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6 Ottobre 201912min

 

 

 

Articolo di Guido Marinelli

 

27 Settembre 2019

 

Il primo allarme sul clima arrivò nel 1988 e rimase inascoltato. Nel 2009 ci fu il Rapporto Onu. Oggi la mobilitazione di Greta Thunberg e dei Fridays for future scuote la politica mondiale.  E dalla “tana del lupo” la giovane deputata dem propone il sui Green new deal.

Da qualche tempo si parla molto del “Riscaldamento climatico” e del “Green New Deal” (“nuovo corso verde”).

Improvvisamente abbiamo preso coscienza di un problema (l’emergenza ambientale) e abbiamo studiato la soluzione tramite un “Green New Deal”?   L’uomo ancora una volta dimostra la sua capacità di reazione? Non è così semplice.

In realtà già alla conferenza mondiale sul clima di Toronto del 1988 (31 anni fa !) la maggioranza degli scienziati concordava sul fatto che le temperature stavano aumentando e che la causa era l’attività antropica. E chiedevano “decisioni politiche immediate” per limitare l’emissione di anidride carbonica.

Le Nazioni Unite a inizio 2009 (oltre 10 anni fa) hanno pubblicato il report “Global Green New Deal”.

Il 20 agosto 2018 Greta Thunberg inizia la sua protesta chiedendo al governo svedese di occuparsi del cambiamento climatico. Dal suo esempio nasce il movimento ormai noto come “Friday For Future”.

A inizio 2019 Alexandria Ocasio-Cortez propone la sua risoluzione sul Green New Deal alla Camera dei deputati degli Stati Uniti.

Greta Thunberg è riuscita ad attirare l’attenzione del mondo su un problema già documentato più di 30 anni prima dalla comunità scientifica.

Alexandria Ocasio-Cortez, fino a poco tempo fa semi-sconosciuta neo deputata americana, nella sua risoluzione propone interventi contro il riscaldamento climatico molto simili a quelle proposte dalle Nazioni Unite nel loro report del 2009 e rimaste finora inascoltate.

In Europa è da poco nata “European Spring“ che ha definito una proposta di “Green New Deal per l’Europa”. Ma solo ora la Commissione comincia ad affrontare il problema.

La colpa del gravissimo ritardo con cui i problemi reali stanno venendo alla luce è del negazionismo climatico che ha intossicato per anni la discussione pubblica. Ma chi ha finanziato e perché i negazionisti? Una delle principali organizzazioni negazioniste è l’Heartland Institute (Chicago), che arrivò a paragonare (maggio 2012) chi credeva nei cambiamenti climatici a psicopatici, dittatori e assassini di massa come Osama Bin Laden.

Non stupisce trovare tra i finanziatori dell’Heartland Institute  compagnie petrolifere (come la Exxon Mobil), industrie del tabacco, come la Philip Morris, e industrie farmaceutiche come la Glaxo, Pfizer … (da: https://en.wikipedia.org/wiki/The_Heartland_Institute).

Pare che ci restino solo 12 anni per intervenire e mitigare i cambiamenti climatici che abbiamo indotto. Meno di un battito di ciglia. E allora perché ne abbiamo buttati almeno 31 visto che già dal 1988 sapevamo quello che dovevamo fare?

Perché l’economia dell’occidente capitalistico si basa sul consumo compulsivo di risorse fossili: trasporti privati, energia, asfalto, vernici, plastica per qualsiasi cosa, dalle bottiglie ai giocattoli, prodotti a base di petrolio per produrre praticamente tutto, anche i vestiti. Tutto a base di fonti fossili.

Aggiungiamo anche che l’agricoltura è pompata chimicamente (e il petrolio serve anche per i concimi chimici), che i rifiuti vengono inceneriti o abbandonati a inquinare terreni e falde acquifere, che gli strumenti bellici non sono solo dispositivi di morte ma sono anche energivori… In poche parole quasi tutta l’economia capitalista si basa non solo sullo sfruttamento del lavoro e della persona ma anche sullo sfruttamento del petrolio e dell’ambiente.

La necessità delle multinazionali di continuare a fare enormi profitti spiega perché abbiamo sprecato oltre 31 anni di tempo e perché i negazionisti sono stati abbondantemente finanziati dalle multinazionali stesse.

I ragazzi del “Friday For Future” hanno capito che il capitalismo sta rubando il loro futuro. Il 27 settembre ci sarà il terzo sciopero mondiale per il clima con manifestazioni in tutto il pianeta per sollecitare i governi, i politici a intervenire subito.

La politica, finora succube di lobbies e di autoreferenzialità culturale, è in grado di capire che è arrivato il momento di ascoltare e di lavorare insieme con i ragazzi di “Friday For Future” e con la società diffusa e attiva per costruire soluzioni credibili e non palliativi? Che non basta più dire che farà qualcosa ma poi, nei fatti, continuare come se nulla fosse?

Se vogliamo avere una possibilità deve capirlo: la situazione è ormai drammatica: per la prima volta negli ultimi 800mila anni, si è superato il limite di 410 parti per milione di Co2 in atmosfera. E gli effetti ormai si vedono. Negli anni ‘50 le misurazioni davano 310 parti per milione di Co2. Ma quello che impressiona di più è l’incredibile accelerazione dell’aumento della Co2 negli ultimi anni. Analizzando la composizione delle bolle d’aria intrappolate nel ghiaccio dei poli, si è scoperto che per molte migliaia di anni i livelli di CO2 in atmosfera sono oscillati tra 170 e 280 parti per milione. Per controllare la veridicità di tali dati basta recarsi sul monte Cimone presso il laboratorio ISAC_CNR, l’unica stazione in Italia e nel Mediterraneo riconosciuta come “Osservatorio Globale” (GAW) dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), uno della rete dei 30 centri mondiali che misurano i cambiamenti climatici.

Lì, insieme ai ricercatori CNR-ISAC e CNR- ISP, si può curiosare tra i laboratori e la strumentazione utilizzata per studiare i cambiamenti climatici e la qualità dell’aria. Lo dovremmo fare tutti: i dati, i grafici, gli strumenti in funzione fanno veramente spavento.

Dobbiamo però riconoscere che per parlare al mondo dei problemi ambientali la scienza è necessaria ma non sufficiente: oltre gli aspetti scientifici della crisi climatica andrebbero analizzati le implicazioni sociali, culturali, economiche, storiche … siamo di fronte a un “fatto sociale totale” che ha implicazioni in tutti gli aspetti della nostra vita. Implicazioni certamente più gravi per i paesi più poveri, e per la parte della popolazione, anche occidentale, che ha meno.

Chi è già in difficoltà subirà le conseguenze peggiori. Chi ha di più può affrontare con maggiori risorse le crisi che ci aspettano: scioglimento dei ghiacciai, siccità, fenomeni meteorologici estremi, penuria alimentare, innalzamento dei mari… L’eliminazione delle diseguaglianze è quindi un passo essenziale per il Green New Deal. Perché se vogliamo risolvere veramente il problema dobbiamo attuare un progetto articolato e complessivo di “cambiamento verde” della società.

Un cambiamento che, salvando l’ambiente, salvi anche l’umanità riportandola a valori di uguaglianza, pari opportunità, pari diritti, pacifica convivenza, eliminazione dello sfruttamento, equa ripartizione delle risorse … Quindi un piano organico e sociale non uno slogan o un insieme di misure tampone scollegate tra di loro. Un esempio, ancora parziale, lo troviamo nella proposta di Green New Deal di Bernie Sanders che affronta non solo interventi climatici ma i correlati aspetti legati al lavoro, alla salute, alla tutela dei diritti, alla ricerca, alla tecnologia… insomma un primo tentativo di legare i diritti ambientali ai diritti della persona. Con finanziamenti pubblici.

Perché il problema è un problema collettivo, non individuale. E chi più ha fatto profitti privati inquinando le risorse di tutti deve pagare di più. Politiche disorganiche, rabberciate, disomogenee, incongruenti rischiano solo di creare le condizioni perché qualcuno si arricchisca ancora di più sfruttando il riscaldamento del pianeta.

Non abbiamo bisogno di parziale rigenerazione delle risorse ambientali perché il capitale le possa sfruttare di nuovo, magari in modo diverso. Abbiamo bisogno di un completo cambiamento del paradigma sociale, economico e relazionale. Un modello di sviluppo completamente nuovo e diverso. Abbiamo solo 12 anni. La sfida è enorme. Per questo serve l’unità di tutte le forze ambientaliste e di sinistra in Italia e nel mondo. Ora, non domani.

Oppure vogliamo avere la responsabilità di fallire ancora una volta?

 


 

Guido Marinelli 

Cofondatore dell’associazione politico-culturale #perimolti
Componente Comitato Nazionale Nazionale èViva
Coordinatore comitato èViva Roma Capitale

 


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31 Agosto 201910min

èViva Campania

 

 

30 Agosto 2019

 


èViva Campania: Condividiamo la “Riflessione sulla questione ambientale” a cura del compagno Jacopo Esposito coordinatore regionale e membro del comitato nazionale di ÈViva.

 


 

I recenti fatti di cronaca in merito ai drammatici incendi scoppiati in Siberia e nella foresta Amazzonica ai quali si aggiungono, gli oltre diecimila incendi che stanno devastando il secondo polmone verde del nostro pianeta ovvero la foresta pluviale che attraversa l’Angola, lo Zambia e il sud del Congo, hanno destato l’attenzione dell’opinione pubblica sulla gravità della questione ambientale, la quale può essere paragonata come intensità, gravità e capacità di sensibilizzazione delle masse alla questione pacifista che ha caratterizzato gli inizi degli anni 70.

Proprio per queste sue caratteristiche la questione ambientale rientra fra le questioni principali del nostro secolo, la quale appunto per la sua intensità e gravità riesce a intersecare diversi aspetti della nostra vita e diverse questioni lasciate a lungo irrisolte nel nostro paese, partendo dalla questione sociale.

L’attuale crisi climatica, che stiamo oggi vivendo, è figlia di un determinato paradigma di sviluppo che mira ad uno sfruttamento intensivo dei lavoratori e delle risorse del nostro pianeta in favore del perdurare dell’arricchimento di pochi, fino ad arrivare alla questione morale che ormai tristemente ci caratterizza come paese, difatti da Nord a Sud si sviluppano politiche di clientelismo fra amministratori locali e diversi gruppi di potere a partire dalla criminalità organizzata, il tutto ai danni dell’ambiente che ci circonda e dunque della collettività.

Proprio per questo partendo dalla questione ambientale si intravede una possibilità di profondo rinnovamento per il nostro Paese e non solo.

Pertanto sarebbe sbagliato etichettare questa lotta come una semplice lotta generazionale fra coloro che hanno ereditato questo mondo e le future generazioni che lo erediteranno, al contrario questa è una lotta “intragenerazionale” in quanto questa lotta è uno scontro tra due forze distinte e contrapposte, delle forze conservatrici e reazionarie (Vedasi Trump, Bolsonaro e Putin) che intendono preservare l’attuale status quo e i meccanismi di potere che da questo derivano, e delle forze progressiste e ambientaliste che al contrario intendono cambiare radicalmente e dunque rinnovare l’attuale modello di società.

Ed è proprio compito di quei partiti e movimenti politici che fanno riferimento a questa seconda area, aprirsi al dialogo con tutti i movimenti ambientalisti che si sono venuti a formare (formati in gran parte da giovani) per lasciarsi dunque contaminare dalla loro energia e volontà di rinnovamento della società, è solo in questo modo che questi partiti potranno giungere ad un autentico rinnovamento e così finalmente interpretare le lotte dei movimenti ambientalisti traducendole in una proposta politica comune che partendo dall’ambiente abbracci le varie tematiche ancora irrisolte di cui abbiamo parlato in precedenza e che si ponga l’obiettivo del raggiungimento di un effettivo rinnovamento del nostro Paese, delle sue Istituzioni e del mondo che lo circonda.

 


 

Fridays for future Napoli
#FFF
#FridaysForFuture
#Amazzonia
#èViva

 


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13 Agosto 201920min

 

 

  Cronistoria della crisi di governo

 

dal profilo facebook di

Pietro Grasso

 

12 Agosto 2019

 

 

 

 

 


E’ iniziato il cammino del “Governo Conte Due”

29 Agosto

 

E’ iniziato il cammino del “Governo Conte Due”. Le prime dichiarazioni fatte dal presidente Conte sono nuove nei contenuti e nelle parole chiave: mi auguro siano il segno di un Governo di svolta. Oggi Conte ha iniziato a incontrare i gruppi parlamentari, e da questi colloqui si capirà se davvero intende proporre al paese nuove ricette, un nuovo linguaggio, nuovi protagonisti. Sono tanti i temi su cui valuteremo la possibilità di dare o meno la fiducia a questo Governo, verso il quale, voglio sottolineare, partiamo con le migliori intenzioni. Porteremo i temi che sono sempre stati al centro del nostro impegno: dignità al lavoro, conversione ecologica, emergenza climatica, lotta alla precarietà, attenzione al Sud, diritti civili e sociali, politiche dell’immigrazione intelligenti e umane, lotta all’evasione fiscale per un fisco più equo, giustizia e contrasto alle mafie.

Questo è il momento dei contenuti, verrà anche il momento dei nomi: perchè molto si può scrivere in un programma o in un contratto, ma come abbiamo appena visto il carattere, le competenze e le capacità delle persone sono indispensabili per governare un Paese e le sue emergenze. La speranza è che vengano individuate tutte figure di alto profilo, capaci di fare le scelte giuste nell’interesse dei cittadini.

 


Una buona e condivisibile base di lavoro

22 Agosto

 

I 5 punti della relazione di Zingaretti di ieri e i 10 punti elencati da Luigi Di Maio al termine delle consultazioni di oggi sono una buona e condivisibile base di lavoro. Se la volontà di trovare un’intesa per il bene del Paese è reale, è possibile dare vita a un Governo politico e di legislatura che possa migliorare la vita dei cittadini e garantire stabilità e sicurezza.

Confido nella responsabilità delle parti politiche per avviare un percorso rapido.

 


Oggi iniziano le consultazioni

21 Agosto

 

Oggi iniziano le consultazioni al Quirinale. Non è il momento dei tatticismi, dei personalismi, degli interessi di parte, piccoli o grandi che siano. E’ tempo di servire l’Italia nel modo più nobile che la politica possa fare. Lo dico innanzitutto ai due uomini chiamati nelle prossime ore a fornire delle risposte al Presidente Mattarella.

Caro Nicola, caro Luigi: è necessario un Governo che archivi per sempre la stagione della rabbia, delle bestie sui social, dell’odio, dello spregio alle Istituzioni della Repubblica.
Costruiamolo su una agenda che abbia come faro il lavoro; che restituisca dignità alle persone; che difenda e investa su scuola, sanità, ricerca, innovazione; che promuova la giustizia sociale; che lotti contro l’emergenza climatica.

Usiamo i prossimi 3 anni per realizzare davvero il progetto di un’Italia diversa. I numeri ci sono, basta volerlo e non cadere nei tranelli dei veti incrociati. Non consegniamo il Paese all’incertezza o – peggio ancora – alla destra di Salvini. Sarebbe l’errore più grande. Coraggio!

 


Il governo gialloverde ha fallito

20 Agosto

 

Il Governo gialloverde ha fallito. Adesso è doveroso lavorare seriamente nell’interesse di tutti. Questa la mia posizione espressa poco fa in Senato, dove si sta svolgendo un dibattito surreale, perché Salvini incredibilmente non si è dimesso, perché per lui il potere è più forte della dignità. Grazie Presidente Giuseppe Conte per la trasparenza nella gestione di questo passaggio!

È stato davvero patetico leggere di “telefoni sempre accesi”, come se si trattasse della crisi adolescenziale di un amore estivo e non del Governo del nostro Paese. Oggi addirittura ho sentito Salvini implorare i Cinque stelle con il famoso ritornello di Pappalardo: “Ricominciamo”. Tutto pur di non alzarsi dal Viminale. L’uomo forte si è rinchiuso nel fortino.

Basta con la stagione dei selfie e dei proclami sulle spiagge, della rivendicazione dei pieni poteri, dell’odio, dell’indifferenza. Guardiamo in faccia i veri problemi del Paese. Torniamo alla politica e fermiamo le Bestie che sui social aizzano i cittadini gli uni contro gli altri.

Lo dico da uomo che ha servito le Istituzioni per tutta la vita: l’Italia non ha bisogno di un accordicchio, di un esecutivo dal corto respiro dominato da tatticismi e posizionamenti elettorali. Se il Parlamento desse vita ad un Governo che ribalti l’agenda attuale non avremmo solo il diritto di ragionarne ma il dovere di provarci per cambiare per davvero il segno di questi tempi. Solo in quel caso, darei il mio personale, convinto e fiero voto di fiducia.

 


Piange il telefono

15 Agosto

 

Le notizie importanti di oggi mi sembrano due.
Salvini dice che il suo telefono è sempre acceso e aspetta una telefonata di Di Maio.

Dopo la sconfitta in Senato, un vero e proprio schiaffo che non aveva messo in conto, forse ha finalmente capito che non si può stracciare la Costituzione e umiliare il Parlamento. Anche dal suo stesso partito sono iniziate le prese di distanza e le critiche: l’uomo che sentiva di avere il mondo in tasca ha scoperto di non avere la terra solida sotto i piedi.

Capita, quando il potere arriva a farti perdere il contatto con la realtà, che è più complicata di una diretta Facebook (dove ancora, va ammesso, se la cava bene). Come un pugile suonato, cerca di aggrapparsi alle corde per evitare il k.o.

La seconda notizia è il sussulto di orgoglio del Presidente Conte che finalmente avversa il suo Ministro Salvini sull’assurda politica dei porti chiusi. Ci sono uomini, donne e bambini su barche in mezzo ad un mare con onde fortissime: fatele scendere! Oltre alle dichiarazioni servono atti concreti.

Buon Ferragosto!

 


Salvini è disperato

14 Agosto

 

Salvini ha bluffato, ma ormai le carte sono sul tavolo: è disperato, e la sua proposta di ieri lo dimostra. In ogni caso continua a pensare di poter piegare le regole a suo piacimento, come se avesse quei “pieni poteri” che sogna (e che non avrà, mai); l’altra ipotesi è che abbia giurato da Ministro sulla Costituzione senza averla mai letta.

Ieri in Senato ha proposto una cosa ridicola: tagliare i parlamentari e andare subito al voto. Ma cosa significa subito? Ad ottobre? Ammesso che vada così, voteremmo ancora per 945 parlamentari, come ora. E perché? Perché esiste la Costituzione, che, evidentemente, dà molto fastidio al leader della Lega.

Se venisse approvata in quarta lettura (l’ultima del Parlamento) la legge costituzionale di taglio dei parlamentari non sarebbe immediatamente applicabile. In assenza di una approvazione in Parlamento con una grande maggioranza (e la terza lettura in Senato è stata al di sotto della soglia necessaria dei due terzi) si deve infatti consentire ai cittadini di poter eventualmente raccogliere le firme e proporre il Referendum. E l’articolo 138 della Costituzione fissa questo tempo in 3 mesi. L’ennesima bufala insomma, l’ennesima pretesa di calpestare le regole democratiche della Repubblica.

E’ evidente che quando provi un blitz o una guerra lampo e questa fallisce, sei destinato a perdere.
E Salvini perderà.

Nel frattempo, però, non ha ancora ritirato i ministri e non ha dato le sue dimissioni. Con quale dignità continuano a occupare quei ministeri in nome di un Governo in cui non ripongono più fiducia?
Se solo avesse un centesimo del coraggio che dice, lo farebbe al più presto.

Sarà un bene per il Paese: mentre lui continua a girare per le spiagge qualcuno si occuperà al meglio della sicurezza dei cittadini.

 


Il Senato non si Lega

13 Agosto

 

Si è appena conclusa la seduta del Senato che ha confermato il 20 agosto come data per ascoltare le comunicazioni del presidente Conte.

Esattamente come previsto nel post di ieri. Il Senato non si Lega al Senatore ministro Salvini (che non è presidente di nulla).‬ ‪

La crisi di governo sta tornando sui binari istituzionali, quelli in cui il Parlamento conta più del Papeete Beach.

 


Il ministro spiaggiato 

12 Agosto

 

A forza di girare per le spiagge, Salvini rischia di finire spiaggiato.

E’ stato molto interessante leggere gli articoli di stamattina in merito alla riunione dei capigruppo che si terrà oggi pomeriggio in Senato.
Avendole presiedute per 5 anni le conosco molto bene, quindi se avrete la pazienza di seguire il mio ragionamento vi spiegherò come in nessun caso, se Cinque Stelle, Pd e Misto sono scaltri, potrà vincere questa partita e umiliare il Parlamento col suo 17% di voti.

Partiamo dalle certezze: Salvini vorrebbe votare la mozione di sfiducia prima di ferragosto, gli altri intorno al 20, per dare modo a tutte le senatrici e i senatori di poter partecipare ad un voto così importante.
Con ogni probabilità a prevalere in quella riunione sarà la data del 20, ma siccome non ci sarà unanimità potrebbe essere convocata l’Aula per domani in modo che si voti sul calendario, magari sfruttando le possibili assenze e provando a “ribaltare” il risultato ottenuto in capigruppo.

Come evitare questo “blitz salviniano”, un ulteriore sfregio al Parlamento?
E’ abbastanza semplice, partendo da un semplice calcolo matematico: Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia in Senato NON hanno la maggioranza di 161 voti necessaria per imporre nulla.

Basterà contarsi prima: se i senatori di centrodestra sono meno degli altri si potrà votare il calendario in Aula, e fissare la discussione per il 20 agosto (o il 21, o il 22…).
Se invece sono di più, semplicemente se gli altri non entreranno in Aula il centrodestra non avrà mai il numero legale per il blitz, e saranno costretti a rimandare di giorno in giorno l’Assemblea.

In questo modo Salvini, ogni giorno più nervoso e contestato, capirà che il Parlamento non è a sua disposizione, per ora.

 


Non ballo sulla musica di Salvini

10 Agosto

 

Non ho alcuna intenzione di ballare sulla musica suonata da Salvini, una musica pericolosa.

Mi spiego: del Governo Lega-5Stelle penso il peggio, l’ho scritto qui e detto pubblicamente molte volte, soprattutto nei discorsi in Aula al Senato, che per me resta il tempio della rappresentanza e della volontà popolare. So bene che questa esperienza di Governo, per fortuna, è giunta al termine, e che presto i cittadini italiani saranno chiamati alle urne.

Nonostante ciò, non vedo perché io e tutti i senatori di opposizione (di LeU, del Misto, del Pd, ma anche di centrodestra) dovremmo trasformarci nei “volenterosi carnefici” al servizio di Salvini, e votare allegramente l’assurdo di una mozione di sfiducia al Governo presentata da Ministri tuttora ipocritamente e vergognosamente in carica e che intendono rimanere tali fino al giorno delle elezioni!

Non vedo perché le opposizioni dovrebbero fare il lavoro sporco di un gruppo parlamentare che rappresenta il 17% del voto delle elezioni di marzo 2018.

Facendo i conti, basta poco per impedirlo. Preso dalla brama di potere Salvini ha fatto un errore: ha presentato una mozione di sfiducia potendo contare solo sui suoi 58 voti.

Per questo chiedo ai senatori e alle senatrici di opposizione – noi che mai avremmo potuto votare la fiducia a Conte – di non partecipare al voto sulla mozione di sfiducia presentata dalla Lega. Disinneschiamo questa sciagurata pazzia voluta da Salvini con gli strumenti propri della democrazia parlamentare: oggi infatti Salvini non ha i numeri per rendere il Parlamento ostaggio dei suoi desiderata, né per disporre delle Istituzioni a suo piacimento, tra un comizio machista e un cocktail in spiaggia.

Se la mozione proposta dalla Lega sarà votata solo dalla maggioranza (Lega e 5 Stelle), Conte non sarà tecnicamente sfiduciato. Politicamente dovrà ovviamente dimettersi, e sarà necessario un governo elettorale (non deve essere Salvini a gestire dal Viminale le elezioni, come ho spiegato ieri) ma i tempi della crisi passeranno dalle mani di Salvini a quelle, istituzionalmente corrette, del presidente del Consiglio e soprattutto del presidente della Repubblica.

Non diamo noi per primi “pieni poteri” in questo momento di crisi a Matteo Salvini.

Troppo a lungo ci siamo fatti imporre l’agenda: è il momento di cambiare musica.

 


Una buona notizia

9 Agosto

La caduta del Governo Conte è una buona notizia. Purtroppo il timore è che, stando così le cose, il prossimo Governo sarà addirittura peggiore.

Togliere la fiducia a Conte è nel pieno della legittimità politica di Salvini: tempi e modi, invece, mostrano il suo disprezzo per le Istituzioni. Sta sfiduciando un Governo in cui esponenti della Lega ancora ricoprono ruoli importanti: inizino a dimettersi. Vorrei poi ricordare a Salvini che i “pieni poteri” non esistono, se non nei fumetti (uno solo li ha pretesi, nel 1933, ed è bene non prenderlo ad esempio).

E’ evidente che Salvini abbia piena consapevolezza del disastro dei conti pubblici, e di quanto li abbiano aggravati con le scelte di questi mesi. Per questo vuole correre ad elezioni ma, come ha sottolineato Conte, i tempi del Parlamento li decidono i Presidenti di Camera e Senato, e quelli della crisi li deciderà il Quirinale.

Salvini non può gestire dal Viminale la fase elettorale. È inaccettabile che chi chiede alla piazza pieni poteri e si scaglia contro Parlamento e Magistratura sovrintenda i delicati passaggi del voto. Dovrà essere un Governo elettorale a gestire le settimane che ci separano dal voto.

Per quel che riguarda il campo della sinistra, tutto quello che c’è ora non è sufficiente.
Sono convinto che non si possa andare in ordine sparso e a mani nude contro Salvini, la Bestia e il clima che c’è nel Paese. Serve un cambio di passo, una rivoluzione programmatica e nuovi protagonisti, una visione del Paese forte su alcuni punti irrinunciabili (svolta ecologica, istruzione gratuita, rilancio del welfare e degli investimenti pubblici, revisione del Trattato di Dublino e della Legge Bossi-Fini) che possa riportare tanti elettori alle urne, ma al momento non vedo tracce di nulla di tutto questo. Resto di indole ottimista, ma come ho detto giorni fa inizio a essere preoccupato.

 


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12 Agosto 20199min

 

Articolo di

Guido Marinelli (èViva)

 

 

29 Luglio 2019

 

 

 

 

Guido Marinelli – èViva

 

Che il Pianeta soffra di almeno tre crisi è evidente. La correlazione tra queste tre crisi è meno evidente. Ma non serve approfondire troppo per capire che, invece, sono drammaticamente interconnesse. Vediamole un momento:

Una crisi ambientale. L’aspetto climatico di tale crisi, strisciante da più di un secolo è reso ormai evidente e drammatico dai cambiamenti climatici in atto. Ma non c’è solo l’aspetto climatico, anzi. Ormai l’Earth Overshoot Day, il giorno in cui abbiamo consumato tutte le risorse rinnovabili dalla Terra nell’anno, è sempre più vicino all’inizio dell’anno stesso. Ormai cade nel mese di luglio (dal 29 per la precisione ndr).

Cioè tutte le risorse naturali che consumiamo da agosto a dicembre non si rinnovano. È come se voi aveste un deposito di 1.000 litri d’acqua. E ne consumate 200 l’anno. Ma ne arrivano solo 100 litri nuovi ogni anno. Così dopo il primo anno ne avrete solo 900. E il secondo anno che fate? Invece di cercare di consumare di meno ne consumate 250. E la perdita secca diventa di 150. E così alla fine del secondo anno vi ritrovate solo 750 litri. L’acqua finirà presto.

È questo quello che stiamo facendo alla Terra. E pensate che l’Overshoot Day degli Stati Uniti è il 15 marzo. Cioè gli Usa consumano tutte le loro risorse rinnovabili nei primi 75 giorni dell’anno. Negli altri 290 consumano le “riserve” della Terra. Come nell’esempio dell’acqua.

L’Overshoot Day della Ue cade il 10 maggio. Quello del Ghana il 30 ottobre. Quello dell’Indonesia il 18 dicembre cioè è quasi in pareggio: è come se nell’esempio precedente si perdesse si è no 1 litro d’acqua l’anno. I 1.000 litri di partenza durerebbero molto di più.

Ma il Ghana, l’Indonesia e gli altri Paesi “meno industrializzati” devono dare tanti litri a Usa e Ue per compensare il loro spreco. Chi è quindi in debito? L’Africa che conserva le sue risorse o l’Europa che le depreda? Ed ecco una prima correlazione con le crisi sociali e le relative crisi migratorie.

Una crisi sociale: possiamo vedere chiaramente una crisi sociale “interna” all’Italia e una “esterna”, cioè internazionale. È chiara la crisi sociale in Italia, resa esplicita dai “vaffa day” grillini ed esplosa con la propaganda della “Bestia” salviniana. Il tessuto sociale del Paese si sfalda, la sua eterogeneità diventa un problema e non un valore aggiunto, vengono a galla le contraddizioni.

Esplodono le tensioni, l’ipocrisia e la violenza prima sopite. La competizione sociale viene esaltata, i penultimi incitati contro gli ultimi, la gratificazione sociale non passa per la felicità ma nel sapere che c’è qualcuno che sta peggio di te, qualcuno su cui sfogare le frustrazioni e lo stress di una vita difficile e inutilmente competitiva. E intanto il precariato dilaga, si arretra sul fronte dei diritti e le diseguaglianze aumentano.

Ma a livello internazionale è lo stesso: basta vedere cosa succede in Siria, Pakistan, Messico, Venezuela: la strategia è sempre quella di aizzare una parte contro l’altra, di provocare violenza e sopraffazione. E la crisi sociale non può che alimentare a sua volta la crisi ambientale, non è possibile, in clima di estrema competizione, violenza o addirittura guerra, impostare politiche di equa ripartizione delle risorse ambientali.

D’altra parte la crisi ambientale porta a evidenti conseguenze sociali: si pensi alla competizione per la carenza di acqua o per le fonti energetiche, aspetti che non possono che creare insicurezza per il futuro e infelicità nel presente e quindi crisi sociale.

Una crisi economica. Il capitale basa il suo modello sociale sullo sfruttamento delle risorse del mondo, umane, ambientali, culturali. Le deve usare, tutte, per il continuo aumento dei suoi profitti e dei consumi. Le crisi economiche sono sempre state strutturali al capitale. L’attuale crisi economica globale, che ha ripercussioni importanti sulla qualità di vita dei cittadini, sulla loro percezione di sicurezza e felicità, non può non minare l’armonia sociale, e la capacità di crescere nella reciproca convivenza e rispetto.

Le posizioni oltranziste prendono il sopravvento, la paura della povertà, del perdere la propria “posizione sociale” diventa preminente sugli altri valori che regolano i rapporti sociali. E la crisi economica si manifesta a diversi livelli, porta alla contrazione dei servizi, alla rinuncia ai diritti che non sono solo quelli primari ma che sono anche salute, tempo libero, felicità, cultura. Ma di questo parleremo ancora.

Tre crisi che quindi sono sintomi dello stesso male. Inutile affrontarle separatamente. Se la broncopolmonite vi provoca la tosse è inutile curare la tosse con uno sciroppo. Ed è altrettanto inutile curare la febbre provocata dalla broncopolmonite con la tachipirina. State curando i sintomi, la tosse, la febbre, non la malattia!

Per questo le crisi non vanno affrontate singolarmente con interventi settoriali. Per esempio non si può curare la crisi economica con la politica monetaria. Perché la “cura” potrebbe peggiorare la crisi sociale (come è successo negli ultimi anni). Va affrontata la malattia. Cioè va cambiato il modello sociale, valoriale e relazionale. Progressivamente. Tenendo conto per ogni intervento degli effetti che ha sul modello sociale e di sviluppo e quindi sulle tre crisi.

Come affrontare questi problemi perché non si rimanga nel campo della pura teoria? Quali sono le proposte che riescono a incidere complessivamente sul problema ?

Che sia uno dei compiti cui la politica ha abdicato? Ascoltare le sofferenze e i bisogni, capirne le implicazioni generali, proporre soluzioni organiche e di prospettiva ? Forse che intervenire un giorno in un verso e il giorno dopo nell’altro alla fine non parta risultati durevoli?


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4 Agosto 20196min

èViva – MILANO

 

Programma Festa èViva

6 – 7 – 8  Settembre 2019

 


Si terrà a Cascina Monterobbio, nei giorni 6, 7 e 8 Settembre prossimo la prima festa di èViva di Milano.
Questo il programma:

 


 
VENERDI’ 6 SETTEMBRE

19.00 – Apertura festa

Cena  (anche su prenotazione)  –  cell.  347 4154800

21.00 – Concerto de “I CARRETTIERI”  viaggio tra le musiche popolari dal nord al sud dell’Italia e non solo


 

SABATO 7 SETTEMBRE

16.00 – Parliamo di GREEN NEW DEAL: SALVIAMO IL PIANETA E IL LAVORO

con  Mario AgostinelliPresidente di “Energia Felice” e aderente a “Laudato Sì”

Andrea SerraGruppo promotore “Una nuova proposta politica. Per un Green New Deal”

Coordina: Paola Giudiceandrea –  Esperta di comunicazione

All’inziativa sono state invitate associazioni ambientaliste

19.00 – Cena (anche su prenotazione)  – Cell.  347 4154800

21.00 – Concerto della bandRAW HIDE ROCK”    

ospite d’onore OMAR PEDRINI


 

DOMENICA 8 SETTEMBRE

10.30 – Parliamo di IMMIGRAZIONE E DECRETO SICUREZZA BIS

con i rappresentanti dell’Associazione Mediterranea

13.00 –  Pranzo su prenotazione  – costo € 22,00  –  )  cell. 347 4154800

16.00 – Parliamo di ECONOMIA SPORCA IN LOMBARDIA: MAFIE INVISIBILI MA IN ESPANSIONE
con: Dott.ssa Laura Barbaini  –  P.M. Sostituto Procuratore Generale della  Corte d’Appello di Milano

Don Massimo Mapelli  – Caritas Ambrosiana

Dott. Alessandro Diano  – Ass. P. Impastato/Caselli –  Agende rosse S. Borsellino

Coordina: Luca Rinaldi  – Giornalista, IRPI (Investigative Reporting Project Italy)

 

18.00 – Intervento di FRANCESCO LAFORGIA portavoce nazionale di èViva

19.30  – Cena

22.00  – Estrazione dei biglietti della Lotteria


 

Scarica il programma completo della festa


 


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19 Luglio 20195min

èViva – Roma Capitale

 

Comunicato stampa

19 Luglio 2019

 


Consegnate in Campidoglio 7.500 firme per la delibera popolare sui rifiuti.

 


 

Stamane sono state consegnate in Campidoglio circa 7.500 firme validate dagli uffici elettorali del Comune di Roma per la deliberazione di iniziativa popolare in merito al trattamento dei rifiuti a Roma e alla riorganizzazione di AMA.

Il comitato promotore, cui hanno aderito oltre a Zero Waste non solo molte associazioni civiche ma anche i Municipi 1, 2 e 8, movimenti politici come èViva e partiti come Sinistra Italiana, ne ha raccolte oltre 9.000.

I cittadini si sostituiscono al Comune che, negli ultimi anni, è stato capace solo di cambiare continuamente i vertici AMA e gli assessori. A 5 mesi dalle dimissioni dell’assessore Montanari, ancora non abbiamo un assessore con delega ai rifiuti.

Guido Marinelli – èViva

“Siamo molto soddisfatti della risposta dei cittadini – dichiara Guido Marinelli, membro del comitato promotore e coordinatore del Comitato romano di èViva – perché hanno dimostrato una grande partecipazione a una proposta che ha il coraggio di mettere nero su bianco alcuni aspetti essenziali quali:

  • Un Piano industriale AMA basato su raccolta differenziata spinta e la titolarità pubblica dell’intero ciclo di gestione dei rifiuti, con la realizzazione di impianti di compostaggio, di trattamento per il recupero, il riuso, il riciclo, il recupero di materia, in modo da generare ricchezza dal ciclo dei rifiuti a vantaggio della collettività: i rifiuti da problema possono diventare risorsa e i vantaggi devono essere di tutti, tramite riduzione delle tariffe TARI, e non di pochi privati che possiedono gli impianti.
  • Partecipazione popolare nella definizione di strategie, obiettivi, strumenti, attivando in ciascun Municipio un Osservatorio Rifiuti per ridurre al minimo la frazione di rifiuti da smaltire in discarica o da incenerire. I termovalizzatori esistenti sono più che sufficienti tenendo conto degli obiettivi di raccolta differenziata imposti dalle normative europee.
  • L’individuazione di presidi istituzionali, a livello municipale, in modo da portare l’organizzazione AMA più vicino ai cittadini e ai problemi da risolvere.”

“Ora inizia la vera battaglia – conclude Marinelli – per portare le richieste dei cittadini in assemblea capitolina e farle approvare. Verificheremo nei fatti la volontà delle forze politiche che siedono sugli scranni del Campidoglio, di maggioranza e di opposizione, a trasformare ciò che ora è un danno per l’ambiente e per le tasche dei cittadini in una risorsa a impatto zero sull’ambiente e che porti vantaggi economici per la collettività.

È finita l’epoca dei “signori dei rifiuti” che guadagnavano sulle spalle di tutti.”

 

 

 

 


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30 Giugno 20195min

Fonte:  Sito Nazionale GREENPEACE

28 Giugno 2019

 


Aste al doppio ribasso sul cibo: verso il divieto

 


 

L’etichetta del cibo che acquistiamo, sulla quale molto spesso controlliamo principalmente il prezzo, non è quasi mai in grado di svelare la storia di quel prodotto e le sue implicazioni.Non è “scontato” (appunto) immaginare che dietro ad una passata di pomodoro conveniente ci sia un’intera filiera basata su una corsa al ribasso, lungo la quale si perdono piccoli produttori e si innescano spaventose pratiche di sfruttamento dei braccianti agricoli, spesso stranieri e con grosse difficoltà a far valere i propri diritti.

Il disegno di legge approvato ieri alla Camera che vieta il ricorso alle “aste elettroniche al doppio ribasso” è un passo in avanti molto importante proprio per scardinare questo meccanismo, che inevitabilmente finisce per abbassare non solo i prezzi, ma anche la qualità dei prodotti, insieme alla loro sostenibilità ambientale e sociale.

Il provvedimento, frutto del lungo lavoro coordinato dall’Associazione “Terra!” con le campagne #FilieraSporca e #Astenetevi, si muove nella direzione della tutela di tutti gli anelli della filiera, finora troppo sbilanciata a favore delle grandi catene di supermercati e discount, con pochissimo margine per i produttori, soprattutto se rappresentati da piccole aziende agricole.

La strage delle piccole produzioni 

Una situazione che non è affatto nuova per il nostro Paese, che tra il 2004 e il 2016 ha perso oltre 320 mila aziende (un calo del 38 per cento), vedendo però crescere la percentuale di quelle grandi (+23%) e molto grandi (più 21%). Una vera “strage” di piccole produzioni.

Nel provvedimento approvato ieri è contenuto anche un impegno per il governo a sostenere le imprese che promuovono filiere etiche di produzione, “che osservino parametri di sostenibilità ambientale, sociale ed economica”. Una richiesta che Greenpeace sta facendo da tempo alle istituzioni europee e italiane, per utilizzare l’enorme risorsa rappresentata dai fondi europei della Politica Agricola Comune (PAC) proprio a sostegno delle piccole attività che adottano sistemi sostenibili e producono qualità.

Per farlo, però, occorre spostare questi fondi dalle grandi produzioni intensive, sempre più insostenibili dal punto di vista ambientale, e usarli per sostenere una transizione verso produzioni che puntino più alla qualità che alla quantità, soprattutto nel caso dei prodotti di origine animale.

La nuova PAC presto all’ordine del giorno

La prosecuzione della discussione della “nuova” PAC, avviata dalla precedente legislatura europea, sarà presto all’ordine del giorno del nuovo Parlamento europeo e dei Ministeri italiani competenti, a partire da quello dell’Agricoltura.
Se non sarà chiara l’inversione di rotta, il rischio è che i numeri dello sfruttamento dei lavoratori, dell’inquinamento ambientale e della perdita di aziende italiane cambino solo nelle intenzioni e non nella realtà.



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