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17 Luglio 20198min

Quotidiano online

17 Luglio 2019

 


Bibbiano, Gessica Allegni: “Non solo commissioni di inchiesta, il welfare torni ad essere una priorità”

 


 

Bibbiano, Gessica Allegni: “Non solo commissioni di inchiesta, il welfare torni ad essere una priorità”

L’inchiesta di Reggio Emilia sugli affidi rimette pesantemente al centro la necessità di una autentica riflessione sulla qualità dei nostri servizi sociali, in particolare quelli destinati ai minori. In Senato le Commissione Affari Costituzionali e Giustizia riunite hanno dato parere favorevole all’istituzione di una commissione d’inchiesta su affidi e case famiglia, la regione Emilia-Romagna ha già istituito una commissione tecnica per valutare l’intero sistema di tutela minori e ieri anche il Comune di Forlì ha annunciato di voler istituire una commissione a livello locale“.

A parlare, sul caso di Bibbiano (RE) è Gessica Allegni, movimento politico èVIVA e assessore al welfare del Comune di Bertinoro.   Benissimo, ma non sia un modo per affrontare strumentalmente un tema così sensibile e soprattutto per affrontare la questione solo dal lato di presunte e circostanziate irregolarità da far emergere e punire. Questi strumenti avranno un senso se servirannoa scavare nelle responsabilità, nella gestione e controllo dei servizi pubblici e privati rivolti alle persone e a capire come rafforzare un sistema di welfare che si è frammentato e indebolito

Cè da aprire una dialettica con tutti i soggetti coinvolti e anche da non temere un’autocritica vera, non di facciata, sul calo di attenzione, o meglio di “cultura” dello stato sociale, sempre più ritenuto non essenziale” e sottoponibile a tagli ragioneristici per far fede alle esigenze di spesa corrente.

Ci sono voluti anni, di battaglie e di scelte difficili e lungimiranti, per uscire dalla concezione dei servizi  come misure meramente assistenziali. Non si retroceda su questo.

Quello che abbiamo bisogno di fare oggi è ricollocare le risorse per la formazione degli operatori, per sostenere i nuclei familiari che presentano carenze educative, ma che se aiutati possono farcela, c’è da aprire un confronto con le case famiglia, che non possono sottrarsi ai controlli, alla formazione permanente, alla rendicontazione costante dei percorsi intrapresi per i bambini coinvolti e che non vanno solo controllate, bensì accompagnate nella loro progettualità” sottolinea Allegni

Occorre pensare e realizzare per davvero il sistema integrato dei servizi sociali, che a Forlì e nel comprensiorio c’è, funziona, può essere un esempio per altre realtà, ma che anche nel nostro territorio forse ha bisogno di rinnovata attenzione.

Più in generale, a livello locale, regionale, nazionale, va posta più attenzione agli appalti, alla priorità che devono avere i requisiti di partecipazione dal punto di vista etico e delle competenze, fuori da opportunità riguardanti il minor costo e rapporti privilegiati con alcuni mondi e realtà.

Il pubblico deve rivendicare e recuperare una centralità che non abbia a che fare solo col ruolo di controllore ma di vero e proprio punto di riferimento e coordinamento, in un’idea del welfare come strumento di cura delle persone e per restituire loro un’opportunità di riscatto, di reinserimento, di realizzazione di sé” dice ancora l’esponente del movimento politico èVIVA e assessore al welfare a Bertinoro

E’ questo che ci chiedono gli sguardi dei bambini strappati alle loro famiglie, è quello che ci chiedono anche le famiglie stesse. Amare ed essere amati. In condizioni che lo possano consentire nella serenità e in un ambiente sicuro.

Il Comune di Forlì – ha concluso Allegni – si impegni ad essere motore e guida di un sistema che non dobbiamo solo mantenere o “correggere”, ma rafforzare, ascoltando le esigenze dei piccoli comuni che spesso scontano problemi di sotto organico proprio su queste funzioni nevralgiche per la vita delle nostre comunità.

Per questo la proposta di istituire una commissione meriterà di essere discussa e affrontata anche all’interno del comitato di distretto socio sanitario. Le famiglie, perchè non esiste solo la famiglia tradizionale, hanno bisogno di ascolto, partecipazione, sostegno.

Ne hanno bisogno gli operatori che devono vedere riconosciuti la loro professionalità e il loro diritto ad operare in sicurezza e nel riconoscimento delle necessarie tutele. Vale per il tema minori, vale per questione anziani e strutture residenziali su cui è altrettanto necessario porre l’attenzione.

Non sono ammesse risposte demagogiche o estemporanee, agiamo insieme per un territorio che mette davvero le persone al centro di ogni sua scelta

 


Silvia-Prodi-1280x853.jpg

8 Luglio 20195min

DIRE – agenzia di stampa

08 Luglio 2019

 


CONSIGLIERI SINISTRA: VIA EMENDAMENTO GPA O FAREMO OSTRUZIONISMO 

 


 

Non c’e’ (ancora) accordo nel centrosinistra sulla legge contro la omotransnegativita’ dell’Emilia-Romagna, in aula domani in assemblea legislativa. Il rischio che si profila e’ allora quello di un nuovo rinvio, col testo della legge spedito immediatamente in commissione in vista di una eventuale approvazione il 24 luglio.

La situazione di stallo tra i fautori della legge da un lato e l’ala cattolica e moderata del Pd dall’altro (da quest’ultima parte arrivano gli emendamenti contro l’utero in affitto al centro della disputa) spinge i consiglieri della sinistra a minacciare l’ostruzionismo  non solo sulla legge, ma anche su provvedimenti di grande rilievo come il piano dei trasporti, in discussione sempre nella sessione che comincia domani.    

“Dopo che i lavori della commissione si sono bloccati sull’emendamento presentato da alcuni consiglieri Pd sull’introduzione della Gpa, domani il progetto di legge contro l’omotransnegativita’ arriva finalmente in aula, forte anche delle 8.890 firme a sostegno raccolte in 40 giorni dal Cassero.

Un appello- recita una nota firmata da Silvia Prodi di e’Viva e Igor Taruffi e Yuri Torri di Sinistra Italiana- che non si puo’ in alcun modo ignorare: con anni di ritardo, tutto il centrosinistra ha la responsabilita’ e il dovere di discutere immediatamente e approvare il testo senza ulteriori tentennamenti, respingendo qualsiasi modifica che possa tradirne il senso”.

Per questo, scrivono Prodi, Taruffi e Torri, “chiediamo che la legge venga discussa e approvata domani. Un eventuale ritorno in commissione sarebbe inaccettabile cosi’ come l’introduzione di emendamenti che ne limitino l’efficacia. Chiediamo dunque che venga ritirato l’emendamento sulla gpa che comprometterebbe il testo originale.

Abbiamo il dovere di garantire il rispetto dei diritti fondamentali per tutte e per tutti senza alcuna distinzione: e’ necessario pertanto votare subito la legge”.

Ma “in assenza di queste condizioni, ci prepariamo all’ostruzionismo in aula“.    

Chiede il voto immediato anche il Movimento 5 stelle, che ha presentato una risoluzione “per impegnare l’Assemblea a concludere l’esame del progetto di legge contro l’omotransfobia e le violenze determinate da orientamento sessuale e identita’ di genere entro la seduta assembleare del 9 e 10 luglio 2019”.

I consiglieri M5s Raffaella Sensoli e Andrea Bertani chiedono che venga concluso “un lungo percorso avviatosi gia’ nella precedente legislatura”.

I due sottolineano come “l’oggetto sia iscritto al primo punto dell’ordine del giorno della seduta del 9 luglio 2019 dell’Assemblea legislativa anche in base allo Statuto regionale, secondo il quale, trascorsi sei mesi dalla presentazione di un progetto di legge popolare, lo stesso e’ posto al primo punto dell’ordine del giorno della prima seduta utile”.  


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27 Giugno 20194min

Silvia Prodi – èViva

Igor Taruffi  – Sinistra Italiana

Yuri Torri –  Sinistra Italiana

 


 

Consiglieri Regionali

Emilia Romagna

27 Giugno 2019


AFFIDI ILLECITI MINORI IN VAL D’ENZA: “QUESTA NON È L’ EMILIA-ROMAGNA CHE CONOSCIAMO.
LA REGIONE SI COSTITUISCA PARTE CIVILE”.

Apprendiamo con preoccupazione e sgomento dell’inchiesta della Procura di Reggio Emilia sul business illegale degli affidi, che coinvolgerebbe la rete dei servizi sociali della Val d’Enza, con 27 persone iscritte nel registro degli indagati e 16 ordinanze di custodia cautelare eseguite nei confronti di politici, medici, assistenti sociali e liberi professionisti.

Siamo in attesa di ricevere ulteriori informazioni dalla Procura, ma il quadro che si delinea finora è allarmante.

Questa non è l’Emilia Romagna che conosciamo, che ha fatto della protezione dei più fragili il suo fiore all’occhiello.

Per questo chiediamo che si faccia al più presto chiarezza sul caso e, qualora i sospetti si rivelino fondati, che la Regione si costituisca parte civile in un eventuale in un eventuale procedimento penale.

Rigettiamo istantaneamente la strumentalizzazione del ministro Di Maio, che accusa il “modello Emilia” di essere un “sistema da incubo” solo per denigrare l’intero sistema di welfare territoriale, che invece dobbiamo tutelare nella sua qualità e nelle positive esperienze di presidio dei servizi alla persona nella nostra regione.

Tutela che passa necessariamente dalla piena chiarezza dei fatti e dal prendere tutte le misure necessarie. Seguiamo le vicende minuto per minuto per vedere quali azioni puntuali intraprendere.

 


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22 Giugno 20196min

Giulio Marabini

èViva Forlì

22 Giugno 2019


Sconfitta durissima per la sinistra, totale inadeguatezza nel prendersi responsabilità

Non sembra esserci stata la minima presa di coscienza da parte di chi ha guidato questa fase con responsabilità politica primaria, fa pensare ad una gravissima inadeguatezza rispetto ad un ruolo tanto delicato ed importante

 


 

Il 9 giugno la sinistra forlivese ha subito la peggiore sconfitta degli ultimi 60 anni, e per la prima volta dal 1970 il primo cittadino di Forlì non è espressione del centro sinistra (nelle sue varie declinazioni storiche).

Le avvisaglie di questo evento sono state assai numerose negli ultimi anni: non solo fuori, ma persino dentro il Partito Democratico c’era stato chi ha lanciato l’allarme a più riprese, fino ad uscirne per grave dissenso con la linea tenuta.

Che un colpo tanto forte lasci il segno è normale, che dopo quasi 2 settimane dalla vittoria di Gian Luca Zattini non sembra esserci stata la minima presa di coscienza da parte di chi ha guidato questa fase con responsabilità politica primaria, fa pensare ad una gravissima inadeguatezza rispetto ad un ruolo tanto delicato ed importante.

Dovrebbe essere chiaro che il centrosinistra forlivese è stato letteralmente desertificato, sia in termini di capacità di rinnovamento e di selezione delle singole individualità (fino ad arrivare al “papa straniero” Giorgio Calderoni) sia in termini di alleanze: quasi tutti i potenziali alleati hanno abbandonato il PD che ha di fatto messo in piedi delle liste fiancheggiatrici (composte anche dai suoi stessi iscritti) per tentare senza successo di captare consensi oltre i confini dell’elettorato tradizionale.

Al tempo stesso la conflittualità prolungata tra la precedente amministrazione e gli stessi vertici del PD locale hanno acuito la percezione di un ceto politico ripiegato su se stesso e messo in luce gli evidenti limiti amministrativi che sono culminati con il rimpasto di giunta avvenuto nel 2016. Un attento osservatore avrebbe potuto rilevare addirittura nel corso della campagna elettorale una divaricazione tra la guida del PD ed il candidato sindaco.

L’esempio di Cesena fa ritenere che, pur in un contesto nazionale sfavorevole, un percorso politico aperto, innovativo e lungimirante avrebbe dato certamente frutti molto diversi da quelli raccolti a Forlì. 

Stupisce molto che dopo un tale epocale disastro (di per sé ben più grave di una semplice e tutto sommato fisiologica alternanza) i protagonisti degli ultimi 6 anni di politica forlivese nonché i principali artefici del recente esito elettorale (aggravato dalla sconfitta di Predappio) non abbiano espresso neppure una parola sulla opportunità di rivedere le scelte fatte né di farsi da parte per consentire l’operazione oggi più di tutte necessaria: la ricostruzione della sinistra di governo forlivese.

Va apprezzato il segretario comunale PD Massimo Zoli per la tempestività della sua scelta, che tuttavia rischia di essere una foglia di fico su vergogne ben peggiori rispetto al ruolo, oggettivamente marginale, da lui rivestito. 

La ricostruzione non può partire certamente da una promessa di opposizione contro forze rappresentate inutilmente per mesi come “pericolose”, ma dalla comprensione dei motivi per cui i cittadini e la società forlivese non si sono sentiti più rappresentati da un centrosinistra che ha perduto la connessione con la città ed è stato escludente rispetto a qualunque soggetto in grado di articolare critiche e proposte.

Ricostruire una proposta progressista credibile per Forlì è sicuramente possibile fin da subito, ma non ci si può illudere di costruirla solo in consiglio comunale e soprattutto a prescindere da un esame serio degli errori commessi e da un instancabile lavoro di studio e analisi dei bisogni della città e di proposta in grado di unire le forze di cambiamento.

 



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