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21 Febbraio 20205min

Ci eravamo lasciati, a pochi giorni dalle ultime elezioni regionali e in particolare alla luce del risultato conseguito in Emilia-Romagna, con l’impegno di rimetterci testardamente al lavoro per dare finalmente l’innesco ad un vero processo di ricomposizione del campo frammentato della sinistra.

Non è più sostenibile inventarsi un simbolo ogni sei mesi, presentarsi alle elezioni con cartelli elettorali che poi si sfaldano un minuto dopo il voto.
E’ una questione che consideriamo non più rinviabile e rispetto alla quale si gioca, in via definitiva, tutta la nostra credibilità.

Anche per questo abbiamo accettato con piacere l’invito a prendere parte alla bella assemblea di Sinistra Italiana che si è tenuta a Roma domenica scorsa e dove è intervenuto il nostro Portavoce nazionale Francesco Laforgia.

Abbiamo ribadito che per contrastare la destra reazionaria, pur dentro a uno schema di alleanze, occorre dare soggettività politica al nostro campo, senza consumarsi nell’attesa che il cambiamento che dovremmo attuare a partire da noi stessi si verifichi altrove.

Del resto, i fatti di queste ore, la nuova fuoriuscita di una deputata di LeU dal gruppo per migrare in Italia Viva, ci dimostrano una volta di più quanto sia urgente e attuale il tema di come si seleziona una classe dirigente e, insieme, di quali dovrebbero essere i vincoli, valoriali e programmatici, che giustificano il mantenimento in vita di un gruppo parlamentare che senza una visione condivisa, un’agenda politica comune, è a malapena rappresentativo dei singoli che lo compongono.

Noi alla determinazione di quell’agenda, che consideriamo uno strumento per andare oltre i nostri confini e per costruire un coordinamento di soggettività diverse che possano condividere battaglie comuni, vogliamo dare il nostro contributo.

Con questo spirito abbiamo organizzato l’evento LA VITA, IL TEMPO, IL LAVORO. Riduzione dell’orario di lavoro e questione salariale che si terrà giovedì 27 febbraio dalle 14:30, presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro (ISMA), in Piazza Capranica 72, Roma.

Un’ occasione di dibattito e confronto sui temi della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, e dell’armonizzazione dei tempi di vita e di lavoro. Un primo passo per individuare iniziative parlamentari opportune per affrontare la sfida che arriva dai processi di innovazione tecnologica e la necessità di liberare tempo di lavoro, in favore dell’occupazione e della crescita collettiva.

Ne discuteremo con Francesco Laforgia – Senatore Leu, Commissione lavoro;   Pasquale Tridico – Presidente dell’INPS; Piergiovanni Alleva   giurista e docente di diritto del lavoro; Simone Fana – esperto di politiche del lavoro e relazioni industriali; Fausto Durante – coordinatore della Consulta delle politiche industriali e di innovazione della CGIL, Marco Grimaldi – Consigliere regionale Piemonte,  Loredana De Petris – Presidente del Gruppo Misto-LeU del Senato, Luca Pastorino – deputato LeU; Nicola Fratoianni – deputato LeU; Guglielmo Epifani – deputato LeU

Sarà presente la Ministra del Lavoro, Sen. Nunzia Catalfo.

Per partecipare è necessario iscriversi entro lunedì 24 febbraio inviando una mail a questo indirizzo:  eviva.movimentopolitico@gmail.com

Ti aspettiamo!

 



 


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3 Febbraio 20207min

 

Sintesi della riflessione fatta
nel corso dell’ultimo incontro del
comitato nazionale di èviva.

(Firenze, 31 Gennaio 2020)

 

Il risultato elettorale in Emilia-Romagna ha fatto tirare a tutti noi un sospiro di sollievo.
La vittoria schiacciante di Stefano Bonaccini e della coalizione che lo ha sostenuto è ossigeno puro, che mette un freno all’avanzata delle destre e fa fallire il tentativo di Salvini di trasformare la vicenda delle regionali in un banco di prova per il governo.

Ora però occorre non commettere l’errore di cedere ad un riflesso di autoconservazione e di rimozione degli enormi problemi che restano tutti davanti a noi, davanti al campo frastagliato dei progressisti di questo Paese.

Basta andare a fondo di quel voto per rendersi conto di quanto la Lega rappresenti la forza maggioritaria in molti comuni delle vallate e delle zone periferiche della regione, col centro-destra che in vari casi raggiunge la maggioranza dei consensi e dove spesso il risultato generale, che ha visto Stefano Bonaccini prevalere su Lucia Borgonzoni, è assolutamente ribaltato.

La destra è riuscita e riesce ancora ad interpretare un bisogno di protezione sociale e resta molto pericolosa, sebbene le boutade salviniane abbiano giocato un ruolo fondamentale nel provocare la reazione di un elettorato, quale quello emiliano-romagnolo, profondamente ancorato a valori di democrazia e di civiltà, del confronto politico e della convivenza tra le persone.

Insomma, le ragioni per cui occorrerebbe favorire e stimolare un processo di scomposizione-ricomposizione dell’attuale quadro a sinistra, compreso il travaglio attraversato dal M5S, sono per noi più che mai attuali.

E’ tempo di mettere in campo un progetto politico e culturale capace di incrociare un sentimento collettivo e che non si concentri, altro grave errore, nel contrasto cieco a misure come quota cento e reddito di cittadinanza che pur con tutti i loro limiti una risposta a quelle esigenze hanno provato a darla.

Come èVIVA abbiamo contribuito alla nascita della lista Coraggiosa, una scelta di cui siamo ancora più convinti oggi, alla luce del risultato conseguito, in particolare da Elly Schlein, che di quella lista è stata la capofila e che ha ricevuto un numero di preferenze mai eguagliato prima in Emilia-Romagna.

Nel processo di determinazione di un campo largo, della sinistra e dei progressisti, del civismo, dell’ecologismo, che riteniamo serva al Paese, diventa allora fondamentale non disperdere quelle energie e dare immediata continuità a quella esperienza che può essere da esempio anche per altre regioni che si avvicinano al voto.

La condizione di frammentazione e sfilacciamento della sinistra non è più sostenibile, allo stesso modo non è nemmeno pensabile di poterla ricomporre alla bisogna, solo in occasione di appuntamenti elettorali che rendono necessari cartelli unitari. Abbiamo già perso troppa credibilità in questi anni.

Non immaginiamo certo di riuscire a fare ora ciò che non ci è riuscito con Leu, anche se ci sentiamo di rivendicare di essere stati tra quelli che hanno spinto, più di altri, per fare di LeU un soggetto politico. Ma in ogni caso ora dobbiamo metterci tutti al lavoro per svolgere una funzione di asciugatura, di ricomposizione di sigle e comunità politiche che da sole non vanno lontano.

Dobbiamo stimolare un processo politico che parta dal Paese e che abbia anche un riferimento parlamentare che, per ora, può tradursi in un coordinamento tra parlamentari anche di gruppi diversi su battaglie comuni. Per poi aspirare a qualcosa di più ambizioso.

E’ un processo che deve naturalmente coinvolgere tutti gli attori che hanno dato vita a coraggiosa in E.R., ma che punti ad ampliarne soggetti e confini e lo si può fare solo a partire da una piattaforma comune.

Ecco perché, a fine 2019, avevamo lanciato la suggestione delle “5 R”: reddito, redistribuzione, riduzione dell’orario di lavoro, rivoluzione verde, riforma della democrazia. Per ricostruire intorno a questi nodi un dibattito, un pensiero e una proposta.
èVIVA, che non è mai nata per rappresentare l’ennesimo partitino a sinistra, continua a lavorare in quella direzione.

Per questo abbiamo costruito, tra le altre, una iniziativa su “riduzione dell’orario di lavoro e questione salariale” che si terrà a Roma il 27 febbraio (dalle 14:00 alla Sala Isma di Piazza Capranica) a cui parteciperanno esponenti del Governo e rappresentanti del mondo del lavoro, delle istituzioni, del sindacato e a partire dal quale lanceremo una proposta politica su cui lavorare.

Siamo ovviamente interessati alla discussione su nuovi soggetti e contenitori ma riteniamo che non si possa più prescindere dalle idee su cui questi devono fondarsi.

Nei prossimi giorni lanceremo una campagna di adesioni. Un tesseramento non a un partito ma a un progetto che ha nell’apertura, nella ricerca di strade nuove e nella radicalità della proposta la sua cifra distintiva.

Vi terremo aggiornati su tutto.

 


 


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23 Gennaio 20209min

A pochi giorni da elezioni regionali che hanno assunto una connotazione nazionale e che possono determinare un cambiamento dello scenario politico, diventa fondamentale attivarsi, mobilitarsi, cercare di connettersi con ciò che si muove nel Paese.

In queste settimane abbiamo assistito ad una grande reazione civica, anche generazionale, che ha invaso le piazze di tutta Italia e che oggi rappresenta un argine all’avanzata di Salvini in Emilia-Romagna, nella regione che la destra più retrograda e reazionaria degli ultimi decenni ha scelto come vera e propria terra di conquista, con l’intenzione di legare a quel risultato le sorti del Governo.

Per questo, le 40.000 sardine che si sono riversate a Bologna solo pochi giorni fa – così come le migliaia che si sono mobilitate dal nord al sud del paese fino ad oggi – sono una vera e propria boccata d’ossigeno, per le parole d’ordine che le caratterizzano, per aver saputo aggregare una marea umana intorno innanzitutto a un’idea di inclusione e di convivenza civile.

C’è in giro una grande domanda di cambiamento e di rappresentanza da parte di chi continua a non avere una casa politica ma rifiuta di arrendersi all’ineluttabilità di una deriva reazionaria del Paese. Come sempre è la politica che ha il dovere di dare le risposte.

Anche le scosse che stanno attraversando il M5S, l’apparente volontà di aprire una fase nuova del PD di Zingaretti, ci confermano una volta di più che l’esistente non è più sufficiente a riempire quello spazio. Ma per costruire un campo nuovo occorre cultura politica, servono idee, visione e la giusta dose di radicalità nella proposta.

Noi ci eravamo lasciati nel corso della nostra ultima assemblea nazionale con l’impegno di costruire appuntamenti su alcuni grandi temi che riguardano da vicino la vita delle persone. Con un gioco di parole abbiamo chiamato questa proposta “le cinque erre”: reddito, redistribuzione, riduzione dell’orario di lavoro, rivoluzione verde, riforma della democrazia. E’ attorno a questi nodi che va ricostruito un dibattito, un pensiero e una proposta. Certo, contestualmente alla discussione sui nuovi soggetti e contenitori. Ma non è più possibile prescindere dalle idee che devono guidare questi processi.

Il rapporto Oxfam uscito in queste giorni ci racconta di un’Italia ferma, in cui i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, dove il 30% degli occupati guadagna meno di 800 euro al mese e il 13% degli under 29 versa in condizioni di povertà lavorativa.


 

Di questo, di come tutelare salari e diritti dei lavoratori, parleremo SABATO 25 GENNAIO a MILANO (ore 16:00, Fabbrica dell’esperienza, Via Brioschi 60) nel corso della presentazione del libro “basta salari da fame” di Simone e Marta Fana, dove insieme agli autori si confronteranno la Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo e il Sen. e portavoce nazionale di èVIVA Francesco Laforgia.

 


 

GIOVEDI’ 27 FEBBAIO a Roma terremo invece un importante appuntamento nazionale su “Riduzione dell’orario di lavoro e questione salariale”, a cui hanno già confermato la propria presenza il Presidente di INPS prof. Pasquale Tridico, il prof. Piergiovanni Alleva, in consigliere regionale del Piemonte Marco Grimaldi, il coordinatore della consulta delle politiche industriali e dell’innovazione di CGIL nazionale Fausto Durante, l’esperto di politiche del lavoro e relazioni industriali Simone Fana.

Siamo in attesa di altre conferme che vi comunicheremo presto (nel frattempo potete chiedere di essere accreditati all’evento che si terrà a partire dalle 14:00 nella sala ISMA del Senato, in Piazza Capranica 72.   Potete iscrivervi scrivendo a eviva.movimentopolitico@gmail.com).


 

Vi lasciamo con un APPELLO AL VOTO, quanto mai importante per le ragioni che abbiamo provato a sintetizzare in questo post.

Come già saprete in Emilia-Romagna èVIVA è tra i principali promotori, insieme ad Elly Schlein, Sinistra Italiana, Articolo Uno, della lista “Emilia-Romagna coraggiosa ecologista e progressista”, che ha saputo coinvolgere tante realtà civiche e associative in un progetto di cambiamento, che tiene insieme questione sociale e riconversione ecologica, a sostegno di Stefano Bonaccini.

Possiamo essere determinanti non solo per fermare la destra, ma per portare in Consiglio regionale personalità che possano spostare a sinistra l’asse di governo, mettendo al centro la lotta alle diseguaglianze, il lavoro dignitoso, il rafforzamento dei servizi alle persone, la valorizzazione dei beni comuni.

Nelle ore che ci separano dal voto facciamo tutto ciò che serve per dare forza a questo progetto!   èVIVA

Video

Per saperne di più

 


 

 

 


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21 Gennaio 202012min

Emilia-Romagna Coraggiosa è un progetto civico e politico, ecologista e progressista.

È nato in vista delle elezioni regionali del 26 gennaio 2020 per proporre una visione del futuro della regione in grado di reagire all’emergenza climatica e sociale, e su queste basi sosterrà la candidatura di Stefano Bonaccini a Presidente della Regione.

 

 

Il progetto è sostenuto dall’ex europarlamentare bolognese Elly Schlein, da alcuni consiglieri regionali uscenti e da partiti come Articolo 1, Sinistra Italiana, È Viva-Primavera europea, così come da molte realtà civiche, associative e sociali, che hanno scelto di mettere in comune le loro competenze ed esperienze in un percorso nuovo che individui e sostenga in tutti i territori le persone più credibili per rappresentarlo.

Abbiamo lanciato Coraggiosa in un partecipatissimo evento il 9 novembre al Dumbo Space di Bologna, in cui quasi mille persone hanno accolto l’invito a costruire una visione condivisa del futuro della regione Emilia-Romagna con proposte concrete sulla transizione ecologica, l’innovazione e la lotta alle diseguaglianze.

Si avvicina un momento decisivo per il futuro dell’Emilia-Romagna. Anche nella nostra regione corriamo il rischio di consegnare alle prossime generazioni una società diseguale ed ecologicamente compromessa. Quest’emergenza climatica e sociale ci riguarda tutte e tutti e dobbiamo essere all’altezza della sfida.

In pochi decenni il nostro territorio è stato protagonista di trasformazioni epocali. Il lavoro, l’inventiva e il pragmatismo delle cittadine e dei cittadini emiliano-romagnoli, sostenuti da valori irrinunciabili – la solidarietà, la cooperazione e la centralità di servizi universali come sanità e scuola – hanno garantito per anni crescita sociale e benessere. Questo circolo virtuoso fatto di lotte sindacali, emancipazione sociale, sviluppo economico e redistribuzione della ricchezza, si è però interrotto con l’avvento della crisi che anche nella nostra regione ha prodotto forti diseguaglianze. Tanto da far largo, in alcuni territori, ad una sensazione di abbandono, di aver perso il controllo sul proprio futuro, di aver visto peggiorare le proprie condizioni materiali. Un disagio che non va sottovalutato, ma ascoltato, cercando di individuare nuove risposte a nuovi bisogni, per non lasciare nessuno indietro.

Oggi l’Emilia Romagna è alle prese con l’emergenza climatica e i suoi effetti disastrosi, come gli eventi climatici sempre più estremi, l’aumento del rischio idrogeologico e dell’inquinamento. Anche qui abbiamo conosciuto il calo dei redditi e la svalutazione del lavoro, l’indebolimento dei servizi pubblici e l’allentamento della coesione sociale. Questi problemi, a cui si aggiungono persino rigurgiti fascisti e nazionalisti, proiettano incertezze pesanti sul futuro. Il diverso e lo straniero sono diventati il capro espiatorio di ogni rabbia e frustrazione: smentiamo una volta per tutte il pregiudizio per cui le difficoltà dei giovani a costruirsi un futuro dignitoso che valorizzi le loro competenze dipendano da chi viene salvato dal mare o vive al margine nelle nostre città. Il miglior antidoto alla paura e all’odio è dare più sicurezza sociale, più opportunità e certezze sul futuro.

È il momento di avere il coraggio di riconoscere che il modello di sviluppo che abbiamo conosciuto in questi decenni a livello globale si sta rivelando insostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. Dobbiamo ripensare il futuro a partire da qui, senza rifugiarci nella confortevole narrazione del “modello Emilia-Romagna” ma tracciando una strada di vera svolta, che possa essere seguita e condivisa anche da altri.

Proprio da qui, da questa regione che ha un tessuto sociale straordinariamente vivo e dinamico, una storia di innovazione importante e una consolidata tradizione di dialogo tra tutte le parti sociali, può e deve partire un ripensamento radicale del modello di sviluppo in senso sostenibile, che parta da scelte coraggiose per rendere le politiche regionali e locali coerenti con i 17 Nuovi obiettivi dello Sviluppo Sostenibile al 2030. La nostra è anche una regione a forte vocazione europeista, capace di cogliere le opportunità europee a partire da un utilizzo virtuoso dei fondi strutturali. Dobbiamo fare ancora meglio, investendo sulle competenze necessarie ad amministrazioni, imprese e associazioni per scrivere progetti e trasformare quelle opportunità europee in benefici concreti per le comunità locali.

Per riuscire a fare tutto questo serve un progetto per il futuro, credibile e capace di unire le esperienze migliori della nostra terra. Un progetto civico e politico insieme, da costruire a più mani, mettendo insieme competenze e sensibilità diverse per costruire una visione comune di futuro per i prossimi cinque, dieci, vent’anni. Non è impossibile, non partiamo da zero. Contiamo sul contributo di tutte e tutti coloro che sentono la stessa urgenza e vogliono mettere al centro di questa visione le due grandi sfide su cui ci giochiamo la responsabilità che abbiamo verso le prossime generazioni: la questione ambientale e quella sociale.

A partire dalla transizione ecologica e dal Green New Deal, per salvare il pianeta – come chiedono milioni di giovani in tutto il mondo – e per rilanciare l’occupazione di qualità, investendo sull’economia verde e circolare. Insieme alla lotta alle disuguaglianze, che comporta il rafforzamento dei servizi alle persone, la valorizzazione dei beni comuni, un piano straordinario per le aree interne e di montagna, il riconoscimento dei diritti e delle differenze e il raggiungimento di una vera parità di genere. Sfide che passano anche per la capacità di governare, e non subire, i processi di innovazione tecnologica, rendendoli davvero a servizio delle persone e redistribuendone il valore aggiunto nella società.

Vogliamo riappropriarci del futuro e appassionarci a una sfida che possa cambiare davvero il volto della regione, valorizzando ciò che di positivo è stato fatto ma chiedendo discontinuità su quello che non ha funzionato.

Costruiamo insieme proposte concrete che migliorino la vita delle persone attraverso la transizione ecologica, la lotta alle disuguaglianze e l’innovazione tecnologica. Proposte da mettere con forza al centro del dibattito in vista delle prossime regionali, per chiedere a tutto il campo delle forze ecologiste, progressiste, civiche, riformiste e di sinistra di essere all’altezza di queste nuove sfide con una prospettiva di cambiamento reale. Verso un futuro sostenibile per tutte e tutti.

 

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12 Dicembre 201912min
DA CHE PARTE STIAMO
Resoconto dell’Assemblea Nazionale èViva del 23 Novembre 2019 a Bologna

 

È stata una giornata intensa e profonda quella di sabato 23 novembre a Bologna. Abbiamo riportato la politica al centro del dibattito nel campo di una sinistra che resta colpevolmente frammentata, ma in cui sui grandi temi che riguardano la vita delle persone e il futuro del Paese ci sono tutte le condizioni per una iniziativa comune, capace anche di condizionare l’agenda di governo.

Vogliamo ringraziare Elly Schlein, Marilena Grassadonia, Andrea Ventura, Massimo Villone, Massimo Amato, Marco Grimaldi, Nicola Fratoianni, Cecilia Guerra, Stefano Fassina, Federico Martelloni, Riccardo Mancuso, Paolo Paticchio, che insieme al Portavoce nazionale di èVIVA Francesco Laforgia, a Serena Spinelli, Silvia Prodi, Luca Pastorino, Filippo Fossati e Nicola Palombo hanno consentito che si sviluppasse un confronto largo e pieno di sostanza.

Intervenendo, chi direttamente in assemblea, chi attraverso un video-messaggio o un testo scritto  ci hanno consentito di andare a fondo delle 5R che hanno rappresentato il filo conduttore dell’intera giornata: reddito, riduzione dell’orario di lavoro, rivoluzione verde, riforma della democrazia, redistribuzione della ricchezza.

Grazie anche a Marta Fana che a causa di un impedimento dell’ultimo minuto non ha potuto essere dei nostri. Nei prossimi mesi continueremo a proporre una discussione, che vorremmo fosse permanente, su queste ed altre questioni, da declinare in proposte di legge e che saranno al centro di ulteriori di iniziative promosse da èVIVA su tutto il territorio nazionale.

Nello scompaginamento dei grandi e piccoli partiti che caratterizza questa fase, nel rischio di irrilevanza di una sinistra che ha il bisogno vitale di riallacciare i fili con i pezzi di società che dovrebbe e non sa più rappresentare, c’è nuovo ossigeno che arriva dalle piazze di tutta Italia: dalle sardine, ai ragazzi di Fridays for future, alle donne e ai movimenti che si battono per i diritti civili e contro la violenza di genere.

Saremmo matti a non vedere tutto questo e a non incrociarlo ma saremmo miopi a pensare che queste mobilitazioni possano sopperire alla mancanza di una politica e di una casa politica, capace di dare a quelle istanze la giusta rappresentanza.

Anche per questo noi, che siamo nati con l’intento di ricomporre le divisioni, continueremo a batterci e strutturarci per dare forza al nostro progetto. Continueremo a lavorare per essere il lievito di un processo più largo e inclusivo che dovrà per forza determinarsi pena una consolidata marginalità del nostro campo.

Lo stiamo facendo in Emilia-Romagna, dove siamo tra i principali promotori della lista “Emilia-Romagna coraggiosa, ecologista e progressista” che tiene insieme le più significative forze della sinistra e diverse rappresentanze di civismo e associazionismo.

Allo stesso modo in Toscana, con “2020 a sinistra”, vogliamo dare il nostro contributo per una proposta che non si accontenti di costruire un indistinto fronte comune contro le destre, ma capace di mettere in campo la necessaria discontinuità, nelle proposte, nei metodi e nei volti.

Come abbiamo sempre sostenuto le alleanze non si costruiscono in raffazzonati esperimenti di laboratorio ma sulla condivisione delle idee e del progetto che insieme si intende realizzare.

Naturalmente, perché tutto questo possa avere prospettiva, rimane fondamentale uscire da determinate ambiguità e avere tutti il coraggio di prendere delle decisioni.

Resta per noi aperto il dibattito sulla funzione del gruppo parlamentare di LEU, che esprime ruoli di governo, ma non ha ad oggi una piattaforma comune e un coordinamento politico.

Lungi da noi riproporre un progetto che non si è saputo o voluto fare, rimane però da capire che senso abbia continuare a muoversi in questa confusione, che per altro non fa che farci perdere credibilità agli occhi di chi ci osserva.

Per quanto riguarda il percorso di èVIVA, intendiamo rafforzare la nostra struttura, sia a livello nazionale che sui territori, dandoci una road map per la costituzione dei comitati regionali. A gennaio, dopo la legge di bilancio, organizzeremo appuntamenti in giro per l’italia, a partire dalle 5R di Bologna e coinvolgendo altri interlocutori.

Il nostro orizzonte rimane sempre lo stesso: no all’ennesimo partitino, no a percorsi dal respiro corto di una campagna elettorale e di stampo verticistico. La costruzione di una casa comune della sinistra ha bisogno di essere guidata dalla politica.

Da un movimento 5 stelle in forte crisi di identità, ad un Partito Democratico che prova a cambiare le proprie parole d’ordine senza però dimostrare una reale volontà di cambiare sé stesso radicalmente, ci sono milioni di elettori in cerca di riferimenti, sindaci e amministratori che non si sentono rappresentati dall’attuale offerta politica.

Dobbiamo stare dentro a questo processo, nell’ambito di una nuova alleanza sociale che rimette al centro i lavoratori, i precari, le persone che vivono di servizi pubblici e non possono permettersi nient’altro.

Se questo campo sarà destinato a mutare nei prossimi anni, l’unico modo per determinare un cambiamento nella sinistra è svolgere una funzione dentro a questo processo senza rimanere paralizzati in attesa dei movimenti altrui. Chiederci e dirci DA CHE PARTE STIAMO è una parte fondamentale del cammino che dobbiamo compiere.

 


 


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17 Novembre 20194min

DA CHE PARTE STIAMO.

Sabato 23 novembre a Bologna, assemblea nazionale èVIVA.

 


PROGRAMMA

 

Sabato 23 novembre a Bologna, dalle 10:00 alle 15:00 al Cinema Odeon (Via Mascarella, 3) si terrà l’assemblea nazionale di èVIVA “Da che parte stiamo. 5 temi per una svolta radicale sul lavoro e la vita delle persone”.

I lavori saranno aperti dalla relazione di Francesco Laforgia, portavoce nazionale di èVIVA.

Interverranno Luca Pastorino, Silvia Prodi, Serena Spinelli, Filippo Fossati, rappresentanti dei comitati di èVIVA da tutto il territorio nazionale e un insieme di personalità politiche, civiche, intellettuali che ci consentiranno di entrare nel merito dei grandi temi che abbiamo messo al centro del nostro incontro:

Reddito
Riduzione dell’orario di lavoro
Redistribuzione della ricchezza
Rivoluzione verde
Riforma della democrazia.

Saranno con noi:
Marta Fana, Massimo Villone, Elly Schlein, Marco Grimaldi, Massimo Amato, Andrea Ventura, Marilena Grassadonia, Federico Martelloni, Maria Cecilia Guerra, Nicola Fratoianni.
E poi Riccardo Mancuso, militante di Riders Union Bologna e Paolo Paticchio, presidente nazionale del Treno della memoria.

Abbiamo costruito questa assemblea col principale obiettivo di favorire una discussione pubblica dentro al campo di una sinistra sempre più frammentata.

Capire, anche alla luce di una inaspettata reviviscenza di LeU nella nuova fase, se vogliamo, anche da lì, esercitare una funzione politica e non solo di governo.

Le piazze di questi giorni ci danno ossigeno e fanno ben sperare. Ma sono piazze orfane di una rappresentanza e che chiedono una casa politica che oggi non hanno.

Confrontarci sul ruolo che intendiamo svolgere, chi vogliamo rappresentare.

Se vogliamo essere protagonisti nel processo di scomposizione-ricomposizione in atto nel campo democratico e progressista, che è destinato a mutare profondamente, è necessario rimettere al centro la politica.

È tempo di dire e di dirci DA CHE PARTE STIAMO.

 


 



5 Novembre 20196min

 

Da che parte stiamo.

Chi vogliamo rappresentare.
Qual è il rapporto tra la sinistra al governo e un elettorato sempre più sfiancato dalle nostre continue frammentazioni.
Quali le priorità che immaginiamo per il Paese e per le quali ci vogliamo battere.

Quali i processi politici e i temi per cui intendiamo spenderci in vista delle elezioni regionali alle porte e che in Emilia-Romagna come in Toscana ci vedono protagonisti di percorsi unitari non semplici, che proprio sui contenuti misureranno la propria credibilità.

Di tutto questo vogliamo discutere sabato 23 novembre all’assemblea nazionale di èVIVA a Bologna e non intendiamo farlo da soli.  C’è un nuovo campo politico che può determinarsi. Non lo si fa in laboratorio né con le foto di rito che durano il tempo di una tornata elettorale.

Noi vogliamo provare a farlo mettendo in campo la giusta dose di ambizione e coraggio, lanciando una sfida a tutte le forze interessate ad aprire una discussione che deve essere pubblica e collettiva.

Solo con la chiarezza della proposta politica possiamo capire se la reviviscenza di LeU, che oggi è rappresentata al Governo e nei gruppi parlamentari, può portarci a superare il nostro insopportabile frazionamento.

Solo così possiamo verificare la disponibilità del PD a ripensarsi radicalmente e del M5S a compiere una definitiva scelta di campo, dopo la parentesi con la destra reazionaria.

Per noi ci sono cinque questioni, 5″R” che possono definire il perimetro, la possibilità di alleanze e di rimescolamento per una nuova offerta politica.

REDDITO, perchè le diseguaglianze aumentano e dobbiamo lottare per salari più alti e lavori sicuri, per un salario minimo adeguato, per un reddito di dignità;

RIDUZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO a parità di salario, perchè l’innovazione tecnologica per migliorare davvero le nostre vite deve servire prima di tutto a liberare tempo di lavoro, per redistribuirlo;

RIVOLUZIONE VERDE, per contrastare la crisi climatica attraverso la riconversione ecologica verso un nuovo modello di sviluppo, partendo dal ridurre le diseguaglianze di classe che dividono il paese;

REDISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA, perchè si torni a parlare di patrimoniale sulle grandi ricchezze, in particolare delle multinazionali con sede nei paradisi fiscali, per smantellare i monopoli privati;

RIFORMA DELLA DEMOCRAZIA, perchè non se ne può più di riforme che inseguono la demagogia dei “tagli” (dei parlamentari, della rappresentanza) e intanto tagliano fuori i cittadini dalle decisioni che riguardano le loro vite.

Vogliamo parlarne, discutere, far derivare da questo confronto una serie di iniziative concrete a livello parlamentare e di mobilitazione sui territori.

Lo faremo con vari interlocutori della politica, della società civile, di mondi e realtà che vivono sulla propria pelle le conseguenze di queste scelte.

Lo faremo continuando a dire, come già avevamo fatto nella nostra due giorni di Luglio, che quel che servirebbe in questo campo politico, è un “congresso” a tesi, sul Paese e per il Paese.

Che per arrivare a costruire un grande soggetto della sinistra, dobbiamo tutti rimetterci in discussione.
Che la sinistra non può essere ostaggio di strategie tra vertici di partito. Sempre più deboli, sempre più ristretti.

È tempo di dire e di dirci da che parte stiamo.
Cominciamo.

Ci vediamo a Bologna!

 


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6 Ottobre 201912min

 

 

 

Articolo di Guido Marinelli

 

27 Settembre 2019

 

Il primo allarme sul clima arrivò nel 1988 e rimase inascoltato. Nel 2009 ci fu il Rapporto Onu. Oggi la mobilitazione di Greta Thunberg e dei Fridays for future scuote la politica mondiale.  E dalla “tana del lupo” la giovane deputata dem propone il sui Green new deal.

Da qualche tempo si parla molto del “Riscaldamento climatico” e del “Green New Deal” (“nuovo corso verde”).

Improvvisamente abbiamo preso coscienza di un problema (l’emergenza ambientale) e abbiamo studiato la soluzione tramite un “Green New Deal”?   L’uomo ancora una volta dimostra la sua capacità di reazione? Non è così semplice.

In realtà già alla conferenza mondiale sul clima di Toronto del 1988 (31 anni fa !) la maggioranza degli scienziati concordava sul fatto che le temperature stavano aumentando e che la causa era l’attività antropica. E chiedevano “decisioni politiche immediate” per limitare l’emissione di anidride carbonica.

Le Nazioni Unite a inizio 2009 (oltre 10 anni fa) hanno pubblicato il report “Global Green New Deal”.

Il 20 agosto 2018 Greta Thunberg inizia la sua protesta chiedendo al governo svedese di occuparsi del cambiamento climatico. Dal suo esempio nasce il movimento ormai noto come “Friday For Future”.

A inizio 2019 Alexandria Ocasio-Cortez propone la sua risoluzione sul Green New Deal alla Camera dei deputati degli Stati Uniti.

Greta Thunberg è riuscita ad attirare l’attenzione del mondo su un problema già documentato più di 30 anni prima dalla comunità scientifica.

Alexandria Ocasio-Cortez, fino a poco tempo fa semi-sconosciuta neo deputata americana, nella sua risoluzione propone interventi contro il riscaldamento climatico molto simili a quelle proposte dalle Nazioni Unite nel loro report del 2009 e rimaste finora inascoltate.

In Europa è da poco nata “European Spring“ che ha definito una proposta di “Green New Deal per l’Europa”. Ma solo ora la Commissione comincia ad affrontare il problema.

La colpa del gravissimo ritardo con cui i problemi reali stanno venendo alla luce è del negazionismo climatico che ha intossicato per anni la discussione pubblica. Ma chi ha finanziato e perché i negazionisti? Una delle principali organizzazioni negazioniste è l’Heartland Institute (Chicago), che arrivò a paragonare (maggio 2012) chi credeva nei cambiamenti climatici a psicopatici, dittatori e assassini di massa come Osama Bin Laden.

Non stupisce trovare tra i finanziatori dell’Heartland Institute  compagnie petrolifere (come la Exxon Mobil), industrie del tabacco, come la Philip Morris, e industrie farmaceutiche come la Glaxo, Pfizer … (da: https://en.wikipedia.org/wiki/The_Heartland_Institute).

Pare che ci restino solo 12 anni per intervenire e mitigare i cambiamenti climatici che abbiamo indotto. Meno di un battito di ciglia. E allora perché ne abbiamo buttati almeno 31 visto che già dal 1988 sapevamo quello che dovevamo fare?

Perché l’economia dell’occidente capitalistico si basa sul consumo compulsivo di risorse fossili: trasporti privati, energia, asfalto, vernici, plastica per qualsiasi cosa, dalle bottiglie ai giocattoli, prodotti a base di petrolio per produrre praticamente tutto, anche i vestiti. Tutto a base di fonti fossili.

Aggiungiamo anche che l’agricoltura è pompata chimicamente (e il petrolio serve anche per i concimi chimici), che i rifiuti vengono inceneriti o abbandonati a inquinare terreni e falde acquifere, che gli strumenti bellici non sono solo dispositivi di morte ma sono anche energivori… In poche parole quasi tutta l’economia capitalista si basa non solo sullo sfruttamento del lavoro e della persona ma anche sullo sfruttamento del petrolio e dell’ambiente.

La necessità delle multinazionali di continuare a fare enormi profitti spiega perché abbiamo sprecato oltre 31 anni di tempo e perché i negazionisti sono stati abbondantemente finanziati dalle multinazionali stesse.

I ragazzi del “Friday For Future” hanno capito che il capitalismo sta rubando il loro futuro. Il 27 settembre ci sarà il terzo sciopero mondiale per il clima con manifestazioni in tutto il pianeta per sollecitare i governi, i politici a intervenire subito.

La politica, finora succube di lobbies e di autoreferenzialità culturale, è in grado di capire che è arrivato il momento di ascoltare e di lavorare insieme con i ragazzi di “Friday For Future” e con la società diffusa e attiva per costruire soluzioni credibili e non palliativi? Che non basta più dire che farà qualcosa ma poi, nei fatti, continuare come se nulla fosse?

Se vogliamo avere una possibilità deve capirlo: la situazione è ormai drammatica: per la prima volta negli ultimi 800mila anni, si è superato il limite di 410 parti per milione di Co2 in atmosfera. E gli effetti ormai si vedono. Negli anni ‘50 le misurazioni davano 310 parti per milione di Co2. Ma quello che impressiona di più è l’incredibile accelerazione dell’aumento della Co2 negli ultimi anni. Analizzando la composizione delle bolle d’aria intrappolate nel ghiaccio dei poli, si è scoperto che per molte migliaia di anni i livelli di CO2 in atmosfera sono oscillati tra 170 e 280 parti per milione. Per controllare la veridicità di tali dati basta recarsi sul monte Cimone presso il laboratorio ISAC_CNR, l’unica stazione in Italia e nel Mediterraneo riconosciuta come “Osservatorio Globale” (GAW) dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), uno della rete dei 30 centri mondiali che misurano i cambiamenti climatici.

Lì, insieme ai ricercatori CNR-ISAC e CNR- ISP, si può curiosare tra i laboratori e la strumentazione utilizzata per studiare i cambiamenti climatici e la qualità dell’aria. Lo dovremmo fare tutti: i dati, i grafici, gli strumenti in funzione fanno veramente spavento.

Dobbiamo però riconoscere che per parlare al mondo dei problemi ambientali la scienza è necessaria ma non sufficiente: oltre gli aspetti scientifici della crisi climatica andrebbero analizzati le implicazioni sociali, culturali, economiche, storiche … siamo di fronte a un “fatto sociale totale” che ha implicazioni in tutti gli aspetti della nostra vita. Implicazioni certamente più gravi per i paesi più poveri, e per la parte della popolazione, anche occidentale, che ha meno.

Chi è già in difficoltà subirà le conseguenze peggiori. Chi ha di più può affrontare con maggiori risorse le crisi che ci aspettano: scioglimento dei ghiacciai, siccità, fenomeni meteorologici estremi, penuria alimentare, innalzamento dei mari… L’eliminazione delle diseguaglianze è quindi un passo essenziale per il Green New Deal. Perché se vogliamo risolvere veramente il problema dobbiamo attuare un progetto articolato e complessivo di “cambiamento verde” della società.

Un cambiamento che, salvando l’ambiente, salvi anche l’umanità riportandola a valori di uguaglianza, pari opportunità, pari diritti, pacifica convivenza, eliminazione dello sfruttamento, equa ripartizione delle risorse … Quindi un piano organico e sociale non uno slogan o un insieme di misure tampone scollegate tra di loro. Un esempio, ancora parziale, lo troviamo nella proposta di Green New Deal di Bernie Sanders che affronta non solo interventi climatici ma i correlati aspetti legati al lavoro, alla salute, alla tutela dei diritti, alla ricerca, alla tecnologia… insomma un primo tentativo di legare i diritti ambientali ai diritti della persona. Con finanziamenti pubblici.

Perché il problema è un problema collettivo, non individuale. E chi più ha fatto profitti privati inquinando le risorse di tutti deve pagare di più. Politiche disorganiche, rabberciate, disomogenee, incongruenti rischiano solo di creare le condizioni perché qualcuno si arricchisca ancora di più sfruttando il riscaldamento del pianeta.

Non abbiamo bisogno di parziale rigenerazione delle risorse ambientali perché il capitale le possa sfruttare di nuovo, magari in modo diverso. Abbiamo bisogno di un completo cambiamento del paradigma sociale, economico e relazionale. Un modello di sviluppo completamente nuovo e diverso. Abbiamo solo 12 anni. La sfida è enorme. Per questo serve l’unità di tutte le forze ambientaliste e di sinistra in Italia e nel mondo. Ora, non domani.

Oppure vogliamo avere la responsabilità di fallire ancora una volta?

 


 

Guido Marinelli 

Cofondatore dell’associazione politico-culturale #perimolti
Componente Comitato Nazionale Nazionale èViva
Coordinatore comitato èViva Roma Capitale

 


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3 Ottobre 201913min

 

 

 

Articolo di Lionello Fittante

 

2 Ottobre 2019

L’immeritato e inaspettato neo protagonismo della sinistra, di LeU in particolare, al termine della lunga estate politica, pone in maniera urgente una rinnovata necessità di riflessione su cos’è e cosa dovrebbe e potrebbe essere la sinistra in Italia, anche alla luce degli elementi di chiarificazione del quadro politico generale emersi nella stagione della nascita del nuovo governo, con le sue modalità, con la fuoriuscita di Renzi dal Pd e la nascita di Italia Viva.

A tale proposto, al di là delle infinite considerazioni che si possono fare sul cinismo di Renzi, sulla tempistica, sui calcoli di convenienza, che qui non si vogliono analizzare, la nascita Italia Viva chiarisce una volta per tutte, la natura della visione di Renzi e delle sue intenzioni (vedi l’intervista a La Repubblica): creare una forza dichiaratamente di centro, un nuovo partito personale, basato sul leader, all’americana. Con ciò facendo piazza pulita di molte ambiguità ed equivoci.

Al Pd, con la nascita di Italia Viva, viene meno quindi l’alibi renziano, e si presenta a Zingaretti un’occasione finora inedita: chiarire a sua volta la natura del suo partito, cosa vuole essere, chi vuole rappresentare, potendo partire persino dall’immagine che si era dato alle vittoriose primarie, e cioè del candidato segretario di sinistra: avrebbe cioè la possibilità di proporre (riproporre?) il Pd finalmente quale principale partito della sinistra, non dovendo più fare i conti con la “risorsa” Renzi.

L’occasione è stata spazzata via velocemente, viaggiando in direzione esattamente opposta, il segretario di “sinistra” del Pd sposa e certifica la scelta centrista e moderata.

Dapprima tessera l’ex-ministra Lorenzin (fatto solo in apparenza marginale) convocando una conferenza stampa in cui si premura di sottolineare che quella tessera è “esattamente” il segno di quello che vuole essere il Pd; poi, con un tempismo casuale ma non innocente, votando con i suoi parlamentari europei, insieme alla destra di Orban e alla Lega salviniana, la scandalosa risoluzione in cui, con una buona dose di faciloneria e ignoranza, ma evidentemente secondo un preciso modello, si equipara il nazismo al comunismo; infine alla prima direzione nazionale si precisa che il Pd si identifica ancora e testardamente con la “vocazione maggioritaria”.

Il Pd quindi, pur al netto di Renzi, non rivendica la sua natura di sinistra, ma riafferma la sua scelta moderata e liberista.
Cosa altro è necessario perché il Pd sia definitivamente, e persino legittimamente, individuato come una compiuta forza di centro, magari con al suo interno qualche sensibilità di sinistra, quasi suggestione, un rimpianto giovanile, un vezzo, ma che ha ormai definitivamente reciso quelle poche radici che lo legavano alla sua storia?

Sarà anche per questo che ora nessuno pare interessato a riaccogliere i fuoriusciti di Art1 (poco segretamente tentati), scelta che con Renzi dentro poteva avere l’utilità di contrappeso, ma senza il quale appannerebbe l’immagine di partito di centro?
In questo quadro anche la proposta bersaniana, che ipotizza la costruzione di un nuovo soggetto largo di sinistra che tenga assieme il Pd e i vari cespugli della sinistra, appare irrealistica, perché parla di un Pd che non esiste.

Da questo punto di vista dobbiamo allora esser grati a questa pazza estate, per aver finalmente chiarito che il centrismo ed il moderatismo non erano appannaggio renziano, ma intrinsechi al progetto Pd fin dal suo nascere, appunto nell’idea veltroniana di partito a vocazione maggioritaria e quindi anche coerentemente legato al sistema maggioritario.

Non è chiarimento da poco: risulta conclamato quindi che nel Paese esistono, riconoscibili: una grande destra (Lega e FdI), un grande centro sempre più affollato e in concorrenza (Forza Italia che guarda a destra, Pd che occhieggia a sinistra, Italia Viva che guarda se stessa, persino Siamo Europei di Calenda, che guarda e basta), un M5S in caduta libera almeno finché non scioglierà i suoi nodi interni (“destra e sinistra sono concetti superati”) e infine una sinistra, ora spacciata come coincidente con Leu parlamentare, e che però rimane ancora ridotta e frammentata.

Un panorama più chiaro, quindi, se pure sconcertante, un’infinita corsa al centro, ombelico del mondo, la cui conquista pare esaurire gli orizzonti.

Ma bisogna riflettere sull’altra accennata novità dell’estate, questo apparente nuovo protagonismo di LeU, perché pur partecipando alla formazione del Governo “giallo-rosso”, ciò non giustifica la definizione, strumentale, di governo più rosso di sempre.

Facciamo chiarezza anche qui: LeU è solo la denominazione dello sparuto numericamente Gruppo parlamentare, cui non corrisponde, come avrebbe dovuto, un partito, ma l’insieme, anche se appare incredibile e per molti versi ridicolo, di tanti soggetti, vecchi e recenti (il presidente Grasso, Possibile, MdP-Art1, Sinistra Italiana, èViva, personalità esterne, fino a ieri l’altro la Boldrini, ecc), e inoltre se al Senato la nuova maggioranza avesse avuto la stessa forza numerica di cui dispone alla Camera, LeU non sarebbe neanche stata invitata a prendere un caffè.

Il coinvolgimento di Leu è pertanto un’esigenza aritmetica e non corrisponde ad una scelta “strategica” ma legata a necessità involontarie, non al proprio peso politico e programmatico o all’azione parlamentare o sociale.
Questi elementi sono chiari a tutti, nel ristretto ambito delle segreterie, non nella percezione nel Paese, anche perché talora si gioca sull’ambiguità e l’indeterminatezza, con un’affannosa e, per quanto sterile, rincorsa al posizionamento, a mettere cappello, a presentarsi come depositari primi e originali dell’unità. MdP in particolare, forte del ministero ottenuto, si propone non come parte ma come il tutto (MdP Art1=LeU), nel silenzio (complice? stupido? interessato?) degli altri soggetti.

Infatti tutti i componenti di quella che doveva essere Leu, si affrettano candidamente, a dichiarare la necessità di andare oltre la frammentazione, a superare le divisioni.
Colga allora la sinistra tutta questa inaspettata e non conquistata nuova visibilità, questa immeritata opportunità, per procedere, per l’ennesima volta, ad una riflessione critica sul proprio ruolo e funzione, perché la necessità di superare la frammentazione della sinistra è e resta il nodo irrisolto.

Prendere davvero consapevolezza della necessità di costruire un campo unico e unitario di tutte le forze di sinistra che, al netto di sofismi e interessi di segreterie, possa rappresentare un’altra visione di mondo e proporsi finalmente come riferimento a quel vasto mondo di cittadini che restano senza rappresentanza, è la questione prioritaria da porsi.

Per fare ciò è necessario capire, una volta per tutte, che la necessità di unità è una scelta strategica, di lungo respiro e lunga durata. Non può essere legata all’agenda contingente: unità come progetto e prospettiva, quindi, non quale formula elettorale.

Se si è consapevoli di questo, c’è bisogno che ci si sieda attorno un tavolo, senza pregiudizi, senza pretese egemoniche, senza supponenze, ma con la più ampia e sincera disponibilità politica e culturale.
Fare un partito di sinistra, perlopiù unitario e aperto, è cosa un po’ più difficile che fondare un partito personale, dove basta avere un leader forte cui affidare messianicamente il proprio destino.

Un partito di sinistra ha ben altra genesi, comporta riflessione, confronto, analisi, dibattito, scontro, abituati, anche giustamente, a dividersi persino sull’interpretazioni delle singole parole, però va fatto, e per riuscire bisogna che tutti i soggetti superino le proprie “identità”, per quanto gloriose, consci che i tempi richiedono questo sforzo, ciascuno assumendo la propria buona dose di rinunce.

Ma è del tutto evidente, e non per ripicca ma quale condizione e conseguenza ovvia in politica anche se difficile da ingoiare, che è necessario si riscoprano almeno tre esercizi da tempo non più frequentati dalla sinistra: autocritica – seria, vera, profonda, sincera, non di facciata, collettiva, comune; umiltà – abbandonare ciascuno la presunzione di possedere la verità; infine, la più importante, la credibilità – perché su questo si gioca, in fondo, gran parte del futuro a sinistra.

Ma quale credibilità possono avere gruppi dirigenti che hanno più volte proposto percorsi unitari (LeU, La Sinistra) dichiarando convintamente “mai più divisi”, per poi fare immediatamente marcia indietro?
Quale credibilità possono avere gruppi dirigenti che avranno anche avuto il merito di “resistere” alla barbarie montante, ma anche la colpa di non avviare davvero un percorso unitario credibile, imprigionati in veti reciproci, alchimie di segreterie, distinzioni incomprensibili, persino antipatie personali, piccoli interessi di partito?

Gruppi dirigenti che sono risultati nei fatti, purtroppo, inadeguati a interpretare i cambiamenti in atto, a mantenere o costruire un rapporto vero e continuativo con le tante realtà sociali che pure esistono nel Paese ma che non si riconoscono in nessun soggetto politico?

Allora bisogna ripartire abbandonando pregresse posizioni e identità ormai superate, confrontarsi da pari a prescindere dall’attuale, spesso ipotetico, peso politico nel Paese o in Parlamento, mettersi a disposizione del progetto e non volerne pervicacemente assumere la conduzione, lasciare spazio a nomi nuovi, spendibili, non logorati, non per tutte le stagioni.

Queste solo le condizioni minime necessarie. Ma saprà farlo questa sbandata sinistra? I segnali che arrivano sono contraddittori, perché è sempre più facile restare attaccati al proprio ramoscello, anche quando è evidente si stia rompendo, che scendere e piantare un albero nuovo, con la capacità e voglia di guardare in prospettiva.


 

Lionello Fittante è cofondatore dell’associazione politico-culturale #perimolti
Componente Comitato Nazionale èViva

 


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2 Ottobre 20196min

 

 

 

èViva – Comitato Roma Capitale

COMUNICATO STAMPA

2 Ottobre 2019

 

 

èViva Roma: Siamo al settimo cambio di vertice in AMA in 3 anni. E i rifiuti?


 

Ieri si è dimesso il CdA AMA insediatosi appena 104 giorni prima. Denunciando l’assoluta inerzia del Comune.

In 3 anni l’Amministrazione comunale non ha dotato la città di un piano per la realizzazione degli impianti necessari al trattamento dei rifiuti. Ha però cacciato tutti gli amministratori di AMA (siamo al settimo giro), nominati dallo stesso Comune, perché tutti hanno chiesto di realizzare gli impianti necessari.

Ma il Comune non è stato in grado o non ha voluto affrontare il problema della gestione del ciclo dei rifiuti. Eppure ben gestiti i rifiuti diventano una risorsa come dimostrato in molte città italiane ed europee. Invece a Roma sono solo un costo per i cittadini e fonte di continuo degrado e problemi sanitari.

Che si voglia dare ai privati la parte che genera profitti del ciclo dei rifiuti lasciando ai cittadini solo i costi della raccolta?

Eppure già nel 2014, giunta Marino, era stato approvato dal Comune il piano “Roma verso rifiuti zero” che tra le altre cose prevedeva la raccolta differenziata al 65% entro il 2016 e al 75% entro il 2020. Ebbene è rimasto del tutto inattuato. La raccolta differenziata ristagna intorno a quel 40% o poco più già raggiunto nel 2015 dalla precedente Amministrazione.

Ricordiamo che, visto per l’immobilismo del Comune, èViva ha partecipato alla stesura della delibera d’iniziativa popolare depositata in Campidoglio prima dell’estate e firmata da oltre 9.000 cittadini, che prevede:

  • Un Piano industriale AMA basato su raccolta differenziata spinta e la titolarità pubblica dell’intero ciclo di gestione dei rifiuti, con la realizzazione di impianti di compostaggio, di trattamento per il recupero, il riuso, il riciclo, il recupero di materia, in modo da generare ricchezza dal ciclo dei rifiuti a vantaggio della collettività: i rifiuti da problema possono diventare risorsa e i vantaggi devono essere di tutti, tramite riduzione delle tariffe TARI, e non di pochi privati che possiedono gli impianti.
  • Partecipazione popolare nella definizione di strategie, obiettivi, strumenti, attivando in ciascun Municipio un Osservatorio Rifiuti per ridurre al minimo la frazione di rifiuti da smaltire in discarica o da incenerire. Rispetto dell’obiettivo di raccolta differenziata europeo.
  • L’individuazione di presidi istituzionali, a livello municipale, in modo da portare l’organizzazione AMA più vicino ai cittadini e ai problemi da risolvere.

Ad oggi nessuna notizia dal  Comune di Roma. Verrà discussa la delibera popolare? O anche in questo caso verrà taciuta la volontà popolare?

Continueremo la battaglia  per portare le richieste dei cittadini in assemblea capitolina e farle approvare. Verificheremo nei fatti la volontà delle forze politiche del Campidoglio, di maggioranza e di opposizione, di trasformare ciò che ora è un danno per l’ambiente e per le tasche dei cittadini in una risorsa a impatto zero sull’ambiente e che porti vantaggi economici per la collettività. È finita l’epoca dei “signori dei rifiuti” che guadagnavano sulle spalle di tutti.

 

                                                                                             

 

 



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