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22 Giugno 20203min

 

èVIVA TOSCANA

L’assemblea regionale del movimento politico èVIVA Toscana, riunitasi in video conferenza nella serata di venerdì 13 giugno, ha nominato Ilaria Fiori portavoce regionale.

Èviva, che ha come portavoce nazionale il Sen. Francesco Laforgia, è a livello regionale tra i promotori più convinti dell’appello da cui è nata l’idea di 2020 a sinistra ed ha sin da subito lavorato in modo fattivo alla costruzione di un progetto che riunisse a sé tutte le componenti, politiche e sociali , che fanno riferimento alla sinistra: soggetti politici, liste civiche e associazioni, tutti animati dalla convinzione che la strada “per tornare a vincere in Toscana” – come recita l’appello – passi da una coalizione larga e unitaria intorno ad un programma capace di rispondere alle esigenze di chi in questi anni è rimasto schiacciato dal peso crescente delle disuguaglianze.

“Abbiamo dato il nostro contributo sin da subito partecipando attivamente a tutti i tavoli in cui sino ad oggi si è lavorato all’elaborazione del programma e alla costruzione della coalizione.
L’avvicinarsi delle elezioni rende ancora più forte la necessità di lavorare tutti insieme per la riuscita del progetto di 2020 a sinistra, spendendo tutte le energie e avvalendosi di più risorse possibili; per questo motivo èviva sta partecipando ai lavori con un gruppo di comuncazione63 che, provenendo da tutta la regione, è in grado di portare le istanze di tutti i territori” afferma la neo-portavoce di èVIVA.

Ilaria Fiori è membro della sezione pisana dell’associazione che è tra i primi firmatari dell’appello “2020 a sinistra- per tornare a vincere in Toscana”.

 


 

 

 


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3 Febbraio 20207min

 

Sintesi della riflessione fatta
nel corso dell’ultimo incontro del
comitato nazionale di èviva.

(Firenze, 31 Gennaio 2020)

 

Il risultato elettorale in Emilia-Romagna ha fatto tirare a tutti noi un sospiro di sollievo.
La vittoria schiacciante di Stefano Bonaccini e della coalizione che lo ha sostenuto è ossigeno puro, che mette un freno all’avanzata delle destre e fa fallire il tentativo di Salvini di trasformare la vicenda delle regionali in un banco di prova per il governo.

Ora però occorre non commettere l’errore di cedere ad un riflesso di autoconservazione e di rimozione degli enormi problemi che restano tutti davanti a noi, davanti al campo frastagliato dei progressisti di questo Paese.

Basta andare a fondo di quel voto per rendersi conto di quanto la Lega rappresenti la forza maggioritaria in molti comuni delle vallate e delle zone periferiche della regione, col centro-destra che in vari casi raggiunge la maggioranza dei consensi e dove spesso il risultato generale, che ha visto Stefano Bonaccini prevalere su Lucia Borgonzoni, è assolutamente ribaltato.

La destra è riuscita e riesce ancora ad interpretare un bisogno di protezione sociale e resta molto pericolosa, sebbene le boutade salviniane abbiano giocato un ruolo fondamentale nel provocare la reazione di un elettorato, quale quello emiliano-romagnolo, profondamente ancorato a valori di democrazia e di civiltà, del confronto politico e della convivenza tra le persone.

Insomma, le ragioni per cui occorrerebbe favorire e stimolare un processo di scomposizione-ricomposizione dell’attuale quadro a sinistra, compreso il travaglio attraversato dal M5S, sono per noi più che mai attuali.

E’ tempo di mettere in campo un progetto politico e culturale capace di incrociare un sentimento collettivo e che non si concentri, altro grave errore, nel contrasto cieco a misure come quota cento e reddito di cittadinanza che pur con tutti i loro limiti una risposta a quelle esigenze hanno provato a darla.

Come èVIVA abbiamo contribuito alla nascita della lista Coraggiosa, una scelta di cui siamo ancora più convinti oggi, alla luce del risultato conseguito, in particolare da Elly Schlein, che di quella lista è stata la capofila e che ha ricevuto un numero di preferenze mai eguagliato prima in Emilia-Romagna.

Nel processo di determinazione di un campo largo, della sinistra e dei progressisti, del civismo, dell’ecologismo, che riteniamo serva al Paese, diventa allora fondamentale non disperdere quelle energie e dare immediata continuità a quella esperienza che può essere da esempio anche per altre regioni che si avvicinano al voto.

La condizione di frammentazione e sfilacciamento della sinistra non è più sostenibile, allo stesso modo non è nemmeno pensabile di poterla ricomporre alla bisogna, solo in occasione di appuntamenti elettorali che rendono necessari cartelli unitari. Abbiamo già perso troppa credibilità in questi anni.

Non immaginiamo certo di riuscire a fare ora ciò che non ci è riuscito con Leu, anche se ci sentiamo di rivendicare di essere stati tra quelli che hanno spinto, più di altri, per fare di LeU un soggetto politico. Ma in ogni caso ora dobbiamo metterci tutti al lavoro per svolgere una funzione di asciugatura, di ricomposizione di sigle e comunità politiche che da sole non vanno lontano.

Dobbiamo stimolare un processo politico che parta dal Paese e che abbia anche un riferimento parlamentare che, per ora, può tradursi in un coordinamento tra parlamentari anche di gruppi diversi su battaglie comuni. Per poi aspirare a qualcosa di più ambizioso.

E’ un processo che deve naturalmente coinvolgere tutti gli attori che hanno dato vita a coraggiosa in E.R., ma che punti ad ampliarne soggetti e confini e lo si può fare solo a partire da una piattaforma comune.

Ecco perché, a fine 2019, avevamo lanciato la suggestione delle “5 R”: reddito, redistribuzione, riduzione dell’orario di lavoro, rivoluzione verde, riforma della democrazia. Per ricostruire intorno a questi nodi un dibattito, un pensiero e una proposta.
èVIVA, che non è mai nata per rappresentare l’ennesimo partitino a sinistra, continua a lavorare in quella direzione.

Per questo abbiamo costruito, tra le altre, una iniziativa su “riduzione dell’orario di lavoro e questione salariale” che si terrà a Roma il 27 febbraio (dalle 14:00 alla Sala Isma di Piazza Capranica) a cui parteciperanno esponenti del Governo e rappresentanti del mondo del lavoro, delle istituzioni, del sindacato e a partire dal quale lanceremo una proposta politica su cui lavorare.

Siamo ovviamente interessati alla discussione su nuovi soggetti e contenitori ma riteniamo che non si possa più prescindere dalle idee su cui questi devono fondarsi.

Nei prossimi giorni lanceremo una campagna di adesioni. Un tesseramento non a un partito ma a un progetto che ha nell’apertura, nella ricerca di strade nuove e nella radicalità della proposta la sua cifra distintiva.

Vi terremo aggiornati su tutto.

 


 


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22 Giugno 20196min

Giulio Marabini

èViva Forlì

22 Giugno 2019


Sconfitta durissima per la sinistra, totale inadeguatezza nel prendersi responsabilità

Non sembra esserci stata la minima presa di coscienza da parte di chi ha guidato questa fase con responsabilità politica primaria, fa pensare ad una gravissima inadeguatezza rispetto ad un ruolo tanto delicato ed importante

 


 

Il 9 giugno la sinistra forlivese ha subito la peggiore sconfitta degli ultimi 60 anni, e per la prima volta dal 1970 il primo cittadino di Forlì non è espressione del centro sinistra (nelle sue varie declinazioni storiche).

Le avvisaglie di questo evento sono state assai numerose negli ultimi anni: non solo fuori, ma persino dentro il Partito Democratico c’era stato chi ha lanciato l’allarme a più riprese, fino ad uscirne per grave dissenso con la linea tenuta.

Che un colpo tanto forte lasci il segno è normale, che dopo quasi 2 settimane dalla vittoria di Gian Luca Zattini non sembra esserci stata la minima presa di coscienza da parte di chi ha guidato questa fase con responsabilità politica primaria, fa pensare ad una gravissima inadeguatezza rispetto ad un ruolo tanto delicato ed importante.

Dovrebbe essere chiaro che il centrosinistra forlivese è stato letteralmente desertificato, sia in termini di capacità di rinnovamento e di selezione delle singole individualità (fino ad arrivare al “papa straniero” Giorgio Calderoni) sia in termini di alleanze: quasi tutti i potenziali alleati hanno abbandonato il PD che ha di fatto messo in piedi delle liste fiancheggiatrici (composte anche dai suoi stessi iscritti) per tentare senza successo di captare consensi oltre i confini dell’elettorato tradizionale.

Al tempo stesso la conflittualità prolungata tra la precedente amministrazione e gli stessi vertici del PD locale hanno acuito la percezione di un ceto politico ripiegato su se stesso e messo in luce gli evidenti limiti amministrativi che sono culminati con il rimpasto di giunta avvenuto nel 2016. Un attento osservatore avrebbe potuto rilevare addirittura nel corso della campagna elettorale una divaricazione tra la guida del PD ed il candidato sindaco.

L’esempio di Cesena fa ritenere che, pur in un contesto nazionale sfavorevole, un percorso politico aperto, innovativo e lungimirante avrebbe dato certamente frutti molto diversi da quelli raccolti a Forlì. 

Stupisce molto che dopo un tale epocale disastro (di per sé ben più grave di una semplice e tutto sommato fisiologica alternanza) i protagonisti degli ultimi 6 anni di politica forlivese nonché i principali artefici del recente esito elettorale (aggravato dalla sconfitta di Predappio) non abbiano espresso neppure una parola sulla opportunità di rivedere le scelte fatte né di farsi da parte per consentire l’operazione oggi più di tutte necessaria: la ricostruzione della sinistra di governo forlivese.

Va apprezzato il segretario comunale PD Massimo Zoli per la tempestività della sua scelta, che tuttavia rischia di essere una foglia di fico su vergogne ben peggiori rispetto al ruolo, oggettivamente marginale, da lui rivestito. 

La ricostruzione non può partire certamente da una promessa di opposizione contro forze rappresentate inutilmente per mesi come “pericolose”, ma dalla comprensione dei motivi per cui i cittadini e la società forlivese non si sono sentiti più rappresentati da un centrosinistra che ha perduto la connessione con la città ed è stato escludente rispetto a qualunque soggetto in grado di articolare critiche e proposte.

Ricostruire una proposta progressista credibile per Forlì è sicuramente possibile fin da subito, ma non ci si può illudere di costruirla solo in consiglio comunale e soprattutto a prescindere da un esame serio degli errori commessi e da un instancabile lavoro di studio e analisi dei bisogni della città e di proposta in grado di unire le forze di cambiamento.

 


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17 Giugno 20199min

Massimo Toscanelli

Portavoce èViva

Trentino Alto Adige

17 Giugno 2019

 


Liberi e Uguali, dopo l’avvio di un percorso pieno di aspettative iniziato con l’assemblea del 3 dicembre 2017, con l’ambizione dichiarata di costruire un nuovo partito unitario di sinistra aperto e plurale con tutte le forze organizzate o meno e le singole persone interessate, ha trovato, prima nel riscontro elettorale e poi nella miopia di alcuni dirigenti nazionali, il suo limite invalicabile.

Da questa consapevolezza molti territori che hanno aderito convintamente a quel percorso, tra questi il Trentino, coscienti e convinti che esiste una richiesta di rappresentatività unitaria a sinistra, hanno ritenuto di non abbandonare l’obiettivo per cui LeU è nato ed hanno deciso di continuare il cammino inizialmente come “autoconvocati” e dal 13 aprile come èViva.

Il nostro progetto, che vorremmo sia di tipo federale, dovrà avere, sicuramente, come criteri di orientamento per tutte le questioni politico-sociali aperte: la questione ambientale, che oggi ci costringe alla nostra responsabilità individuale di cittadini del mondo e che ci deve vedere protagonisti di un cambio di visione non più rinviabile; il lavoro, con l’introduzione di un salario minimo, il ripristino dei diritti e delle tutele a sostegno dei lavoratori da estendere anche agli artigiani, alle imprese famigliari, alle partite iva, la parità di stipendio tra i diversi generi, etc.; l’autonomia, regionale e provinciale, quale elemento prioritario e valore irrinunciabile per tutti coloro che vivono in Trentino e per l’intero paese, da preservare e custodire anziché svendere a qualsiasi altro centro di potere che sia esso a Roma, in Veneto o in Lombardia; la cooperazione, come metodo della gestione della cosa pubblica e delle relazioni quale asse portante della vita sociale ed economica della provincia; la partecipazione, mediante l’introduzione di elementi di partecipazione diretta e deliberativa a fianco della democrazia rappresentativa.

Tale progetto poggerà su elementi che guardano al prossimo come risorsa e determinano la nostra proposta come alternativa a quella della destra che ha come cifra assoluta il conflitto, sia nel governare la cosa pubblica sia nelle relazioni economico-sociali che politiche.

Diritti e dignità della persona: oltre al diritto al Lavoro, alla sua qualità e alla sicurezza, il diritto alla Casa, attraverso la messa in disponibilità di appartamenti a famiglie disagiate e maggiori contributi ai nuovi nuclei familiari, il diritto alla Salute, garantito a tutti e uguale per tutti, indipendentemente dallostatus sociale o dal luogo di provenienza e residenza.

Questione morale: che passa anche attraverso una netta distinzione dei poteri dello stato e maggiori fondi e organizzazione alla magistratura.

Lotta alle Mafie: anche a quelle nascoste all’interno delle amministrazioni pubbliche. (vedi anche Sicurezza)

Sicurezza: da costruire insieme con un welfare di prossimità attraverso un utilizzo organico di milioni di professionalità che oggi offrono il loro operato gratuitamente o quasi, la tutela e l’utilizzo condiviso dei beni comuni e un’adeguata riforma delle forze di polizia e un giusto adeguamento dei loro compensi;

Uguaglianza: nel senso economico della redistribuzione e nel senso sociale attraverso un accesso equo alla sanità pubblica, all’istruzione, ai diritti delle famiglie di qualsiasi genere esse siano.

Ricerca: attraverso la stabilizzazione dei tanti precari ed estromettendo la politica da qualsiasi organismo che la gestisce.

Scuola e Università: attraverso un reale riconoscimento del ruolo fondamentale che ogni operatore della Scuola e dell’Università svolge per tutti noi e per le generazioni future: rivedere le retribuzioni innalzandole ad un giusto livello rispetto a quello attuale; aumentare gli investimenti nel settore; attenuare fortemente la concezione economicistica a favore della sua funzione socioculturale.

Questi alcuni temi sui quali vorremmo confrontarci per trovare soluzioni condivise e costruire una piattaforma di governo nazionale e locale attraverso un viaggio comune.

In Trentino èViva è già una realtà che sta lavorando e sta ampliando il suo lavoro sul territorio e che vede nel dialogo e nel confronto con tutte le organizzazioni di persone, politiche e non, un elemento fondamentale e di forza collaborando su elementi concreti attraverso l’ascolto, il confronto e l’azione.

In questo periodo, per fare degli esempi, stiamo partecipando, come componente di LeU del Trentino, al Comitato trasversale, sostenuto da diversi partiti e diverse associazioni, che ha presentato al Sindaco e al Comune di Rovereto la Petizione No Valdastico e sosteniamo la raccolta firme per il No alla Valdastico lanciata dall’associazione NoA31 e stiamo cooperando con il comitato che propone la Legge di iniziativa popolare sui Beni Comuni (cosiddetta Legge Rodotà).

Con riferimento alle ultime elezioni abbiamo sostenuto, sempre come componente di LeU del Trentino, la lista elettorale “La Sinistra” che, con l’ennesimo risultato deludente, ci ha confermato che non basta dichiararsi di sinistra ma bisogna stare tra la gente e sviluppare con loro il nostro progetto. Sempre come componente di LeU del Trentino alle elezioni suppletive, per i soli seggi di Trento-Valli del Noce-dei Laghi-di Cembra e Valsugana-Valli di Fiemme-di Fassa-di Primiero, abbiamo sostenuto, all’interno della coalizione Alleanza Democratica Autonomista, le candidature di Giulia Merlo e di Cristina Donei. L’interessante lavoro di squadra che si è verificato, ci ha confermato la necessità di un confronto con tutte le sensibilità alternative alla destra per ridare alla nostra provincia un Governo attento al futuro. èViva, concludendo, è un progetto attivo.

In Trentino si è scelto di nominare in modo democratico un gruppo operativo provvisorio con il compito di preparare insieme a chi vorrà condividerlo il congresso fondativo che si baserà sui congressi territoriali. Si sono avviate le adesioni che hanno già raggiunto un incoraggiante numero.

Adesioni che, essendo ad un percorso aperto e rispettoso di tutte le biografie personali e collettive, considerando queste un valore e non un impedimento, sino al congresso, consentono l’appartenenza ad altro soggetto partitico e non. La stessa cosa avviene in tutte le altre regioni italiane.

La preparazione del congresso e la costruzione del nuovo soggetto unitario non sta avvenendo ne con anacronistici incontri di vertice fra soggetti politici, ne nel chiuso di stanze autoreferenziali, ma mediante il lavoro politico e concreto territoriale e nazionale.

Nei primi giorni di luglio, un’assemblea nazionale ascolterà le proposte territoriali e avvierà in base a queste la fase congressuale vera e propria.


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21 Maggio 20194min

èViva PISA

Comunicato Stampa

21 Maggio 2019


Comuniato stampa del comitato éViva di Pisa, sull’edicola di Borgo Stretto confiscata alla mafia.


 

Più sicurezza e lotta al degrado sono state le parole d’ordine dell’attuale amministrazione cittadina. La propaganda ha lasciato il campo ad un pochezza amministrativa difficile da replicare. Fioriera e ordinanze anti-scalini non saranno sufficienti a risolvere le complesse criticità cittadine.

Non lo sono perchè mentre si cerca di salvaguardare la forma, ci si dimentica completamente della sostanza.
E la sostanza è che Pisa ha bisogno di una Politica capace di analizzare, affrontare e gestire fenomeni che vanno ben oltre gli slogan leghisti.

Tra divieti e ordinanze, dalla parte di palazzo Gambacorti si sono “dimenticati”, ad esempio, di gestire l’edicola in Borgo Stretto confiscata alla mafia e restituita alla cittadinanza, grazie al lavoro di Libera, nel Giugno del 2014.

Lo stesso Don Ciotti partecipò a quella riapertura, segno della vittoria dello Stato sulla mafia, alla presenza delle istituzioni locali.

Oggi quelle Istituzioni, con altre priorità ed incapaci finanche di effettuare le nomine dei componenti per l’Osservatorio della Legalità, lasciano l’edicola simbolo dell’antimafia in uno stato di totale abbandono.

Pisa ha un simbolo della lotta alla criminalità organizzata chiusa da un anno. Un bene confiscato che andrebbe valorizzato e che invece sembra destinato all’oblio.

Accogliamo positivamente la volontà da parte del Comitato Provinciale di Libera di riprendere il dibattito attorno a quel bene e auspichiamo che la richiesta di ascolto superi la barriera del pregiudizio e arrivi fin dentro la torre d’avorio dove la giunta Ziello, al netto della facciata pre-elettorale, sembra essere indifferente alle voci di Pisa e dei pisani.

 



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