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13 Maggio 20203min

Emilia Romagna

Il movimento politico èVIVA della regione Emilia-Romagna si è riunito in video conferenza nella serata di martedì 12 maggio, alla presenza dei Parlamentari Francesco Laforgia (portavoce nazionale di èViva) e Luca Pastorino.

La discussione, partecipata da aderenti da tutto il territorio, si è conclusa con la nomina di un coordinamento regionale composto da Renzo Rivalta e Silvia Prodi come due portavoce, Gessica Allegni, che ricopre il ruolo di coordinatore politico nazionale, Laura Gamberini con delega alla comunicazione e referente di Bologna, Giulio Marabini con delega all’iniziativa politica, e i referenti territoriali Roberto Pavarini di Reggio Emilia, Alessandro Perini di Ravenna, Mattia Rossi di Forlì, Gaetano Gerbino di Cesena.

Il coordinamento rimarrà aperto ad altre integrazioni.

èViva Emilia-Romagna, intende continuare a dare il proprio contributo a Emilia-Romagna Coraggiosa, di cui è stata tra i promotori e lavorare a tutti i livelli per giungere al superamento delle singole soggettività di una sinistra frammentata, che ha bisogno di ritrovarsi dentro a una casa comune.

In questo senso “intendiamo portare avanti un’elaborazione in termini di idee e contenuti su alcuni temi che ci stanno molto a cuore dalla sanità pubblica al welfare, al riordino istituzionale e all’autonomia differenziata, alla riconversione ecologica che insieme alla lotta alle diseguaglianze e per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori diventa uno dei principali terreni su cui si giocherà, anche nella nostra Regione l’uscita dalla crisi che ci ha travolti e ci impone di mettere in campo un nuovo modello di sviluppo” afferma in una nota il neo coordinamento.

 


 


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16 Aprile 20207min

Documento approvato dal Comitato Nazionale di èVIVA nella riunione in videoconferenza del 16 Aprile 2020.

 

Si è riunito oggi in videoconferenza il comitato nazionale di èVIVA, alla presenza dei parlamentari Francesco Laforgia e Luca Pastorino.

Nel corso dell’incontro è stato condiviso il sostegno alle misure prese dal Governo, insieme però alla preoccupazione per i numeri dell’emergenza sanitaria, per quanto in calo, ancora molto critici. Sono ancora troppe le vittime e addirittura si assiste ad accenni di rimonta del virus in alcune aree.

Esprimiamo una volta di più il nostro totale sconcerto per l’insipienza con cui la Regione Lombardia sta gestendo l’emergenza, che pone in grande risalto il tema di cosa sia diventato il “centralismo regionale” in questi anni e più di un dubbio sull’opportunità di proseguire la discussione sull’autonomia differenziata per come è stata impostata prima della crisi.

La condizione in cui versano le RSA, in particolare in Lombardia ma non solo, dimostra in modo lampante tutti i limiti di un modello privatistico che ha determinato difficoltà di coordinamento e di tempestività negli interventi che oggi richiedono un totale ripensamento del modello di assistenza agli anziani.

Alle difficoltà strutturali si sono sommate decisioni degli amministratori regionali, se fossero confermate, del tutto scellerate e irresponsabili, motivo per cui insieme ad altre forze politiche abbiamo chiesto  l’istituzione di un commissario ad acta per la sanità lombarda e seguiremo gli sviluppi della vicenda inquietante  del Pio Albergo Trivulzio .

Sentiamo la necessità di mettere in campo una strategia definita nei dettagli (tracciamento, test anticorpali, tamponi) che possa permettere la pianificazione delle riaperture.

Non possiamo chiedere alla scienza certezze che per sua stessa natura la scienza non può dare. Ma è necessario avere un quadro di informazioni chiaro che permetta di assumere scelte adeguate per entrare nella nuova fase senza il rischio di registrare in poco tempo un nuovo picco di contagi e per mettere in totale sicurezza i lavoratori.

L’assemblea si è conclusa con una proposta di 3 punti, per affrontare la “fase 2”:

1) Istituire un reddito di dignità universale e la patrimoniale sulle grandi ricchezze

C’è una positiva convergenza delle proposte sul tema del reddito, che attraversano il campo democratico e della sinistra, fino all’accorato appello del Papa.

Gli strumenti oggi disposizione (cassa ordinaria, in deroga, dis-coll, naspi, i 600 euro per le partite iva…) devono essere via via superati da misure universalistiche e strutturali che ci facciano entrare in un mondo nuovo e incerto come quello che stiamo imparando a conoscere.

Non ci sarà, infine, ricostruzione equa senza strumenti di redistribuzione, come una patrimoniale che agisca non sui piccoli risparmiatori ma sulle grandi ricchezze.

2) Battaglia su eurobond e BCE per un’Europa all’altezza della ricostruzione

Sull’Europa è in corso una discussione che rischia di diventare impropria. Vedremo le determinazioni del consiglio europeo ma è difficile che il Mes non abbia alcuna condizionalità, per la natura stessa del trattato.

Noi crediamo che la battaglia debba essere sugli eurobond, il grande tema della mutualizzazione del debito e il ruolo della BCE che deve diventare, senza se e senza ma, prestatore di ultima istanza, per ridare all’Europa e agli Stati un ruolo che sia all’altezza della ricostruzione.

3) Restituire al Parlamento il proprio ruolo

C’è un moltiplicarsi di livelli di governo, commissioni, task force, formati da personalità di altissimo profilo e che ringraziamo per la generosa disponibilità. Ma siamo preoccupati non solo perché non è chiaro quale sia il perimetro nel quale si muoveranno e con quali poteri, ma per il ruolo del Parlamento che rischia di restare in secondo piano. Bisogna ripartire dal confronto con le parti sociali e dalla riconquista di un ruolo primario del Parlamento come luogo della sovranità popolare e snodo cruciale per tutte le decisioni che riguarderanno la ripartenza e la vita delle persone.

Su questi temi assumeremo iniziativa dentro e fuori dalle istituzioni. Spingeremo perché questa possa essere sviluppata ricollegando i fili sparsi di una sinistra che deve assumere un ruolo e dandosi un coordinamento. E chiedendo a tante realtà e personalità, che già oggi si muovono sul terreno della solidarietà e dell’innovazione sociale e che difficilmente saranno coinvolte nelle task force ufficiali, di costruire con noi proposte e visione su come affrontare il mondo dopo la crisi.

Sarà un mondo nuovo, diverso. Richiederà da subito nuovi strumenti e nuove risposte. Crisi come questa potrebbero ripetersi e abbiamo il dovere di non farci trovare impreparati.

 

 


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15 Aprile 20207min
 
èVIVA ha aderito all’appello lanciato dalla Presidenza dell’ #ANPI che per il 25 aprile alle 15:00, l’ora in cui di solito parte il grande corteo antifascista di Milano, invita tutti gli italiani ad esporre il tricolore dalle finestre e dai balconi delle proprie case e a intonare tutti insieme #BELLACIAO.

 

 

èViva aderisce con convinzione all’appello dell’ANPI al cui fianco scendiamo in piazza ogni anno, il 25 Aprile, per celebrare la Liberazione del Paese e la lotta di Resistenza.

Ci peserà non farlo anche stavolta, ma era giusto trovare un modo perché ci fosse comunque una grande mobilitazione democratica capace di farci sentire comunità, coesa, intorno a solide radici e con la capacità di immaginare insieme un futuro migliore, come seppero fare gli antifascisti.

Oltre alla grave crisi sanitaria e a quella sociale ed economica che ne deriveranno, questo drammatico momento porta con sé anche il rischio di una deriva reazionaria che abbiamo il dovere di impedire. L’uscita da questa crisi non può e non deve diventare un incubo anche peggiore di quello che stiamo vivendo.

L’Italia libera dalla dittatura scelse la democrazia, la Repubblica, la Costituzione.
Anche a noi verrà richiesto di fare delle scelte. Facciamo in modo che siano quelle giuste, seguendo l’esempio di chi ci ha preceduti.

W il 25 Aprile, W l’Italia libera e antifascista!

#25aprile
#liberazione
#èViva

 


 

Qui il link all’appello con tutti i firmatari:  FIRMATARI APPELLO


 


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5 Aprile 20209min

Viviamo un tempo nuovo e difficile.

Tutto il Paese è chiamato a rispondere ad un’emergenza sanitaria che ci impone di cambiare radicalmente i nostri stili di vita, per salvaguardare la nostra salute e quella di chi ci è vicino. Un cambiamento che riguarderà anche il nostro futuro.

L’epidemia del coronavirus è arrivata in Italia con un impatto più forte di quel che ci aspettavamo e speravamo, col rischio di mettere in ginocchio il sistema sanitario nazionale per anni depauperato di risorse e personale e ai cui medici, infermieri, operatori, va una volta di più tutta la nostra gratitudine.

Anche se in questi giorni la curva epidemiologica ha dato i primi segnali di discesa non possiamo nasconderci di avere davanti una strada ancora molto lunga da percorrere, verso l’azzeramento dei contagi e in particolare di quel numero così doloroso di morti che ogni giorno riempiono i “bollettini di guerra” della Protezione Civile.

Come sapete le misure di contenimento sono state estese fino al 13 aprile e non è detto che non ci saranno ulteriori proroghe. Un virus non lo si sconfigge per decreto e molto dipenderà  dai comportamenti di ognuno di noi.

Mentre conduciamo questa poderosa battaglia però non possiamo esimerci dall’iniziare a preparare e immaginare il dopo, il momento in cui ci sarà da rimettere insieme in pezzi di un paese più debole, povero e insicuro.

La grave crisi sanitaria ne prefigura una economica gravissima e ci impone di mettere in discussione un intero modello di sviluppo, per provare ad uscire da questa crisi più forti di come ci siamo entrati, a partire dall’aggredire il tema del reddito.

In questo senso, come gruppo parlamentare, abbiamo presentato diversi emendamenti al “Cura Italia” e altri ne presenteremo in occasione del nuovo decreto.

Su una proposta in particolare non intendiamo arretrare di un millimetro. Quella per l’introduzione di un “reddito di dignità universale”, che abbiamo immaginato come estensione del reddito di cittadinanza, senza alcune delle condizioni attualmente previste.

Sulle forme siamo aperti ad ogni tipo di altra considerazione e a confrontarci su proposte alternative, quello che però riteniamo ineludibile è aprire il prima possibile una discussione in Parlamento su questo tema.

Sono state prese misure urgenti e necessarie, che sosteniamo, per dare un segnale alle persone in difficoltà, come i contributi di solidarietà alimentare, che consentiranno a chi a causa di questa emergenza non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena di avere almeno un po’ di respiro. Ma non può bastare.

Contestualmente, i nostri parlamentari Francesco Laforgia e Luca Pastorino hanno rilanciato la necessità di una patrimoniale sulle grandi ricchezze per finanziare sanità e scuola pubblica.

Se da una parte l’elogio al nostro Sistema sanitario nazionale, universale e pubblico, è sacrosanto, non si può evitare di dire che quel sistema ha subito troppi intollerabili tagli in questi anni.

Servono assunzioni, stipendi, formazione, infrastrutture adeguate. Serve investire sulla ricerca, di cui non possiamo riconoscere l’importanza solo nei momenti emergenziali.

In questi giorni assistiamo a numerose donazioni per l’acquisto di macchinari e dispositivi per la sicurezza, ma non possiamo fare affidamento, soprattutto per il futuro, sulla volontà dei singoli. Serve un meccanismo fiscale per finanziare la sanità, per consentire a chi ci lavora di poterlo fare in sicurezza.

Di questi giorni drammatici di certo ricorderemo il grande numero di personale sanitario, di infermieri e medici che hanno contratto il virus lavorando in prima linea e che in troppi casi  hanno perso la vita.

77 il numero dell’ultimo aggiornamento al momento in cui scriviamo. Morti sul lavoro.

Anche per questo abbiamo presentato un emendamento del gruppo per limitare la responsabilità dei medici, in relazione al periodo di emergenza. Perché chi è stato in trincea a cercare di salvare vite umane non può subire anche l’umiliazione di passare anni nelle stanze dei tribunali.

Siamo al fianco del Governo Conte in questa battaglia dura e per tanti versi imprevedibile, ma non vogliamo nasconderci le criticità di questa emergenza, la necessità di andare a fondo rispetto a situazioni in cui evidentemente qualcosa è mancato. Dal lato dei controlli e della tempestività dei provvedimenti.

Accanto al dato dei medici quello che più sconvolge della strage provocata dall’epidemia riguarda la scomparsa di un’intera generazione. Gli anziani sono i più colpiti dalla malattia e anche quelli che più spesso non riescono a sopravviverle. Le case di riposo sono in tutta Italia i principali luoghi di diffusione del contagio, veri e propri focolai dove si infettano pazienti e OSS che hanno lavorato a lungo senza le dovute protezioni.

Il nostro portavoce nazionale Francesco Laforgia ha presentato una interrogazione al Ministro della Salute su un caso simbolo del dramma che riguarda le Rsa, chiedendo un’indagine ispettiva nella Rsa di Medaglia, nella frazione di Mombretto (Milano) in cui, su circa 150 ospiti, sono morti più di 60 anziani.

Siamo presenti e vigili su tanti fronti e continueremo a farlo, consapevoli che la battaglia più dura è quella che dobbiamo ancora combattere.

Sarebbe più facile farlo non da soli: su questo terreno si gioca la stessa sopravvivenza dell’Unione Europea che deve sciogliere le ambiguità e rinunciare agli egoismi dei singoli stati, o una volta di più avranno vinto i populisti e le destre che anche in queste ore così complicate cercano di diffondere paura, incertezza e disorientamento.

Per noi è finito il tempo di pensare a come derogare o sforare le regole che l’Europa si è data, bisognerebbe piuttosto mettere mano a quelle regole per cambiarle, insistere per gli Eurobond, per consentire politiche espansive e investimenti.

Anche di questo e di altre iniziative che il Governo dovrebbe mettere in campo si parla nel documento “Tre priorità per uscire dalla crisi” sottoscritto da parlamentari, consiglieri regionali, amministratori da tutta Italia che noi sosteniamo convintamente e che trovate a questo link.

Vi inviamo a leggere anche il pezzo di Francesco Laforgia per Left I bambini ci guardano, perché accanto alla fragilità dei nostri nonni abbiamo il dovere di non dimenticarci dei più piccoli, che vivono oggi e subiranno domani gli effetti dei cambiamenti in atto.

Usiamo questo tempo di transizione per immaginare il futuro che comunque arriverà. Perché l’Italia ce la farà, anche questa volta, trovando nella crisi più profonda le risorse e il coraggio per ripartire.

Buona Pasqua a tutte e tutti, in attesa di un 25 Aprile che mai come oggi abbiamo bisogno di celebrare.

Troveremo un modo per farlo anche in questo tempo sbagliato.

 

 


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5 Aprile 202010min
Parlamentari, consiglieri regionali, amministratori hanno firmato un appello su tre priorità. Perché anche la gestione della crisi e del dopo ha bisogno di un punto di vista ecologista e di sinistra.
Su questo metteremo in campo iniziativa politica dentro e fuori dalle istituzioni nei prossimi mesi.

TRE PRIORITÀ PER USCIRE DALLA CRISI

Stiamo vivendo un momento drammatico della storia del nostro Paese e del mondo. Il peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale. C’è bisogno di remare tutti nella medesima direzione. Con la consapevolezza che la pandemia cambia tutto e che, con essa, dobbiamo cambiare noi e la politica.

Il nostro pensiero in questo momento va a chi ha perso la vita, al dolore dei loro cari, ai malati. Il ringraziamento va ai più esposti, a chi si batte negli ospedali, ai medici, agli infermieri, al personale socio-sanitario, volontario e ausiliario, alla protezione civile, alle forze di sicurezza.

Vogliamo, con la nostra iniziativa, aiutare l’azione del Governo, ma suggerendo tre priorità per uscire dall’emergenza sanitaria ed evitare di ritrovarci con una crisi economica e sociale senza precedenti. Bisogna fare in fretta, garantendo liquidità immediata alle imprese e ai cittadini e alle cittadine che vedono eroso il potere di acquisto.

Sono molte le cose da affrontare in tempi celeri, a partire da un ritorno forte agli investimenti pubblici in sanità, scuola, università e ricerca, innovazione ambientale, da sempre trascurati, ma che sono la linfa vitale di una nazione. Così come sarebbe letale permettere al virus di uccidere anche il clima, favorendo politiche espansive che tornino a considerare la sostenibilità ambientale un tema secondario, negando ancora una volta l’urgenza che ci pone la scienza.

Proprio perché ci aspettano sfide epocali, intendiamo proporre tre priorità per un rinnovamento radicale:

1) Partecipazione: la democrazia e il confronto sono pratiche da valorizzare anche durante lo stato di eccezione. A partire dal massimo coinvolgimento delle assemblee elettive e delle autonomie locali, dei sindaci, degli amministratori. Serve una relazione forte e continua anche con tutti coloro che fuori dalle istituzioni contribuiscono a dare densità alla nostra democrazia: parti sociali, associazioni di volontariato, ambientaliste, studentesche e più in generale movimenti e organizzazioni della società civile. Per sostenere la lotta contro il virus servono idee e la partecipazione di tutti, anche utilizzando nuove tecnologie della comunicazione. Non servono uomini soli al comando o pieni poteri, come nella gravissima deriva autoritaria in Ungheria, che rischia di replicarsi (magari con modalità più sfumate) anche in paesi meno sospettabili.

2) Solidarietà: L’Europa deve agire con coraggio. Il virus non conosce frontiere, per questo sono necessarie politiche sanitarie, sociali, fiscali ed economiche unificate, capaci di sostenere i Paesi in difficoltà senza condizionalità capestro. Bene i 750 miliardi della BCE, bene la Commissione sulla sospensione del Patto di Stabilità e sull’allentamento dei vincoli sugli aiuti di Stato. Ma non basta, perché le stime, da qui al 31 dicembre, fanno paura: l’intero continente viaggia con un PIL tra il meno 5 e il meno 10%. Serve un nuovo Patto di Sostenibilità e Benessere, con nuove regole ed un regime fiscale unico, che elimini la pratica di dumping tra i Paesi.

C’è bisogno di un bilancio dell’Unione all’altezza della situazione, con fondi straordinari dedicati a imprese, lavoratori e famiglie, garantendo anche una totale flessibilità nell’uso dei fondi strutturali. Sono urgenti inoltre politiche espansive, investimenti, risorse e uno scudo comune, che solo gli Eurobond possono garantire così come sostenuto dall’Italia ed altri otto Stati Membri. Bisogna insistere con forza, anche a costo di una resa dei conti senza precedenti a Bruxelles.

3) Reddito: Il virus picchia in maniera indiscriminata, mentre la crisi economica e sociale sceglie in maniera selettiva, perché colpisce e colpirà con maggiore durezza i settori più fragili e le persone con minori tutele. Dalle partite IVA al piccolo commercio, dal lavoro stagionale a quello occasionale, dai creativi fino al lavoro sommerso. E a pagare per primi saranno le donne e i giovani, e le famiglie con disabilità. Per questo riteniamo fondamentale un Reddito Universale, una misura capace di arrivare immediatamente nelle case di chi ha più bisogno, evitando il rischio che sia la criminalità a farlo. Una misura capace di non lasciare indietro nessuno, allargando la platea dell’attuale Reddito di Cittadinanza a chi è stato colpito in maniera pesantissima dalla crisi, utile anche come garanzia di sostentamento in questa fase di transizione verso nuovi modelli produttivi sostenibili.

Lo si può fare istituendo un fondo di solidarietà nazionale a cui far compartecipare le categorie meno colpite, le imprese partecipate, i giganti dell’e-commerce, i dirigenti pubblici, i consiglieri regionali, i parlamentari nazionali ed europei. Lo si può fare con una tassa di scopo sui grandi capitali. Lo si può fare ricongiungendo le risorse dei fondi strutturali europei non ancora spesi, non andati a buon fine, fermi nei ministeri e nelle regioni. Nel sistema nazionale di monitoraggio, rispetto ai pagamenti fatti ai beneficiari risultano disponibili 37 miliardi, mentre rispetto agli impegni presi ne risultano 22. E anche con le stime più prudenziali ci sono almeno 10-12 miliardi da andare a recuperare.

Dunque, l’Italia si salva se sarà in grado di dare risposte concrete a chi ha perso tutto. Si salva se continuerà nell’opera di trasformazione e rinascita dell’Europa che deve tornare ad essere vicina e utile alle condizioni materiali di vita delle persone. E se continuerà a credere che quello che dobbiamo combattere è il virus e non la democrazia.

Su questi temi faremo la nostra parte, lealmente ma senza sconti.

 

 

Firmatari:

Gessica Allegni,
Assessore Politiche Sociali Bertinoro
Federico Amico,
Consigliere Regionale Emilia-Romagna
Silvia Benedetti,
Deputata
Marta Bonafoni,
Consigliera Regionale Lazio
Andrea Cecconi,
Deputato
Amedeo Ciaccheri,
Presidente VIII Municipio, Roma
Peppe De Cristofaro,
Sottosegretario Ministero Istruzione
Loredana De Petris,
Senatrice
Luigi Di Marzio,
Senatore
Elena Fattori,
Senatrice
Lorenzo Fioramonti,
Deputato Ex Ministro
Flora Frate,
Deputata
Nicola Fratoianni,
Deputato
Veronica Giannone,
Deputata
Marco Grimaldi,
Consigliere Regionale Piemonte
Francesco Laforgia,
Senatore
Rossella Muroni,
Deputata
Paola Nugnes,
Senatrice
Erasmo Palazzotto,
Deputato
Luca Pastorino,
Deputato
Gianni Pastorino,
Consigliere Regionale Liguria
Elly Schlein,
Vicepresidente Emilia-Romagna
Massimiliano Smeriglio,
Parlamentare Europeo
Serena Spinelli,
Consigliera Regionale Toscana
Igor Taruffi,
Consigliere Regionale Emilia-Romagna
Massimo Zedda,
Consigliere Regionale Sardegna


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30 Ottobre 20198min

 

 

 

Articolo de Il Manifesto

 

30 Ottobre 2019

Intervista di Daniela Preziosi de IL MANIFESTO al portavoce nazionale di èViva Francesco Laforgia.

Il senatore di Liberi e uguali: ciascuno di noi vaga in parlamento con una maglietta che non ha voglia di indossare, compresi i compagni di Art.1.   I nostri al governo rischiano di parlare poco più che a nome di se stessi.


 

Da un gruppo parlamentare in crisi di identità a protagonista di governo, nel giro di una notte di mezza estate. Francesco Laforgia descrive così la parabola discendente e poi di nuovo ascendente di Liberi e uguali.

«Noi di Leu da due mesi siamo catapultati in una vicenda politica inaspettata. Dopo il 4 marzo eravamo uno sbrindellato gruppo di opposizione, fatto di persone perbene che però dal giorno del voto hanno deciso di fare strade diverse. Volevamo trasformarci in un partito, non l’abbiamo fatto».

Laforgia, era meglio non far nascere il governo con Pd e M5S?

Non dico questo. Il paese rischiava un deriva reazionaria, abbiamo contribuito a evitarlo. Però oggi noi eletti di Leu improvvisamente ci troviamo a svolgere una funzione nella nuova maggioranza e abbiamo persino donne e uomini al governo. Così assistiamo al miracolo della resurrezione politica e mediatica di Leu.

Ma possiamo continuare a non chiederci chi siamo, qual è il vincolo che ci tiene in un gruppo parlamentare, a quale programma rispondiamo tanto più oggi che abbiamo la possibilità reale di modificare e proporre provvedimenti?

Una situazione pirandelliana: Leu c’è perché c’è al governo, altrimenti non ci sarebbe.

Come si fa a pensare di continuare la finzione ipocrita per cui non siamo riusciti a fare di Leu l’innesco di un processo ma almeno siamo un gruppo parlamentare, se poi anche lo stesso gruppo inizia a sgretolarsi con l’uscita di due parlamentari (due donne, Boldrini al Pd, Occhionero a Italia Viva, ndr)?

Non so se siano i primi abbandoni di una serie. Ma gli argomenti utilizzati per lasciare il gruppo umiliano tutti. E tanto più chi tra noi è più esposto nel portare sul petto l’etichetta di Leu.

Cosa propone?

Ci sono due strade. O si prende atto della situazione e si certifica la chiusura anche formale di Leu, sciogliendo i gruppi parlamentari. Mettendo fine a una condizione per la quale ciascuno di noi vaga, sul piano dell’attività parlamentare, senza un disegno e indossando una maglietta che non ha voglia di indossare, compresi i compagni di Art.1. Con il rischio che gli stessi nostri al governo rappresentino poco più che se stessi.

Oppure si percorre la strada della politica. Che non vuol dire fare quello che non abbiamo saputo o voluto fare in questi mesi. Ma almeno farci la domanda sulla rappresentanza che vogliamo portare nella sfida del Governo.

Quella domanda che non ci siamo fatti al momento della formazione del governo. Non so nulla di come Leu – perché tutti i giorni parlano di noi chiamandoci Leu – dovrebbe cambiare per esempio il reddito di cittadinanza. Non so cosa pensiamo del salario minimo, che giudizio diamo delle scelte sulle questioni ambientali (per me troppo timide), se abbiamo smesso di chiedere la cancellazione di parti del jobs act e la reintroduzione delle tutele contro i licenziamenti illegittimi.

Così come ignoro le ragioni per cui abbiamo votato, senza elementi di distinzione, la riduzione dei parlamentari e che idea abbiamo della legge elettorale.

Insomma all’opposizione non ce l’avete fatta , ma oggi al governo dovreste fare Leu. E lo chiede proprio che lei aveva rotto e fondato un “movimento” autonomo?

Chiedo di affrontare queste domande con una discussione aperta, a tappe, che coinvolga non solo noi parlamentari ma personalità, intellettuali, esponenti del mondo sindacale e delle professioni.

E con un coordinamento tra le componenti di cui ormai sono costituiti i gruppi di Leu. Perché nessuno possa dire: ma voi chi siete? Lo dobbiamo anche ai militanti ed elettori generosi che abbiamo sballottato di qua e di là senza indicare una strada.

Se il campo democratico e progressista è destinato a mutare profondamente l’unico modo per svolgere una funzione è tornare alla politica. La sinistra è qualcosa di molto più grande di noi. Non abbiamo diritto di tenerla in ostaggio.

La sinistra non è vostro ostaggio: vi hanno votato in pochi, come dice lei, generosi.

Se penso al milione e trecento mila voti di Salvini nel 2013 e al milione e centomila di Leu nel 2018, fa rabbia l’idea di averli cestinati quei voti. Si può essere piccoli ma ragionare in grande. È l’unico modo per diventare grandi davvero.

L’impressione è che le componenti di Leu stiano aspettando un big bang del Pd, per entrarci. O almeno allearsi. Impressione sbagliata?

La vicenda umbra dimostra che non basta una posa a favore di telecamera a far riappassionare le persone alla causa. Nel processo di scomposizione e ricomposizione che interesserà, ne sono convinto, sia il Pd che il M5S, puoi svolgere un ruolo se non continui ad essere inerte e afono come siamo noi in tutto questo tempo. Ma se rimetti al centro la politica. A quel punto torneranno anche gli elettori.

 


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21 Settembre 20193min

 

 

 

Luca Pastorino

Francesco la Forgia

Parlamentari LeU – èViva

 

Nota Agenzia stampa

21Settembre 2019

Notizia agenzia stampa ASKENEWS – 21 Settembre 2019

 


“Queste distorsioni sono riletture pericolose”. “Comunismo e nazismo sono stati posti sullo stesso piano. Una falsificazione ignobile quella della risoluzione votata dal Parlamento europeo. Come è ignobile che a votarla siano stati tanti sedicenti democratici nostrani”.

Lo dichiarano Francesco Laforgia e Luca Pastorino, rispettivamente senatore e deputato di Liberi e Uguali.

“In un momento storico in cui avanzano gli estremismi di destra – aggiungono Laforgia e Pastorino – bisognerebbe porre maggiore attenzione alle verità storiche. Queste distorsioni sono una pericolosa rilettura che finiscono per sdoganare ideologie neo-fasciste. È una deriva che va contrastata. E in ogni caso, una discussione così complessa non può essere affrontata attraverso una risoluzione parlamentare”.

 

 


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18 Settembre 20196min

 

 

 

Comitato Nazionale

 

Documento del

18 Settembre 2019

Documento del Comitato Nazionale di èViva. – 18 Settembre 2019

 


 

Le settimane che abbiamo alle nostre spalle sono quelle in cui abbiamo sventato il rischio di una destra reazionaria al governo del Paese e all’indomani della formazione del Governo Conte bis anche nel nostro campo sono ore di grande fermento.

Lo strappo annunciato di Renzi dal PD non ci fa smettere di pensare che resti nel Paese lo spazio e la necessità della sinistra. Quel che sta accadendo non ci lascia indifferenti e può contribuire a fare chiarezza in un quadro politico in cui tutto sembra rimescolarsi.

Non siamo interessati però ad operazioni di ricomposizione da ceto politico, in particolare alla luce di un declino e di un distacco che la sinistra ha consumato col proprio popolo nel corso di anni e di scelte sbagliate che non sono unicamente legate alla stagione del renzismo.

Non si pensi al “fuori Renzi, dentro gli altri”, il punto non è rimettere assieme i cocci.

La sinistra per noi non è un albergo.

Per questo continuiamo a credere nel percorso che abbiamo messo in campo come èVIVA e che oggi intendiamo rilanciare con forza e convinzione. Crediamo che abbia ancora senso interrogarsi su cosa deve essere la sinistra del nuovo secolo in un paese come il nostro e mobilitarsi per costruirla.

Ci sono questioni urgenti che rappresentano il banco di prova della nuova maggioranza, su cui vogliamo fare un investimento, consapevoli che in questa esperienza di governo e in questa maggioranza entriamo anche grazie ad una inaspettata reviviscenza di Liberi e Uguali.

Certi che avremmo avuto molta più forza e protagonismo politico se avessimo preso la decisione, un anno fa, di trasformare LeU in un nucleo di soggetto politico della Sinistra, entriamo tuttavia nella nuova fase con lealtà ma senza rinunciare alla nostra autonomia e con capacità critica verso un Governo che su quelle scelte si gioca tutta la sua credibilità. 

Vogliamo affrontare battaglie per noi fondamentali che mettano al centro di tutto la lotta alle diseguaglianze e il tema ambientale, per un nuovo modello di sviluppo con la persona e la sua dignità al centro di ogni politica.

La reintroduzione delle tutele contro i licenziamenti illegittimi, una vera progressività fiscale, investimenti ingenti nella scuola e nella pubblica amministrazione, la garanzia di una sanità pubblica, universale e gratuita, sono solo una parte dell’impegno che caratterizzerà il nostro lavoro in Parlamento e fuori, con la consapevolezza di non essere sufficienti a realizzarle e di non essere sufficienti a noi stessi.

Da sempre perseguiamo l’idea di coltivare questo orizzonte culturale e politico dentro a un partito, uno solo, della sinistra oggi frammentata e vittima delle proprie presunzioni e contraddizioni, figlie di insopportabili personalismi che hanno impedito fin qui la realizzazione di un’unità necessaria.

Noi non abbiamo mai rinunciato a quell’obiettivo.

Sono interessate le altre forze politiche, grandi o piccole, della Sinistra a mettere in discussione sé stesse  (ci rivolgiamo anche al M5S) fino ad innescare il processo costituente di un intero campo politico?

Noi non sappiamo se questa cosa accadrà.  Ma nell’attesa che il quadro politico in continua scomposizione e ricomposizione metta il PD, il M5S e la galassia della Sinistra davanti ai propri limiti e alle proprie responsabilità, noi non intendiamo fermarci.

Vogliamo fare politica, vogliamo costruire, aggregare, essere il lievito capace di far crescere e concretizzare quel progetto.  

Nelle prossime settimane organizzeremo assemblee aperte in tutta Italia, continueremo nella costruzione dei comitati di èVIVA e raccoglieremo adesioni, ci daremo un grande appuntamento nazionale ad Ottobre, dove mettere al centro del nostro dibattito le priorità per il Paese da declinare in proposte nella prossima Legge di Bilancio.

Saremo una forza aperta, attenta a tutto ciò che accade intorno a noi ma strutturata, organizzata, presente nel dibattito pubblico e sui territori dove si giocheranno importanti partite elettorali a stretto giro, a partire dalle regionali.

Facciamo tornare la politica. Non c’è più tempo da perdere.


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20 Agosto 20194min

 

 

 

Fabio Vander

 

 

 

9 Agosto 2019

 

 

 

 

 

Sul Manifesto del 7 agosto Pietro Folena e Simone Oggionni ragionando dell’Europa, pongono infine il problema di una “nuova sinistra” italiana.

Ritengono infatti necessario un “punto di vista autonomo della sinistra”, che rivaluti “le ragioni dell’eguaglianza e del lavoro” e sostenga un nuovo “grande disegno” europeo. Fin qui d’accordo. Condivisibile anche il ripudio di un PD “in balia di nodi irrisolti che si trascinano sin dalla sua fondazione”, come delle piccole formazioni della sinistra radicale “ciascuna figlia di un diverso fallimento”. Quindi né con il PD, né con Articolo 1 e Sinistra italiana.

Va ricordato però che il 25 giugno, sempre sul Manifesto, Oggionni con Stefano Quaranta aveva firmato un altro articolo in cui scriveva che un “passo coraggioso e radicale”, per rilanciare la sinistra e l’alternativa, “lo chiediamo a Zingaretti”. Dunque nel giro di poco tempo la fiducia nel “nuovo PD” pare svanita.

Ma è davvero così? Perché in verità il nuovo articolo si conclude intanto con un ingenuo appello alla “generosità” delle classi dirigenti” di PD e sinistra, perché smettano di intralciare il nostro futuro. Se davvero ne fossero capaci non saremmo al punto in cui siamo.

D’altra parte l’appello finale è per un “campo democratico e progressista nuovo, intelligente, credibile”. Gira gira si torna alla casella di partenza: un PD ‘rinnovato’ e una sinistra radicale che faccia da cespuglio. Esattamente la formula che dall’Ulivo a Italia Bene Comune, a mille fallimentari esperienze locali ci ha portato nelle mani di Salvini e Di Maio.

Spero che l’autunno della sinistra veda in campo due ipotesi alternative: un nuovo centro-sinistra versus un nuovo partito della sinistra italiana.


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13 Agosto 201920min

 

 

  Cronistoria della crisi di governo

 

dal profilo facebook di

Pietro Grasso

 

12 Agosto 2019

 

 

 

 

 


E’ iniziato il cammino del “Governo Conte Due”

29 Agosto

 

E’ iniziato il cammino del “Governo Conte Due”. Le prime dichiarazioni fatte dal presidente Conte sono nuove nei contenuti e nelle parole chiave: mi auguro siano il segno di un Governo di svolta. Oggi Conte ha iniziato a incontrare i gruppi parlamentari, e da questi colloqui si capirà se davvero intende proporre al paese nuove ricette, un nuovo linguaggio, nuovi protagonisti. Sono tanti i temi su cui valuteremo la possibilità di dare o meno la fiducia a questo Governo, verso il quale, voglio sottolineare, partiamo con le migliori intenzioni. Porteremo i temi che sono sempre stati al centro del nostro impegno: dignità al lavoro, conversione ecologica, emergenza climatica, lotta alla precarietà, attenzione al Sud, diritti civili e sociali, politiche dell’immigrazione intelligenti e umane, lotta all’evasione fiscale per un fisco più equo, giustizia e contrasto alle mafie.

Questo è il momento dei contenuti, verrà anche il momento dei nomi: perchè molto si può scrivere in un programma o in un contratto, ma come abbiamo appena visto il carattere, le competenze e le capacità delle persone sono indispensabili per governare un Paese e le sue emergenze. La speranza è che vengano individuate tutte figure di alto profilo, capaci di fare le scelte giuste nell’interesse dei cittadini.

 


Una buona e condivisibile base di lavoro

22 Agosto

 

I 5 punti della relazione di Zingaretti di ieri e i 10 punti elencati da Luigi Di Maio al termine delle consultazioni di oggi sono una buona e condivisibile base di lavoro. Se la volontà di trovare un’intesa per il bene del Paese è reale, è possibile dare vita a un Governo politico e di legislatura che possa migliorare la vita dei cittadini e garantire stabilità e sicurezza.

Confido nella responsabilità delle parti politiche per avviare un percorso rapido.

 


Oggi iniziano le consultazioni

21 Agosto

 

Oggi iniziano le consultazioni al Quirinale. Non è il momento dei tatticismi, dei personalismi, degli interessi di parte, piccoli o grandi che siano. E’ tempo di servire l’Italia nel modo più nobile che la politica possa fare. Lo dico innanzitutto ai due uomini chiamati nelle prossime ore a fornire delle risposte al Presidente Mattarella.

Caro Nicola, caro Luigi: è necessario un Governo che archivi per sempre la stagione della rabbia, delle bestie sui social, dell’odio, dello spregio alle Istituzioni della Repubblica.
Costruiamolo su una agenda che abbia come faro il lavoro; che restituisca dignità alle persone; che difenda e investa su scuola, sanità, ricerca, innovazione; che promuova la giustizia sociale; che lotti contro l’emergenza climatica.

Usiamo i prossimi 3 anni per realizzare davvero il progetto di un’Italia diversa. I numeri ci sono, basta volerlo e non cadere nei tranelli dei veti incrociati. Non consegniamo il Paese all’incertezza o – peggio ancora – alla destra di Salvini. Sarebbe l’errore più grande. Coraggio!

 


Il governo gialloverde ha fallito

20 Agosto

 

Il Governo gialloverde ha fallito. Adesso è doveroso lavorare seriamente nell’interesse di tutti. Questa la mia posizione espressa poco fa in Senato, dove si sta svolgendo un dibattito surreale, perché Salvini incredibilmente non si è dimesso, perché per lui il potere è più forte della dignità. Grazie Presidente Giuseppe Conte per la trasparenza nella gestione di questo passaggio!

È stato davvero patetico leggere di “telefoni sempre accesi”, come se si trattasse della crisi adolescenziale di un amore estivo e non del Governo del nostro Paese. Oggi addirittura ho sentito Salvini implorare i Cinque stelle con il famoso ritornello di Pappalardo: “Ricominciamo”. Tutto pur di non alzarsi dal Viminale. L’uomo forte si è rinchiuso nel fortino.

Basta con la stagione dei selfie e dei proclami sulle spiagge, della rivendicazione dei pieni poteri, dell’odio, dell’indifferenza. Guardiamo in faccia i veri problemi del Paese. Torniamo alla politica e fermiamo le Bestie che sui social aizzano i cittadini gli uni contro gli altri.

Lo dico da uomo che ha servito le Istituzioni per tutta la vita: l’Italia non ha bisogno di un accordicchio, di un esecutivo dal corto respiro dominato da tatticismi e posizionamenti elettorali. Se il Parlamento desse vita ad un Governo che ribalti l’agenda attuale non avremmo solo il diritto di ragionarne ma il dovere di provarci per cambiare per davvero il segno di questi tempi. Solo in quel caso, darei il mio personale, convinto e fiero voto di fiducia.

 


Piange il telefono

15 Agosto

 

Le notizie importanti di oggi mi sembrano due.
Salvini dice che il suo telefono è sempre acceso e aspetta una telefonata di Di Maio.

Dopo la sconfitta in Senato, un vero e proprio schiaffo che non aveva messo in conto, forse ha finalmente capito che non si può stracciare la Costituzione e umiliare il Parlamento. Anche dal suo stesso partito sono iniziate le prese di distanza e le critiche: l’uomo che sentiva di avere il mondo in tasca ha scoperto di non avere la terra solida sotto i piedi.

Capita, quando il potere arriva a farti perdere il contatto con la realtà, che è più complicata di una diretta Facebook (dove ancora, va ammesso, se la cava bene). Come un pugile suonato, cerca di aggrapparsi alle corde per evitare il k.o.

La seconda notizia è il sussulto di orgoglio del Presidente Conte che finalmente avversa il suo Ministro Salvini sull’assurda politica dei porti chiusi. Ci sono uomini, donne e bambini su barche in mezzo ad un mare con onde fortissime: fatele scendere! Oltre alle dichiarazioni servono atti concreti.

Buon Ferragosto!

 


Salvini è disperato

14 Agosto

 

Salvini ha bluffato, ma ormai le carte sono sul tavolo: è disperato, e la sua proposta di ieri lo dimostra. In ogni caso continua a pensare di poter piegare le regole a suo piacimento, come se avesse quei “pieni poteri” che sogna (e che non avrà, mai); l’altra ipotesi è che abbia giurato da Ministro sulla Costituzione senza averla mai letta.

Ieri in Senato ha proposto una cosa ridicola: tagliare i parlamentari e andare subito al voto. Ma cosa significa subito? Ad ottobre? Ammesso che vada così, voteremmo ancora per 945 parlamentari, come ora. E perché? Perché esiste la Costituzione, che, evidentemente, dà molto fastidio al leader della Lega.

Se venisse approvata in quarta lettura (l’ultima del Parlamento) la legge costituzionale di taglio dei parlamentari non sarebbe immediatamente applicabile. In assenza di una approvazione in Parlamento con una grande maggioranza (e la terza lettura in Senato è stata al di sotto della soglia necessaria dei due terzi) si deve infatti consentire ai cittadini di poter eventualmente raccogliere le firme e proporre il Referendum. E l’articolo 138 della Costituzione fissa questo tempo in 3 mesi. L’ennesima bufala insomma, l’ennesima pretesa di calpestare le regole democratiche della Repubblica.

E’ evidente che quando provi un blitz o una guerra lampo e questa fallisce, sei destinato a perdere.
E Salvini perderà.

Nel frattempo, però, non ha ancora ritirato i ministri e non ha dato le sue dimissioni. Con quale dignità continuano a occupare quei ministeri in nome di un Governo in cui non ripongono più fiducia?
Se solo avesse un centesimo del coraggio che dice, lo farebbe al più presto.

Sarà un bene per il Paese: mentre lui continua a girare per le spiagge qualcuno si occuperà al meglio della sicurezza dei cittadini.

 


Il Senato non si Lega

13 Agosto

 

Si è appena conclusa la seduta del Senato che ha confermato il 20 agosto come data per ascoltare le comunicazioni del presidente Conte.

Esattamente come previsto nel post di ieri. Il Senato non si Lega al Senatore ministro Salvini (che non è presidente di nulla).‬ ‪

La crisi di governo sta tornando sui binari istituzionali, quelli in cui il Parlamento conta più del Papeete Beach.

 


Il ministro spiaggiato 

12 Agosto

 

A forza di girare per le spiagge, Salvini rischia di finire spiaggiato.

E’ stato molto interessante leggere gli articoli di stamattina in merito alla riunione dei capigruppo che si terrà oggi pomeriggio in Senato.
Avendole presiedute per 5 anni le conosco molto bene, quindi se avrete la pazienza di seguire il mio ragionamento vi spiegherò come in nessun caso, se Cinque Stelle, Pd e Misto sono scaltri, potrà vincere questa partita e umiliare il Parlamento col suo 17% di voti.

Partiamo dalle certezze: Salvini vorrebbe votare la mozione di sfiducia prima di ferragosto, gli altri intorno al 20, per dare modo a tutte le senatrici e i senatori di poter partecipare ad un voto così importante.
Con ogni probabilità a prevalere in quella riunione sarà la data del 20, ma siccome non ci sarà unanimità potrebbe essere convocata l’Aula per domani in modo che si voti sul calendario, magari sfruttando le possibili assenze e provando a “ribaltare” il risultato ottenuto in capigruppo.

Come evitare questo “blitz salviniano”, un ulteriore sfregio al Parlamento?
E’ abbastanza semplice, partendo da un semplice calcolo matematico: Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia in Senato NON hanno la maggioranza di 161 voti necessaria per imporre nulla.

Basterà contarsi prima: se i senatori di centrodestra sono meno degli altri si potrà votare il calendario in Aula, e fissare la discussione per il 20 agosto (o il 21, o il 22…).
Se invece sono di più, semplicemente se gli altri non entreranno in Aula il centrodestra non avrà mai il numero legale per il blitz, e saranno costretti a rimandare di giorno in giorno l’Assemblea.

In questo modo Salvini, ogni giorno più nervoso e contestato, capirà che il Parlamento non è a sua disposizione, per ora.

 


Non ballo sulla musica di Salvini

10 Agosto

 

Non ho alcuna intenzione di ballare sulla musica suonata da Salvini, una musica pericolosa.

Mi spiego: del Governo Lega-5Stelle penso il peggio, l’ho scritto qui e detto pubblicamente molte volte, soprattutto nei discorsi in Aula al Senato, che per me resta il tempio della rappresentanza e della volontà popolare. So bene che questa esperienza di Governo, per fortuna, è giunta al termine, e che presto i cittadini italiani saranno chiamati alle urne.

Nonostante ciò, non vedo perché io e tutti i senatori di opposizione (di LeU, del Misto, del Pd, ma anche di centrodestra) dovremmo trasformarci nei “volenterosi carnefici” al servizio di Salvini, e votare allegramente l’assurdo di una mozione di sfiducia al Governo presentata da Ministri tuttora ipocritamente e vergognosamente in carica e che intendono rimanere tali fino al giorno delle elezioni!

Non vedo perché le opposizioni dovrebbero fare il lavoro sporco di un gruppo parlamentare che rappresenta il 17% del voto delle elezioni di marzo 2018.

Facendo i conti, basta poco per impedirlo. Preso dalla brama di potere Salvini ha fatto un errore: ha presentato una mozione di sfiducia potendo contare solo sui suoi 58 voti.

Per questo chiedo ai senatori e alle senatrici di opposizione – noi che mai avremmo potuto votare la fiducia a Conte – di non partecipare al voto sulla mozione di sfiducia presentata dalla Lega. Disinneschiamo questa sciagurata pazzia voluta da Salvini con gli strumenti propri della democrazia parlamentare: oggi infatti Salvini non ha i numeri per rendere il Parlamento ostaggio dei suoi desiderata, né per disporre delle Istituzioni a suo piacimento, tra un comizio machista e un cocktail in spiaggia.

Se la mozione proposta dalla Lega sarà votata solo dalla maggioranza (Lega e 5 Stelle), Conte non sarà tecnicamente sfiduciato. Politicamente dovrà ovviamente dimettersi, e sarà necessario un governo elettorale (non deve essere Salvini a gestire dal Viminale le elezioni, come ho spiegato ieri) ma i tempi della crisi passeranno dalle mani di Salvini a quelle, istituzionalmente corrette, del presidente del Consiglio e soprattutto del presidente della Repubblica.

Non diamo noi per primi “pieni poteri” in questo momento di crisi a Matteo Salvini.

Troppo a lungo ci siamo fatti imporre l’agenda: è il momento di cambiare musica.

 


Una buona notizia

9 Agosto

La caduta del Governo Conte è una buona notizia. Purtroppo il timore è che, stando così le cose, il prossimo Governo sarà addirittura peggiore.

Togliere la fiducia a Conte è nel pieno della legittimità politica di Salvini: tempi e modi, invece, mostrano il suo disprezzo per le Istituzioni. Sta sfiduciando un Governo in cui esponenti della Lega ancora ricoprono ruoli importanti: inizino a dimettersi. Vorrei poi ricordare a Salvini che i “pieni poteri” non esistono, se non nei fumetti (uno solo li ha pretesi, nel 1933, ed è bene non prenderlo ad esempio).

E’ evidente che Salvini abbia piena consapevolezza del disastro dei conti pubblici, e di quanto li abbiano aggravati con le scelte di questi mesi. Per questo vuole correre ad elezioni ma, come ha sottolineato Conte, i tempi del Parlamento li decidono i Presidenti di Camera e Senato, e quelli della crisi li deciderà il Quirinale.

Salvini non può gestire dal Viminale la fase elettorale. È inaccettabile che chi chiede alla piazza pieni poteri e si scaglia contro Parlamento e Magistratura sovrintenda i delicati passaggi del voto. Dovrà essere un Governo elettorale a gestire le settimane che ci separano dal voto.

Per quel che riguarda il campo della sinistra, tutto quello che c’è ora non è sufficiente.
Sono convinto che non si possa andare in ordine sparso e a mani nude contro Salvini, la Bestia e il clima che c’è nel Paese. Serve un cambio di passo, una rivoluzione programmatica e nuovi protagonisti, una visione del Paese forte su alcuni punti irrinunciabili (svolta ecologica, istruzione gratuita, rilancio del welfare e degli investimenti pubblici, revisione del Trattato di Dublino e della Legge Bossi-Fini) che possa riportare tanti elettori alle urne, ma al momento non vedo tracce di nulla di tutto questo. Resto di indole ottimista, ma come ho detto giorni fa inizio a essere preoccupato.

 



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