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16 Settembre 202012min
Recovery Plan: per i parlamentari ed amministratori ecologisti e della sinistra,
ai progetti italiani manca ancora un’idea di Paese e di cambiamento

Roma, Mercoledì 16 Settembre 2020

Domenica scorsa, come rete di parlamentari della sinistra ed ecologisti, ci siamo riuniti a porte chiuse con decine di amministratori comunali e regionali e rappresentanti del mondo della società civile per valutare proposte da avanzare comunemente al Governo in merito ai fondi del Recovery Plan.

E’ un nuovo passo, dopo l’assemblea online “Il Futuro Insieme” del 24 luglio, per dare continuità al nostro lavoro. Il Governo ha gestito bene la fase più critica della pandemia, ma oggi ha urgente bisogno di trovare uno slancio diverso, priorità chiare e il coraggio di cambiare davvero questo Paese.

In tanti hanno detto in questi mesi che l’Italia non può e non vuole ‘tornare come era prima’, ma occorre lavorare bene per trasformarla in un Paese avanzato, in cui si sperimentino politiche ad alto tasso di innovazione tecnologica, sociale, ambientale.
In questo senso, esprimiamo alcune perplessità sull’impostazione del Governo nella selezione dei progetti da finanziare con il Recovery Fund: perplessità di metodo e perplessità di merito.

Le prime riguardano la limitata partecipazione delle realtà sociali (dai sindacati alle associazioni ambientaliste, passando per il mondo del terzo settore), del Parlamento e delle Istituzioni Locali, alla definizione di una strategia solida e organica.

L’Italia ha bisogno di una vera e propria opera di ‘ricostruzione’: non si può pensare di operare in assenza di dialogo, o si rischia di mortificare l’occasione di valorizzare competenze, idee e analisi più innovative di quelle che possono emergere dal pur lodevole lavoro dei ministeri.

Le perplessità di merito invece si concentrano sul rischio che il nostro Recovery Plan possa trasformarsi in una collezione di progetti e di piccole azioni di potenziamento degli strumenti già in campo, indebolendo quelle misure che potrebbero risolvere i problemi strutturali che, da decenni, pregiudicano il nostro sviluppo.

Le diseguaglianze sociali insopportabili, gli ostacoli alla conversione ecologica dell’economia, l’arretratezza di una società incapace di valorizzare l’autonomia e il contributo delle donne sono, per quanto ci riguarda, i tre mali da estirpare prioritariamente e con più decisione.

Non solo perché si tratta di distorsioni che hanno effetti pesanti sulla qualità della vita di milioni di persone, ma anche perché sono un ostacolo alla ripresa economica del Paese.
Si tratta quindi di mettere questi obiettivi – accanto a quello della tutela della salute, ovviamente fondamentale in un momento come questo – al centro di un ripensamento complessivo del sistema economico e degli strumenti di welfare, e in questa cornice guardare in maniera innovativa e audace oltre i progetti incompiuti o mai realizzati che giacciono nei cassetti di tanti uffici italiani.

Si può fare, concentrando gli investimenti sulle reti tecnologiche e sullo sviluppo degli applicativi che ne consentono un utilizzo al servizio delle persone: dalla telemedicina al tema delle piattaforme.

Pianificando un robusto intervento sulla mobilità sostenibile, e uno di nuova generazione sull’edilizia residenziale pubblica, orientato alla bioedilizia, al risparmio energetico e alla rigenerazione urbana a consumo di suolo zero, finalizzato a mettere Sindaci e Consigli Comunali in condizione di dare risposte alla drammatica crisi abitativa che segna molte grandi città.

Progettando un grande piano di politiche industriali, energetiche ed agricole che guidi la conversione ecologica della nostra produzione attraverso interventi di decarbonizzazione dei siti produttivi, di produzione di energie rinnovabili ad emissioni zero e un piano pubblico di gestione della risorsa idrica e del territorio. Piani basati necessariamente sul lavoro di qualità, tema particolarmente sensibile nelle filiere agricole.

E ancora intervenendo con forza per garantire che il ciclo di istruzione rivolto ai bambini tra gli 0 e i 6 anni sia accessibile (anche anticipando l’obbligo formativo a 3 anni), attraverso l’offerta pubblica, a tutte le famiglie e in particolare a quelle del Sud che oggi sono drasticamente penalizzate.

Investendo adeguatamente nel settore dell’educazione, con scuole di prossimità distribuite sui territori e connesse tra loro, il superamento del precariato e una didattica innovativa e stimolante.

Finanziando la formazione superiore e la ricerca, al fine di valorizzare il capitale umano, vero volano di sviluppo e di crescita.
Vanno inoltre definiti piani operativi e riforme di supporto che abbiano il coraggio di aggredire lo scoglio del gender gap e quello dell’arretratezza del sistema del welfare, con particolare attenzione alla precarietà delle giovani generazioni, al tema della nonautosufficienza e del sostegno ad uno sviluppo più compiuto di forme di ‘silver economy‘.

Partendo da qui possiamo vedere l’orizzonte del futuro che vogliamo, e il Governo che sosteniamo potrà mantenere salda quella relazione virtuosa con milioni di persone che in questi mesi ha rappresentato la vera grande risorsa dell’Italia.

Il nostro percorso di discussione continuerà nei prossimi giorni: alla fine presenteremo al Presidente del Consiglio le nostre proposte, e faremo la nostra parte, nella discussione parlamentare e nel confronto con il governo, perché questa
impostazione e le proposte conseguenti possano trovare piena cittadinanza.

 

Firmatari:

ANDREA CECCONI – Deputato, Gruppo Misto
LOREDANA DE PETRIS – Senatrice, Liberi e Uguali e Presidente del Gruppo Misto
LORENZO FIORAMONTI – Deputato, Gruppo Misto
NICOLA FRATOIANNI – Deputato, Liberi e Uguali
FRANCESCO LAFORGIA – Senatore, Liberi e Uguali
PAOLO LATTANZIO – Deputato, Gruppo Misto
PAOLA NUGNES – Senatrice, Gruppo Misto
ERASMO PALAZZOTTO – Deputato, Liberi e Uguali
LUCA PASTORINO – Deputato, Liberi e Uguali
SANDRO RUOTOLO – Senatore, Gruppo Misto
MASSIMILIANO SMERIGLIO – Parlamentare Europeo – Alleanza progressista di Socialisti e Democratici

FRANCESCO AGUS – Consigliere Regionale Sardegna – Gruppo Progressisti
MONICA BARNI – Vicepresidente Regione Toscana
LAURA CADDEO – Consigliere Regionale Sardegna – Gruppo Progressisti
DIEGO LOI – Consigliere Regionale Sardegna – Gruppo Progressisti
MARCO GRIMALDI – Consigliere Regionale Piemonte – Liberi Uguali Verdi
MARIA LAURA ORRÙ – Consigliere Regionale Sardegna – Gruppo Progressisti
GIANNI PASTORINO – Consigliere Regionale Liguria
ANTONIO PIU – Consigliere Regionale Sardegna – Gruppo Progressisti
SERENA SPINELLI – Consigliera Regionale Toscana
MASSIMO ZEDDA – Consigliere Regionale Sardegna – Progressisti di Sardegna
DOMENICO SANTORSOLA – Consigliere Regionale Puglia
GIANFRANCO SATTA – Consigliere Regionale Sardegna – Gruppo Progressisti
MARCO CACCIATORE – Consigliere Regionale Lazio
DAMIANO COLETTA – Sindaco di Latina
ROBERTO COLOMBO – Sindaco di Canegrate
LORENZO FALCHI – Sindaco di Sesto Fiorentino
GREGORIO GALLELLO – Sindaco di Gasperina e Consigliere Provincia Catanzaro
ALESSIO PASCUCCI – Sindaco di Cerveteri
PAOLO PERENZIN – Sindaco di Feltre
SIMONE ZUIN – Sindaco di San Felice del Benaco
AMEDEO CIACCHERI – Presidente VIII Municipio di Roma
NICOLA SCHINGARO – Presidente Municipio San Paolo di Bari
IVO POGGIANI – Presidente del Municipio Napoli 3
GESSICA ALLEGNI – Assessora Comune di Bertinoro
FABRIZIO CROCE – Consigliere comunale Perugia
GIACOMO BARELLI – Consigliere comunale Viterbo
NUNZIO BELCARO – Consigliere comunale Catanzaro
GAETANO CAPUANO – Consigliere comunale Colfelice
EMILY CLANCY – Consigliera comunale Bologna
MARCO DURIAVIG – Consigliere comunale Tavagnacco
FERNANDO FIORAMONTI – Consigliere Comunale Anagni
SANDRO FUCITO – Presidente Consiglio Comunale di Napoli
FRANCESCO GIUZIO – Consigliere Comunale di Potenza
ANDREA LICARI – Consigliere Provinciale La Spezia
LUCIA MADDOLI – Consigliera comunale Perugia
FEDERICO MARTELLONI – Consigliere comunale Bologna
PIETRO MEZZI – Consigliere Area Metropolitana di Milano
ANTONELLA PANCALDI – Assessora Comune di Monterotondo
NICOLA PALOMBO – Consigliere comunale Montenero di Bisaccia
SIMONE PETRANGELI – Consigliere comunale Rieti
ANITA PIROVANO – Consigliera comunale Milano
AGNESE SANTARELLI – Consigliera Comunale di Jesi
VALERIO TRAMUTOLI – Consigliere comunale Potenza
JACOPO ZANNINI – Consigliere comunale di Trento


 

Stanno arrivando in queste ore numerose adesioni di consiglieri comunali, e purtroppo per ragioni di tempo non riusciremo a pubblicarle tutte. In ogni caso continueremo a raccogliere proposte, sottoscrizioni, per contattare la rete si può usare questo indirizzo mail: insiemeilfuturo@gmail.com


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28 Luglio 20207min

Circa 7 ore di assemblea online, venerdì scorso, hanno messo il primo mattoncino per la costruzione di una rete ecologista, femminista e di sinistra, di cui èVIVA è tra i principali promotori.

Un rete che tiene insieme parlamentari di varia provenienza, amministratori, rappresentanti di esperienze civiche territoriali, esponenti del mondo delle associazioni, accomunati dalla consapevolezza che per raccogliere la sfida di un nuovo modello di sviluppo fondato su inclusione sociale e transizione ecologica, i soggetti politici in campo non siano più sufficienti.

Del resto, come èVIVA lo sosteniamo da tempo: il cambiamento che serve deve partire da noi.

Dal superamento di una frammentazione a sinistra che non ha più giustificazioni, dall’abbattimento dei nostri piccoli recinti per riuscire ad aggregare mondi diversi, per poter incidere sulle scelte di governo e dare rappresentanza a tanti che da troppo tempo non hanno più alcun riferimento credibile.

Sono state tante le voci che si sono alternate nei tavoli tematici virtuali e nella discussione, seguiti all’introduzione di Francesco Laforgia, molto chiara nell’esporre ragioni ed obiettivi del percorso: coltivare uno spazio privo di rappresentanza, farlo costruendo occasioni di dialogo e di confronto dando alla rete un’organizzazione e poi, presto, anche una soggettività. Generare un fatto nuovo nel panorama politico statico del Paese.

Significativo, tra gli altri, il sostegno del Presidente dei Verdi Europei Philippe Lamberts che nel suo intervento ha sottolineato l’”esigenza di una forza politica nel nostro paese capace di portare i valori progressisti ed ecologisti all’interno dell’agenda nazionale ed europea”.

Si sono messe in campo proposte, in particolare in vista del Recovery Plan a cui sarà anche dedicato un appuntamento specifico, sempre online, a settembre.

Su questo, come in generale su ognuno dei 4 macro-temi affrontati nella prima parte dell’assemblea (governo delle città, diritti umani e flussi migratori, economia e lavoro, mutamenti climatici) è emersa la volontà di costruire una strategia parlamentare comune, capace di dare voce alle istanze che emergono dalla società civile, sul fronte della ricostruzione post-covid.

L’intento è cominciare fin da subito a parlare con una sola voce nelle aule parlamentari e, a mano a mano, farlo dentro alle altre istituzioni e sui territori, dove la rete dovrà radicarsi e crescere.

A questo proposito siamo tutti ben consapevoli dei grossi limiti che in termini di partecipazione può rappresentare una assemblea in diretta streaming, ma occorreva partire, in qualche modo, e la condizione in cui abbiamo dato vita al progetto non consentiva modalità alternative.

Oltre all’appuntamento di settembre però, ne abbiamo già previsto uno per il mese di Ottobre (la data verrà presto comunicata), questa volta in presenza, dove dare alla rete una vera e propria organizzazione e, questo è quello che noi ci auguriamo, una soggettività politica.

Veniamo da anni di grandi delusioni e di promesse non mantenute, sappiamo bene quanto le dichiarazioni di intenti non siano più sufficienti a riconquistare una fiducia più volte tradita. Ma ci siamo rimessi in cammino e la strada è quella che come èVIVA abbiamo sempre tentato di intraprendere.

Continueremo a lavorare, per raggiungere l’obiettivo.


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5 Aprile 20209min

Viviamo un tempo nuovo e difficile.

Tutto il Paese è chiamato a rispondere ad un’emergenza sanitaria che ci impone di cambiare radicalmente i nostri stili di vita, per salvaguardare la nostra salute e quella di chi ci è vicino. Un cambiamento che riguarderà anche il nostro futuro.

L’epidemia del coronavirus è arrivata in Italia con un impatto più forte di quel che ci aspettavamo e speravamo, col rischio di mettere in ginocchio il sistema sanitario nazionale per anni depauperato di risorse e personale e ai cui medici, infermieri, operatori, va una volta di più tutta la nostra gratitudine.

Anche se in questi giorni la curva epidemiologica ha dato i primi segnali di discesa non possiamo nasconderci di avere davanti una strada ancora molto lunga da percorrere, verso l’azzeramento dei contagi e in particolare di quel numero così doloroso di morti che ogni giorno riempiono i “bollettini di guerra” della Protezione Civile.

Come sapete le misure di contenimento sono state estese fino al 13 aprile e non è detto che non ci saranno ulteriori proroghe. Un virus non lo si sconfigge per decreto e molto dipenderà  dai comportamenti di ognuno di noi.

Mentre conduciamo questa poderosa battaglia però non possiamo esimerci dall’iniziare a preparare e immaginare il dopo, il momento in cui ci sarà da rimettere insieme in pezzi di un paese più debole, povero e insicuro.

La grave crisi sanitaria ne prefigura una economica gravissima e ci impone di mettere in discussione un intero modello di sviluppo, per provare ad uscire da questa crisi più forti di come ci siamo entrati, a partire dall’aggredire il tema del reddito.

In questo senso, come gruppo parlamentare, abbiamo presentato diversi emendamenti al “Cura Italia” e altri ne presenteremo in occasione del nuovo decreto.

Su una proposta in particolare non intendiamo arretrare di un millimetro. Quella per l’introduzione di un “reddito di dignità universale”, che abbiamo immaginato come estensione del reddito di cittadinanza, senza alcune delle condizioni attualmente previste.

Sulle forme siamo aperti ad ogni tipo di altra considerazione e a confrontarci su proposte alternative, quello che però riteniamo ineludibile è aprire il prima possibile una discussione in Parlamento su questo tema.

Sono state prese misure urgenti e necessarie, che sosteniamo, per dare un segnale alle persone in difficoltà, come i contributi di solidarietà alimentare, che consentiranno a chi a causa di questa emergenza non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena di avere almeno un po’ di respiro. Ma non può bastare.

Contestualmente, i nostri parlamentari Francesco Laforgia e Luca Pastorino hanno rilanciato la necessità di una patrimoniale sulle grandi ricchezze per finanziare sanità e scuola pubblica.

Se da una parte l’elogio al nostro Sistema sanitario nazionale, universale e pubblico, è sacrosanto, non si può evitare di dire che quel sistema ha subito troppi intollerabili tagli in questi anni.

Servono assunzioni, stipendi, formazione, infrastrutture adeguate. Serve investire sulla ricerca, di cui non possiamo riconoscere l’importanza solo nei momenti emergenziali.

In questi giorni assistiamo a numerose donazioni per l’acquisto di macchinari e dispositivi per la sicurezza, ma non possiamo fare affidamento, soprattutto per il futuro, sulla volontà dei singoli. Serve un meccanismo fiscale per finanziare la sanità, per consentire a chi ci lavora di poterlo fare in sicurezza.

Di questi giorni drammatici di certo ricorderemo il grande numero di personale sanitario, di infermieri e medici che hanno contratto il virus lavorando in prima linea e che in troppi casi  hanno perso la vita.

77 il numero dell’ultimo aggiornamento al momento in cui scriviamo. Morti sul lavoro.

Anche per questo abbiamo presentato un emendamento del gruppo per limitare la responsabilità dei medici, in relazione al periodo di emergenza. Perché chi è stato in trincea a cercare di salvare vite umane non può subire anche l’umiliazione di passare anni nelle stanze dei tribunali.

Siamo al fianco del Governo Conte in questa battaglia dura e per tanti versi imprevedibile, ma non vogliamo nasconderci le criticità di questa emergenza, la necessità di andare a fondo rispetto a situazioni in cui evidentemente qualcosa è mancato. Dal lato dei controlli e della tempestività dei provvedimenti.

Accanto al dato dei medici quello che più sconvolge della strage provocata dall’epidemia riguarda la scomparsa di un’intera generazione. Gli anziani sono i più colpiti dalla malattia e anche quelli che più spesso non riescono a sopravviverle. Le case di riposo sono in tutta Italia i principali luoghi di diffusione del contagio, veri e propri focolai dove si infettano pazienti e OSS che hanno lavorato a lungo senza le dovute protezioni.

Il nostro portavoce nazionale Francesco Laforgia ha presentato una interrogazione al Ministro della Salute su un caso simbolo del dramma che riguarda le Rsa, chiedendo un’indagine ispettiva nella Rsa di Medaglia, nella frazione di Mombretto (Milano) in cui, su circa 150 ospiti, sono morti più di 60 anziani.

Siamo presenti e vigili su tanti fronti e continueremo a farlo, consapevoli che la battaglia più dura è quella che dobbiamo ancora combattere.

Sarebbe più facile farlo non da soli: su questo terreno si gioca la stessa sopravvivenza dell’Unione Europea che deve sciogliere le ambiguità e rinunciare agli egoismi dei singoli stati, o una volta di più avranno vinto i populisti e le destre che anche in queste ore così complicate cercano di diffondere paura, incertezza e disorientamento.

Per noi è finito il tempo di pensare a come derogare o sforare le regole che l’Europa si è data, bisognerebbe piuttosto mettere mano a quelle regole per cambiarle, insistere per gli Eurobond, per consentire politiche espansive e investimenti.

Anche di questo e di altre iniziative che il Governo dovrebbe mettere in campo si parla nel documento “Tre priorità per uscire dalla crisi” sottoscritto da parlamentari, consiglieri regionali, amministratori da tutta Italia che noi sosteniamo convintamente e che trovate a questo link.

Vi inviamo a leggere anche il pezzo di Francesco Laforgia per Left I bambini ci guardano, perché accanto alla fragilità dei nostri nonni abbiamo il dovere di non dimenticarci dei più piccoli, che vivono oggi e subiranno domani gli effetti dei cambiamenti in atto.

Usiamo questo tempo di transizione per immaginare il futuro che comunque arriverà. Perché l’Italia ce la farà, anche questa volta, trovando nella crisi più profonda le risorse e il coraggio per ripartire.

Buona Pasqua a tutte e tutti, in attesa di un 25 Aprile che mai come oggi abbiamo bisogno di celebrare.

Troveremo un modo per farlo anche in questo tempo sbagliato.

 

 


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5 Aprile 202010min
Parlamentari, consiglieri regionali, amministratori hanno firmato un appello su tre priorità. Perché anche la gestione della crisi e del dopo ha bisogno di un punto di vista ecologista e di sinistra.
Su questo metteremo in campo iniziativa politica dentro e fuori dalle istituzioni nei prossimi mesi.

TRE PRIORITÀ PER USCIRE DALLA CRISI

Stiamo vivendo un momento drammatico della storia del nostro Paese e del mondo. Il peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale. C’è bisogno di remare tutti nella medesima direzione. Con la consapevolezza che la pandemia cambia tutto e che, con essa, dobbiamo cambiare noi e la politica.

Il nostro pensiero in questo momento va a chi ha perso la vita, al dolore dei loro cari, ai malati. Il ringraziamento va ai più esposti, a chi si batte negli ospedali, ai medici, agli infermieri, al personale socio-sanitario, volontario e ausiliario, alla protezione civile, alle forze di sicurezza.

Vogliamo, con la nostra iniziativa, aiutare l’azione del Governo, ma suggerendo tre priorità per uscire dall’emergenza sanitaria ed evitare di ritrovarci con una crisi economica e sociale senza precedenti. Bisogna fare in fretta, garantendo liquidità immediata alle imprese e ai cittadini e alle cittadine che vedono eroso il potere di acquisto.

Sono molte le cose da affrontare in tempi celeri, a partire da un ritorno forte agli investimenti pubblici in sanità, scuola, università e ricerca, innovazione ambientale, da sempre trascurati, ma che sono la linfa vitale di una nazione. Così come sarebbe letale permettere al virus di uccidere anche il clima, favorendo politiche espansive che tornino a considerare la sostenibilità ambientale un tema secondario, negando ancora una volta l’urgenza che ci pone la scienza.

Proprio perché ci aspettano sfide epocali, intendiamo proporre tre priorità per un rinnovamento radicale:

1) Partecipazione: la democrazia e il confronto sono pratiche da valorizzare anche durante lo stato di eccezione. A partire dal massimo coinvolgimento delle assemblee elettive e delle autonomie locali, dei sindaci, degli amministratori. Serve una relazione forte e continua anche con tutti coloro che fuori dalle istituzioni contribuiscono a dare densità alla nostra democrazia: parti sociali, associazioni di volontariato, ambientaliste, studentesche e più in generale movimenti e organizzazioni della società civile. Per sostenere la lotta contro il virus servono idee e la partecipazione di tutti, anche utilizzando nuove tecnologie della comunicazione. Non servono uomini soli al comando o pieni poteri, come nella gravissima deriva autoritaria in Ungheria, che rischia di replicarsi (magari con modalità più sfumate) anche in paesi meno sospettabili.

2) Solidarietà: L’Europa deve agire con coraggio. Il virus non conosce frontiere, per questo sono necessarie politiche sanitarie, sociali, fiscali ed economiche unificate, capaci di sostenere i Paesi in difficoltà senza condizionalità capestro. Bene i 750 miliardi della BCE, bene la Commissione sulla sospensione del Patto di Stabilità e sull’allentamento dei vincoli sugli aiuti di Stato. Ma non basta, perché le stime, da qui al 31 dicembre, fanno paura: l’intero continente viaggia con un PIL tra il meno 5 e il meno 10%. Serve un nuovo Patto di Sostenibilità e Benessere, con nuove regole ed un regime fiscale unico, che elimini la pratica di dumping tra i Paesi.

C’è bisogno di un bilancio dell’Unione all’altezza della situazione, con fondi straordinari dedicati a imprese, lavoratori e famiglie, garantendo anche una totale flessibilità nell’uso dei fondi strutturali. Sono urgenti inoltre politiche espansive, investimenti, risorse e uno scudo comune, che solo gli Eurobond possono garantire così come sostenuto dall’Italia ed altri otto Stati Membri. Bisogna insistere con forza, anche a costo di una resa dei conti senza precedenti a Bruxelles.

3) Reddito: Il virus picchia in maniera indiscriminata, mentre la crisi economica e sociale sceglie in maniera selettiva, perché colpisce e colpirà con maggiore durezza i settori più fragili e le persone con minori tutele. Dalle partite IVA al piccolo commercio, dal lavoro stagionale a quello occasionale, dai creativi fino al lavoro sommerso. E a pagare per primi saranno le donne e i giovani, e le famiglie con disabilità. Per questo riteniamo fondamentale un Reddito Universale, una misura capace di arrivare immediatamente nelle case di chi ha più bisogno, evitando il rischio che sia la criminalità a farlo. Una misura capace di non lasciare indietro nessuno, allargando la platea dell’attuale Reddito di Cittadinanza a chi è stato colpito in maniera pesantissima dalla crisi, utile anche come garanzia di sostentamento in questa fase di transizione verso nuovi modelli produttivi sostenibili.

Lo si può fare istituendo un fondo di solidarietà nazionale a cui far compartecipare le categorie meno colpite, le imprese partecipate, i giganti dell’e-commerce, i dirigenti pubblici, i consiglieri regionali, i parlamentari nazionali ed europei. Lo si può fare con una tassa di scopo sui grandi capitali. Lo si può fare ricongiungendo le risorse dei fondi strutturali europei non ancora spesi, non andati a buon fine, fermi nei ministeri e nelle regioni. Nel sistema nazionale di monitoraggio, rispetto ai pagamenti fatti ai beneficiari risultano disponibili 37 miliardi, mentre rispetto agli impegni presi ne risultano 22. E anche con le stime più prudenziali ci sono almeno 10-12 miliardi da andare a recuperare.

Dunque, l’Italia si salva se sarà in grado di dare risposte concrete a chi ha perso tutto. Si salva se continuerà nell’opera di trasformazione e rinascita dell’Europa che deve tornare ad essere vicina e utile alle condizioni materiali di vita delle persone. E se continuerà a credere che quello che dobbiamo combattere è il virus e non la democrazia.

Su questi temi faremo la nostra parte, lealmente ma senza sconti.

 

 

Firmatari:

Gessica Allegni,
Assessore Politiche Sociali Bertinoro
Federico Amico,
Consigliere Regionale Emilia-Romagna
Silvia Benedetti,
Deputata
Marta Bonafoni,
Consigliera Regionale Lazio
Andrea Cecconi,
Deputato
Amedeo Ciaccheri,
Presidente VIII Municipio, Roma
Peppe De Cristofaro,
Sottosegretario Ministero Istruzione
Loredana De Petris,
Senatrice
Luigi Di Marzio,
Senatore
Elena Fattori,
Senatrice
Lorenzo Fioramonti,
Deputato Ex Ministro
Flora Frate,
Deputata
Nicola Fratoianni,
Deputato
Veronica Giannone,
Deputata
Marco Grimaldi,
Consigliere Regionale Piemonte
Francesco Laforgia,
Senatore
Rossella Muroni,
Deputata
Paola Nugnes,
Senatrice
Erasmo Palazzotto,
Deputato
Luca Pastorino,
Deputato
Gianni Pastorino,
Consigliere Regionale Liguria
Elly Schlein,
Vicepresidente Emilia-Romagna
Massimiliano Smeriglio,
Parlamentare Europeo
Serena Spinelli,
Consigliera Regionale Toscana
Igor Taruffi,
Consigliere Regionale Emilia-Romagna
Massimo Zedda,
Consigliere Regionale Sardegna


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21 Febbraio 20205min

Ci eravamo lasciati, a pochi giorni dalle ultime elezioni regionali e in particolare alla luce del risultato conseguito in Emilia-Romagna, con l’impegno di rimetterci testardamente al lavoro per dare finalmente l’innesco ad un vero processo di ricomposizione del campo frammentato della sinistra.

Non è più sostenibile inventarsi un simbolo ogni sei mesi, presentarsi alle elezioni con cartelli elettorali che poi si sfaldano un minuto dopo il voto.
E’ una questione che consideriamo non più rinviabile e rispetto alla quale si gioca, in via definitiva, tutta la nostra credibilità.

Anche per questo abbiamo accettato con piacere l’invito a prendere parte alla bella assemblea di Sinistra Italiana che si è tenuta a Roma domenica scorsa e dove è intervenuto il nostro Portavoce nazionale Francesco Laforgia.

Abbiamo ribadito che per contrastare la destra reazionaria, pur dentro a uno schema di alleanze, occorre dare soggettività politica al nostro campo, senza consumarsi nell’attesa che il cambiamento che dovremmo attuare a partire da noi stessi si verifichi altrove.

Del resto, i fatti di queste ore, la nuova fuoriuscita di una deputata di LeU dal gruppo per migrare in Italia Viva, ci dimostrano una volta di più quanto sia urgente e attuale il tema di come si seleziona una classe dirigente e, insieme, di quali dovrebbero essere i vincoli, valoriali e programmatici, che giustificano il mantenimento in vita di un gruppo parlamentare che senza una visione condivisa, un’agenda politica comune, è a malapena rappresentativo dei singoli che lo compongono.

Noi alla determinazione di quell’agenda, che consideriamo uno strumento per andare oltre i nostri confini e per costruire un coordinamento di soggettività diverse che possano condividere battaglie comuni, vogliamo dare il nostro contributo.

Con questo spirito abbiamo organizzato l’evento LA VITA, IL TEMPO, IL LAVORO. Riduzione dell’orario di lavoro e questione salariale che si terrà giovedì 27 febbraio dalle 14:30, presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro (ISMA), in Piazza Capranica 72, Roma.

Un’ occasione di dibattito e confronto sui temi della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, e dell’armonizzazione dei tempi di vita e di lavoro. Un primo passo per individuare iniziative parlamentari opportune per affrontare la sfida che arriva dai processi di innovazione tecnologica e la necessità di liberare tempo di lavoro, in favore dell’occupazione e della crescita collettiva.

Ne discuteremo con Francesco Laforgia – Senatore Leu, Commissione lavoro;   Pasquale Tridico – Presidente dell’INPS; Piergiovanni Alleva   giurista e docente di diritto del lavoro; Simone Fana – esperto di politiche del lavoro e relazioni industriali; Fausto Durante – coordinatore della Consulta delle politiche industriali e di innovazione della CGIL, Marco Grimaldi – Consigliere regionale Piemonte,  Loredana De Petris – Presidente del Gruppo Misto-LeU del Senato, Luca Pastorino – deputato LeU; Nicola Fratoianni – deputato LeU; Guglielmo Epifani – deputato LeU

Sarà presente la Ministra del Lavoro, Sen. Nunzia Catalfo.

Per partecipare è necessario iscriversi entro lunedì 24 febbraio inviando una mail a questo indirizzo:  eviva.movimentopolitico@gmail.com

Ti aspettiamo!

 



 



5 Novembre 20196min

 

Da che parte stiamo.

Chi vogliamo rappresentare.
Qual è il rapporto tra la sinistra al governo e un elettorato sempre più sfiancato dalle nostre continue frammentazioni.
Quali le priorità che immaginiamo per il Paese e per le quali ci vogliamo battere.

Quali i processi politici e i temi per cui intendiamo spenderci in vista delle elezioni regionali alle porte e che in Emilia-Romagna come in Toscana ci vedono protagonisti di percorsi unitari non semplici, che proprio sui contenuti misureranno la propria credibilità.

Di tutto questo vogliamo discutere sabato 23 novembre all’assemblea nazionale di èVIVA a Bologna e non intendiamo farlo da soli.  C’è un nuovo campo politico che può determinarsi. Non lo si fa in laboratorio né con le foto di rito che durano il tempo di una tornata elettorale.

Noi vogliamo provare a farlo mettendo in campo la giusta dose di ambizione e coraggio, lanciando una sfida a tutte le forze interessate ad aprire una discussione che deve essere pubblica e collettiva.

Solo con la chiarezza della proposta politica possiamo capire se la reviviscenza di LeU, che oggi è rappresentata al Governo e nei gruppi parlamentari, può portarci a superare il nostro insopportabile frazionamento.

Solo così possiamo verificare la disponibilità del PD a ripensarsi radicalmente e del M5S a compiere una definitiva scelta di campo, dopo la parentesi con la destra reazionaria.

Per noi ci sono cinque questioni, 5″R” che possono definire il perimetro, la possibilità di alleanze e di rimescolamento per una nuova offerta politica.

REDDITO, perchè le diseguaglianze aumentano e dobbiamo lottare per salari più alti e lavori sicuri, per un salario minimo adeguato, per un reddito di dignità;

RIDUZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO a parità di salario, perchè l’innovazione tecnologica per migliorare davvero le nostre vite deve servire prima di tutto a liberare tempo di lavoro, per redistribuirlo;

RIVOLUZIONE VERDE, per contrastare la crisi climatica attraverso la riconversione ecologica verso un nuovo modello di sviluppo, partendo dal ridurre le diseguaglianze di classe che dividono il paese;

REDISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA, perchè si torni a parlare di patrimoniale sulle grandi ricchezze, in particolare delle multinazionali con sede nei paradisi fiscali, per smantellare i monopoli privati;

RIFORMA DELLA DEMOCRAZIA, perchè non se ne può più di riforme che inseguono la demagogia dei “tagli” (dei parlamentari, della rappresentanza) e intanto tagliano fuori i cittadini dalle decisioni che riguardano le loro vite.

Vogliamo parlarne, discutere, far derivare da questo confronto una serie di iniziative concrete a livello parlamentare e di mobilitazione sui territori.

Lo faremo con vari interlocutori della politica, della società civile, di mondi e realtà che vivono sulla propria pelle le conseguenze di queste scelte.

Lo faremo continuando a dire, come già avevamo fatto nella nostra due giorni di Luglio, che quel che servirebbe in questo campo politico, è un “congresso” a tesi, sul Paese e per il Paese.

Che per arrivare a costruire un grande soggetto della sinistra, dobbiamo tutti rimetterci in discussione.
Che la sinistra non può essere ostaggio di strategie tra vertici di partito. Sempre più deboli, sempre più ristretti.

È tempo di dire e di dirci da che parte stiamo.
Cominciamo.

Ci vediamo a Bologna!

 


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30 Ottobre 20198min

 

 

 

Articolo de Il Manifesto

 

30 Ottobre 2019

Intervista di Daniela Preziosi de IL MANIFESTO al portavoce nazionale di èViva Francesco Laforgia.

Il senatore di Liberi e uguali: ciascuno di noi vaga in parlamento con una maglietta che non ha voglia di indossare, compresi i compagni di Art.1.   I nostri al governo rischiano di parlare poco più che a nome di se stessi.


 

Da un gruppo parlamentare in crisi di identità a protagonista di governo, nel giro di una notte di mezza estate. Francesco Laforgia descrive così la parabola discendente e poi di nuovo ascendente di Liberi e uguali.

«Noi di Leu da due mesi siamo catapultati in una vicenda politica inaspettata. Dopo il 4 marzo eravamo uno sbrindellato gruppo di opposizione, fatto di persone perbene che però dal giorno del voto hanno deciso di fare strade diverse. Volevamo trasformarci in un partito, non l’abbiamo fatto».

Laforgia, era meglio non far nascere il governo con Pd e M5S?

Non dico questo. Il paese rischiava un deriva reazionaria, abbiamo contribuito a evitarlo. Però oggi noi eletti di Leu improvvisamente ci troviamo a svolgere una funzione nella nuova maggioranza e abbiamo persino donne e uomini al governo. Così assistiamo al miracolo della resurrezione politica e mediatica di Leu.

Ma possiamo continuare a non chiederci chi siamo, qual è il vincolo che ci tiene in un gruppo parlamentare, a quale programma rispondiamo tanto più oggi che abbiamo la possibilità reale di modificare e proporre provvedimenti?

Una situazione pirandelliana: Leu c’è perché c’è al governo, altrimenti non ci sarebbe.

Come si fa a pensare di continuare la finzione ipocrita per cui non siamo riusciti a fare di Leu l’innesco di un processo ma almeno siamo un gruppo parlamentare, se poi anche lo stesso gruppo inizia a sgretolarsi con l’uscita di due parlamentari (due donne, Boldrini al Pd, Occhionero a Italia Viva, ndr)?

Non so se siano i primi abbandoni di una serie. Ma gli argomenti utilizzati per lasciare il gruppo umiliano tutti. E tanto più chi tra noi è più esposto nel portare sul petto l’etichetta di Leu.

Cosa propone?

Ci sono due strade. O si prende atto della situazione e si certifica la chiusura anche formale di Leu, sciogliendo i gruppi parlamentari. Mettendo fine a una condizione per la quale ciascuno di noi vaga, sul piano dell’attività parlamentare, senza un disegno e indossando una maglietta che non ha voglia di indossare, compresi i compagni di Art.1. Con il rischio che gli stessi nostri al governo rappresentino poco più che se stessi.

Oppure si percorre la strada della politica. Che non vuol dire fare quello che non abbiamo saputo o voluto fare in questi mesi. Ma almeno farci la domanda sulla rappresentanza che vogliamo portare nella sfida del Governo.

Quella domanda che non ci siamo fatti al momento della formazione del governo. Non so nulla di come Leu – perché tutti i giorni parlano di noi chiamandoci Leu – dovrebbe cambiare per esempio il reddito di cittadinanza. Non so cosa pensiamo del salario minimo, che giudizio diamo delle scelte sulle questioni ambientali (per me troppo timide), se abbiamo smesso di chiedere la cancellazione di parti del jobs act e la reintroduzione delle tutele contro i licenziamenti illegittimi.

Così come ignoro le ragioni per cui abbiamo votato, senza elementi di distinzione, la riduzione dei parlamentari e che idea abbiamo della legge elettorale.

Insomma all’opposizione non ce l’avete fatta , ma oggi al governo dovreste fare Leu. E lo chiede proprio che lei aveva rotto e fondato un “movimento” autonomo?

Chiedo di affrontare queste domande con una discussione aperta, a tappe, che coinvolga non solo noi parlamentari ma personalità, intellettuali, esponenti del mondo sindacale e delle professioni.

E con un coordinamento tra le componenti di cui ormai sono costituiti i gruppi di Leu. Perché nessuno possa dire: ma voi chi siete? Lo dobbiamo anche ai militanti ed elettori generosi che abbiamo sballottato di qua e di là senza indicare una strada.

Se il campo democratico e progressista è destinato a mutare profondamente l’unico modo per svolgere una funzione è tornare alla politica. La sinistra è qualcosa di molto più grande di noi. Non abbiamo diritto di tenerla in ostaggio.

La sinistra non è vostro ostaggio: vi hanno votato in pochi, come dice lei, generosi.

Se penso al milione e trecento mila voti di Salvini nel 2013 e al milione e centomila di Leu nel 2018, fa rabbia l’idea di averli cestinati quei voti. Si può essere piccoli ma ragionare in grande. È l’unico modo per diventare grandi davvero.

L’impressione è che le componenti di Leu stiano aspettando un big bang del Pd, per entrarci. O almeno allearsi. Impressione sbagliata?

La vicenda umbra dimostra che non basta una posa a favore di telecamera a far riappassionare le persone alla causa. Nel processo di scomposizione e ricomposizione che interesserà, ne sono convinto, sia il Pd che il M5S, puoi svolgere un ruolo se non continui ad essere inerte e afono come siamo noi in tutto questo tempo. Ma se rimetti al centro la politica. A quel punto torneranno anche gli elettori.

 


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6 Ottobre 201912min

 

 

 

Articolo di Guido Marinelli

 

27 Settembre 2019

 

Il primo allarme sul clima arrivò nel 1988 e rimase inascoltato. Nel 2009 ci fu il Rapporto Onu. Oggi la mobilitazione di Greta Thunberg e dei Fridays for future scuote la politica mondiale.  E dalla “tana del lupo” la giovane deputata dem propone il sui Green new deal.

Da qualche tempo si parla molto del “Riscaldamento climatico” e del “Green New Deal” (“nuovo corso verde”).

Improvvisamente abbiamo preso coscienza di un problema (l’emergenza ambientale) e abbiamo studiato la soluzione tramite un “Green New Deal”?   L’uomo ancora una volta dimostra la sua capacità di reazione? Non è così semplice.

In realtà già alla conferenza mondiale sul clima di Toronto del 1988 (31 anni fa !) la maggioranza degli scienziati concordava sul fatto che le temperature stavano aumentando e che la causa era l’attività antropica. E chiedevano “decisioni politiche immediate” per limitare l’emissione di anidride carbonica.

Le Nazioni Unite a inizio 2009 (oltre 10 anni fa) hanno pubblicato il report “Global Green New Deal”.

Il 20 agosto 2018 Greta Thunberg inizia la sua protesta chiedendo al governo svedese di occuparsi del cambiamento climatico. Dal suo esempio nasce il movimento ormai noto come “Friday For Future”.

A inizio 2019 Alexandria Ocasio-Cortez propone la sua risoluzione sul Green New Deal alla Camera dei deputati degli Stati Uniti.

Greta Thunberg è riuscita ad attirare l’attenzione del mondo su un problema già documentato più di 30 anni prima dalla comunità scientifica.

Alexandria Ocasio-Cortez, fino a poco tempo fa semi-sconosciuta neo deputata americana, nella sua risoluzione propone interventi contro il riscaldamento climatico molto simili a quelle proposte dalle Nazioni Unite nel loro report del 2009 e rimaste finora inascoltate.

In Europa è da poco nata “European Spring“ che ha definito una proposta di “Green New Deal per l’Europa”. Ma solo ora la Commissione comincia ad affrontare il problema.

La colpa del gravissimo ritardo con cui i problemi reali stanno venendo alla luce è del negazionismo climatico che ha intossicato per anni la discussione pubblica. Ma chi ha finanziato e perché i negazionisti? Una delle principali organizzazioni negazioniste è l’Heartland Institute (Chicago), che arrivò a paragonare (maggio 2012) chi credeva nei cambiamenti climatici a psicopatici, dittatori e assassini di massa come Osama Bin Laden.

Non stupisce trovare tra i finanziatori dell’Heartland Institute  compagnie petrolifere (come la Exxon Mobil), industrie del tabacco, come la Philip Morris, e industrie farmaceutiche come la Glaxo, Pfizer … (da: https://en.wikipedia.org/wiki/The_Heartland_Institute).

Pare che ci restino solo 12 anni per intervenire e mitigare i cambiamenti climatici che abbiamo indotto. Meno di un battito di ciglia. E allora perché ne abbiamo buttati almeno 31 visto che già dal 1988 sapevamo quello che dovevamo fare?

Perché l’economia dell’occidente capitalistico si basa sul consumo compulsivo di risorse fossili: trasporti privati, energia, asfalto, vernici, plastica per qualsiasi cosa, dalle bottiglie ai giocattoli, prodotti a base di petrolio per produrre praticamente tutto, anche i vestiti. Tutto a base di fonti fossili.

Aggiungiamo anche che l’agricoltura è pompata chimicamente (e il petrolio serve anche per i concimi chimici), che i rifiuti vengono inceneriti o abbandonati a inquinare terreni e falde acquifere, che gli strumenti bellici non sono solo dispositivi di morte ma sono anche energivori… In poche parole quasi tutta l’economia capitalista si basa non solo sullo sfruttamento del lavoro e della persona ma anche sullo sfruttamento del petrolio e dell’ambiente.

La necessità delle multinazionali di continuare a fare enormi profitti spiega perché abbiamo sprecato oltre 31 anni di tempo e perché i negazionisti sono stati abbondantemente finanziati dalle multinazionali stesse.

I ragazzi del “Friday For Future” hanno capito che il capitalismo sta rubando il loro futuro. Il 27 settembre ci sarà il terzo sciopero mondiale per il clima con manifestazioni in tutto il pianeta per sollecitare i governi, i politici a intervenire subito.

La politica, finora succube di lobbies e di autoreferenzialità culturale, è in grado di capire che è arrivato il momento di ascoltare e di lavorare insieme con i ragazzi di “Friday For Future” e con la società diffusa e attiva per costruire soluzioni credibili e non palliativi? Che non basta più dire che farà qualcosa ma poi, nei fatti, continuare come se nulla fosse?

Se vogliamo avere una possibilità deve capirlo: la situazione è ormai drammatica: per la prima volta negli ultimi 800mila anni, si è superato il limite di 410 parti per milione di Co2 in atmosfera. E gli effetti ormai si vedono. Negli anni ‘50 le misurazioni davano 310 parti per milione di Co2. Ma quello che impressiona di più è l’incredibile accelerazione dell’aumento della Co2 negli ultimi anni. Analizzando la composizione delle bolle d’aria intrappolate nel ghiaccio dei poli, si è scoperto che per molte migliaia di anni i livelli di CO2 in atmosfera sono oscillati tra 170 e 280 parti per milione. Per controllare la veridicità di tali dati basta recarsi sul monte Cimone presso il laboratorio ISAC_CNR, l’unica stazione in Italia e nel Mediterraneo riconosciuta come “Osservatorio Globale” (GAW) dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), uno della rete dei 30 centri mondiali che misurano i cambiamenti climatici.

Lì, insieme ai ricercatori CNR-ISAC e CNR- ISP, si può curiosare tra i laboratori e la strumentazione utilizzata per studiare i cambiamenti climatici e la qualità dell’aria. Lo dovremmo fare tutti: i dati, i grafici, gli strumenti in funzione fanno veramente spavento.

Dobbiamo però riconoscere che per parlare al mondo dei problemi ambientali la scienza è necessaria ma non sufficiente: oltre gli aspetti scientifici della crisi climatica andrebbero analizzati le implicazioni sociali, culturali, economiche, storiche … siamo di fronte a un “fatto sociale totale” che ha implicazioni in tutti gli aspetti della nostra vita. Implicazioni certamente più gravi per i paesi più poveri, e per la parte della popolazione, anche occidentale, che ha meno.

Chi è già in difficoltà subirà le conseguenze peggiori. Chi ha di più può affrontare con maggiori risorse le crisi che ci aspettano: scioglimento dei ghiacciai, siccità, fenomeni meteorologici estremi, penuria alimentare, innalzamento dei mari… L’eliminazione delle diseguaglianze è quindi un passo essenziale per il Green New Deal. Perché se vogliamo risolvere veramente il problema dobbiamo attuare un progetto articolato e complessivo di “cambiamento verde” della società.

Un cambiamento che, salvando l’ambiente, salvi anche l’umanità riportandola a valori di uguaglianza, pari opportunità, pari diritti, pacifica convivenza, eliminazione dello sfruttamento, equa ripartizione delle risorse … Quindi un piano organico e sociale non uno slogan o un insieme di misure tampone scollegate tra di loro. Un esempio, ancora parziale, lo troviamo nella proposta di Green New Deal di Bernie Sanders che affronta non solo interventi climatici ma i correlati aspetti legati al lavoro, alla salute, alla tutela dei diritti, alla ricerca, alla tecnologia… insomma un primo tentativo di legare i diritti ambientali ai diritti della persona. Con finanziamenti pubblici.

Perché il problema è un problema collettivo, non individuale. E chi più ha fatto profitti privati inquinando le risorse di tutti deve pagare di più. Politiche disorganiche, rabberciate, disomogenee, incongruenti rischiano solo di creare le condizioni perché qualcuno si arricchisca ancora di più sfruttando il riscaldamento del pianeta.

Non abbiamo bisogno di parziale rigenerazione delle risorse ambientali perché il capitale le possa sfruttare di nuovo, magari in modo diverso. Abbiamo bisogno di un completo cambiamento del paradigma sociale, economico e relazionale. Un modello di sviluppo completamente nuovo e diverso. Abbiamo solo 12 anni. La sfida è enorme. Per questo serve l’unità di tutte le forze ambientaliste e di sinistra in Italia e nel mondo. Ora, non domani.

Oppure vogliamo avere la responsabilità di fallire ancora una volta?

 


 

Guido Marinelli 

Cofondatore dell’associazione politico-culturale #perimolti
Componente Comitato Nazionale Nazionale èViva
Coordinatore comitato èViva Roma Capitale

 


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3 Ottobre 201913min

 

 

 

Articolo di Lionello Fittante

 

2 Ottobre 2019

L’immeritato e inaspettato neo protagonismo della sinistra, di LeU in particolare, al termine della lunga estate politica, pone in maniera urgente una rinnovata necessità di riflessione su cos’è e cosa dovrebbe e potrebbe essere la sinistra in Italia, anche alla luce degli elementi di chiarificazione del quadro politico generale emersi nella stagione della nascita del nuovo governo, con le sue modalità, con la fuoriuscita di Renzi dal Pd e la nascita di Italia Viva.

A tale proposto, al di là delle infinite considerazioni che si possono fare sul cinismo di Renzi, sulla tempistica, sui calcoli di convenienza, che qui non si vogliono analizzare, la nascita Italia Viva chiarisce una volta per tutte, la natura della visione di Renzi e delle sue intenzioni (vedi l’intervista a La Repubblica): creare una forza dichiaratamente di centro, un nuovo partito personale, basato sul leader, all’americana. Con ciò facendo piazza pulita di molte ambiguità ed equivoci.

Al Pd, con la nascita di Italia Viva, viene meno quindi l’alibi renziano, e si presenta a Zingaretti un’occasione finora inedita: chiarire a sua volta la natura del suo partito, cosa vuole essere, chi vuole rappresentare, potendo partire persino dall’immagine che si era dato alle vittoriose primarie, e cioè del candidato segretario di sinistra: avrebbe cioè la possibilità di proporre (riproporre?) il Pd finalmente quale principale partito della sinistra, non dovendo più fare i conti con la “risorsa” Renzi.

L’occasione è stata spazzata via velocemente, viaggiando in direzione esattamente opposta, il segretario di “sinistra” del Pd sposa e certifica la scelta centrista e moderata.

Dapprima tessera l’ex-ministra Lorenzin (fatto solo in apparenza marginale) convocando una conferenza stampa in cui si premura di sottolineare che quella tessera è “esattamente” il segno di quello che vuole essere il Pd; poi, con un tempismo casuale ma non innocente, votando con i suoi parlamentari europei, insieme alla destra di Orban e alla Lega salviniana, la scandalosa risoluzione in cui, con una buona dose di faciloneria e ignoranza, ma evidentemente secondo un preciso modello, si equipara il nazismo al comunismo; infine alla prima direzione nazionale si precisa che il Pd si identifica ancora e testardamente con la “vocazione maggioritaria”.

Il Pd quindi, pur al netto di Renzi, non rivendica la sua natura di sinistra, ma riafferma la sua scelta moderata e liberista.
Cosa altro è necessario perché il Pd sia definitivamente, e persino legittimamente, individuato come una compiuta forza di centro, magari con al suo interno qualche sensibilità di sinistra, quasi suggestione, un rimpianto giovanile, un vezzo, ma che ha ormai definitivamente reciso quelle poche radici che lo legavano alla sua storia?

Sarà anche per questo che ora nessuno pare interessato a riaccogliere i fuoriusciti di Art1 (poco segretamente tentati), scelta che con Renzi dentro poteva avere l’utilità di contrappeso, ma senza il quale appannerebbe l’immagine di partito di centro?
In questo quadro anche la proposta bersaniana, che ipotizza la costruzione di un nuovo soggetto largo di sinistra che tenga assieme il Pd e i vari cespugli della sinistra, appare irrealistica, perché parla di un Pd che non esiste.

Da questo punto di vista dobbiamo allora esser grati a questa pazza estate, per aver finalmente chiarito che il centrismo ed il moderatismo non erano appannaggio renziano, ma intrinsechi al progetto Pd fin dal suo nascere, appunto nell’idea veltroniana di partito a vocazione maggioritaria e quindi anche coerentemente legato al sistema maggioritario.

Non è chiarimento da poco: risulta conclamato quindi che nel Paese esistono, riconoscibili: una grande destra (Lega e FdI), un grande centro sempre più affollato e in concorrenza (Forza Italia che guarda a destra, Pd che occhieggia a sinistra, Italia Viva che guarda se stessa, persino Siamo Europei di Calenda, che guarda e basta), un M5S in caduta libera almeno finché non scioglierà i suoi nodi interni (“destra e sinistra sono concetti superati”) e infine una sinistra, ora spacciata come coincidente con Leu parlamentare, e che però rimane ancora ridotta e frammentata.

Un panorama più chiaro, quindi, se pure sconcertante, un’infinita corsa al centro, ombelico del mondo, la cui conquista pare esaurire gli orizzonti.

Ma bisogna riflettere sull’altra accennata novità dell’estate, questo apparente nuovo protagonismo di LeU, perché pur partecipando alla formazione del Governo “giallo-rosso”, ciò non giustifica la definizione, strumentale, di governo più rosso di sempre.

Facciamo chiarezza anche qui: LeU è solo la denominazione dello sparuto numericamente Gruppo parlamentare, cui non corrisponde, come avrebbe dovuto, un partito, ma l’insieme, anche se appare incredibile e per molti versi ridicolo, di tanti soggetti, vecchi e recenti (il presidente Grasso, Possibile, MdP-Art1, Sinistra Italiana, èViva, personalità esterne, fino a ieri l’altro la Boldrini, ecc), e inoltre se al Senato la nuova maggioranza avesse avuto la stessa forza numerica di cui dispone alla Camera, LeU non sarebbe neanche stata invitata a prendere un caffè.

Il coinvolgimento di Leu è pertanto un’esigenza aritmetica e non corrisponde ad una scelta “strategica” ma legata a necessità involontarie, non al proprio peso politico e programmatico o all’azione parlamentare o sociale.
Questi elementi sono chiari a tutti, nel ristretto ambito delle segreterie, non nella percezione nel Paese, anche perché talora si gioca sull’ambiguità e l’indeterminatezza, con un’affannosa e, per quanto sterile, rincorsa al posizionamento, a mettere cappello, a presentarsi come depositari primi e originali dell’unità. MdP in particolare, forte del ministero ottenuto, si propone non come parte ma come il tutto (MdP Art1=LeU), nel silenzio (complice? stupido? interessato?) degli altri soggetti.

Infatti tutti i componenti di quella che doveva essere Leu, si affrettano candidamente, a dichiarare la necessità di andare oltre la frammentazione, a superare le divisioni.
Colga allora la sinistra tutta questa inaspettata e non conquistata nuova visibilità, questa immeritata opportunità, per procedere, per l’ennesima volta, ad una riflessione critica sul proprio ruolo e funzione, perché la necessità di superare la frammentazione della sinistra è e resta il nodo irrisolto.

Prendere davvero consapevolezza della necessità di costruire un campo unico e unitario di tutte le forze di sinistra che, al netto di sofismi e interessi di segreterie, possa rappresentare un’altra visione di mondo e proporsi finalmente come riferimento a quel vasto mondo di cittadini che restano senza rappresentanza, è la questione prioritaria da porsi.

Per fare ciò è necessario capire, una volta per tutte, che la necessità di unità è una scelta strategica, di lungo respiro e lunga durata. Non può essere legata all’agenda contingente: unità come progetto e prospettiva, quindi, non quale formula elettorale.

Se si è consapevoli di questo, c’è bisogno che ci si sieda attorno un tavolo, senza pregiudizi, senza pretese egemoniche, senza supponenze, ma con la più ampia e sincera disponibilità politica e culturale.
Fare un partito di sinistra, perlopiù unitario e aperto, è cosa un po’ più difficile che fondare un partito personale, dove basta avere un leader forte cui affidare messianicamente il proprio destino.

Un partito di sinistra ha ben altra genesi, comporta riflessione, confronto, analisi, dibattito, scontro, abituati, anche giustamente, a dividersi persino sull’interpretazioni delle singole parole, però va fatto, e per riuscire bisogna che tutti i soggetti superino le proprie “identità”, per quanto gloriose, consci che i tempi richiedono questo sforzo, ciascuno assumendo la propria buona dose di rinunce.

Ma è del tutto evidente, e non per ripicca ma quale condizione e conseguenza ovvia in politica anche se difficile da ingoiare, che è necessario si riscoprano almeno tre esercizi da tempo non più frequentati dalla sinistra: autocritica – seria, vera, profonda, sincera, non di facciata, collettiva, comune; umiltà – abbandonare ciascuno la presunzione di possedere la verità; infine, la più importante, la credibilità – perché su questo si gioca, in fondo, gran parte del futuro a sinistra.

Ma quale credibilità possono avere gruppi dirigenti che hanno più volte proposto percorsi unitari (LeU, La Sinistra) dichiarando convintamente “mai più divisi”, per poi fare immediatamente marcia indietro?
Quale credibilità possono avere gruppi dirigenti che avranno anche avuto il merito di “resistere” alla barbarie montante, ma anche la colpa di non avviare davvero un percorso unitario credibile, imprigionati in veti reciproci, alchimie di segreterie, distinzioni incomprensibili, persino antipatie personali, piccoli interessi di partito?

Gruppi dirigenti che sono risultati nei fatti, purtroppo, inadeguati a interpretare i cambiamenti in atto, a mantenere o costruire un rapporto vero e continuativo con le tante realtà sociali che pure esistono nel Paese ma che non si riconoscono in nessun soggetto politico?

Allora bisogna ripartire abbandonando pregresse posizioni e identità ormai superate, confrontarsi da pari a prescindere dall’attuale, spesso ipotetico, peso politico nel Paese o in Parlamento, mettersi a disposizione del progetto e non volerne pervicacemente assumere la conduzione, lasciare spazio a nomi nuovi, spendibili, non logorati, non per tutte le stagioni.

Queste solo le condizioni minime necessarie. Ma saprà farlo questa sbandata sinistra? I segnali che arrivano sono contraddittori, perché è sempre più facile restare attaccati al proprio ramoscello, anche quando è evidente si stia rompendo, che scendere e piantare un albero nuovo, con la capacità e voglia di guardare in prospettiva.


 

Lionello Fittante è cofondatore dell’associazione politico-culturale #perimolti
Componente Comitato Nazionale èViva

 


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2 Ottobre 20196min

 

 

 

èViva – Comitato Roma Capitale

COMUNICATO STAMPA

2 Ottobre 2019

 

 

èViva Roma: Siamo al settimo cambio di vertice in AMA in 3 anni. E i rifiuti?


 

Ieri si è dimesso il CdA AMA insediatosi appena 104 giorni prima. Denunciando l’assoluta inerzia del Comune.

In 3 anni l’Amministrazione comunale non ha dotato la città di un piano per la realizzazione degli impianti necessari al trattamento dei rifiuti. Ha però cacciato tutti gli amministratori di AMA (siamo al settimo giro), nominati dallo stesso Comune, perché tutti hanno chiesto di realizzare gli impianti necessari.

Ma il Comune non è stato in grado o non ha voluto affrontare il problema della gestione del ciclo dei rifiuti. Eppure ben gestiti i rifiuti diventano una risorsa come dimostrato in molte città italiane ed europee. Invece a Roma sono solo un costo per i cittadini e fonte di continuo degrado e problemi sanitari.

Che si voglia dare ai privati la parte che genera profitti del ciclo dei rifiuti lasciando ai cittadini solo i costi della raccolta?

Eppure già nel 2014, giunta Marino, era stato approvato dal Comune il piano “Roma verso rifiuti zero” che tra le altre cose prevedeva la raccolta differenziata al 65% entro il 2016 e al 75% entro il 2020. Ebbene è rimasto del tutto inattuato. La raccolta differenziata ristagna intorno a quel 40% o poco più già raggiunto nel 2015 dalla precedente Amministrazione.

Ricordiamo che, visto per l’immobilismo del Comune, èViva ha partecipato alla stesura della delibera d’iniziativa popolare depositata in Campidoglio prima dell’estate e firmata da oltre 9.000 cittadini, che prevede:

  • Un Piano industriale AMA basato su raccolta differenziata spinta e la titolarità pubblica dell’intero ciclo di gestione dei rifiuti, con la realizzazione di impianti di compostaggio, di trattamento per il recupero, il riuso, il riciclo, il recupero di materia, in modo da generare ricchezza dal ciclo dei rifiuti a vantaggio della collettività: i rifiuti da problema possono diventare risorsa e i vantaggi devono essere di tutti, tramite riduzione delle tariffe TARI, e non di pochi privati che possiedono gli impianti.
  • Partecipazione popolare nella definizione di strategie, obiettivi, strumenti, attivando in ciascun Municipio un Osservatorio Rifiuti per ridurre al minimo la frazione di rifiuti da smaltire in discarica o da incenerire. Rispetto dell’obiettivo di raccolta differenziata europeo.
  • L’individuazione di presidi istituzionali, a livello municipale, in modo da portare l’organizzazione AMA più vicino ai cittadini e ai problemi da risolvere.

Ad oggi nessuna notizia dal  Comune di Roma. Verrà discussa la delibera popolare? O anche in questo caso verrà taciuta la volontà popolare?

Continueremo la battaglia  per portare le richieste dei cittadini in assemblea capitolina e farle approvare. Verificheremo nei fatti la volontà delle forze politiche del Campidoglio, di maggioranza e di opposizione, di trasformare ciò che ora è un danno per l’ambiente e per le tasche dei cittadini in una risorsa a impatto zero sull’ambiente e che porti vantaggi economici per la collettività. È finita l’epoca dei “signori dei rifiuti” che guadagnavano sulle spalle di tutti.

 

                                                                                             

 

 



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