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10 Settembre 20204min
Martedì 15 Settembre 2020, ore 11
Genova, via XX Settembre 41
Centro Bi-Bi Service (3° piano)

 

Conferenza stampa unitaria dei soggetti aderenti al COMITATO PER IL NO al Referendum per il taglio dei Parlamentari

 

 

Il testo dell’appello:

La legge di riforma costituzionale su cui siamo chiamati a pronunciarci, nel ridurre di oltre un terzo i membri del Parlamento, introduce un grave vulnus alla democrazia rappresentativa aggravando la crisi di credibilità nella quale da tempo versano le istituzioni, allontanandole ancor più dai cittadini.

Voteremo ed invitiamo a votare NO perché questa riforma :
  • Non è giustificata da un risparmio irrisorio dei costi che potrebbero essere contenuti in misura maggiore senza modificare la Costituzione (perché non ridurre gli stipendi dei parlamentari?)
  • È demagogica ed ispirata da una logica punitiva del Parlamento senza migliorarne in alcun modo la qualità; gli eletti continueranno ad essere nominati dalle segreterie di partito, il cui potere di controllo nei confronti dei parlamentari sarà maggiore con la riduzione del loro numero.
  • Porterà ad un sensibile rallentamento se non alla paralisi del lavoro parlamentare e delle Commissioni aggravandone l’inefficienza.
  • Porterà il nostro paese all’ultimo posto in Europa quanto al rapporto tra cittadini ed eletti; vi sarà un rapporto di 151 mila abitanti per ogni deputato e 303 mila per ogni senatore, il più alto tra tutti i paesi europei.
  • Comporterà forti discriminazioni tra le regioni per quanto riguarda il voto al Senato; un abitante del Trentino Alto Adige peserà esattamente il doppio di un cittadino della Calabria, più di una volta e mezzo quello di un cittadino della Liguria, che con 1,5 milioni di abitanti elegge un senatore in meno (5) del Trentino A.Adige (6), che ha solo un milione di abitanti
  • Le minoranze politiche saranno ridotte all’irrilevanza verranno marginalizzate, se non espulse dal Parlamento.

Aderiscono:

Altra Liguria
Arci Genova
Associazione Giuristi Democratici 
CoGeDE Liguria (Comitato Genitori Democratici)
Comitato Ligure La Scuola per il NO
Comitato per la Difesa della Costituzione
Comitato per lo Stato di Diritto
Comitato per il NO alla controriforma Radicali Italiani
Europa Verde 
+ Europa
èViva  
Genova che Osa
L’Europa che Vogliamo
Linea Condivisa 
Nostra  
P.R.C (Partito della Rifondazione Comunista)
P.C.L. (Partito Comunista dei Lavoratori)
P.A.P. (Potere al Popolo) 
Sardine
Sinistra Anticapitalista

 


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31 Agosto 20203min

Intervista al senatore

Francesco Laforgia

30 Agosto 2020

 

 

 

 

Dal Servizio de La Repubblica del 30 Agosto 2020: “Il partito trasversale che vuole Draghi per l’emergenza

Francesco Laforgia intervistato da Matteo Pucciarelli


 

Dice Francesco Laforgia, Senatore di Leu, che “c’è qualcosa di adolescenziale nel maturare un innamoramento per un leader ogni sei mesi”

𝐃𝐫𝐚𝐠𝐡𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐞 𝐩𝐢𝐚𝐜𝐞?
“Penso che sarebbe un errore ipotizzare oggi un cambio di scenario. Il lavoro di Conte fatto finora è stato fondamentale e non va sprecato anche se ora c’è bisogno di un colpo d’ali”

𝐃𝐫𝐚𝐠𝐡𝐢 𝐚𝐥 𝐂𝐨𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞?
“E’ vero che servono riferimenti alti, al riparo dalla dialettica politica tra partiti. Ma parlarne oggi è parlare del nulla”.

𝐈𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐑𝐢𝐦𝐢𝐧𝐢 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞 𝐥𝐞 𝐞̀ 𝐩𝐢𝐚𝐜𝐢𝐮𝐭𝐨?
“La divisione tra debito buono e debito cattivo si presta ad ambiguità. Un reddito universale è debito buono o cattivo? Forse una discussione per ripensare il capitalismo dovrebbe appassionare anche un banchiere centrale come lui.
E non vorrei che le sue parole venissero strattonate da chi pensa che ciò che si fa per sostenere le persone sia assistenzialismo.
Io credo nel lavoro, ma se viene distrutto allora ti devi occupare della dignità delle persone”.

𝐄 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐢𝐩𝐨𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚?
“Sinistra e governi tecnici sono un connubio innaturale che non ha mai funzionato. La sinistra è uno sguardo sul mondo, i tecnici pensano che ci siano cose da fare a prescindere da quello. Invece devi avere in testa quale parte di società vuoi emancipare e agire di conseguenza”.

 


 
 
 

 


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20 Luglio 20203min

Ci saremo. Per un progetto innovativo, che dia rappresentanza politica e sociale alla sinistra ecologista di questo Paese” così i parlamentari di Leu e fondatori del movimento politico èVIVA Francesco Laforgia e Luca Pastorino annunciano la loro partecipazione all’assemblea “Il futuro insieme. Per una rinascita eco-solidale dell’italia” prevista per venerdì 24 luglio (in diretta sui siti del Manifesto, Left e Radio Radicale).

Da tempo lavoriamo insieme ad altri parlamentari, amministratori locali, personalità provenienti da esperienze civiche e al di fuori dei partiti, uniti da valori comuni, per superare una frammentazione non più sostenibile nel nostro campo.

Per occupare uno spazio politico lasciato colpevolmente scoperto a vantaggio di chi oggi ha più che mai interesse ad uscire dalla grave emergenza sanitaria, economica e sociale peggio di come ci siamo entrati, dal lato dei diritti, della dignità della persona, di un modello di sviluppo che avrebbe invece bisogno di essere radicalmente ripensato”.

Serve un fatto nuovo, serve un cambio di passo, parlare con una sola voce e agire insieme a partire dalle aule parlamentari per dare più forza alle nostre battaglie, smettere di stare fermi nell’attesa di un cambiamento di cui abbiamo il dovere di essere noi gli artefici

Venerdì inizieremo un percorso comune, proponendo di dare vita a una “rete” che vogliamo il più possibile aperta e diffusa su tutto il territorio nazionale. Dove riconversione ecologica, lotta alle diseguaglianze e innovazione, a partire dai modelli partecipativi, siano l’asse portante di un progetto che col tempo, ci auguriamo possa declinarsi in una vera e propria soggettività politica”.

Quell’obiettivo che per troppo tempo abbiamo disatteso, ma che noi vogliamo ancora testardamente realizzare”.

 

 


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20 Maggio 20205min

Huffingtonpost

articolo del 20.05.2020

 

Autore: Francesco Laforgia
senatore Liberi e Uguali – èVIVA

Cinquant’anni fa veniva approvato, con la legge 300 del 1970, lo Statuto dei lavoratori.

E’ stato il frutto di una lotta che ha tenuto insieme la sfera dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, la riforma della società e la sua democratizzazione. Da allora in tanti hanno provato a smontare l’architrave delle rivendicazioni del mondo operaio, fino all’ultimo assalto compiuto attraverso la brutta pagina del jobs act.

A noi sta il compito di impedire che questo processo di precarizzazione dei diritti dei lavoratori si compia del tutto e di rilanciare, allargando quello del ’70, un nuovo Statuto dei lavoratori, che comprenda tutte le forme del lavoro, fino a quello subordinato, parasubordinato e autonomo.

Per comprendere di che tipo di tutele avrebbero bisogno oggi lavoratori e cittadini, bisogna compiere lo sforzo di tenere insieme lo sguardo sul mondo del lavoro e le condizioni di povertà che rischiano di dilagare nella società. Da una parte, dunque, il mondo del lavoro, stremato da decenni di attacchi ai diritti conquistati e, dall’altra, milioni di cittadini e lavoratori che vivono in una condizione di povertà, gravati da anni di crisi economica e incertezza sulle prospettive future.

Con la conseguenza di un solco profondo sul piano delle disuguaglianze, tanto nella società quanto nel mondo del lavoro. Bisogna ripartire da qui, per restituire dignità ai lavoratori e sostanza ai diritti, che vanno allargati e rafforzati.

Il lavoro va valorizzato nella sua funzione sociale oltre che economica e i lavoratori messi in condizione di lavorare per vivere, non il contrario. Molte sono le proposte per realizzare questi obiettivi, a partire da almeno tre cose urgenti: contrattazione collettiva, salario minimo e riduzione dell’orario di lavoro. 

I lavoratori devono avere il diritto di poter decidere tutte le condizioni del proprio lavoro e questo significa restituire centralità ai sindacati, attraverso una legge sulla rappresentanza, per consentire ai lavoratori di controllare e partecipare direttamente alle scelte sulla vita economica delle imprese. Altrettanto importanti sono il tema del salario e dell’orario.

È necessario che si comprenda che senza una soglia sotto la quale nessun lavoratore può essere retribuito, complementare alla contrattazione collettiva nazionale, continueremo ad avere lavoratori sempre più divisi e soli, sempre meno organizzati e meno rilevanti in quelli che sono i rapporti di forza coi datori di lavoro. Contestualmente a ciò, il tempo di vita di chi lavora va liberato.

Ridurre l’orario di lavoro è necessario se vogliamo riorganizzare la nostra società in senso più paritario, liberando posti di lavoro per potenziare l’impiego femminile e realizzare le condizioni affinché sia possibile un riequilibrio nei carichi di cura della famiglia, e in senso maggiormente redistributivo, sia per quanto riguarda la disponibilità del lavoro sia rispetto alla ricchezza prodotta.

Erano temi urgenti nell’Italia prima della pandemia. Diventano questioni vitali in un Paese che dovrà affrontare una tempesta economica e sociale spaventosa.

 


 

 

 


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16 Aprile 20207min

Documento approvato dal Comitato Nazionale di èVIVA nella riunione in videoconferenza del 16 Aprile 2020.

 

Si è riunito oggi in videoconferenza il comitato nazionale di èVIVA, alla presenza dei parlamentari Francesco Laforgia e Luca Pastorino.

Nel corso dell’incontro è stato condiviso il sostegno alle misure prese dal Governo, insieme però alla preoccupazione per i numeri dell’emergenza sanitaria, per quanto in calo, ancora molto critici. Sono ancora troppe le vittime e addirittura si assiste ad accenni di rimonta del virus in alcune aree.

Esprimiamo una volta di più il nostro totale sconcerto per l’insipienza con cui la Regione Lombardia sta gestendo l’emergenza, che pone in grande risalto il tema di cosa sia diventato il “centralismo regionale” in questi anni e più di un dubbio sull’opportunità di proseguire la discussione sull’autonomia differenziata per come è stata impostata prima della crisi.

La condizione in cui versano le RSA, in particolare in Lombardia ma non solo, dimostra in modo lampante tutti i limiti di un modello privatistico che ha determinato difficoltà di coordinamento e di tempestività negli interventi che oggi richiedono un totale ripensamento del modello di assistenza agli anziani.

Alle difficoltà strutturali si sono sommate decisioni degli amministratori regionali, se fossero confermate, del tutto scellerate e irresponsabili, motivo per cui insieme ad altre forze politiche abbiamo chiesto  l’istituzione di un commissario ad acta per la sanità lombarda e seguiremo gli sviluppi della vicenda inquietante  del Pio Albergo Trivulzio .

Sentiamo la necessità di mettere in campo una strategia definita nei dettagli (tracciamento, test anticorpali, tamponi) che possa permettere la pianificazione delle riaperture.

Non possiamo chiedere alla scienza certezze che per sua stessa natura la scienza non può dare. Ma è necessario avere un quadro di informazioni chiaro che permetta di assumere scelte adeguate per entrare nella nuova fase senza il rischio di registrare in poco tempo un nuovo picco di contagi e per mettere in totale sicurezza i lavoratori.

L’assemblea si è conclusa con una proposta di 3 punti, per affrontare la “fase 2”:

1) Istituire un reddito di dignità universale e la patrimoniale sulle grandi ricchezze

C’è una positiva convergenza delle proposte sul tema del reddito, che attraversano il campo democratico e della sinistra, fino all’accorato appello del Papa.

Gli strumenti oggi disposizione (cassa ordinaria, in deroga, dis-coll, naspi, i 600 euro per le partite iva…) devono essere via via superati da misure universalistiche e strutturali che ci facciano entrare in un mondo nuovo e incerto come quello che stiamo imparando a conoscere.

Non ci sarà, infine, ricostruzione equa senza strumenti di redistribuzione, come una patrimoniale che agisca non sui piccoli risparmiatori ma sulle grandi ricchezze.

2) Battaglia su eurobond e BCE per un’Europa all’altezza della ricostruzione

Sull’Europa è in corso una discussione che rischia di diventare impropria. Vedremo le determinazioni del consiglio europeo ma è difficile che il Mes non abbia alcuna condizionalità, per la natura stessa del trattato.

Noi crediamo che la battaglia debba essere sugli eurobond, il grande tema della mutualizzazione del debito e il ruolo della BCE che deve diventare, senza se e senza ma, prestatore di ultima istanza, per ridare all’Europa e agli Stati un ruolo che sia all’altezza della ricostruzione.

3) Restituire al Parlamento il proprio ruolo

C’è un moltiplicarsi di livelli di governo, commissioni, task force, formati da personalità di altissimo profilo e che ringraziamo per la generosa disponibilità. Ma siamo preoccupati non solo perché non è chiaro quale sia il perimetro nel quale si muoveranno e con quali poteri, ma per il ruolo del Parlamento che rischia di restare in secondo piano. Bisogna ripartire dal confronto con le parti sociali e dalla riconquista di un ruolo primario del Parlamento come luogo della sovranità popolare e snodo cruciale per tutte le decisioni che riguarderanno la ripartenza e la vita delle persone.

Su questi temi assumeremo iniziativa dentro e fuori dalle istituzioni. Spingeremo perché questa possa essere sviluppata ricollegando i fili sparsi di una sinistra che deve assumere un ruolo e dandosi un coordinamento. E chiedendo a tante realtà e personalità, che già oggi si muovono sul terreno della solidarietà e dell’innovazione sociale e che difficilmente saranno coinvolte nelle task force ufficiali, di costruire con noi proposte e visione su come affrontare il mondo dopo la crisi.

Sarà un mondo nuovo, diverso. Richiederà da subito nuovi strumenti e nuove risposte. Crisi come questa potrebbero ripetersi e abbiamo il dovere di non farci trovare impreparati.

 

 


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15 Aprile 20207min
 
èVIVA ha aderito all’appello lanciato dalla Presidenza dell’ #ANPI che per il 25 aprile alle 15:00, l’ora in cui di solito parte il grande corteo antifascista di Milano, invita tutti gli italiani ad esporre il tricolore dalle finestre e dai balconi delle proprie case e a intonare tutti insieme #BELLACIAO.

 

 

èViva aderisce con convinzione all’appello dell’ANPI al cui fianco scendiamo in piazza ogni anno, il 25 Aprile, per celebrare la Liberazione del Paese e la lotta di Resistenza.

Ci peserà non farlo anche stavolta, ma era giusto trovare un modo perché ci fosse comunque una grande mobilitazione democratica capace di farci sentire comunità, coesa, intorno a solide radici e con la capacità di immaginare insieme un futuro migliore, come seppero fare gli antifascisti.

Oltre alla grave crisi sanitaria e a quella sociale ed economica che ne deriveranno, questo drammatico momento porta con sé anche il rischio di una deriva reazionaria che abbiamo il dovere di impedire. L’uscita da questa crisi non può e non deve diventare un incubo anche peggiore di quello che stiamo vivendo.

L’Italia libera dalla dittatura scelse la democrazia, la Repubblica, la Costituzione.
Anche a noi verrà richiesto di fare delle scelte. Facciamo in modo che siano quelle giuste, seguendo l’esempio di chi ci ha preceduti.

W il 25 Aprile, W l’Italia libera e antifascista!

#25aprile
#liberazione
#èViva

 


 

Qui il link all’appello con tutti i firmatari:  FIRMATARI APPELLO


 


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3 Febbraio 20207min

 

Sintesi della riflessione fatta
nel corso dell’ultimo incontro del
comitato nazionale di èviva.

(Firenze, 31 Gennaio 2020)

 

Il risultato elettorale in Emilia-Romagna ha fatto tirare a tutti noi un sospiro di sollievo.
La vittoria schiacciante di Stefano Bonaccini e della coalizione che lo ha sostenuto è ossigeno puro, che mette un freno all’avanzata delle destre e fa fallire il tentativo di Salvini di trasformare la vicenda delle regionali in un banco di prova per il governo.

Ora però occorre non commettere l’errore di cedere ad un riflesso di autoconservazione e di rimozione degli enormi problemi che restano tutti davanti a noi, davanti al campo frastagliato dei progressisti di questo Paese.

Basta andare a fondo di quel voto per rendersi conto di quanto la Lega rappresenti la forza maggioritaria in molti comuni delle vallate e delle zone periferiche della regione, col centro-destra che in vari casi raggiunge la maggioranza dei consensi e dove spesso il risultato generale, che ha visto Stefano Bonaccini prevalere su Lucia Borgonzoni, è assolutamente ribaltato.

La destra è riuscita e riesce ancora ad interpretare un bisogno di protezione sociale e resta molto pericolosa, sebbene le boutade salviniane abbiano giocato un ruolo fondamentale nel provocare la reazione di un elettorato, quale quello emiliano-romagnolo, profondamente ancorato a valori di democrazia e di civiltà, del confronto politico e della convivenza tra le persone.

Insomma, le ragioni per cui occorrerebbe favorire e stimolare un processo di scomposizione-ricomposizione dell’attuale quadro a sinistra, compreso il travaglio attraversato dal M5S, sono per noi più che mai attuali.

E’ tempo di mettere in campo un progetto politico e culturale capace di incrociare un sentimento collettivo e che non si concentri, altro grave errore, nel contrasto cieco a misure come quota cento e reddito di cittadinanza che pur con tutti i loro limiti una risposta a quelle esigenze hanno provato a darla.

Come èVIVA abbiamo contribuito alla nascita della lista Coraggiosa, una scelta di cui siamo ancora più convinti oggi, alla luce del risultato conseguito, in particolare da Elly Schlein, che di quella lista è stata la capofila e che ha ricevuto un numero di preferenze mai eguagliato prima in Emilia-Romagna.

Nel processo di determinazione di un campo largo, della sinistra e dei progressisti, del civismo, dell’ecologismo, che riteniamo serva al Paese, diventa allora fondamentale non disperdere quelle energie e dare immediata continuità a quella esperienza che può essere da esempio anche per altre regioni che si avvicinano al voto.

La condizione di frammentazione e sfilacciamento della sinistra non è più sostenibile, allo stesso modo non è nemmeno pensabile di poterla ricomporre alla bisogna, solo in occasione di appuntamenti elettorali che rendono necessari cartelli unitari. Abbiamo già perso troppa credibilità in questi anni.

Non immaginiamo certo di riuscire a fare ora ciò che non ci è riuscito con Leu, anche se ci sentiamo di rivendicare di essere stati tra quelli che hanno spinto, più di altri, per fare di LeU un soggetto politico. Ma in ogni caso ora dobbiamo metterci tutti al lavoro per svolgere una funzione di asciugatura, di ricomposizione di sigle e comunità politiche che da sole non vanno lontano.

Dobbiamo stimolare un processo politico che parta dal Paese e che abbia anche un riferimento parlamentare che, per ora, può tradursi in un coordinamento tra parlamentari anche di gruppi diversi su battaglie comuni. Per poi aspirare a qualcosa di più ambizioso.

E’ un processo che deve naturalmente coinvolgere tutti gli attori che hanno dato vita a coraggiosa in E.R., ma che punti ad ampliarne soggetti e confini e lo si può fare solo a partire da una piattaforma comune.

Ecco perché, a fine 2019, avevamo lanciato la suggestione delle “5 R”: reddito, redistribuzione, riduzione dell’orario di lavoro, rivoluzione verde, riforma della democrazia. Per ricostruire intorno a questi nodi un dibattito, un pensiero e una proposta.
èVIVA, che non è mai nata per rappresentare l’ennesimo partitino a sinistra, continua a lavorare in quella direzione.

Per questo abbiamo costruito, tra le altre, una iniziativa su “riduzione dell’orario di lavoro e questione salariale” che si terrà a Roma il 27 febbraio (dalle 14:00 alla Sala Isma di Piazza Capranica) a cui parteciperanno esponenti del Governo e rappresentanti del mondo del lavoro, delle istituzioni, del sindacato e a partire dal quale lanceremo una proposta politica su cui lavorare.

Siamo ovviamente interessati alla discussione su nuovi soggetti e contenitori ma riteniamo che non si possa più prescindere dalle idee su cui questi devono fondarsi.

Nei prossimi giorni lanceremo una campagna di adesioni. Un tesseramento non a un partito ma a un progetto che ha nell’apertura, nella ricerca di strade nuove e nella radicalità della proposta la sua cifra distintiva.

Vi terremo aggiornati su tutto.

 


 


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23 Gennaio 20209min

A pochi giorni da elezioni regionali che hanno assunto una connotazione nazionale e che possono determinare un cambiamento dello scenario politico, diventa fondamentale attivarsi, mobilitarsi, cercare di connettersi con ciò che si muove nel Paese.

In queste settimane abbiamo assistito ad una grande reazione civica, anche generazionale, che ha invaso le piazze di tutta Italia e che oggi rappresenta un argine all’avanzata di Salvini in Emilia-Romagna, nella regione che la destra più retrograda e reazionaria degli ultimi decenni ha scelto come vera e propria terra di conquista, con l’intenzione di legare a quel risultato le sorti del Governo.

Per questo, le 40.000 sardine che si sono riversate a Bologna solo pochi giorni fa – così come le migliaia che si sono mobilitate dal nord al sud del paese fino ad oggi – sono una vera e propria boccata d’ossigeno, per le parole d’ordine che le caratterizzano, per aver saputo aggregare una marea umana intorno innanzitutto a un’idea di inclusione e di convivenza civile.

C’è in giro una grande domanda di cambiamento e di rappresentanza da parte di chi continua a non avere una casa politica ma rifiuta di arrendersi all’ineluttabilità di una deriva reazionaria del Paese. Come sempre è la politica che ha il dovere di dare le risposte.

Anche le scosse che stanno attraversando il M5S, l’apparente volontà di aprire una fase nuova del PD di Zingaretti, ci confermano una volta di più che l’esistente non è più sufficiente a riempire quello spazio. Ma per costruire un campo nuovo occorre cultura politica, servono idee, visione e la giusta dose di radicalità nella proposta.

Noi ci eravamo lasciati nel corso della nostra ultima assemblea nazionale con l’impegno di costruire appuntamenti su alcuni grandi temi che riguardano da vicino la vita delle persone. Con un gioco di parole abbiamo chiamato questa proposta “le cinque erre”: reddito, redistribuzione, riduzione dell’orario di lavoro, rivoluzione verde, riforma della democrazia. E’ attorno a questi nodi che va ricostruito un dibattito, un pensiero e una proposta. Certo, contestualmente alla discussione sui nuovi soggetti e contenitori. Ma non è più possibile prescindere dalle idee che devono guidare questi processi.

Il rapporto Oxfam uscito in queste giorni ci racconta di un’Italia ferma, in cui i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, dove il 30% degli occupati guadagna meno di 800 euro al mese e il 13% degli under 29 versa in condizioni di povertà lavorativa.


 

Di questo, di come tutelare salari e diritti dei lavoratori, parleremo SABATO 25 GENNAIO a MILANO (ore 16:00, Fabbrica dell’esperienza, Via Brioschi 60) nel corso della presentazione del libro “basta salari da fame” di Simone e Marta Fana, dove insieme agli autori si confronteranno la Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo e il Sen. e portavoce nazionale di èVIVA Francesco Laforgia.

 


 

GIOVEDI’ 27 FEBBAIO a Roma terremo invece un importante appuntamento nazionale su “Riduzione dell’orario di lavoro e questione salariale”, a cui hanno già confermato la propria presenza il Presidente di INPS prof. Pasquale Tridico, il prof. Piergiovanni Alleva, in consigliere regionale del Piemonte Marco Grimaldi, il coordinatore della consulta delle politiche industriali e dell’innovazione di CGIL nazionale Fausto Durante, l’esperto di politiche del lavoro e relazioni industriali Simone Fana.

Siamo in attesa di altre conferme che vi comunicheremo presto (nel frattempo potete chiedere di essere accreditati all’evento che si terrà a partire dalle 14:00 nella sala ISMA del Senato, in Piazza Capranica 72.   Potete iscrivervi scrivendo a eviva.movimentopolitico@gmail.com).


 

Vi lasciamo con un APPELLO AL VOTO, quanto mai importante per le ragioni che abbiamo provato a sintetizzare in questo post.

Come già saprete in Emilia-Romagna èVIVA è tra i principali promotori, insieme ad Elly Schlein, Sinistra Italiana, Articolo Uno, della lista “Emilia-Romagna coraggiosa ecologista e progressista”, che ha saputo coinvolgere tante realtà civiche e associative in un progetto di cambiamento, che tiene insieme questione sociale e riconversione ecologica, a sostegno di Stefano Bonaccini.

Possiamo essere determinanti non solo per fermare la destra, ma per portare in Consiglio regionale personalità che possano spostare a sinistra l’asse di governo, mettendo al centro la lotta alle diseguaglianze, il lavoro dignitoso, il rafforzamento dei servizi alle persone, la valorizzazione dei beni comuni.

Nelle ore che ci separano dal voto facciamo tutto ciò che serve per dare forza a questo progetto!   èVIVA

Video

Per saperne di più

 


 

 

 


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21 Gennaio 202012min

Emilia-Romagna Coraggiosa è un progetto civico e politico, ecologista e progressista.

È nato in vista delle elezioni regionali del 26 gennaio 2020 per proporre una visione del futuro della regione in grado di reagire all’emergenza climatica e sociale, e su queste basi sosterrà la candidatura di Stefano Bonaccini a Presidente della Regione.

 

 

Il progetto è sostenuto dall’ex europarlamentare bolognese Elly Schlein, da alcuni consiglieri regionali uscenti e da partiti come Articolo 1, Sinistra Italiana, È Viva-Primavera europea, così come da molte realtà civiche, associative e sociali, che hanno scelto di mettere in comune le loro competenze ed esperienze in un percorso nuovo che individui e sostenga in tutti i territori le persone più credibili per rappresentarlo.

Abbiamo lanciato Coraggiosa in un partecipatissimo evento il 9 novembre al Dumbo Space di Bologna, in cui quasi mille persone hanno accolto l’invito a costruire una visione condivisa del futuro della regione Emilia-Romagna con proposte concrete sulla transizione ecologica, l’innovazione e la lotta alle diseguaglianze.

Si avvicina un momento decisivo per il futuro dell’Emilia-Romagna. Anche nella nostra regione corriamo il rischio di consegnare alle prossime generazioni una società diseguale ed ecologicamente compromessa. Quest’emergenza climatica e sociale ci riguarda tutte e tutti e dobbiamo essere all’altezza della sfida.

In pochi decenni il nostro territorio è stato protagonista di trasformazioni epocali. Il lavoro, l’inventiva e il pragmatismo delle cittadine e dei cittadini emiliano-romagnoli, sostenuti da valori irrinunciabili – la solidarietà, la cooperazione e la centralità di servizi universali come sanità e scuola – hanno garantito per anni crescita sociale e benessere. Questo circolo virtuoso fatto di lotte sindacali, emancipazione sociale, sviluppo economico e redistribuzione della ricchezza, si è però interrotto con l’avvento della crisi che anche nella nostra regione ha prodotto forti diseguaglianze. Tanto da far largo, in alcuni territori, ad una sensazione di abbandono, di aver perso il controllo sul proprio futuro, di aver visto peggiorare le proprie condizioni materiali. Un disagio che non va sottovalutato, ma ascoltato, cercando di individuare nuove risposte a nuovi bisogni, per non lasciare nessuno indietro.

Oggi l’Emilia Romagna è alle prese con l’emergenza climatica e i suoi effetti disastrosi, come gli eventi climatici sempre più estremi, l’aumento del rischio idrogeologico e dell’inquinamento. Anche qui abbiamo conosciuto il calo dei redditi e la svalutazione del lavoro, l’indebolimento dei servizi pubblici e l’allentamento della coesione sociale. Questi problemi, a cui si aggiungono persino rigurgiti fascisti e nazionalisti, proiettano incertezze pesanti sul futuro. Il diverso e lo straniero sono diventati il capro espiatorio di ogni rabbia e frustrazione: smentiamo una volta per tutte il pregiudizio per cui le difficoltà dei giovani a costruirsi un futuro dignitoso che valorizzi le loro competenze dipendano da chi viene salvato dal mare o vive al margine nelle nostre città. Il miglior antidoto alla paura e all’odio è dare più sicurezza sociale, più opportunità e certezze sul futuro.

È il momento di avere il coraggio di riconoscere che il modello di sviluppo che abbiamo conosciuto in questi decenni a livello globale si sta rivelando insostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. Dobbiamo ripensare il futuro a partire da qui, senza rifugiarci nella confortevole narrazione del “modello Emilia-Romagna” ma tracciando una strada di vera svolta, che possa essere seguita e condivisa anche da altri.

Proprio da qui, da questa regione che ha un tessuto sociale straordinariamente vivo e dinamico, una storia di innovazione importante e una consolidata tradizione di dialogo tra tutte le parti sociali, può e deve partire un ripensamento radicale del modello di sviluppo in senso sostenibile, che parta da scelte coraggiose per rendere le politiche regionali e locali coerenti con i 17 Nuovi obiettivi dello Sviluppo Sostenibile al 2030. La nostra è anche una regione a forte vocazione europeista, capace di cogliere le opportunità europee a partire da un utilizzo virtuoso dei fondi strutturali. Dobbiamo fare ancora meglio, investendo sulle competenze necessarie ad amministrazioni, imprese e associazioni per scrivere progetti e trasformare quelle opportunità europee in benefici concreti per le comunità locali.

Per riuscire a fare tutto questo serve un progetto per il futuro, credibile e capace di unire le esperienze migliori della nostra terra. Un progetto civico e politico insieme, da costruire a più mani, mettendo insieme competenze e sensibilità diverse per costruire una visione comune di futuro per i prossimi cinque, dieci, vent’anni. Non è impossibile, non partiamo da zero. Contiamo sul contributo di tutte e tutti coloro che sentono la stessa urgenza e vogliono mettere al centro di questa visione le due grandi sfide su cui ci giochiamo la responsabilità che abbiamo verso le prossime generazioni: la questione ambientale e quella sociale.

A partire dalla transizione ecologica e dal Green New Deal, per salvare il pianeta – come chiedono milioni di giovani in tutto il mondo – e per rilanciare l’occupazione di qualità, investendo sull’economia verde e circolare. Insieme alla lotta alle disuguaglianze, che comporta il rafforzamento dei servizi alle persone, la valorizzazione dei beni comuni, un piano straordinario per le aree interne e di montagna, il riconoscimento dei diritti e delle differenze e il raggiungimento di una vera parità di genere. Sfide che passano anche per la capacità di governare, e non subire, i processi di innovazione tecnologica, rendendoli davvero a servizio delle persone e redistribuendone il valore aggiunto nella società.

Vogliamo riappropriarci del futuro e appassionarci a una sfida che possa cambiare davvero il volto della regione, valorizzando ciò che di positivo è stato fatto ma chiedendo discontinuità su quello che non ha funzionato.

Costruiamo insieme proposte concrete che migliorino la vita delle persone attraverso la transizione ecologica, la lotta alle disuguaglianze e l’innovazione tecnologica. Proposte da mettere con forza al centro del dibattito in vista delle prossime regionali, per chiedere a tutto il campo delle forze ecologiste, progressiste, civiche, riformiste e di sinistra di essere all’altezza di queste nuove sfide con una prospettiva di cambiamento reale. Verso un futuro sostenibile per tutte e tutti.

 

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12 Dicembre 201912min
DA CHE PARTE STIAMO
Resoconto dell’Assemblea Nazionale èViva del 23 Novembre 2019 a Bologna

 

È stata una giornata intensa e profonda quella di sabato 23 novembre a Bologna. Abbiamo riportato la politica al centro del dibattito nel campo di una sinistra che resta colpevolmente frammentata, ma in cui sui grandi temi che riguardano la vita delle persone e il futuro del Paese ci sono tutte le condizioni per una iniziativa comune, capace anche di condizionare l’agenda di governo.

Vogliamo ringraziare Elly Schlein, Marilena Grassadonia, Andrea Ventura, Massimo Villone, Massimo Amato, Marco Grimaldi, Nicola Fratoianni, Cecilia Guerra, Stefano Fassina, Federico Martelloni, Riccardo Mancuso, Paolo Paticchio, che insieme al Portavoce nazionale di èVIVA Francesco Laforgia, a Serena Spinelli, Silvia Prodi, Luca Pastorino, Filippo Fossati e Nicola Palombo hanno consentito che si sviluppasse un confronto largo e pieno di sostanza.

Intervenendo, chi direttamente in assemblea, chi attraverso un video-messaggio o un testo scritto  ci hanno consentito di andare a fondo delle 5R che hanno rappresentato il filo conduttore dell’intera giornata: reddito, riduzione dell’orario di lavoro, rivoluzione verde, riforma della democrazia, redistribuzione della ricchezza.

Grazie anche a Marta Fana che a causa di un impedimento dell’ultimo minuto non ha potuto essere dei nostri. Nei prossimi mesi continueremo a proporre una discussione, che vorremmo fosse permanente, su queste ed altre questioni, da declinare in proposte di legge e che saranno al centro di ulteriori di iniziative promosse da èVIVA su tutto il territorio nazionale.

Nello scompaginamento dei grandi e piccoli partiti che caratterizza questa fase, nel rischio di irrilevanza di una sinistra che ha il bisogno vitale di riallacciare i fili con i pezzi di società che dovrebbe e non sa più rappresentare, c’è nuovo ossigeno che arriva dalle piazze di tutta Italia: dalle sardine, ai ragazzi di Fridays for future, alle donne e ai movimenti che si battono per i diritti civili e contro la violenza di genere.

Saremmo matti a non vedere tutto questo e a non incrociarlo ma saremmo miopi a pensare che queste mobilitazioni possano sopperire alla mancanza di una politica e di una casa politica, capace di dare a quelle istanze la giusta rappresentanza.

Anche per questo noi, che siamo nati con l’intento di ricomporre le divisioni, continueremo a batterci e strutturarci per dare forza al nostro progetto. Continueremo a lavorare per essere il lievito di un processo più largo e inclusivo che dovrà per forza determinarsi pena una consolidata marginalità del nostro campo.

Lo stiamo facendo in Emilia-Romagna, dove siamo tra i principali promotori della lista “Emilia-Romagna coraggiosa, ecologista e progressista” che tiene insieme le più significative forze della sinistra e diverse rappresentanze di civismo e associazionismo.

Allo stesso modo in Toscana, con “2020 a sinistra”, vogliamo dare il nostro contributo per una proposta che non si accontenti di costruire un indistinto fronte comune contro le destre, ma capace di mettere in campo la necessaria discontinuità, nelle proposte, nei metodi e nei volti.

Come abbiamo sempre sostenuto le alleanze non si costruiscono in raffazzonati esperimenti di laboratorio ma sulla condivisione delle idee e del progetto che insieme si intende realizzare.

Naturalmente, perché tutto questo possa avere prospettiva, rimane fondamentale uscire da determinate ambiguità e avere tutti il coraggio di prendere delle decisioni.

Resta per noi aperto il dibattito sulla funzione del gruppo parlamentare di LEU, che esprime ruoli di governo, ma non ha ad oggi una piattaforma comune e un coordinamento politico.

Lungi da noi riproporre un progetto che non si è saputo o voluto fare, rimane però da capire che senso abbia continuare a muoversi in questa confusione, che per altro non fa che farci perdere credibilità agli occhi di chi ci osserva.

Per quanto riguarda il percorso di èVIVA, intendiamo rafforzare la nostra struttura, sia a livello nazionale che sui territori, dandoci una road map per la costituzione dei comitati regionali. A gennaio, dopo la legge di bilancio, organizzeremo appuntamenti in giro per l’italia, a partire dalle 5R di Bologna e coinvolgendo altri interlocutori.

Il nostro orizzonte rimane sempre lo stesso: no all’ennesimo partitino, no a percorsi dal respiro corto di una campagna elettorale e di stampo verticistico. La costruzione di una casa comune della sinistra ha bisogno di essere guidata dalla politica.

Da un movimento 5 stelle in forte crisi di identità, ad un Partito Democratico che prova a cambiare le proprie parole d’ordine senza però dimostrare una reale volontà di cambiare sé stesso radicalmente, ci sono milioni di elettori in cerca di riferimenti, sindaci e amministratori che non si sentono rappresentati dall’attuale offerta politica.

Dobbiamo stare dentro a questo processo, nell’ambito di una nuova alleanza sociale che rimette al centro i lavoratori, i precari, le persone che vivono di servizi pubblici e non possono permettersi nient’altro.

Se questo campo sarà destinato a mutare nei prossimi anni, l’unico modo per determinare un cambiamento nella sinistra è svolgere una funzione dentro a questo processo senza rimanere paralizzati in attesa dei movimenti altrui. Chiederci e dirci DA CHE PARTE STIAMO è una parte fondamentale del cammino che dobbiamo compiere.

 


 



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