Uscire dalla crisi. Costruire il futuro.

Uscire dalla crisi. Costruire il futuro.

5 Aprile 20209min
5 Aprile 20209min

Viviamo un tempo nuovo e difficile.

Tutto il Paese è chiamato a rispondere ad un’emergenza sanitaria che ci impone di cambiare radicalmente i nostri stili di vita, per salvaguardare la nostra salute e quella di chi ci è vicino. Un cambiamento che riguarderà anche il nostro futuro.

L’epidemia del coronavirus è arrivata in Italia con un impatto più forte di quel che ci aspettavamo e speravamo, col rischio di mettere in ginocchio il sistema sanitario nazionale per anni depauperato di risorse e personale e ai cui medici, infermieri, operatori, va una volta di più tutta la nostra gratitudine.

Anche se in questi giorni la curva epidemiologica ha dato i primi segnali di discesa non possiamo nasconderci di avere davanti una strada ancora molto lunga da percorrere, verso l’azzeramento dei contagi e in particolare di quel numero così doloroso di morti che ogni giorno riempiono i “bollettini di guerra” della Protezione Civile.

Come sapete le misure di contenimento sono state estese fino al 13 aprile e non è detto che non ci saranno ulteriori proroghe. Un virus non lo si sconfigge per decreto e molto dipenderà  dai comportamenti di ognuno di noi.

Mentre conduciamo questa poderosa battaglia però non possiamo esimerci dall’iniziare a preparare e immaginare il dopo, il momento in cui ci sarà da rimettere insieme in pezzi di un paese più debole, povero e insicuro.

La grave crisi sanitaria ne prefigura una economica gravissima e ci impone di mettere in discussione un intero modello di sviluppo, per provare ad uscire da questa crisi più forti di come ci siamo entrati, a partire dall’aggredire il tema del reddito.

In questo senso, come gruppo parlamentare, abbiamo presentato diversi emendamenti al “Cura Italia” e altri ne presenteremo in occasione del nuovo decreto.

Su una proposta in particolare non intendiamo arretrare di un millimetro. Quella per l’introduzione di un “reddito di dignità universale”, che abbiamo immaginato come estensione del reddito di cittadinanza, senza alcune delle condizioni attualmente previste.

Sulle forme siamo aperti ad ogni tipo di altra considerazione e a confrontarci su proposte alternative, quello che però riteniamo ineludibile è aprire il prima possibile una discussione in Parlamento su questo tema.

Sono state prese misure urgenti e necessarie, che sosteniamo, per dare un segnale alle persone in difficoltà, come i contributi di solidarietà alimentare, che consentiranno a chi a causa di questa emergenza non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena di avere almeno un po’ di respiro. Ma non può bastare.

Contestualmente, i nostri parlamentari Francesco Laforgia e Luca Pastorino hanno rilanciato la necessità di una patrimoniale sulle grandi ricchezze per finanziare sanità e scuola pubblica.

Se da una parte l’elogio al nostro Sistema sanitario nazionale, universale e pubblico, è sacrosanto, non si può evitare di dire che quel sistema ha subito troppi intollerabili tagli in questi anni.

Servono assunzioni, stipendi, formazione, infrastrutture adeguate. Serve investire sulla ricerca, di cui non possiamo riconoscere l’importanza solo nei momenti emergenziali.

In questi giorni assistiamo a numerose donazioni per l’acquisto di macchinari e dispositivi per la sicurezza, ma non possiamo fare affidamento, soprattutto per il futuro, sulla volontà dei singoli. Serve un meccanismo fiscale per finanziare la sanità, per consentire a chi ci lavora di poterlo fare in sicurezza.

Di questi giorni drammatici di certo ricorderemo il grande numero di personale sanitario, di infermieri e medici che hanno contratto il virus lavorando in prima linea e che in troppi casi  hanno perso la vita.

77 il numero dell’ultimo aggiornamento al momento in cui scriviamo. Morti sul lavoro.

Anche per questo abbiamo presentato un emendamento del gruppo per limitare la responsabilità dei medici, in relazione al periodo di emergenza. Perché chi è stato in trincea a cercare di salvare vite umane non può subire anche l’umiliazione di passare anni nelle stanze dei tribunali.

Siamo al fianco del Governo Conte in questa battaglia dura e per tanti versi imprevedibile, ma non vogliamo nasconderci le criticità di questa emergenza, la necessità di andare a fondo rispetto a situazioni in cui evidentemente qualcosa è mancato. Dal lato dei controlli e della tempestività dei provvedimenti.

Accanto al dato dei medici quello che più sconvolge della strage provocata dall’epidemia riguarda la scomparsa di un’intera generazione. Gli anziani sono i più colpiti dalla malattia e anche quelli che più spesso non riescono a sopravviverle. Le case di riposo sono in tutta Italia i principali luoghi di diffusione del contagio, veri e propri focolai dove si infettano pazienti e OSS che hanno lavorato a lungo senza le dovute protezioni.

Il nostro portavoce nazionale Francesco Laforgia ha presentato una interrogazione al Ministro della Salute su un caso simbolo del dramma che riguarda le Rsa, chiedendo un’indagine ispettiva nella Rsa di Medaglia, nella frazione di Mombretto (Milano) in cui, su circa 150 ospiti, sono morti più di 60 anziani.

Siamo presenti e vigili su tanti fronti e continueremo a farlo, consapevoli che la battaglia più dura è quella che dobbiamo ancora combattere.

Sarebbe più facile farlo non da soli: su questo terreno si gioca la stessa sopravvivenza dell’Unione Europea che deve sciogliere le ambiguità e rinunciare agli egoismi dei singoli stati, o una volta di più avranno vinto i populisti e le destre che anche in queste ore così complicate cercano di diffondere paura, incertezza e disorientamento.

Per noi è finito il tempo di pensare a come derogare o sforare le regole che l’Europa si è data, bisognerebbe piuttosto mettere mano a quelle regole per cambiarle, insistere per gli Eurobond, per consentire politiche espansive e investimenti.

Anche di questo e di altre iniziative che il Governo dovrebbe mettere in campo si parla nel documento “Tre priorità per uscire dalla crisi” sottoscritto da parlamentari, consiglieri regionali, amministratori da tutta Italia che noi sosteniamo convintamente e che trovate a questo link.

Vi inviamo a leggere anche il pezzo di Francesco Laforgia per Left I bambini ci guardano, perché accanto alla fragilità dei nostri nonni abbiamo il dovere di non dimenticarci dei più piccoli, che vivono oggi e subiranno domani gli effetti dei cambiamenti in atto.

Usiamo questo tempo di transizione per immaginare il futuro che comunque arriverà. Perché l’Italia ce la farà, anche questa volta, trovando nella crisi più profonda le risorse e il coraggio per ripartire.

Buona Pasqua a tutte e tutti, in attesa di un 25 Aprile che mai come oggi abbiamo bisogno di celebrare.

Troveremo un modo per farlo anche in questo tempo sbagliato.

 

 


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