coinvolgimento delle assemblee elettive e delle autonomie locali, dei sindaci, degli amministratori. Serve una relazione forte e continua anche con tutti coloro che fuori dalle istituzioni contribuiscono a dare densità alla nostra democrazia: parti sociali, associazioni di volontariato, ambientaliste, studentesche e più in generale movimenti e organizzazioni della società civile. Per sostenere la lotta contro il virus servono idee e la partecipazione di tutti, anche utilizzando nuove tecnologie della comunicazione. Non servono uomini soli al comando o pieni poteri, come nella gravissima deriva autoritaria in Ungheria, che rischia di replicarsi (magari con modalità più sfumate) anche in paesi meno sospettabili.

2) Solidarietà: L’Europa deve agire con coraggio. Il virus non conosce frontiere, per questo sono necessarie politiche sanitarie, sociali, fiscali ed economiche unificate, capaci di sostenere i Paesi in difficoltà senza condizionalità capestro. Bene i 750 miliardi della BCE, bene la Commissione sulla sospensione del Patto di Stabilità e sull’allentamento dei vincoli sugli aiuti di Stato. Ma non basta, perché le stime, da qui al 31 dicembre, fanno paura: l’intero continente viaggia con un PIL tra il meno 5 e il meno 10%. Serve un nuovo Patto di Sostenibilità e Benessere, con nuove regole ed un regime fiscale unico, che elimini la pratica di dumping tra i Paesi.

C’è bisogno di un bilancio dell’Unione all’altezza della situazione, con fondi straordinari dedicati a imprese, lavoratori e famiglie, garantendo anche una totale flessibilità nell’uso dei fondi strutturali. Sono urgenti inoltre politiche espansive, investimenti, risorse e uno scudo comune, che solo gli Eurobond possono garantire così come sostenuto dall’Italia ed altri otto Stati Membri. Bisogna insistere con forza, anche a costo di una resa dei conti senza precedenti a Bruxelles.

3) Reddito: Il virus picchia in maniera indiscriminata, mentre la crisi economica e sociale sceglie in maniera selettiva, perché colpisce e colpirà con maggiore durezza i settori più fragili e le persone con minori tutele. Dalle partite IVA al piccolo commercio, dal lavoro stagionale a quello occasionale, dai creativi fino al lavoro sommerso. E a pagare per primi saranno le donne e i giovani, e le famiglie con disabilità. Per questo riteniamo fondamentale un Reddito Universale, una misura capace di arrivare immediatamente nelle case di chi ha più bisogno, evitando il rischio che sia la criminalità a farlo. Una misura capace di non lasciare indietro nessuno, allargando la platea dell’attuale Reddito di Cittadinanza a chi è stato colpito in maniera pesantissima dalla crisi, utile anche come garanzia di sostentamento in questa fase di transizione verso nuovi modelli produttivi sostenibili.

Lo si può fare istituendo un fondo di solidarietà nazionale a cui far compartecipare le categorie meno colpite, le imprese partecipate, i giganti dell’e-commerce, i dirigenti pubblici, i consiglieri regionali, i parlamentari nazionali ed europei. Lo si può fare con una tassa di scopo sui grandi capitali. Lo si può fare ricongiungendo le risorse dei fondi strutturali europei non ancora spesi, non andati a buon fine, fermi nei ministeri e nelle regioni. Nel sistema nazionale di monitoraggio, rispetto ai pagamenti fatti ai beneficiari risultano disponibili 37 miliardi, mentre rispetto agli impegni presi ne risultano 22. E anche con le stime più prudenziali ci sono almeno 10-12 miliardi da andare a recuperare.

Dunque, l’Italia si salva se sarà in grado di dare risposte concrete a chi ha perso tutto. Si salva se continuerà nell’opera di trasformazione e rinascita dell’Europa che deve tornare ad essere vicina e utile alle condizioni materiali di vita delle persone. E se continuerà a credere che quello che dobbiamo combattere è il virus e non la democrazia.

Su questi temi faremo la nostra parte, lealmente ma senza sconti.

 

 

Firmatari:

Gessica Allegni,
Assessore Politiche Sociali Bertinoro
Federico Amico,
Consigliere Regionale Emilia-Romagna
Silvia Benedetti,
Deputata
Marta Bonafoni,
Consigliera Regionale Lazio
Andrea Cecconi,
Deputato
Amedeo Ciaccheri,
Presidente VIII Municipio, Roma
Peppe De Cristofaro,
Sottosegretario Ministero Istruzione
Loredana De Petris,
Senatrice
Luigi Di Marzio,
Senatore
Elena Fattori,
Senatrice
Lorenzo Fioramonti,
Deputato Ex Ministro
Flora Frate,
Deputata
Nicola Fratoianni,
Deputato
Veronica Giannone,
Deputata
Marco Grimaldi,
Consigliere Regionale Piemonte
Francesco Laforgia,
Senatore
Rossella Muroni,
Deputata
Paola Nugnes,
Senatrice
Erasmo Palazzotto,
Deputato
Luca Pastorino,
Deputato
Gianni Pastorino,
Consigliere Regionale Liguria
Elly Schlein,
Vicepresidente Emilia-Romagna
Massimiliano Smeriglio,
Parlamentare Europeo
Serena Spinelli,
Consigliera Regionale Toscana
Igor Taruffi,
Consigliere Regionale Emilia-Romagna
Massimo Zedda,
Consigliere Regionale Sardegna



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